Come Organizzare un Evento: l’Event Planner e le Norme sulla Sicurezza da Rispettare

come organizzare un eventoUn Event Planner deve avere una buona capacità organizzativa, che però serve a poco se non c’è una conoscenza delle regole di sicurezza da rispettare. A partire dai disastrosi eventi di Torino,  in Italia le Autorità di vigilanza sono più attente al rispetto delle norme,  diventate ora più restrittive anche a causa del rischio terrorismo. Ecco come organizzare un evento tenendo conto delle Norme di Sicurezza da rispettare.

 

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Marketplace, le (web) API Sono l’Anello di Congiunzione tra Business e Tecnologia?

web api marketplace

Parleremo subito di marketplace, sì.

Ma cosa significa, prima di tutto, Web API?

Cominciamo semplicemente sviluppandone l’acronimo.

API sta per Application Program Interface.

Immagino che non sia ancora chiaro.

Aggiungo allora che si tratta letteralmente di set preconfezionati di protocolli e procedure per la creazione di applicazioni per il Web.

Il loro scopo è principalmente di evitare ai programmatori di riscrivere ogni volta tutte le funzioni necessarie al programma partendo da zero.

Con questo non vogliamo dire che i programmatori siano degli scansafatiche!

A livello pratico, questo non dover ripartire dal nulla ogni volta, consente numerosi vantaggi, come, ad esempio, sviluppare software a prezzi notevolmente più competitivi, perché l’utilizzo di queste “stringhe” semplifica molto il lavoro.

Inoltre, i tempi di consegna di un programma si riducono moltissimo, consentendo maggiore competitività e dando risposta più immediata al soddisfacimento di qualsiasi esigenza.

Il mercato delle startup tecnologiche e degli sviluppatori sta subendo una crescita notevole negli ultimi anni. Poter utilizzare “pezzi di codice” già definiti per ridurre il time to market di un servizio, di un sito, di una app o di qualsiasi altra attività tecnologica (che necessiti di un codice software) è sempre più importante, per non dire fondamentale.

Web API marketplace: immagina di essere in un grande supermercato virtuale di codici

Bene, ora che (forse) hai un po’ più chiaro il concetto di web API, possiamo passare a quello di web API marketplace.

Immagina di essere in un grande supermercato virtuale dove, al reparto prodotti freschi, trovi ottimi “libri di cybernetica e insalate di matematica”. Ecco, guardati intorno e scorgerai codici informatici cadere a cascata (sì, ammetto che Matrix è sempre fonte d’ispirazione, anche se recentemente sono venuta a scoprire che quei codici a cascata altro non erano che un libro di ricette giapponese, n.d.A.).

Comunque, con questi linguaggi cifrati freschi freschi, che puoi acquistare (o talvolta prendere gratuitamente) e adattare alle tue esigenze, un po’ come faresti acquistando gli ingredienti per una ricetta, un programmatore può far interagire due programmi (o due piattaforme, o un programma e una piattaforma) altrimenti tra loro incompatibili.

Potenzialmente, si possono persino estendere le funzionalità di un programma ben oltre le reali intenzioni di chi l’ha realizzato.

La rete è piena di marketplace, eccone 3 per te

Esistono ormai moltissimi marketplace in rete, noi ne abbiamo selezionati tre, tutti molto diversi tra loro.

1. Platfr.io

Platfr.io è un “supermercato” di pezzi di codice per i pagamenti, di origine nostrana, lanciato dal Gruppo Banca Sella. Il Gruppo ha probabilmente visto in questo mercato un potenziale investimento. Ricordo che GBS, nel lontano ’97, lanciò il primo carrello e-commerce d’Italia, quindi si tratta di un gruppo non nuovo al successo tecnologico: se loro ci vedono un investimento, direi che possiamo fidarci.

Con GBS nasce quindi la prima “open banking platform” in Italia e tra le prime a livello internazionale, con un’infrastruttura tecnologica aperta a imprese innovative e startup. Queste potranno accedere a servizi e funzioni, finora accessibili solo dalla banca, integrando l’operatività bancaria di cui hanno bisogno direttamente nei servizi che desiderano offrire ai clienti. Questo servizio si configura come un sito web (www.platfr.io) su cui vengono rese fruibili le API e vengono anche forniti sia la documentazione necessaria, che l’assistenza per il loro utilizzo da parte degli sviluppatori esterni. I primi servizi ad essere resi disponibili via API sono relativi all’operatività sui conti correnti (per esempio lista movimenti, saldo e bonifici).

 

2. Mashape

Mashape è l’acronimo di“We Make the API Developers Happy”. La loro mission è piuttosto chiara, vogliono rendere felici gli sviluppatori.

Come? Fornendo ciò di cui hanno bisogno in maniera open source… e mettendo a disposizione una piattaforma, Kong, su cui poter caricare le proprie API. Da Lainate a San Francisco, questo è il classico caso di “cervelli in fuga” dall’Italia, tre giovanissime menti (assolutamente under 30) che, per realizzare il loro progetto, hanno dovuto emigrare in USA a caccia di finanziamenti e, soprattutto, di chi credesse in loro.

Per spiegarti bene che cos’è Mashape e come funziona, riporto le parole, rilasciate da Michele Zonca (founder di Mashape, insieme a Marco Palladino e Augusto Marietti) durante una delle numerose interviste che l’hanno visto come protagonista:

“Dunque, per parlare di Mashape bisogna fare una introduzione sulle API. Ad altissimo livello, le API sono un modo per includere funzionalità di terze parti; quello che sta succedendo nell’informatica negli ultimi anni è un’esplosione delle API, delle cosiddette cloud API, cioè le API accessibili via internet. Il vantaggio di fornire le API, per un’azienda, è il fatto di poter distribuire le proprie funzionalità e i propri dati via internet e con l’aumento del mercato del mobile, con gli smartphone di nuova generazione questo è fondamentale.

Per esempio l’applicazione iPhone di Facebookinteragisce con le API di Facebook per estrarre i dati dell’utente da Facebook.com. Quello che noi facciamo è aiutare aziende e startup come noi a distribuire le proprie API in modo rapido ad un pubblico vasto, che altrimenti non avrebbero. Mashape è un marketplace per le API.”

 

3. API Platform

API Platform A differenza degli altri due marketplace, mette a disposizione dell’utente un vero e proprio framework per creare, attraverso alcuni passaggi, la propria web API e renderla disponibile al resto degli utenti.

La personalizzazione è dunque la chiave che differenzia API Platform dagli altri marketplace di cui abbiamo parlato.

API Platform può essere considerata una piattaforma di sviluppo, adatta a soddisfare anche le menti più esigenti. Le potenzialità della personalizzazione sono davvero infinite, ognuno può aggiungere il suo tocco e creare ciò che di più soddisfa le sue esigenze. Si sa, l’uomo ama essere protagonista, e sicuramente questa piattaforma rappresenta uno stimolo notevole per i programmatori, che qui possono esprimere la loro “arte”.

 

Web API Marketplace, questi strati di software sono la chiave del successo economico dei nuovi business digitali

Dunque, ciò che è chiaro, è sicuramente che le opportunità generate dallo sviluppo e dall’uso delle interfacce di programmazione si esprimerà a breve, consentendo a molte realtà di monetizzarne il valore (generare reddito grazie all’innovazione e alla digitalizzazione), le API potrebbero letteralmente essere l’anello di congiunzione tra business e tecnologia. Di questo ne è convinta la famosa società di analisi americana Gartner, che lo riferisce nel report “Market Trends: APIs Accelerate CSP Success in Digital Business”. Si tratta di un approfondito studio sull’attuale e futura economia di mercato movimentata dalle API e, soprattutto, di un’attenta analisi delle aree all’interno delle quali questi ‘strati di software’ rappresentano la chiave di successo economico nei nuovi business digitali.

Guest post a cura di Laura Santini

Web Marketing per artisti, ovvero come Promuovere un Disco ai Tempi della Rete

web marketing per artistiWeb marketing per artisti? Anche in questo caso il tempo e lo sviluppo della rete hanno rivoluzionato un po’ il modo di procedere. Fino a pochi anni fa, infatti, il musicista che voleva farsi conoscere cominciava dalla realizzazione di un cd demo. Questo conteneva poche tracce, massimo quattro, ne stampava al massimo cinquecento/mille copie e le destinava principalmente alle etichette discografiche oppure le vendeva durante le performance. L’artista, dunque, inviava per posta i cd nella speranza di essere ascoltato e prodotto da un etichetta. Dopo di che, tutto il lavoro di comunicazione, promozione e distribuzione veniva pilotato dall’eventuale etichetta discografica e dal suo ufficio stampa e l’artista doveva occuparsi solo di fare musica.

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Vuoi Fidelizzare il Cliente? Usa la Gamification, la Magia del Gioco applicata al Business

fidelizzare il clienteI giochi, intesi come attività ludiche per lo svago e il divertimento delle persone, hanno fatto parte della vita umana fin da quando l’uomo ha messo piede su questo pianeta. Ma cosa c’entrano i giochi con bisogno di fidelizzare il cliente? Una piccola premessa. I giochi vengono usati come strumenti di divertimento, di aggregazione, ma anche e soprattutto come mezzi di istruzione per bambini, vedi i giochi come il Sapientino o per gli adulti, dove la componente gioco è meglio amalgamata all’interno di un contesto volto all’apprendimento.

Divenute pubbliche grazie al sito Foursquare nel 2009, le dinamiche dei giochi vengono applicate anche nel mondo business in quell’insieme di processi e strategie che gli esperti chiamano Gamification. Strategie che sono già state implementate in siti che usiamo tutti i giorni come LinkedIn o Twitter e che stanno conquistando anche il negozio online più grande del mondo: Amazon.

Sempre più aziende stanno cercando di “gamificare” vari aspetti del loro lavoro: da un migliore coinvolgimento del cliente fino a nuovi modi per motivare i dipendenti. La Gamification è ormai ovunque: Ecco un piccolo assaggio di come funziona e quali sono le implicazioni dietro questo nuovo modo di fare business.

Leggi anche Il cliente fidelizzato è oro per il freelance

 

Fidelizzare il cliente? La Gamification rende l’esperienza utente piacevole e coinvolgente

Il termine “Gamification” viene coniato nel lontano 2002 dall’informatico Nick Pelling come

L’applicazione di un design simile ad un gioco per rendere l’esperienza utente online piacevole e coinvolgente.

Al giorno d’oggi la parola ha assunto un significato più ampio. L’affermazione che esprime al meglio il concetto, è stata data da Yu-Kai Chou, il maggior esperto mondiale in materia:

La Gamification è l’arte di saper individuare tutti gli elementi divertenti ed avvincenti che si trovano nei giochi ed applicarli nella vita reale o nei business.

Usata principalmente come tecnica di marketing online per migliorare ed aumentare il coinvolgimento dei clienti nei confronti di un prodotto o servizio, elementi della Gamification sono stati presi in prestito da quasi tutti i settori del mondo moderno: educazione, consulenza aziendale, applicazioni per cellulari, siti e-commerce e via dicendo.

Ha il potere di trasformare completamente l’esperienza dell’utente, usando i principi del game design per creare un mondo dove viene intrattenuto, sfidato e stimolato a dare il meglio di sé allo stesso tempo. Offrendo incentivi agli utenti ed incoraggiandoli ad ottenere riconoscimenti nel loro “viaggio” verso l’acquisto di un prodotto o servizio, permette di aumentare il loro coinvolgimento con te e il tuo sito web.

Grazie a questo coinvolgimento interattivo, la Gamification si è rivelata essere una eccellente soluzione per uno dei problemi più sentiti: mantenere i clienti più a lungo possibile. Infatti, più tempo gli utenti passano ad interagire con il tuo brand o il tuo prodotto/servizio, più lungo sarà il lifetime customer value, ovvero i profitti per cliente, della tua attività.

Per fidelizzare il cliente applica la Gamification: una competizione che ha delle regole che portano a dei risultati (proprio come in un gioco)

C’è ancora molta disinformazione intorno a questo nuovo concetto e, ancora oggi, troppo spesso la “gamificazione” viene intesa come creazione di giochi, togliendo valore a quelle che sono le reali potenzialità del processo. I giochi sono una sorta di competizione dove ci sono delle regole da seguire che determinano abilità e risultati conseguiti. La Gamification prende quelle meccaniche che ci motivano a continuare a giocare e le mette all’interno di contesti di vita reale per creare specifiche abitudini.

Ci coinvolge e ci consente di far leva su alcuni dei nostri più profondi desideri: socializzare, imparare, dimostrare la nostra bravura, ottenere risultati e ottenere lo status desiderato. Laddove la normale realizzazione di questi desideri si fonda su attività noiose e ripetitive, la Gamification trasforma tutto in un’esperienza divertente e motivante. Grazie alla possibilità di ottenere ricompense gli utenti vengono “catturati” dal gioco e sfidati a fare sempre meglio.

Il “trucco” dietro questa trasformazione è una reazione chimica del nostro cervello: i premi e le ricompense infatti attivano il rilascio di dopamina, “l’ormone della felicità, il responsabile delle sensazioni di piacere e soddisfazione che percepiamo in noi quando ci sentiamo felici. Per farti un esempio pratico: hai mai vinto una partita a Monopoli? Hai presente quella sensazione di soddisfazione che provi a partita finita? Ecco, quella è la dopamina in azione! Possiamo quindi affermare che il punto di forza della Gamification è la creazione della felicità, facendo leva sulle nostre più profonde motivazioni.

Ma come è possibile?

 

Come funziona la Gamification: per fidelizzare il cliente fai leva su motivazione, abilità e tentazioni

Le meccaniche di creazione dei giochi, qualsiasi essi siano, giochi da tavolo come il Monopoli, giochi di movimento come il nascondino (ormai purtroppo dimenticato) e i moderni videogiochi, sono sempre centrate su tre elementi principali:

  • Motivazione
  • Abilità
  • Cause scatenanti o Tentazioni

 

La motivazione è il perché

Ovvero quello che spinge l’utente a fare quello che fa. È la ragione, o le ragioni per le quali qualcuno ha determinati comportamenti. Ovunque si trovino persone esistono soggetti da motivare, siano essi dipendenti di un’azienda motivati a lavorare meglio, venditori, motivati a vendere di più o pazienti, motivati dal medico ad adottare uno stile di vita sano per mantenersi in salute.

Attenzione a pensare che la motivazione che coinvolga l’utente sia estrinseca perché sei completamente fuori strada. La motivazione estrinseca, per definizione è quella sostenuta da rinforzi esterni e tangibili quali vantaggi e riconoscimenti da terze persone.

Quella generata dal processo di Gamification è invece motivazione intrinseca poiché fa leva su elementi intangibili quali la soddisfazione personale, il divertimento e la felicità del singolo individuo. Il primo strumento per creare motivazione intrinseca nell’esperienza dell’utente è rendere l’esperienza “social”, creando compiti di gruppo che richiedono un lavoro di squadra e incoraggiando le interazioni tra i giocatori.

Compiti che non devono essere noiosi, anzi, devono aggiungere eccitazione, mistero ed emozione, devono essere imprevedibili. Il riconoscimento dopo poco tempo diventa scontato quindi, per evitare l’allontanamento dell’utente, devi inserire un pizzico di imprevedibilità. Devi assicurarti che gli utenti abbiano libertà di scegliere il percorso da seguire, se la strada verso il risultato è unica, non ci sono possibilità per l’utente di personalizzare l’esperienza esprimendo la propria creatività.

 

L’abilità è il come si fa

Ovvero un insieme di regole e di informazioni necessarie per portare a termine uno specifico compito. Il percorso che permette all’utente di imparare queste abilità è uno dei punti più importanti per la creazione di un piano di Gamification.  È essenziale che l’esperienza utente sia basata sulla crescente acquisizione di abilità che sbloccano nuove possibilità e non sulla mera fortuna.

E devi essere in grado di trasferire la sensazione all’utente di poter padroneggiare una determinata abilità man mano che va avanti con la propria esperienza. Non deve essere un compito né troppo facile né troppo difficile altrimenti, per motivi diversi, l’utente abbandona. Di contrasto a tutto questo devi esser bravo a creare una sempre crescente difficoltà man mano che si prosegue con il livello: il nostro cervello ha bisogno anche di essere sfidato.

Cause scatenanti e tentazioni

Il terzo punto sono le cause scatenanti, il “quando” e il “dove” del viaggio dell’utente. Sono quegli elementi che permettono all’utente di mantenere la motivazione, di eliminare le distrazioni e continuare il viaggio. Si dividono principalmente in tre tipologie:

  • Spinta: l’elemento che si presenta all’utente nel momento esatto in cui deve fare una determinata azione
  • Facilitazione: interviene quando un utente ha tanta motivazione ma scarsa abilità
  • Indicazione: un semplice promemoria per ricordare all’utente che deve fare determinate azioni.

  

Vuoi fidelizzare il cliente? Ecco un esempio di coinvolgimento utente: i programmi fedeltà

L’esempio più semplice ed immediato di coinvolgimento utente sono i programmi fedeltà come le carte punti o i coupon dei supermercati e l’accumulo di “miglia” per le compagnie aeree. L’obiettivo di questi programmi è la creazione di un rapporto sempre più stretto tra il cliente, il prodotto e il marchio.

Come saprai il loro funzionamento è molto semplice:

  • Ti viene data la carta/coupon/altro in regalo
  • Fai un acquisto
  • Accumuli punti (il riconoscimento di cui abbiamo parlato finora).

Quello che differenzia un programma di successo da uno di non successo è l’abilità di creare motivazioni intrinseche per accettare di fare le azioni #1 e #2. Come abbiamo detto, il semplice accumulo di riconoscimenti non è sufficiente a determinare il successo di un’esperienza utente.

 

In conclusione, vediamo la Gamification in pratica

Per concludere questo articolo voglio farti vedere una veloce analisi di una delle applicazioni che meglio applica il concetto di Gamification: la Nike+. Mi limiterò a elencare quali sono gli elementi della app che corrispondono alle caratteristiche che abbiamo imparato qui.

 

Case Study: App Nike+

nike + app gamification Motivazione intrinseca: rimettersi in forma, migliorare la salute, condividerei propri risultati con i Run Club;

Motivazione estrinseca: i badge sbloccati man mano che si portano a termine determinate azioni

Abilità: programmi di corsa a difficoltà crescente

Cause scatenanti:

Spinta: sfide da superare,

Facilitazione: programmi a difficoltà crescente

Indicazione: pianificazione dei propri percorsi

Ti è piaciuto quello che hai letto? Pensa che è solo una piccola parte di tutto il processo. Servirebbero interi libri per raccontare tutto quello che riguarda la Gamification. Se vuoi saperne di più, faccelo sapere nei commenti!

 

Guest post a cura di Alessio Colzi

Copyright, cosa Cambia per il Web dopo la nuova Legge UE

copyright nuova legge UELa nuova legge sul Copyright è approdata al Parlamento europeo che ha dato l’ok. Con la riforma legislativa si parla di protezione del diritto d’autore anche sul Web.
Con una norma europea si procederà a modificare le singole legislazioni nazionali e dunque omogeneizzarle. L’iter burocratico prevede che la legge venga rivista secondo gli accordi tra Commissione e Consiglio e poi votata definitivamente.
Toccherà quindi ai singoli Stati membri rendere successivamente operative le disposizioni legislative.

Copyright o diritto d’autore?

Copyright, diritto d’autore… sinonimi o istituti giuridici diversi? Andiamo con ordine per evitare di cadere in confusione con le due categorie legislative. Il copyright è l’equivalente del diritto d’autore nei paesi di Common Law (ovvero Inghilterra e Stati Uniti). Quante volte hai visto questo simbolo ©? Ha a che fare con il copyright e ti spieghiamo che cos’è. Quando una persona crea qualcosa di originale, ha il diritto esclusivo di utilizzare tale opera, essendo titolare del copyright. Opere audiovisive, registrazioni audio, libri, articoli, dipinti, poster, locandine, videogiochi, opere teatrali possono essere oggetto di copyright perché sono frutto della creatività e sono tangibili. Non puoi utilizzare opere protette dal copyright altrimenti violi i diritti del titolare.
In Italia parliamo di diritto d’autore (siamo in un ordinamento di CivilLaw contrapposto giuridicamente all’ordinamento di Common Law) come diritto a veder tutelato il proprio impegno creativo. Un’opera letteraria, musicale, cinematografica merita di essere protetta perché merita di essere tutelato chi si è impegnato a produrla. Il diritto d’autore sancisce la possibilità per l’autore di poter disporre in modo esclusivo delle sue opere. Tutto nasce dalla Legge 22 aprile 1941, n. 633, “Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio”, che nel corso del tempo è stata oggetto di modifiche e integrazioni. Possiamo quindi affermare che copyright e diritto d’autore sono due facce della stessa medaglia.

Cosa cambia con la nuova legge per il Web (e i suoi professionisti)

Nel nostro ordinamento la legge sul diritto d’autore è del 1941, in Inghilterra la legge sul copyright è del 1988. Ancora, in Francia la legge è del 2006 facendo già riferimento alle libertà digitali e alla società dell’informazione. La legislazione europea era invece ferma al 2001, quando Internet già si usava ma non certo come oggi. Facile comprendere che con l’arrivo del Web e l’uso massiccio di Internet e dei social network, qualcosa andava rivisto se non altro perché fino a poco tempo fa era impensabile l’esigenza di proteggere una foto che viene condivisa sui social o un articolo su un magazine online. La nuova legge mira a mettere ordine proprio in questo senso. Naturalmente è prevedibile che qualcosa cambi per chi col Web – e con la produzione di materiale  sul Web e la diffusione di informazioni – ci lavora. Editor, Grafici, Articolisti, Copywriter, freelance… attenzione perché la riforma riguarda un po’ tutti.
La nuova legge sancisce che piattaforme come Facebook, Twitter, Google, siano responsabili delle violazioni del copyright. Forse non abbiamo neanche idea dei milioni di immagini, meme e informazioni che circolano ogni giorno. Questi saranno sottoposti “al giudizio” di un filtro di caricamento che deve valutare che le informazioni protette dal diritto d’autore non arrivino online. Inoltre la norma prevede anche che le stesse piattaforme multimediali paghino una piccola tassa ogni volta che frammenti di un articolo protetto da copyright (snippet) appaiono in un aggregatore di notizie tipo Google News.

Copyright, con il nuovo articolo 11 si potrà chiedere un extra guadagno a chi fa circolare i nostri contenuti originali in rete

Forse l’aspetto che più tocca da vicino chi opera nel Web è l’articolo 11 che prevede un nuovo diritto in favore degli editori di pubblicazioni giornalistiche: l’uso digitale degli articoli sarà fonte di compenso. Gli editori potrebbero trovare in questo una nuova fonte di entrata a vantaggio (a cascata) di chi è freelance nell’editoria online e scrive per gli editori i contenuti. Autori, artisti, fotografi e chiunque altro faccia circolare in rete i propri contenuti originali, può chiedere una remunerazione extra a chi usa le proprie opere.
In attesa della valutazione di tutti gli emendamenti presentati (non prima del 2019 Commissione Europea, Consiglio e Parlamento europeo si esprimeranno) e di come i singoli Stati membri renderanno operative le disposizioni con direttive, rimaniamo aggiornati su un aspetto che potrà modificare sostanzialmente tempi, modi, quantità e qualità del nostro lavoro di freelance sul Web.

La Postazione di Lavoro del Freelance: Cosa devi sapere sulle Norme e sugli Arredi ideali

postazione di lavoro freelanceQuello del freelance è un duro lavoro? No, se ti piace essere libero da orari fissi e ti sentiresti incastrato tra le pareti di un ufficio. Ma, come in tutti i lavori, anche la postazione di lavoro del freelance può causare problemi posturali, alla vista, o addirittura psicologici se non rispetti alcune regole ergonomiche.Vediamo cosa devi sapere sulle norme e sugli  arredi  ideali per svolgere in sicurezza questo lavoro.

La postazione di lavoro del freelance secondo l’ergonomia

Il vocabolario Treccani, definisce l’ergonomia una disciplina scientifica che si occupa dei problemi del lavoro umano“. Ma in che modo? Si tratta di progettare una postazione di lavoro considerando la medicina generale, la medicina del lavoro, la fisiologia, la psicologia, la fisica, molta tecnologia e un pizzico di sociologia. Al centro di questo studio, secondo l’INAIL, organismo italiano che si occupa della salute dei lavoratori, ci sono tre elementi:

  • L’essere umano, ossia il freelance, che lavora impegnandosi fisicamente e mentalmente. Quindi l’ergonomia valuta sia aspetti biomeccanici, sia di carico mentale indotto, cioè i processi mentali, che vanno dalla percezione all’azione, fino alla memoria, determinando la decisione e il giudizio
  • La macchina, ossia il PC, strumento di lavoro utilizzato per gestire i flussi di informazioni e svolgere la mansione assegnata
  • L’ambiente in cui è collocata la postazione, che per il freelance è vario ed eterogeneo, avendo la possibilità di lavorare in autonomia. La postazione di lavoro del freelance richiederebbe lo studio ergonomico di più layout dello spazio, di più tipologie di locali adibiti allo svolgimento dell’attività. I dati fissi sono invece i parametri fisici e cioè la presenza di inquinanti, la temperatura, l’umidità relativa, la ventilazione, il rumore, l’illuminazione e l’arredamento, mentre gli aspetti sociali e organizzativi sono secondari, perché temporanei e saltuari, in alcuni casi inesistenti.

La postazione di lavoro del freelance: cosa devi sapere sulle norme

Se vuoi tutelare la tua salute di freelance puoi leggere le norme italiane in vigore all’interno del Decreto legislativo n.81 del 4 Aprile 2008 (Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro), che si occupa dell’intera disciplina in materia di tutela della salute sul posto di lavoro. Prima però ti consigliamo di valutare il tuo caso specifico e focalizzare quali sono le tue problematiche di freelance. I dati certi riguardano gli arredi, cioè la sedia e il tavolo che fanno la workstation. In questo lavoro, infatti, può accadere di essere spesso in trasferta. I luoghi più usati dal freelance per lavorare sono:

  • La stanza personale nella propria abitazione o in azienda
  • L’Open Space in azienda
  • Il treno
  • La sala d’attesa in stazione o in aeroporto
  • La biblioteca pubblica
  • L’aula o l’ufficio in Università
  • La stanza d’albergo

Tutti questi ambienti accolgono una potenziale postazione di lavoro del freelance, che in ogni caso deve garantire almeno:

  • Postura corretta in seduta
  • Giusta illuminazione
  • Corretta percezione visiva dal monitor del PC
  • Possibilità di riposo fisico e mentale nell’arco della sessione lavorativa

Le norme nazionali sugli arredi, che in questo caso sono la sedia e il tavolo ideali per il freelance, riportano le caratteristiche ergonomiche in linea con le normative europee EN 1335 1-2-3 , indispensabili anche per  progettare.

La postazione del freelance: la sedia e il tavolo ideali

postazione di lavoro freelance

Molti hanno sentito parlare di sedia ergonomica per la postazione di lavoro; ma per alcuni  è solo quell’aggeggio infernale che sembra dotato di vita propria, ingovernabile perché snodato in tutte le sue parti. In realtà, questa mobilità è essenziale per la sedia della tua postazione di lavoro da freelance, dato che resti seduto anche per molto tempo di fronte al PC. L’ergonomia non si applica solo alla classica sedia da lavoro ma anche alle sedie a 4 gambe che hai in casa e ai divani nelle sale di attesa. L’uso di una sedia non ergonomica può portare all’insorgere di disturbi muscolari o scheletrici come mal di schiena, dolori alle spalle, tendinite. La sedia giusta per il freelance deve fare in modo che:

  • La pianta del piede sia appoggiata sul pavimento.
  • Il piede formi un angolo di circa 90° col polpaccio, tenuto in verticale.
  • Il polpaccio formi un angolo di circa 90° con la coscia, tenuta in orizzontale
  • La coscia formi un angolo di circa 90° con il tronco, tenuto eretto e sostenuto da un supporto

Per ottenere ciò, accertati che la sedia della tua postazione di freelance abbia gambe, sedile, schienale, poggiatesta e braccioli all’altezza giusta rispetto alle tue misure fisiche. Per questo motivo la sedia ergonomica ha la possibilità di regolare sia altezza, sia inclinazione di questi elementi, indipendentemente gli uni dagli altri. Diverso il discorso del tavolo ergonomico: basta utilizzarne uno ad altezza adeguata alla tua statura per mantenere una postura corretta da seduti. Oppure optare per tavoli e scrivanie Sit-stand, con piani di lavoro in grado di essere alzati o abbassati. Tutto ciò perché, in base alle norme di tutela della salute, occorre che tu abbia la possibilità di cambiare posizione, anche alzandoti in piedi, senza interrompere il flusso di lavoro. Soprattutto, il freelance deve combattere l’eccessiva staticità e i conseguenti disturbi, migliorando l’ossigenazione del sangue e quindi le capacità di concentrazione.

La postazione del freelance: altre indicazioni per la sicurezza

postazione di lavoro freelanceOra che sai come deve essere la postazione di lavoro ergonomica, con la sedia e il tavolo ideali per il freelance, non dimenticare le altre disposizioni normative:

  • Il PC va usato sul tavolo, appoggiando gli avambracci sul ripiano. Quindi occorre distanziare la tastiera dal bordo e di conseguenza disporre di un tavolo abbastanza largo
  • La distanza visuale rispetto il monitor deve essere di 50-70 cm per evitare disturbi agli occhi
  • Il piano del tavolo deve essere di colore chiaro opaco per non riflettere la luce. Evita di posizionarti al tavolo della postazione dotata di PC con una finestra alle spalle.
  • Il materiale di tavolo e sedia deve essere facilmente pulibile per garantire l’igiene. Aggiungi un poggiapiedi in caso di difficoltà di circolazione sanguigna alle gambe.

Sei pronto per impegnarti nel tuo lavoro di freelance in piena sicurezza: parti subito con questa esperienza lavorativa!

 

Lavorare da Casa e Online è Possibile: bisogna Studiare molto e Credere nei propri Sogni

Antonella Damiano
Antonella Damiano

Dopo 13 anni come dipendente presso le aziende private, molti dei quali come Responsabile Sales & Marketing e Customer Service Representative, Antonella Damiano ha deciso di avviare la sua attività come libera professionista e nomade digitale e (anche) di lavorare da casa. “Sono un’Assistente Multilingue che aiuta i suoi clienti a delegare molte attività inerenti al loro business” spiega in esclusiva per AddLance Blog Cafè. Antonella è specializzata in Customer Service in 4 lingue e lavora soprattutto su Amazon e varie altre piattaforme online.

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Finanziamenti Start Up, 4 Cose da Sapere sul Crowfunding

finanziamenti start up crowfundingSi fa un gran parlare di start up. Ma cosa sono?

Niente altro che idee imprenditoriali in fase di inizio attività, in previsione del pieno raggiungimento del successo.

Si tratta del momento più delicato di un’attività, in cui tutto deve essere programmato alla perfezione, anche i momenti di difficoltà.

Uno di questi è legato alla mancanza di fondi necessari per cominciare.

Tra i finanziamenti alle start up si stanno facendo strada quelli forniti dalla pratica del Crowfunding.

Di seguito 4 cose da sapere per dare avvio alla tua attività imprenditoriale finanziandola con questo mezzo.

 

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Come Funzionano i Bitcoin? Tutto quello che Devi Sapere a proposito di Criptovalute e Blockchain

come funzionano i bitcoinCome funzionano i Bitcoin? Ne hai sentito parlare parecchio negli ultimi tempi, vero? “Criptovalute”, “Bitcoin”, “Mining”… Ci hanno fatto su servizi ovunque: giornali, telegiornali, Web. Show televisivi come le Iene sono andati addirittura in Russia per intervistare un giovane italiano che ha aperto una “farm” (un magazzino enorme pieno di computer) per l’estrazione dei Bitcoin. Nel frattempo, le valutazioni dei Bitcoin hanno raggiunto cifre stratosferiche. E sono proliferate nuove criptovalute: Ripple, Ethereum, Litecoin, ognuna di esse con la propria rete crittografata e il proprio tasso di cambio. Sembra essere il business del futuro …

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Professione Copywriter, quando è necessario Aprire Partita IVA

copywriter partita ivaSe sei un copywriter di professione e vorresti aprire la partita IVA, il consiglio principale è quello di capire se sarai in grado di supportare i costi.

Le domande che dovrai porti sono molteplici: qual è il codice Ateco di uno scrittore online? Quali sono le imposte cui far fronte a fine anno? In questo articolo ti verrà fornito un quadro completo dell’attività di lavoratore autonomo.

[NB: questo guest post non è scritto da un commercialista e non pretende di essere rigoroso sul piano teorico, né fornire dei consigli. L’intento è di fornire delle nozioni pratiche. Per decidere le azioni effettive da compiere, è necessario consultare un professionista specializzato.]

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