Come Modificare le Foto: 7 Strumenti per avere Scatti Perfetti

come modificare le foto: strumenti per post produzione (immagine in evidenza)Quante volte ti è capitato di rivedere al computer le fotografie che hai scattato durante una gita, un viaggio oppure ad una festa e accorgerti solo dopo di alcune imperfezioni o di particolari che avresti potuto migliorare in fase di scatto?

Ormai il gioco è fatto e non puoi più tornare indietro a scattare nuovamente la stessa foto. Una soluzione però esiste, ed è quella di intervenire con una pratica chiamata post produzione che ti può aiutare a migliorare sensibilmente un’immagine fotografica. Puoi addirittura pensare di togliere quel difetto, quell’ombra, quel riflesso che fa del tuo scatto un’immagine insufficiente o appena accettabile, trasformandola in qualcosa di straordinario e di grande impatto visivo ed emotivo. Attenzione però: servono almeno 2 requisiti fondamentali.

 

Prima di scattare… i 2 requisiti fondamentali per migliorare le foto

Puoi avere a disposizione tutti i software del mondo, da quelli disponibili online a quelli più costosi, da quelli più conosciuti e famosi a quelli più semplici ed economici, ma qualunque intervento migliorativo vorrai eseguire sulla tua fotografia, non potrai fare a meno di due requisiti fondamentali.

  1. Pazienza: la pazienza è direttamente proporzionale al tempo impiegato. Non puoi pensare di migliorare una fotografia intervenendo in 2 minuti sull’immagine che vedi a video. Per ottenere i migliori risultati potrai impiegarci anche 2-3 ore, a seconda dei casi. Se hai 10 fotografie fai pure il conteggio dei minuti che dovrai dedicare. Più avrai pazienza e migliori saranno le modifiche che potrai fare.
  2. Qualità di scatto: ricorda bene una cosa determinante: più lo scatto è buono fin dal principio, più il tuo miglioramento sarà notevole, tangibile e soprattutto ti richiederà meno tempo. Cerca quindi di ottenere una buona fotografia fin da quando ti appresti a impostare la fotocamera prima dello scatto, osservando la luce, l’inquadratura e i parametri di scatto.

I parametri di scatto sono quelle impostazioni che è possibile settare direttamente dalla fotocamera prima di eseguire lo scatto. Nello specifico sono:

  • il tempo di esposizione
  • i valori ISO
  • il tipo di messa a fuoco
  • la lunghezza focale (lo zoom)
  • l’esposizione
  • il bilanciamento del bianco

Quelli citati sono i principali, ovvero quelli che più sono in grado di condizionare la resa di un’immagine. Nelle impostazioni della macchina fotografica è possibile impostare tutti questi valori manualmente oppure lasciare decidere alla fotocamera in automatico, o ancora intervenire solo su alcuni lasciando in automatico gli altri. La foto ideale e tecnicamente perfetta è quella che ha tutti i parametri impostati nel modo più corretto in relazione allo scenario da fotografare. Un programma di fotoritocco è utile per modificare i valori che non sono ritenuti corretti, migliorandoli e portandoli il più possibile verso i valori più idonei.

 

Come modificare le foto: intervenire su un’immagine ovvero l’importanza della post produzione

Per migliorare un’immagine esistono più metodi, alcuni più impegnativi, altri meno, taluni più semplici, altri più complessi. Qui trattiamo degli strumenti migliorativi che richiedono un intervento in post produzione, ovvero quelli che più richiedono il lavoro al computer. Tra questi esistono programmi disponibili online, già inseriti nelle diverse suite di Windows o Apple o che richiedono l’acquisto di una licenza d’uso.

 

Come modificare le foto: software gratuiti per il miglioramento delle immagini

Quando si acquista un computer con sistema operativo Windows o Apple, solitamente vi sono dei programmi di visualizzazione foto e anche di modifica delle stesse. Ecco i più conosciuti.

  • Microsoft Foto in Windows 10: è il visualizzatore di foto solitamente predefinito che permette però di intervenire sull’immagine modificando qualche parametro. Oltre a dare la possibilità di ritaglio e di inclinazione (utile per raddrizzare ad esempio gli orizzonti), permette un miglioramento fotografico automatico su cui però è possibile intervenire successivamente, lasciando al software i parametri di modifica. Il miglioramento dell’immagine è possibile quindi sceglierlo e tararlo a proprio piacimento, oppure lasciar decidere tutto al computer, con la possibilità però di ottimizzare ulteriormente il risultato qualora il PC prendesse decisioni che non sono da noi ritenute valide. È possibile regolare la luce, incrementando la luminosità, così come la gamma colore (saturazione). Inoltre esistono alcuni filtri preimpostati che creano un effetto artistico alle immagini. Un’opzione è specifica per rimuovere gli occhi rossi dalle foto ritrattistiche e un’altra è utile per eliminare le imperfezioni o piccole macchie. È possibile gestire il tutto in maniera molto intuitiva e semplice, ottenendo un discreto risultato.

 

  • Gimp: è un software gratuito open source che si avvicina molto al famoso Photoshop. Richiede una discreta preparazione, ma essendo free è possibile sperimentare diverse possibilità con delle fotografie e vedere come possono cambiare gli effetti delle immagini. Compatibile con Windows, Apple e Linux è scaricabile dal sito ufficiale e ha un’interfaccia chiara, in cui alla sinistra trovi gli strumenti di lavoro, alla destra i pannelli per gestire i vari livelli e al centro in alto i diversi menù presentano filtri e comandi.

 

  • Irfan View: nonostante possa confondersi con Photoshop e Gimp è ben diverso. Questo infatti non è un software di fotoritocco completo, ma è un visualizzatore di immagini che presenta delle funzioni di ritocco, utili, immediate, intuitive e sicuramente apprezzabili. Molto facile ad esempio l’impiego dello strumento “Timbro Clone” con il quale potrai celare difetti ed eliminare imperfezioni, ma potrai anche applicare dei filtri e agire sotto molti aspetti della gamma colore e della saturazione.

 

  • Pixlr di Autodesk: software gratuito online che permette di modificare le immagini seppure non presenti funzioni complete come Photoshop o Gimp. Ti bastano pochi click per poter agire e migliorare sensibilmente le tue fotografie, mettendo filtri e cornici, oppure ottimizzandole per la pubblicazione social. Una volta sul sito, puoi aprire una tua immagine che hai nell’hard disk e iniziare la modifica tramite l’editing La strumentazione si trova prevalentemente in alto e sulla sinistra, ricalcando l’impostazione grafica di Photoshop.

 

Come modificare le foto, i migliori software di fotoritocco a pagamento

Tra i più famosi programmi di editing fotografico vi è sicuramente Photoshop, ma non è il solo. Ne esistono in quantità industriale, ma ci soffermiamo solo su pochi. Eccone alcuni.

 

  • Adobe Photoshop: è il software di editing più conosciuto. Completo in ogni sua forma è disponibile per piattaforma Mac e Windows. Grazie al programma è possibile intervenire con lavori anche in maniera “pesante”, modificando addirittura gli sfondi, facendo fotomontaggi, cambiando la fisionomia dei soggetti, eliminando elementi ingombranti delle tue immagini. Rappresenta sicuramente il riferimento del settore e ha tracciato la strada anche per altri programmi concorrenti. Un modo per intervenire in maniera migliorativa tangibile è quella di sovrapporre immagini realizzate con parametri diversi al fine di ottenere un’unica fotografia. Pressoché perfetta.
  • Adobe Lightroom: è un programma che rappresenta un primo passo, per poi passare a Photoshop. Si presenta completo e compatibile anche con il sistema operativo di Apple e consente di modificare le fotografie con lo scopo di migliorare i parametri di scatto utilizzati con la fotocamera. Aprire le ombre, schiarire alcune parti, valorizzare il contrasto, togliere il velo di foschia che spesso alcune fotocamere creano, sono solo alcune tra le principali operazioni in grado di migliorare una fotografia.
  • Movavi Photo Editor: il costo è abbordabile e rappresenta un investimento minimo che varrebbe la pena fare. Sistema di fotoritocco abbastanza completo e ben strutturato. Potrai togliere le imperfezioni al viso dei soggetti, schiarire zone in ombra, levigare la pelle, ringiovanire la zia, eliminare oggetti indesiderati, come i fastidiosi cavi dell’alta tensione, “giocare” con gli sfondi e sostituirli, aggiungere filtri e donare alle tue immagini effetti creativi. Ideale per Mac, ma disponibile anche per Windows.

Guest post a cura di Massimo Airoldi

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SEO e SEM. Guida Rapida agli Acronimi del Web

Seo e sem online marketingSEO e SEM, ma anche SMM. Sono gli acronimi del Web che oggi tutti gli addetti ai lavori hanno imparato a masticare bene. E che devono, giocoforza, essere conosciuti anche dai committenti, per definire meglio insieme ai professionisti la propria presenza sul Web.

 

SEO, significato: partiamo dalle basi per rendersi visibili sul Web

SEO è un acronimo inglese che sta per Search Engine Optimization, ovvero ottimizzazione  per i motori di ricerca. In generale, sul Web, vale la regola del mercato reale: se ci sei ma non sei visibile, i clienti non arriveranno mai. La SEO o il SEO serve proprio per far emergere la tua presenza sul Web (tua e ovviamente della tua attività) e renderla visibile al tuo target, ovvero ai tuoi potenziali clienti. Con le tecniche SEO si lavora sul posizionamento, non sull’indicizzazione della pagina/sito Web in questione. Attenzione, indicizzazione e posizionamento indicano due concetti diversi:

  • Indicizzazione: presenza della pagina/sito in questione negli archivi del motore di ricerca
  • Posizionamento: posizione della pagina/sito nella SERP di Google, ovvero posizione che il motore di ricerca attribuisce alla pagina o al sito, in risposta ad una ricerca dell’utente, nella pagina dei risultati. Le prime 10 posizioni (prima pagina di Google) e, tra queste, le prime 5, sono fondamentali per garantire al sito/pagina Web la giusta visibilità, poiché difficilmente un utente che naviga alla ricerca di informazioni andrà oltre la prima o seconda pagina dei risultati

Le attività SEO comprendono una serie di tecniche volte ad ottimizzare (ovvero mantenere e possibilmente migliorare) la posizione del sito/pagina nella SERP. Si distinguono in attività SEO on page (svolte sul sito) e SEO off-page (svolte fuori dal sito, ma non off-line!).

Sono dunque oggetto della SEO l’ottimizzazione nel sito/pagina di:

  • Contenuti
  • Immagini
  • Link e backlink
  • Url
  • Mappa per rendere le informazioni accessibili a spider e crawler dei motori di ricerca
  • Codice sorgente
  • Velocità di caricamento

 

SEM, strumenti: ovvero come fare Search Engine Marketing

Un altro acronimo molto usato e che sicuramente avrai già sentito nominare è il SEM, ovvero il Search Engine Marketing. Il SEM racchiude in questa sigla tutte le tecniche che consentono ad un sito (o progetto o azienda) di acquisire visibilità agli occhi del target, attraverso i motori di ricerca. Search Engine è infatti la traduzione inglese di motore di ricerca. Prima di addentrarci un po’ in quelli che sono gli strumenti per fare SEM, introduciamo un terzo acronimo, il SEA. SEA sta per Search Engine Advertising, ovvero pubblicità sui e attraverso i motori di ricerca. Non spaventarti di tutte queste sigle. Abbiamo definito brevemente anche la SEA per dire che

SEO e SEA sono parte della più ampia strategia di SEM

Ovvero che l’ottimizzazione per i motori di ricerca (alias posizionamento organico) unito alla pubblicità sui motori di ricerca (posizionamento a pagamento) sono due degli elementi attraverso cui ha luogo il Search Engine Marketing: farsi trovare dalle persone giuste nel momento in cui queste persone hanno bisogno proprio di te. Inutile dire che fanno parte della SEM tante discipline, come il Social Media Marketing o il Copywriting Persuasivo.

Inoltre, fanno parte delle attività SEM:

  • Pianificazione e gestione delle campagne Pay per Click
  • Incremento della link popularity attraverso strategie di Link Building
  • Analisi dei ritorni delle azioni intraprese, attraverso strumenti di Web Analysis

Queste tre attività in particolare consentono di ottenere un posizionamento off-site, cioè con azioni al di fuori del sito in questione ma che hanno su di esso delle conseguenze dirette, in termini appunto di ottimizzazione.  L’obiettivo del SEM rimane comunque quello di far reperire un determinato sito sui motori di ricerca.

La figura professionale che si occupa di SEO e di SEM si chiama SEO e SEM specialist. Attenzione però a non confondere il SEO e soprattutto il SEM con il SMM che altro non è che il Social Media Marketing. Vediamolo più nel dettaglio.

Social media marketing (SMM): una attività oggi imprescindibile per la tua attività on e off line

Il Social Media Marketing è l’attività di marketing su e per i social media. Prima abbiamo parlato di marketing sui motori di ricerca (Google, Yahoo, Bing!, ecc), adesso ci dedichiamo al marketing su qualunque piattaforma Social. Sicuramente conoscerai Facebook, Twitter e LinkedIn. Ma oltre a questi social più popolari, esistono anche dei Social che in Italia sono ancora “minori” in termini non certo di validità ma di diffusione. Se non li conosci ancora, leggi I social network minori, guida a Pinterest &Co.

Il Social Media Specialist si occupa quindi di curare, promuovere, diffondere la presenza di una azienda sui social media. Curandone la comunicazione, il SMM per una azienda è in grado di:

  • Generare contenuti virali
  • Aumentare la Brand Awareness
  • Creare engagement attraverso la pubblicazione di contenuti mirati

Il fine ultimo è ovviamente far conoscere l’azienda o il prodotto in questione e aumentarne le vendite. Il Social Media Marketing oggi è cruciale praticamente per qualunque attività. Non solo per l’ampia diffusione che i Social hanno tra la popolazione (che poi genera l’effetto Always Connected), ma anche perché i Social Media stanno raggiungendo (e in alcuni casi sorpassando) i tradizionali motori di ricerca nella fase di pre-acquisto di un prodotto.

Nonostante sia ancora Facebook a dominare come piattaforma di Social Media Marketing, stanno acquistando peso anche altro social, come ad esempio Snapchat, il social del mobile storytelling. Snapchat è usato dai brand di ogni dimensione per farsi scoprire, grazie appunto alla capacità di generare storie. Ed è sicuramente il social più diffuso tra gli adolescenti, anche se consistenti fette di pubblico le stanno guadagnando realtà come CNN (12 milioni di spettatori su Snapchat) e Bleacher Report (16 milioni), aprendo di fatto la strada ad altri brand che si occupano di media. Il SMM non è quindi appannaggio solo di Facebook o di social emergenti come Snapchat. È una valida piattaforma di marketing anche:

  • Instagram, per la sua capacità di creare community di utenti e generare engagement
  • Twitter, per la comunicazione professionale e l’assistenza al cliente (nuove funzionalità)
  • Pinterest, perché rappresenta e rappresenterà la base delle ricerche future che saranno non più solo per parole chiave ma anche e soprattutto per immagini . Già oggi, infatti, le aziende di qualsiasi dimensione possono utilizzare il search advertising, la pubblicità basata sui motori di ricerca, sfruttando oltre 2 miliardi di ricerche mensili su Pinterest.

Con questa breve guida agli acronimi più diffusi del Web nel campo del marketing e della promozione sarai sicuramente in grado di definire insieme al tuo Specialist il miglior piano per potenziare la tua attività attraverso internet. Non hai ancora un professionista a cui affidarti? Dai un’occhiata qui su AddLance, è gratuito!

Pensione di Vecchiaia e Anticipata, Guida per Autonomi e Freelance

pensione di vecchiaia autonomi e freelanceUna delle sette regole del successo di Stephen Covey recita: “Comincia pensando alla fine”.

Con questa citazione vogliamo invitare coloro che cominciano ad intraprendere la strada freelance, a prestare attenzione non solo alla fase iniziale dell’attività, ma anche a quella finale e quindi alla questione della pensione.

La pensione, una prestazione economica erogata ai lavoratori in possesso di determinati requisiti anagrafici e contributivi,  è tra le tematiche più discusse e suscettibili di modifiche nei disegni di legge dalle forze politiche in gioco.

Vogliamo chiarire la questione della pensione di vecchiaia e ad altri aspetti previdenziali per i freelance e liberi professionisti non iscritti ad un albo.

Infatti devi sapere che in seguito all’entrata in vigore della riforma Fornero sono cambiate le condizioni di accesso alla pensione anche per gli iscritti alla Gestione Separata INPS.

 

Come accedono alla pensione i lavoratori autonomi e i freelance

Oggi è possibile accedere alla pensione per un iscritto alla Gestione Separata secondo due criteri:

  1. Pensione di vecchiaia
  2. Pensione anticipata (l’ex pensione di anzianità)

Quanto costa la pensione?
Per il versamento dei contributi previdenziali obbligatori, i lavoratori autonomi, professionisti e parasubordinati sono tenuti ad iscriversi alla Gestione Separata Inps introdotta dalla riforma Dini del 1995 (Legge 335/1995). Il sistema pensionistico dei lavoratori autonomi titolari di partita IVA (noti anche come freelance) è finanziato attraverso un prelievo contributivo rapportato ai compensi ricevuti, dichiarati ai fini IRPEF.

L’aliquota contributiva è fissata in misura pari al:

  • 26,23% (entro il massimale di 101.427 euro), per i soggetti non iscritti ad altro fondo previdenziale obbligatorio, né titolari di pensione;
  • 24% per i soggetti già iscritti ad altro fondo obbligatorio, ovvero titolari di pensione.

La contribuzione è interamente a carico del lavoratore, il quale può recuperare in fattura il 4%.

 

Quali sono i requisiti per ottenere la pensione ordinaria?

Per i lavoratori autonomi è prevista la pensione ordinaria di vecchiaia determinata con il nuovo sistema di calcolo. I requisiti per ottenerla sono, in alternativa, i seguenti:

  • 66 anni e 7 mesi di età (66 anni e 1 mese le donne) e almeno 20 anni di anzianità contributiva, oppure
  • almeno 70 anni e 3 mesi di età e minimo 5 anni di anzianità contributiva (non vale la contribuzione figurativa).

Affinché venga riconosciuta la pensione, l’importo del trattamento non deve risultare inferiore a 1,5 volte l’ammontare annuo dell’assegno sociale Inps (limite pari a 680 euro mensili del 2018). In parole povere lo stato non erogherà la pensione fintantoché, a conti fatti, risulterà inferiore a 1020 euro mensili.

Si prescinde da quest’ultima condizione (1,5 volte l’assegno sociale), nel senso che la pensione viene comunque messa in pagamento, all’età di 70 anni, in presenza di un minimo di 5 anni di contribuzione effettiva (non valgono i contributi volontari).

 

Che requisiti sono necessari per la pensione anticipata?

Anche per i lavoratori autonomi è possibile anticipare il pensionamento, in presenza dei seguenti requisiti:

  •  dal 1° gennaio 2016 e sino al 31 dicembre 2018 il requisito contributivo per accedere alla pensione anticipata è pari a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne (cfr: Circolare Inps 63/2015).
  • dal 1° gennaio 2019 il requisito contributivo diventerà pari a 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne.

Tali requisiti si applicano indistintamente ai lavoratori dipendenti, agli autonomi nonché ai lavoratori del pubblico impiego.
Una novità importante che riguarda tutte le pensioni è il nuovo criterio di adeguamento automatico delle età pensionabili (di vecchiaia e anticipate) in funzione dell’aspettativa di vita. Ciò significa che, come già avvenuto per il 2016, anche nel 2019 e poi con cadenza biennale, l’ISTAT sarà chiamato a rilevare le variazioni demografiche della popolazione italiana; un incremento dell’aspettativa di vita media, comporterà un adeguamento verso l’alto delle varie età pensionabili.

 

Quali sono le novità previdenziali per i lavoratori autonomi? Come richiedere un anticipo finanziario

Una novità importante a decorrere dal 1° maggio 2017, in via sperimentale fino al 31 dicembre 2019, è l’istituzione dell’anticipo finanziario a garanzia pensionistica (in sigla APE). Si tratta di un prestito corrisposto a quote mensili per 12 mensilità, fino alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia.

La restituzione del prestito avviene a partire dalla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, con rate di ammortamento mensili per una durata di 20 anni. Il prestito è coperto da una polizza assicurativa obbligatori a per il rischio di premorienza. Trattandosi di un “prestito” e non di una prestazione previdenziale, le somme erogate non concorrono a formare il reddito ai fini dell’Irpef. Sono due le tipologie dell’anticipo a garanzia pensionistica:

  • l’Ape “volontaria”, che prevede appunto la restituzione delle somme incassate e
  • l’Ape “sociale”, gratuita solo per particolari categorie di lavoratori, che si trovino in condizione di difficoltà (articolo 1, commi da 179 a 186, della legge di bilancio 2017) al momento della richiesta.

Un altro provvedimento importante dal punto di vista previdenziale previsto dalla legge di Bilancio per il 2017 (legge n.232/2016) è il nuovo cumulo gratuito dei contributi.

Il cumulo è l’operazione mediante la quale è possibile, per i lavoratori, riunire all’interno del medesimo Ente previdenziale obbligatorio tutti i contributi versati, nel corso della vita, a favore di diverse casse previdenziali, per raggiungere i requisiti necessari per maturare il diritto a pensione. Si tratta di una modifica alla precedente normativa (legge n.228/2012), che aveva già introdotto il cumulo gratuito contributivo.

Queste le due principali novità:

1) il nuovo cumulo trova applicazione anche per raggiungere la pensione anticipata e non più solo quella di vecchiaia;
2) il nuovo cumulo riguarda anche periodi di contribuzione eventualmente maturati all’interno delle Casse previdenziali private dei liberi professionisti ordinisti.

Viene confermata la totale gratuità dell’opzione ed il fatto che l’importo della pensione sarà calcolato secondo le regole pro rata vigenti delle singole gestioni previdenziali (quindi con anche un’eventuale componente di calcolo retributivo). Questo provvedimento potrebbe quindi aiutare in molti casi anche i freelance a raggiungere prima il diritto alla pensione, senza “perdere” nulla in termini di importo della prestazione.

 

Totalizzazione o cumulo gratuito: quale conviene di più al freelance?

Vogliamo prendere il caso di un lavoratore che ha lavorato 10 anni come dipendente e poi ha deciso di lasciare il lavoro da subordinato di un’azienda/ente per aprirsi Partita Iva e lavorare autonomamente.

Probabilmente non avrà raggiunto i requisiti per la pensione in nessuna delle due gestioni e quindi può richiedere di far unificare la contribuzione totale versata e perfezionare così il requisito retributivo richiesto per la pensione di vecchiaia.

Il sistema del cumulo gratuito è diventato per molti il metodo più conveniente per unificare i contributi maturati presso casse previdenziali diverse, permette infatti  ai lavoratori di sommare i contributi di casse previdenziali diverse per raggiungere il diritto alla pensione. La peculiarità del calcolo della pensione tramite cumulo contributivo consiste nel fatto che l’importo si calcola tenendo in considerazione le regole previste da ciascun fondo. L’assegno pensionistico, in altre parole, è calcolato pro-rata tenendo conto dei diversi ordinamenti di ogni gestione.
Diverso il sistema di unificazione dei periodi contributivi tramite totalizzazione.

La totalizzazione è un sistema gratuito al pari del cumulo, ma a differenza di questo costringe il lavoratore al calcolo dell’importo pensionistico interamente con il sistema contributivo. Ne deriva, nella grande maggioranza dei casi, una decurtazione dell’assegno rispetto a quello che si otterrebbe grazie al sistema misto retributivo-contributivo.
La totalizzazione, tuttavia, presenta anche un importante vantaggio.

Per legge, infatti, chi usufruisce di tale metodo può beneficiare della pensione di vecchiaia a 65 anni e 7 mesi, e della pensione di anzianità con 40 anni e 7 mesi di contributi.

Requisiti che, spesso, sono meno rigidi rispetto a quelli previsti per il cumulo gratuito.
Con il cumulo, infatti, è possibile andare in pensione solo al raggiungimento delle condizioni di vecchiaia o anzianità più elevate tra tutte quelle previste dalle singole gestioni.

Ti  vogliamo invitare, già da adesso, a pensare e ad informarti sulla questione della tua previdenza, nonostante sia una tematica ostica e in continua evoluzione. Ti consigliamo di chiedere consulenza al tuo commercialista, così ti potrà consigliare ed informare al meglio sulla tematica e poi di tenerti sempre aggiornato, monitorando la sezione dedicata alle pensioni nel sito dell’INPS.

Sarà fondamentale farti trovare preparato sulla questione della pensione per capire l’importanza dei contributi da pagare e per fare un calcolo, seppur approssimativo, dell’importo della tua futura pensione di vecchiaia o anticipata che sia. Questo ti aiuterà anche a valutare l’ipotesi di iniziare a crearti un cuscinetto di risparmi extra da tenere in serbo per gli anni a venire, in modo da non farti trovare all’età pensionabile scoperto dopo molti anni di lavoro.

Food Design. Storia del Logo Chupa Chups: un Business da 500 Milioni

Chupa Chups Tezenis

Una intuizione geniale nell’ambito del food design e un logo designer di eccezione. Il risultato si chiama Chupa Chups e alzi la mano chi non lo conosce. Alzi la mano anche chi, da bambino, non ha mangiato almeno un lecca-lecca blando e quasi insignificante sinonimo di Chupa Chups.

 

Prosegue la nostra panoramica sui loghi famosi e così, dopo aver raccontato lo Stemma Alfa Romeo, storia di un super logo, vogliamo raccontarti la brillante avventura di Enric Bernat e di un suo amico, tale Salvator Dalì (esatto, proprio l’artista!). E di come, insieme, abbiamo inventato una specie di rivoluzione nel food design. Un Chupa Chups non è un lecca-lecca generico. È un Chupa Chups. I bambini (e i suoi inventori) lo sanno bene.

Partiamo dai primati: il Chupa Chups è un classico del food design

Il lecca-lecca in questione è la prima caramella sferica e relativamente a portata di bocca ad essere infilata e venduta su un bastoncino. Giusto così, per risolvere il problema delle dita e del viso appiccicosi (ottima intuizione di food design). È la prima caramella ad essere venduta vicino alla cassa (o al banco) e non sugli scaffali alti del negozio. Posizione strategica per essere facilmente presa dai bambini, a portata di mano per favorirne l’acquisto d’impulso.

food design chupa chups logo

Il nome scelto dal suo inventore Enric Bernat deriva dallo spagnolo chupar, che vuol dire succhiare ed è stato una parte importante della sua fortuna. Chups, invece, è il rumore che il lecca-lecca fa uscendo dalla bocca. Chupa Chups è diventato presto il lecca-lecca per eccellenza. Tanto da sostituire con esso il termine più generico per indicare la caramella con lo stecco. Esattamente come avviene per lo Scottex (letteralmente carta da cucina assorbente) e per la celeberrima Coca-Cola. La marca era abbinata al momento del lancio anche ad uno slogan: “És rodó i dura molt, Chupa Chups”, che in catalano significa “È rotondo e dura molto, Chupa Chups.

L’azienda di Bernat, fondata nel 1958, ha totalizzato un giro di affari da 500 milioni di euro (dati 2003, alla morte del fondatore) espandendosi in lungo e in largo nel mondo già a partire dal 1967 e anche nello spazio. Negli anni 80, infatti, l’azienda iniziò a commercializzare negli USA e in Europa e nel 1995 i lecca-lecca Chupa Chups arrivarono persino nello spazio, a bordo della stazione MIR. I Chupa Chups prodotti nel mondo sfiorano i 4 miliardi di pezzi. Dal 2006 l’azienda fa parte del gruppo Perfetti Van Melle.

 

Storia e mito del logo Chupa Chups:  uscito dopo un’ora dagli scarabocchi di Dalì

 

Così si narra e pare proprio che le cose siano andate in questo modo… dopo aver inventato il Chupa Chups, Bernat decise che un bel logo era necessario per completare la sua intuizione nel food design. Così si rivolse al suo amico, Salvador Dalì e l’artista lo avrebbe scarabocchiato in un’ora appena, su un foglio di giornale, mentre insieme erano seduti al bar. Nacque così la famosa margherita gialla con la scritta interna in rosso.

Chupa chups logo

Chupa Chups non solo food design: il lecca lecca più famoso del mondo diventa merchandise

Ma non è stato solo il logo in sé a decretare il successo del Chupa Chups. La posizione ha giocato un ruolo fondamentale. Invece di essere posizionato lateralmente come praticamente tutti i loghi, il logo di Dalì venne, per sua richiesta, apposto sopra il lecca-lecca. Così, sulla rotondità della caramella, poteva essere visto bene e soprattutto per intero. E così che ancora oggi lo vediamo nei negozi.

Anche il nome Chupa Chups fu, come dicevamo, una invenzione fortunata. Oltre che la forma sferica della caramella, piccola per entrare nella bocca di un bambino senza sporcarlo, ma sufficientemente grande da essere gustata a lungo, il nome di prodotto è stato determinante per il successo. Il primo nome era Gol e non ha ottenuto grande risultato. Così venne cambiato in Chupa Chups. Il deposito legale del marchio avvenne nel 1962.

 

Il lecca-lecca nato nel 1958 a Barcellona dall’intuizione del pasticcere Enric Bernat è riuscito ad approdare anche sui capi di abbigliamento. Grazie ad una collaborazione tra Tezenis (noto marchio di underwear e abbigliamento intimo) e la Chupa Chups, il logo del lecca-lecca più famoso del mondo è stato stampato su t-shirt, pigiami, reggiseni e slip.

L’azienda di intimo Tezenis non è nuova a questi sodalizi commerciali. Qualche tempo fa è stato il turno del gemellaggio (piuttosto ben riuscito) con Coca-Cola.

Poi la volta di Chupa Chups: una collezione di underwear uomo – donna che gioca molto sulla fusione sexy – gioco, stile Lolita sbarazzina e che è approdata nei negozi monomarca Tezenis nella primavera del 2017.

È del 2018, invece, la notizia di un nuovo sodalizio tra Chupa Chups e il mondo della moda. L’ultima collezione di Fila per la Corea è ispirata proprio al lecca-lecca spagnolo.  Con una palette di colori vivaci dai toni del giallo, del rosso e del rosa, la collezione comprende capi come felpe con cappuccio, magliette, cappelli scarpe da ginnastica.

Ecco la storia di un logo fortunato, firmato da un rinomato (ed eclettico) artista catalano, sulla base di una geniale invenzione di food design di un amico pasticcere. Un logo (e una azienda nella quale brand e product name coincidono alla perfezione) che ha ampiamente superato i 50 anni di storia, rivoluzionando de facto il mondo delle caramelle. Sei anche tu alla ricerca di un logo accattivante per il tuo prodotto? Leggi Come fare un logo personalizzato. Oppure contatta un logo designer per un preventivo gratuito, potrebbe nascere un nuovo prodotto di successo!

Chupa Chups Fila

 

Come Trasformare un Negozio in un Moderno Concept Store

design
Un negozio da trasformare

Primavera, la vetrina si rinnova: ma chi possiede un negozio si accorge che questo non basta a stuzzicare i clienti. Il bravo commerciante sa quando è il momento di cambiare qualcosa della sua attività! Una tendenza vincente è quella di trasformare il negozio in un moderno concept store, che offra una gamma di prodotti varia e renda speciale il momento degli acquisti. Vediamo di cosa si tratta, con l’aiuto di un po’ di storia e del design d’interni.

Dal negozio classico al moderno concept store: cosa significa?

Il concetto di negozio, inventato dai francesi nell’Ottocento, è cambiato nel tempo: dalle boutiques privilegiate si passò ai grandi magazzini in gallerie cittadine, riservati solo all’abbigliamento, agli accessori e al tessile per la casa. I negozi italiani di due secoli fa erano soprattutto spacci specializzati in un’unica categoria di prodotti e magazzini cittadini per gli acquisti di massa, mentre nei paesi si acquistava negli empori, in grado di fornire qualsiasi prodotto, ma in quantità molto limitata. Il mercato itinerante, piccolo o grande che sia, appartiene alla realtà italiana più antica: luogo vario e colorato, sede di libera contrattazione, offre occasioni di incontro e socializzazione senza dover necessariamente acquistare qualcosa.

design interni concept store
È il momento di trasformare il negozio!

Il concetto del mercato si è evoluto nel Centro Commerciale, spazio fisso e vincolante, talvolta dispersivo. Così, il tradizionale negozio di media grandezza fortemente specializzato ha perso oggi la sua funzionalità commerciale: troppo piccolo per offrire un assortimento completo, troppo grande per essere bottega caratteristica: da questa crisi nasce l’idea del moderno concept store. Non si tratta di un mercato, né di un emporio, né di un grande magazzino; il concept store è uno spazio esperienziale, nel quale si praticano degli scambi sociali, tra cui quello commerciale.

Il moderno concept store si allestisce al chiuso, in un ambiente studiato attentamente per creare un’atmosfera precisa, che lega empaticamente il cliente al venditore e a tutti gli altri clienti che lo frequentano, spingendolo a tornare. Soprattutto il concept store offre categorie di prodotti molto varie, accomunate da un unico concetto, appunto, di tipo esistenziale. Ma vediamo quali sono i vantaggi di tutto ciò.

 

Perché trasformare il negozio in un concept store?

La tua attività commerciale è consolidata da anni con un preciso target di clientela e le vendite hanno sempre registrato un andamento costante; però da qualche tempo ti sei accorto che il negozio accanto riscuote maggior successo nel quartiere, oppure che le preferenze verso i tuoi prodotti sono diminuite.

È possibile che ci sia un calo stagionale oppure un cambiamento nella moda o una maggiore concorrenza del settore. Se la situazione non varia col trascorrere dei mesi significa che bisogna intervenire: è il momento di provare a trasformare il tuo negozio in un moderno concept store.

 

Quali saranno i vantaggi?

  1. Estensione del target degli acquirenti: se ora hai un negozio frequentato solo da signore ageé o da adolescenti fashion, una formula ben studiata del concept store è in grado di attirare acquirenti con esigenze e capacità d’acquisto diverse; l’importante è l’empatia col tema del negozio.Il tempo di acquisto si dilata: il cliente vive un’esperienza in cui l’acquisto è solo l’atto finale. Il venditore dovrà avere autentico interesse per i bisogni delle persone, ma anche padronanza delle tecniche commerciali esistenti per la chiusura dell’affare e per la fidelizzazione futura del compratore.
  2. Marketing virale
    Il concept store trasforma il negozio in un luogo di socializzazione che innesca il “passaparola” tra gli amici, costruendo credibilità e fiducia, elementi essenziali oltre alla varietà.
  3. Offerte diversificate
    Il concept store non obbliga a mantenere uno standard qualitativo ed economico dei prodotti, perché all’interno del negozio ci sarà sia il gadget da pochi euro sia l’opera d’arte costosa. L’essenziale è che i prodotti rispettino il tema concettuale del negozio.

Ci sono poi alcuni aspetti del concept store che cambiano le dinamiche di vendita:

  1. Personale
    In un concept store non può lavorare una sola persona: l’addetto alla vendita è sganciato dal personale che si occupa dell’evento, pur condividendo l’obiettivo commerciale.
  2. La merce va scelta rispettando il tema del negozio e i prodotti  non possono essere gli stessi per molto tempo: questo perché la frequentazione del cliente è abituale e occorre affascinarlo con le novità più frequentemente rispetto al turn over stagionale.
  3. Gli orari sono elastici. Gli orari e i giorni di apertura e chiusura sono più elastici rispetto a quelli tradizionali, soprattutto in occasione dei laboratori e degli eventi

Design d’interni e contenuti nei concept store nel mondo

L’oramai famoso concept store di Ralph Lauren aperto a New York nel 1986 ha fatto da apri-pista per la realizzazione di tutti gli altri: si basa sulla celebrazione del glamour americano attraverso prodotti della moda e opere d’arte. Il concept store parigino più famoso, “Colette“, ha scelto invece prodotti di abbigliamento e di designer emergenti mescolati a brand famosi, intrattenendo i clienti nel water-bar, spazio di degustazione delle acque.

design interni
La trasformazione parte dal design d’interni

A Milano il “10 Corso Como” ha legato le vendite all’incontro tra diverse culture del mondo, rappresentate da oggetti più disparati; il “Wildernis” di Amsterdam offre prodotti agli amanti del verde, proponendo varietà di piante e fiori, attrezzi, arredi e interessanti attività di laboratorio. Roma è senz’altro la capitale del concept store, presentando la gamma più varia: alcuni sono piccoli come l'”Outside Gallery“, dedicato alla moda e all’arte, realizzato in ambiente minimalista con arredi di riciclo; lo “Shop & Rare“, nelle stanze di un palazzo d’epoca del tutto prive di arredi, con lounge bar centrale. Il “Materia Bistrot“, un caffé e concept store, che vende arredamento scandinavo e promuove lo stile di vita nordeuropeo, ricavato in locali molto raccolti, semplicemente intonacati. A Cagliari, il “Luxor Magazine“, al piano terra di un edificio moderno con pilastri e travi di calcestruzzo a vista, è dedicato alla donna offrendo prodotti editoriali, essenze, arte, moda ed eventi a tema. Al contrario, “Extrastore” di Palermo è ricavato in un palazzo storico e vende solo prodotti del mondo maschile.

 

Design d’interni, cosa occorre per trasformare un negozio in un concept store?

Hai deciso il tema del tuo nuovo concept store? Bene, sei pronto per il grande cambiamento: con l’aiuto di un architetto e di un merchandiser è possibile operare la trasformazione di un negozio tradizionale, sia che si trovi al piano terra, sia al piano superiore di un edificio: il concept store infatti ha una clientela che sviluppa un rapporto amicale con il venditore per cui l’afflusso al negozio sarà garantito in tutti i casi.

design interni concept store
Uno negozio trasformato in concept store

La prima mossa è verificare se sia possibile aggiungere altre attività a quelle previste dalla licenza commerciale in corso, e ottemperare alle regole igieniche e di sicurezza, prevedendo la manipolazione di prodotti alimentari o laboratori manuali. Ottenuti i permessi si procede al progetto di trasformazione.

Facciamo l’esempio di un locale con un’altezza maggiore di 3.00mt e superficie di 70mq, composto da sala vendita, un piccolo retrobottega o deposito, un servizio igienico, vetrine. La prima operazione è quella di svuotare quanto più è possibile il locale da decorazioni, scaffali, arredi, muri di separazione. La merce di un concept store viene infatti sapientemente esposta dal merchandiser priva di confezionamento, per essere alla portata del cliente che deve toccarla, annusarla, guardarla, esaminarla liberamente. Scaffali e relle sono ridotti al minimo, il banco di vendita si riduce a un ripiano essenziale. Sono presenti invece sedute come in un salotto familiare in cui si beve qualcosa insieme: l’arredatore sceglierà pezzi originali che diano carattere al luogo.

La pavimentazione e le pareti saranno neutri per non distogliere attenzione dai prodotti in vendita, a meno che che ci si trovi in un locale storico, con finiture eccezionali. Si può addirittura tenere la struttura del soffitto a vista o creare un piccolo soppalco per aumentare gli scorci e i percorsi dello spazio, nel quale i prodotti richiameranno l’attenzione. Non è necessaria una vetrina chiusa: gli oggetti esposti verso l’esterno si integrano con l’ambiente interno, in continuità. Tavoli e sedie smontabili saranno l’attrezzatura sufficiente per tenere i laboratori, riservati a piccoli gruppi ristretti di acquirenti. Un piccolo schermo a scomparsa e un impianto di diffusione sonora serviranno per le presentazioni, durante le quali il pubblico si aggirerà tra gli spazi espositivi del negozio decidendo di acquistare in libertà.

Comincia a trasformare il tuo negozio

L’idea del Concept Store ti piace? Non è difficile realizzarla: basta decidere il tema, riorganizzare lo spazio con l’aiuto di un designer d’interni e disporre i prodotti seguendo i suggerimenti di un merchandiser. Parti subito: passione e dedizione porteranno il tuo negozio al successo!

Design d’interni: lo spazio giusto per un giardino d’inverno in casa

Il giardino d’inverno con aranci e limoni

Chi non accarezza il sogno di un giardino (o un giardino d’inverno) per la propria casa? Le forme di questa meravigliosa invenzione, a metà tra la natura e l’architettura, sono svariate, cominciando dal giardino più esclusivo della Storia: quello di Adamo ed Eva!

 

Giardini, da luoghi di culto a vezzo delle corti europee

Il progetto vero e proprio del giardino comincia con le antiche religioni: i Greci, i Sanniti e i Longobardi usavano infatti pregare all’interno di bellissimi spazi verdi recintati, pieni di alberi maestosi, prima di scoprire il tempio. Nel Medioevo, il giardino diventa luogo d’amore sacro e profano: i monaci Benedettini meditavano nei silenziosi giardini dei conventi e il balcone di Giulietta affacciava, secondo la famosa tragedia,  proprio su un giardino. In epoca barocca essi diventano mondi fantastici e privilegiati, simbolo di evasione. Nella Reggia di Versailles, Maria Antonietta gioca a fare la giardiniera con la corte ed è nascosto tra i cespugli di un giardino Cyrano, mentre parla a Rossana. Il giardino diventa simbolo di potenza nella villa dove vive Paolina Borghese, sorella di Napoleone, a Roma, mentre è scenario di incontri romantici in Inghilterra grazie ai romanzi di Jane Austen. È proprio dagli anglosassoni che nasce la passione per il giardinaggio privato, praticato come forma d’arte e svago. In Italia, invece, comincia ad essere coltivato per motivi di salute: nell’Ottocento, infatti, l’impossibilità di consultare un medico costoso, spinge spesso i borghesi a ritagliare uno spazio per un giardino d’inverno in casa, in cui si coltivano soprattutto piante di agrumi: esteticamente piacevoli e profumate e insostituibili serbatoi di vitamina per combattere raffreddori e infezioni. Anche noi possiamo ricavare un giardino d’inverno in casa, utilizzando al meglio gli spazi a disposizione e le piante più adatte alla nostra personalità. Vediamo come.

Il giardino d’inverno in casa, il trucco? Sfrutta le pertinenze

Molti si staranno chiedendo come sia possibile ricavare lo spazio per un giardino d’inverno in casa, quando si abita in un appartamento appena sufficiente per le funzioni abitative. In realtà, può essere ricavato in vari punti all’interno della casa o all’interno delle pertinenze, cioè quelle parti adibite generalmente al passaggio, al collegamento o  all’affaccio.

design d'interni giardino d'inverno
Un giardino d’inverno nell’atrio d’ingresso

Un architetto può aiutarci a individuare questa categoria di spazi nella casa, che riguardano le scale, i pianerottoli, i balconi, le verande, i soppalchi, i sottotetti. Sembra incredibile, ma la natura ci ha regalato centinaia di piante che hanno esigenze diverse  di vita, l’una dall’altra: grazie a ciò può avverarsi il sogno di costruire il nostro giardino d’inverno  scegliendo tra i vari punti della casa, senza rinunciare alla bellezza e al benessere del verde.

La caratteristica del giardino d’inverno è quella di poter essere coltivato al chiuso, seppure in un ambiente necessariamente luminoso e ricco di ossigeno.  Se si dispone di una scala finestrata, i pianerottoli potranno diventare piccole oasi di verde, collocando le piante su speciali tralicci verticali  a parete, all’interno di fioriere a pavimento o su ripiani sospesi al soffitto. I balconi e le verande offrono una maggiore insolazione e possono trasformarsi in vere e proprie piccole serre; i soppalchi godono di un’illuminazione più ridotta per cui è consigliabile ricavarli all’interno di un ambiente luminoso, mentre i sottotetti sono perfetti se provvisti di lucernario. Vediamo che tipo di piante possiamo coltivare al loro interno.

Ecco quali piante scegliere per il giardino d’inverno

giardino dìinverno design d'interni
un piccolo giardino verticale da interni

Nello spazio scelto per la creazione del nostro giardino d’inverno in casa, possiamo collocare  piante in vaso o fioriera e  su tralicci  in bambù o metallo, in modo da occupare superfici verticali e orizzontali. La scelta delle piante giuste dovrà avvenire sulla base della quantità di luce e aria presenti nello spazio nelle varie ore del giorno. Ci sarà di grande aiuto consultare un giardiniere esperto che possa indicarci le varietà vegetali dalle caratteristiche più adatte al nostro caso. Per esempio è possibile coltivare alberi di aranci, limoni e olive in vaso, ricordando che hanno bisogno di soleggiamento estivo, mentre in inverno la posizione riparata sarà l’ideale.  Per un giardino d’inverno d’aspetto più selvatico, le felci potranno essere disposte facilmente anche miste ad elementi di arredamento  suggestivi, come oggetti esotici, mobili etnici, sculture. Lo stile “foresta equatoriale” si completa con edere cadenti disponibili in diverse varietà, da posizionare sospese su ripiani anche a soffitto. Si tratta di piante che vivono bene anche in penombra e prediligono una maggiore irrigazione.

Per chi preferisce l’atmosfera del deserto, basteranno contenitori di ciottoli e sabbia nei quali si collocheranno cactus e piante cosiddette succulente, facili da curare e molto varie nell’aspetto. Infine, gli amanti del mondo orientale hanno la possibilità di costruire un giardino giapponese in casa utilizzando bonsai e muschi, senza dimenticare di aggiungere un elemento che contenga acqua, indispensabile nel linguaggio architettonico dei giardini giapponesi. Può trattarsi di una vasca o di una piccola fontana o anche di un acquario per i pesci.

Come attrezzare lo spazio del giardino: dall’accesso all’acqua alle attrezzature

Dopo aver individuato lo spazio più adatto per la creazione del giardino d’inverno in casa, aver scelto lo stile  preferito e le varietà vegetali con la consulenza del giardiniere, il progettista saprà organizzare la loro disposizione più opportuna su ripiani orizzontali o su supporti verticali, ricavando anche l’angolo delle attrezzature necessarie per la cura delle piante.

Indispensabile l’accesso all’acqua e a uno scarico. Un armadio richiudibile conserverà  cesoie, rastrelli e concimi, prodotti per la pulizia delle foglie, l’innaffiatoio, la scorta di ciottoli e torba, il contenitore per i rifiuti umidi. Un argomento importante per il giardino d’inverno, poiché è al chiuso, è quello che riguarda la presenza degli insetti: nel mondo della natura i vegetali sono spesso funzionali alla vita di queste creature e sarebbe irragionevole volerli eliminare. Dovremo quindi tollerare la presenza eventuale di piccole chiocciole, ragnatele, formiche, farfalle che facilmente possono sconfinare nei nostri spazi vitali a meno di non dotare le finestre di  tende protettive. Si tratta comunque di  indicatori ecologici che con la loro presenza testimoniano un ambiente sano e incontaminato anche se racchiuso in uno spazio limitato della casa.

Questo articolo ti è piaciuto, vorresti anche tu un giardino d’inverno ma casa tua è davvero troppo piccola o inadeguata? Continua a leggere qui: Compravendita Immobili, 5 Cose da Sapere sulla Valutazione delle Case

design d'interni giardino d'inverno
Lo spazio giusto per un giardino d’inverno in casa

Disegno 3D: 8 (tra i Migliori) Software di Modellazione 3D

disegni 3dOggi parliamo di disegni 3d, o più tecnicamente di software per il Design 3D. Oramai questi programmi sono diventati gli strumenti del mestiere per i designer digitali, come lo erano un tempo la tela ed i pennelli per un pittore oppure il legno per un artigiano.

Vedendo in giro le potenzialità e le opportunità di lavoro che possono scaturire dall’utilizzo di questi software (che, lasciamelo dire, sono davvero tanti), ti starai chiedendo quale può essere il più adatto a soddisfare le richieste di un mercato sempre più attento alle tendenze del design ed alla cura dettaglio. Bene, in questo articolo troverai le risposte che cerchi.

Disegni 3d, per cominciare eccoti un elenco dei software più utilizzati

  • 3ds Max
  • Blender
  • Rhinoceros,
  • Revit (dedicato alla progettazione architettonica)
  • Sketch up
  • Sweet home 3d
  • Cinema 4D
  • Maya (dedicato alle animazioni 3d)

Tutti i software sopracitati, ti permettono di creare design di oggetti e vere e proprie scene di arredamento di interni, esterni e qualunque cosa ti venga in mente. Esistono poi altri software che permettono di creare vere e proprie sculture digitali, come Zbrush e la sua versione freeware Sculptris e ci sono persino software che permettono di creare vestiti come Marvelous Designer.

 

Scopriamo più da vicino i programmi per fare disegni 3d

 

disegni 3d 3DS MAX Autodesk

3ds Max della Autodesk, può essere considerato uno dei software più completi e più complessi e per questo un po’ costoso, una licenza d’uso per un anno costa 1950€; però padroneggiare questo strumento vuol dire sentirsi capaci di far diventare qualsiasi idea realtà.

Abbraccia tutto ciò che ci si può aspettare da un software per il design 3d e ha come contorno una serie di validi strumenti tra plug-in e motori di rendering, che lo hanno reso il preferito di case cinematografiche e produzioni televisive. 3ds Max è stato utilizzato per scene o parti di film come Iron Man, 2012, X-Men, Transformers, Avatar e tanti altri.

 

A questo punto è doveroso che ti spieghi cosa sono i plug-in e i motori di rendering

I plug-in non sono altro che dei componenti aggiuntivi che aumentano le funzionalità del software. Da non farsi mancare, quando si utilizza 3ds Max, è il plug-in Phoenix Fd, che permette di creare ad esempio le onde del mare, la vernice, il fuoco, il fumo.

I motori di rendering (Vray è il più usato per 3ds Max) sono invece dei calcolatori attraverso i quali otteniamo il prodotto finale, chiamato appunto rendering. Cioè l’immagine finale o il filmato.

Se le potenzialità di Autodesk 3ds Max ti hanno incuriosito, ma il costo ti frena un po’, sappi che esiste una valida alternativa: Blender

Blender

Blender. È l’alternativa gratuita e open source a 3ds Max, è stato creato inizialmente per chi utilizzava il sistema operativo Linux, ma è tranquillamente compatibile e sempre aggiornato anche per Windows. Ha un’interfaccia intuitiva e offre la possibilità di creare ogni tipo di oggetto desiderato. Puoi scaricare gratuitamente il programma direttamente sul sito ufficiale.

Rhinoceros

Rhinoceros. Degno concorrente dei due software sopracitati, consente un utilizzo più mirato ad ottenere modelli di oggetti ottimizzati per la stampa 3d. È interessante sapere che Rhinoceros è molto utilizzato, tra l’altro, per la creazione di gioielli.

Se invece la tua passione sono l’architettura e la progettazione di edifici, ti consiglio di puntare su Revit. Revit è un altro prodotto fornito da Autodesk. Questo software sostituisce la carta e la matita nel disegno di nuove costruzioni edili. Non solo: è anche in grado di calcolare i materiali da utilizzare, il peso della struttura ed i rischi strutturali della costruzione. Ormai utilizzatissimo da geometri ed architetti.

Se i software elencati fino ad ora ti sembrano molto complicati, ti propongo ancora due soluzioni che possono fare al caso tuo. Tieni conto che questi strumenti, seppur validi hanno delle limitazioni rispetto ai precedenti.

 

I software per disegni 3d che abbiamo elencato ti sembrano complicati? Allora parliamo di Sketchup e Sweet home 3D

SketchUP Sketchup è un software pensato per semplificare la vita durante al fase di progettazione di uno spazio abitativo. Si presenta con un’interfaccia semplice e, dopo pochi click, si vedono già i primi elementi nella scena. Dispone di una libreria di oggetti di uso comune molto fornita.

Sweet Home 3D Sweet home 3D è un’alternativa molto valida a Sketchup. Si tratta di un progetto open source, in continuo aggiornamento e di facile utilizzo ed è veramente molto completo ed intuitivo. Come il precedente, dispone di una ricca libreria di oggetti che consentono in pochi minuti di assemblare una scena di interni.

 

Per finire è d’obbligo che ti segnali anche Cinema 4D

Maxon Cinema 4D Cinema 4D è partito un po’ in sordina ma anno dopo anno si è guadagnato sempre maggiori utenti. È un software per il design 3D completo e, soprattutto, facile ed intuitivo da utilizzare. Consente infatti di creare veramente di tutto ed assemblare bellissime scene.

 

E se la tua passione sono i personaggi, non posso non segnalarti Maya

Maya Maya è un altro software gioiello di casa Autodesk. L’interfaccia è molto simile a quella di 3Ds Max, che lo rende non proprio intuitivo. Ma ti garantisco, che se lo padroneggi, puoi creare personaggi e scene veramente bellissimi.

Guest post a cura di Nadia Calasso

Copywriting Persuasivo: come Scrivere per Vendere

messaggi pubblicitari copywriting persuasivoHai bisogno di un messaggio pubblicitario per attirare l’attenzione?
Vuoi scrivere un annuncio magnetico, dirompente e coinvolgente?
Hai bisogno di scrivere un testo per far crescere le tue vendite?

Oggi parliamo di Copywriting persuasivo, quel tipo di scrittura, oggi indispensabile, che persuade e convoglia il lettore dritto dritto a compiere una azione.

È un’arte, come dicevamo, ma si può apprendere grazie a tecniche e accorgimenti molto puntuali.

Il web è pieno di idee, consigli, manuali sul tema.

Vediamo di fare un po’ di ordine e di chiarezza per chi si approccia per la prima volta al mondo della scrittura pubblicitaria e per chi è alla ricerca di un Copy da ingaggiare per la propria attività.

 

Nei tuoi messaggi pubblicitari, attira l’attenzione dei lettori facendo leva sulle emozioni

La prima regola per scrivere un testo pubblicitario persuasivo è sicuramente immedesimarti nel lettore, nel destinatario, nel tuo potenziale cliente. A questo scopo, chiamiamo in causa Neil Patel sicuramente uno dei più grandi Copywriter e marketer attualmente sul mercato. Per scrivere correttamente un annuncio pubblicitario persuasivo:

  • Entra in empatia con il lettore. Se il lettore ha la sensazione che tu stia parlando proprio a lui, a lui che ha proprio quel problema, lo inchiodi al testo. Continuerà a leggere, perché si identifica nelle tue parole. Se manchi questo approccio, nessuna formula magica lo convincerà a continuare la lettura del tuo testo
  • Prometti un beneficio
  • Trasmetti serenità e fiducia per rinforzare il meccanismo promessa – mantenimento

Naturalmente per scrivere correttamente messaggi pubblicitari persuasivi devi conoscere il tuo lettore, il tuo pubblico di riferimento (in termini termini “target”, ma è meglio tenere sempre a mente che abbiamo a che fare con persone, persone reali in carne e ossa). Se tutto parte dal punto uno, “entra in empatia con il lettore”, devi conoscere il mondo del tuo lettore. Devi conoscerlo bene, altrimenti manchi questo passaggio e tutto il processo persuasivo non avrà “mordente” e rischierà di fallire. Quindi, è fondamentale che tu sappia:

  • Chi è il tuo potenziale lettore/cliente
  • Cosa lo motiva
  • Quali sono le sue paure
  • Come si comporta

Ma come faccio a conoscere il mio pubblico? Ecco come devi fare, la rete in questo ti aiuta. Vai sui gruppi, sui forum, sulle recensioni di prodotti del tuo mercato e leggi, leggi, leggi. Le persone che scrivono in questi contesti discutono veramente dei propri problemi e dei propri bisogni, quindi troverai espressioni vere e sincere. Raccoglierai moltissime informazioni utili se non, addirittura, l’esatta formula che ti serve per fare breccia, colpire la loro attenzione e la loro emotività. E per scrivere messaggi persuasivi.

 

Copywriting persuasivo, la formula corretta: devi convincere e non manipolare

Convincere e non manipolare. È tutto qui il segreto del Copywriting persuasivo eticamente corretto ed efficace. Infatti se crei (o fai creare dal tuo Copy di fiducia) dei testi persuasivi che convincono, la tua attività ne trarrà beneficio perché con l’acquisto soddisfi e mantieni la promessa fatta al cliente. Se invece manipoli, forzando con delle leve psicologiche attraverso la scrittura, per te potrebbe volgersi al peggio e il risultato sarà una disastrosa pubblicità negativa da parte dell’utente/cliente che, acquistando, si accorge di essere stato più o meno ingannato. Il rischio insomma è un rovinoso effetto boomerang per la tua attività commerciale.

Il segreto è tutto qui: quando crei il tuo testo pubblicitario, prometti solo quello che puoi mantenere.

In altre parole niente sensazionalismi che non possano tradursi in realtà per il cliente. Niente promesse fantasmagoriche che non possano essere soddisfatte. Ricordati che il cliente valuterà il tuo prodotto (qualunque esso sia, anche digitale) in base alle aspettative che si è “formulato” e che sono state consolidate dal Copywriting persuasivo che tu hai messo in atto.

 

Conosci AIDA? Te la presentiamo, è la pubblicità efficace

Un testo pubblicitario non si scrive inseguendo solo la propria creatività. È frutto anche di un modello teorico chiamato AIDA. Una sorta di check list di tutti gli elementi che una réclame deve contenere per essere efficace. AIDA è un acronimo che sta per:

  • Attenzione. Se vuoi un messaggio pubblicitario efficace devi essere in grado di catturare l’attenzione del (potenziale) consumatore. Impresa difficile, dato che ogni giorno siamo soggetti ad un numero elevatissimo di annunci, buona parte dei quali non viene neanche recepita
  • Interesse. Un testo scritto correttamente (per vendere) deve catturare l’attenzione selettiva del consumatore. Deve suscitare interesse. Deve portare il consumatore alla lettura e rilettura di quel testo
  • Desiderio. L’interesse da solo non basta. Adesso che il consumatore (potenziale) ti ha dato la sua attenzione, ha mostrato interesse verso il tuo messaggio, deve desiderare quello che hai da proporgli. Come si fa? Devi essere empatico. Se il cliente si identifica con la situazione pubblicitaria che proponi, allora si riconosce nel modello di riferimento o nel messaggio stesso
  • Azione. È l’ultimo step. Se desidera ciò che hai da proporgli, allora il consumatore deve potersi adoperare per averlo. Come? Con il tuo invito all’azione. Il tuo messaggio pubblicitario deve condurlo a fare qualcosa. Ovvero, generalmente, a comprare il tuo

Come avrai di certo già capito il Copywriting, per essere efficace, deve sempre essere tagliato a misura non solo della persona a cui ti rivolgi, ma anche del punto del percorso persuasivo che stai preparando per lui. In questo articolo non tratteremo tutti i possibili casi di tutti i percorsi, ma possiamo darti qualche idea su come fare breccia nel delicato punto della prima A: Attenzione. Ecco per te dei succulenti titoli semi-pronti che puoi prendere e adattare a piacere per catturare l’attenzione del tuo lettore e inchiodarlo al tuo messaggio.

 

Cosa vende realmente? Ecco 25 formule per generare titoli di successo

Nella scrittura pubblicitaria persuasiva efficace (ricordati efficace) deve esserci congruenza tra tutte le parti che compongono il tuo annuncio. Nel titolo, nel corpo del testo, nella call-to-action deve esserci uniformità di messaggio. Altrimenti non sei credibile e il tuo messaggio rischia di risultare discontinuo (anche a livello di percezione) in chi legge e di non andare a buon fine. Il buon fine, naturalmente, è spingere il lettore a compiere una azione (anche l’acquisto).

Cosa vende realmente? Questa è un’ottima domanda che devi porti prima di iniziare a scrivere. A vendere realmente sono i vantaggi del tuo prodotto, non le sue caratteristiche reali. Se scrivi un testo persuasivo, dunque, concentrati sui vantaggi che il tuo lettore può ottenere con l’acquisto del tuo prodotto. Non limitarti ad enunciare le caratteristiche (tecniche) di ciò che vendi. Piuttosto, fai leva su:

  • Soluzione al problema del cliente
  • Benefici ottenibili con l’acquisto del tuo prodotto o servizio

Per aiutarti (naturalmente è necessario conoscere le tecniche giuste e fare molto esercizio, proprio come in palestra), ecco una lista di formule che ti aiuteranno a generare titoli di successo. Su questa falsariga puoi creare anche corpo del testo (il vero e proprio messaggio) e la call-to-action o invito all’azione del tuo testo.

  1. Perché i pigri … riescono a … e i bravi ragazzi no
  2. Chi vorrebbe … con / a …
  3. Quale di questi … problemi vorresti risolvere?
  4. Ciò che tutti dovrebbero sapere su …
  5. Per le persone che vogliono … un giorno
  6. Per le persone che vogliono … ma non riescono ad partire
  7. Questi sono probabilmente i … segreti meglio custoditi al mondo
  8. Il modo più veloce che conosco per …
  9. Chi … si imbatterà nel tuo …
  10. L’incredibile arte di …
  11. Il …- che ti farà impazzire …
  12. Stanco di … ? Leggi subito questo!
  13. Ora gli eBook rivelano come … e renderanno il tuo … geloso
  14. … in 24 ore soddisfatti o rimborsati
  15. Questo … vale la pena … per te?
  16. Immagina … e goderne ogni minuto!
  17. Come trasformare… in … in appena…?
  18. Come fare … legalmente?
  19. Il modo scientifico per …
  20. Come … di più … e meno
  21. Come … minuto per minuto?
  22. Come una nuova scoperta ha portato una …
  23. Ecco un modo per … che non ha mai fallito finora!
  24. … per ogni … – tu …
  25. Come ho finalmente … dopo aver provato tutto il resto

Attenzione però. Non significa che con queste formule sarai sommerso dalle vendite. Sposiamo l’idea che non esistano delle formule matematicamente perfette, nel Copywriting persuasivo, che si adattino ad ogni contesto in cui verranno inserite. Le formule già pronte aiutano certo, ma l’esito non è mai garantito perché sono “astratte” rispetto al contesto di riferimento. Testarle quindi diventa la parola d’ordine. Prevedi almeno 4 versioni del tuo testo pubblicitario, poi testale e vedi quale converte di più.

 

Sai dove devi pubblicare il tuo Copywriting persuasivo?

Il tuo messaggio pubblicitario può essere pubblicato sulla tua landing page. Se non sai di cosa si tratta, leggi l’articolo Cos’è una landing page e perché dovresti averne una.  Ma può essere pubblicato anche su una pagina di giornale, trattandosi alla fine dei conti, di un vero e proprio messaggio pubblicitario, un messaggio cattura clienti. Ovunque tu decida di pubblicare il tuo annuncio e in particolare se lo pubblichi sulla tua landing page, ricordati questi 4 punti fondamentali:

  • Focalizzati sull’inizio e la fine. Sono le due parti del testo che i lettori leggono, soprattutto sul web
  • Non descrivere, racconta
  • Inserisci sempre una call-to-action

Adesso hai sicuramente una infarinatura su questo tema e riconosci la sua importanza per la tua attività commerciale. Adesso sta a te rimboccarti le maniche e studiare le tecniche per realizzare testi pubblicitari persuasivi e convincenti facendo leva sulle emozioni del lettore e sul suo mondo. Oppure, se non vuoi farlo tu, hai sicuramente gli elementi per poter scegliere il Copywriter freelance cui affidarti e decidere insieme a lui come impostare la giusta strategia.

Compravendita Immobili, 5 Cose da Sapere sulla Valutazione delle Case

compravendita immobiliare
Ho deciso, compro casa!

Compravendita immobili, sul web, è una parola gettonatissima. Questo anche perché, negli ultimi anni, molti italiani hanno avuto l’idea di vendere o di comprare casa. L’andamento del mercato immobiliare è costantemente aggiornato grazie alle statistiche dell’Agenzia delle Entrate, che tra il 2010 e il 2016, hanno visto scendere i prezzi a Torino, Firenze e  Roma. A Milano e Napoli, invece, i prezzi delle case hanno registrato un aumento. I motivi sono vari: il fortunato proprietario di una casa, quando decide di fare questo passo, dovrebbe sempre chiedersi cosa lo spinge a cambiare, in modo da essere ben co

nsapevole delle sue aspettative e di conseguenza fare un buon affare.

I motivi per i quali si vende o si compra casa sono importanti per ottenere una giusta valutazione della stessa all’interno del mercato: ecco cinque cose da sapere prima di procedere.

1. Cambio casa, al via tra sogni e concretezza

Ho deciso: cambio casa! Se hai pensato questo, avrai sicuramente già fatto i conti con le tue motivazioni, con esigenze concrete come:

  • la necessità di avere più spazio
  • la voglia di realizzare un sogno coltivato per anni
  • la voglia di mettere su famiglia

Alle queste motivazioni si aggiungono  sicuramente quelle di

  • voler risparmiare o investire denaro
  • il cattivo stato dell’immobile abitato attualmente, diventato invivibile o in via di peggioramento
  • limitare il dispendio energetico eccessivo che incide sulle bollette
  • allontanarsi da un’area inquinata che compromette il nostro stato di salute

Nella compravendita di immobili, dovrai sempre verificare le tue motivazioni con un tecnico esperto: l’architetto o l’ingegnere infatti, hanno la giusta competenza per valutare  le dimensioni degli ambienti, stabilire la superficie utile e il volume; possiedono gli strumenti per verificare l’agibilità della casa e la presenza di danni irreparabili; infine, hanno la capacità di redigere una perizia sul dispendio energetico della casa e sull’incidenza dell’inquinamento nell’area. L’architetto sarà utile anche nel caso che l’acquisto di una casa venga fatto in previsione di una nuova attività lavorativa, come un bed and breakfast o un deposito merci. A questo punto grazie all’indagine del tecnico disporrai di una serie di informazioni precise, utili per fare la giusta valutazione. Vediamo come.

Valutazione immobile: impara a usare le tabelle di valutazione2. Impara a conoscere le tabelle di valutazione

In Italia la valutazione delle case viene effettuata da due organismi: NOMISMA e FIAIP, che raccolgono i dati  di vendita negli anni rispetto alle città, ai quartieri, alla grandezza e ad altri requisiti di carattere tecnico. Sulla base di questi dati vengono redatte le tabelle di stima utili a capire come si valuta una casa nel mercato nazionale.

valutare immobile

I metodi di stima possono basarsi sulla comparazione, cioè sul confronto con altre case già vendute che hanno identiche caratteristiche della tua. Oppure sulla analisi ricostruttiva, usata quando non esistono sul mercato molti  immobili paragonabili alla tua casa.

Facciamo qualche esempio: se vendi un appartamento di poche stanze nel centro di una grande città, in un quartiere medio, hai sicuramente possibilità di paragonare la tua casa a centinaia di altri appartamenti con caratteristiche simili, che hanno già trovato un acquirente. In questo caso le tabelle di stima ti aiuteranno a stabilire quale potrebbe essere il giusto prezzo di vendita, facendo una media tra il prezzo più alto e quello più basso in tabella. Se invece  sei il proprietario di un antico castello sulle sponde di un lago ridente, in posizione privilegiata sul territorio, è molto probabile che le tabelle di stima non riportino molti esempi di immobili paragonabili: occorrerà redigere una perizia di stima specifica per la compravendita della tua abitazione,  che si baserà esclusivamente sui meriti.

valutazione immobile: raccogli dati3. Compravendita immobili: raccogli i dati sulla casa

Con l’aiuto di un architetto o di un ingegnere, puoi riuscire a sapere quali sono i dati più utili sulla casa da vendere o da comprare. Innanzitutto  la sua posizione geografica: nella regione, nel quartiere e nel condominio. Fondamentale il piano sul quale si colloca nell’edificio e la presenza o meno di collegamenti verticali meccanizzati (l’ascensore!), che assegnano un punteggio importante all’accessibilità.

La valutazione comincia dalla posizione

In secondo luogo lo stato di manutenzione: questo dato purtroppo si presta spesso ad essere inquinato da interventi che mascherano il reale stato della casa, per cui occorre fare molta attenzione. Se la casa si mostra in un avanzato stato di fatiscenza sarà il  caso di affidarsi alla consulenza di un tecnico per comprendere l’entità dei dissesti in modo da valutare l’ eventuale spesa di riparazione.

Altro dato  importante è la superficie cosiddetta “utile” della casa: ne sono esclusi i balconi, i pianerottoli, gli sgabuzzini e le scale interne. Un dato questo, da tenere d’occhio, visto che il prezzo sarà rapportato ai metri quadrati! Infine, ultimi dati importanti nelle stime sono lo stato abitativo, ossia se la casa è già libera o ancora occupata da inquilini, e la destinazione d’uso: quest’ultimo dato, riportato nei documenti catastali, è importantissimo perché condiziona fortemente l’acquisto o la vendita. Non puoi infatti  pretendere di stabilire una residenza all’interno di un  deposito commerciale o un albergo all’interno di un castello residenziale, senza aver cambiato la destinazione d’uso, richiedendo un permesso all’autorità comunale. È bene rivolgersi a un tecnico anche in questo caso: saprà procurare la documentazione giusta per accertare il dato catastale e soprattutto verificare che si possa procedere o meno ad eventuali cambiamenti in base alle regole urbane del luogo.

valutazione immobile: mettiti alla ricerca della giusta valutazione4. Mettiti alla ricerca della giusta valutazione

Hai raccolto tutti i dati che riguardano la casa che vendi o che compri, con l’aiuto dell’architetto. A questo punto puoi procedere al calcolo della stima per accedere alle tabelle e alla valutazione corrispondente.

Una casa tutta da valutare

Il calcolo prevede l’applicazione di alcune formule elaborate grazie ad una disciplina economica chiamata Estimo, che permette di reperire i coefficienti corrispondenti all’immobile e di confrontare così la casa con tutte le altre già vendute. Anche in questo caso è bene affidarsi a un professionista, in modo da essere certi di ciò che si possiede e soprattutto di ciò che si può chiedere in contropartita. Sia che ti occupi personalmente della vendita o dell’acquisto, sia che affidi questo compito ad un’agenzia immobiliare, sarai pronto a valutare le offerte come convenienti o meno, grazie alle tue conoscenze e alla consapevolezza dei tuoi obiettivi. La procedura sarà simile nel caso fossi proprietario del castello anziché del piccolo appartamento: la differenza è che nel primo caso il calcolo avviene usando punti di merito al posto dei coefficienti. Essi daranno una valutazione specifica alla proprietà, stabilendo un prezzo senza paragoni.

Valutazione immobile: valuta il valore oggettivo e non quello affettivo5. Ultimo consiglio per la compravendita di immobili: valuta il prezzo oggettivo e non quello affettivo

Nella valutazione della casa che vendi o che compri, purtroppo, devono essere assolutamente esclusi alcuni fattori: quelli sentimentali innanzitutto, che spingono il proprietario a dare un prezzo affettivo piuttosto che oggettivo; quello connesso all’indigenza economica, che crea nel venditore l’illusione di  ottenere  un ricavo superiore rispetto a quello attuabile. Anche la fretta e la scarsa conoscenza delle caratteristiche della casa possono contribuire ad errori di valutazione che sfociano nella svendita vera e propria, quindi nel cattivo investimento. Per questo è bene sempre rivolgersi al tecnico giusto, che saprà  stabilire scientificamente  la migliore valutazione per la tua casa.

Ti è piaciuto questo articolo e vuoi pensare al dopo l’acquisto? Allora leggi anche come puoi Ricavare una Sala Cinema e uno Studio di Pittura da un piccolo appartamento.

Lead Generation. I tuoi Lead sono Qualificati?

lead generation Lead Generation, ovvero perché è così importante in ogni attività commerciale generare contatti interessati alla propria offerta. Automatizzare il più possibile il processo, creare una mailing list di contatti interessati e raccogliere quante più informazioni possibili sui tuoi lead per renderli lead qualificati sono le basi di ogni strategia digitale per l’acquisizione di nuovi clienti soddisfatti.

 

Iniziamo dalla base, sai qual è la differenza tra lead e prospect?

Per farla breve, un lead è il contatto di un potenziale cliente. Il prospect è un lead che ha dimostrato già interesse verso la tua proposta commerciale (prodotto o servizio). Infine, il cliente è colui che ha comprato da te, almeno una volta. Il tuo obiettivo, in termini di marketing, sarà dunque quello di acquisire dei lead, trasformarli in prospect e successivamente in clienti.

Come catturare lead qualificati?

Qui entra in gioco la tua Landing Page. Se non sai di che si tratta o se non ne hai ancora una, leggi Cos’è una Landing Page e perché la tua attività ne ha bisogno.

Un lead è la risultante delle tue campagne di promozione. Può essere:

  • Una mail
  • Un contatto social
  • Un numero di telefono

Un lead alla fine diventa prospect (ovvero contatto che ha manifestato interesse verso la tua proposta) quando porta a termine la tua Call to Action, il tuo invito all’azione. Ovvero quando:

  • Compila il form sulla tua Landing Page
  • Chiede informazioni/preventivi
  • Scarica il materiale informativo gratuito (report, give away, ecc) che hai predisposto per lui

Capirai facilmente che un prospect diventa una risorsa molto preziosa che va coltivata. Il tuo obiettivo, adesso che il contatto è inserito (ad esempio) nella tua mailing list aziendale, è quello di trasformarlo da lead a cliente vero e proprio. Ma il primo passo, il fondamentale, rimane la raccolta di lead. In altre parole devi fare la Lead Generation.

 

Perché la Lead Generation è importante e come farla al meglio

La Lead Generation è il processo di acquisizione di contatti potenzialmente interessati ai servizi o prodotti che offri. È una fondamentale operazione pubblicitaria e spesso è ineluttabile, qualunque sia la nicchia di mercato occupata e indipendentemente dal tipo di attività. La Lead Generation è ugualmente importante sia che tu faccia B2B (attività business to business) sia che la tua sia un’attività B2C (ovvero business to consumer).

Ogni attività commerciale dovrebbe garantirsi un flusso di lead costante nel tempo, poiché questi contatti costituiscono la base della piramide che trasforma un semplice nominativo in un cliente della tua azienda.

Quindi, essere in grado di acquisire lead è generalmente considerato uno degli aspetti più importanti nel marketing digitale. La ragione è abbastanza semplice. Una volta acquisito, un lead può essere contattato più e più volte, al fine di ottenere vendite.

In teoria, dato che gli affari sono un gioco di numeri, più lead riesci a generare, più vendite farai. Nella realtà non è sempre così. Spesso è consigliabile avere anche pochi lead ma correttamente profilati (quindi fortemente interessati a ciò che proponi), piuttosto che una lista infinita di lead non esattamente in target, che difficilmente saranno interessati a completare il processo di acquisto e quindi a trasformarsi in clienti.

 

Fare Lead Generation al meglio: strategie a pagamento vs strategie gratuite

Fondamentalmente esistono due diversi tipi di strategie per acquisire lead: strategie gratuite e strategie a pagamento.

Le strategie gratuite non sono gratuite! Significa investire molto tempo e risorse  nel proprio brand, creando contenuti utili e trovare la visibilità necessaria. L’investimento necessario dipende dal settore e dai canali che si vogliono esplorare. Per esempio non basta un bel sito web per essere notati: occorrono anche anni per salire nelle posizioni di google e occorre molta pazienza per ottimizzare i testi e la comunicazione del tuo sito affinché sia efficace. Come faccio a testare le mie landing page se non ho traffico e come faccio ad attirare traffico se non so se il contenuto è valido? E’ un gatto che si morde la coda. Di certo una volta creato il band i lead gratuiti sono veramente gratuiti.

Le strategia a pagamento sono immediate: ottieni un numero di lead proporzionale a quanto vuoi investire. Tutto facile dunque? No. Se investi in canali sbagliati ottieni lead non qualificati: il tuo costo per lead magari è basso ma il tuo costo per acquisizione aumenta in modo insostenibile. Rispetto al lead gratuito il lead a pagamento a pagamento ha il vantaggio di di poter saggiare velocemente se il tuo prodotto/servizio è valido. Si può affinare la tecnica di lead in pochi giorni grazie ad un’alta esposizione.

L’ottimale è combinare metodi a pagamento con metodi gratuiti per ottenere una proficua lista di lead. La ricetta perfetta e universalmente valida, naturalmente, non esiste. Ogni attività, ogni mercato di riferimento è differente da ogni altro. Saranno i tentativi e l’esperienza di un buon marketer a trovare la giusta percentuale tra le due strategie per fare una profittevole Lead Generation.

 

Tre tecniche per acquisire i tuoi potenziali clienti

Ne esistono in realtà molte di più, ma per iniziare puoi leggere queste tre tecniche di Lead Generation che proponiamo. Possono ovviamente essere combinate tra loro, come dicevamo prima, anche se una ricetta universalmente vincente non esiste.

  1. Lead Generation a pagamento: campagne AdWords o Facebook Ads. Neanche a dirlo, questa fa parte delle strategie a pagamento. È una tecnica indubbiamente efficace e anche piuttosto rapida di acquisizione. Tutto ciò che devi fare è acquistare (pagando) visibilità nella SERP di Google (ovvero nella pagina dei risultati) via Google AdWords, oppure visibilità nella timeline di Facebook, pianificando una campagna di Facebook Ads. Il risvolto della medaglia è che non puoi fare da solo, se sei un neofita. Devi affidarti ad un buon digital marketer per evitare di perdere (anche molti) soldi e di non generare una adeguata lista di contatti
  2. Lead Generation attraverso contenuti di valore. Che si tratti di un report, di una infografica, di un webinar o dei post del tuo blog, per generare contatti caldi devi offrire dei contenuti di qualità che risolvano uno dei problemi del tuo target di riferimento. Questa è una strategia gratuita di Lead Generation che può portarti lentamente ad avere lead veramente di qualità che molto probabilmente si trasformeranno in clienti soddisfatti
  3. Lead Generation attraverso la presenza sui social. Questa strategia rientra nelle attività del social media marketing e oggi tutte le aziende (anche grandi e già importanti) incrementano e mantengono la loro presenza sui social network. La presenza aziendale sui social serve per creare engagement, ovvero coinvolgere i potenziali clienti grazie a contenuti pensati ad hoc, grazie a sondaggi, post, immagini che possano coinvolgere gli utenti e permettere all’azienda di fare Lead Generation. Segui il link se vuoi conoscere i trend dei social media per questo 2018?

 

Come faccio a capire se un lead è qualificato?

Partiamo dal presupposto che sono cambiati i modi con cui le persone desiderano acquistare e ricordiamo che oggi i clienti si informano e imparano su internet prima di acquistare. Sia su Google (e altri motori di ricerca) sia via social network. Secondo il Report sui trend dei social media 2018, messo a punto da Hootsuite, per alcune fasce di età (18-24 anni) le ricerche pre-acquisto sui social media hanno addirittura sorpassato quelle effettuate sui motori di ricerca.

Un lead, in questo scenario, deve necessariamente diventare qualificato. Una definizione generica e universalmente riconosciuta di lead è:

una persona che ha visitato il tuo sito e ha dimostrato interesse per un tuo prodotto o servizio e lo ha chiaramente confermato

 Ma dicevamo che ciascuna attività commerciale, deve rendere i propri lead qualificati. Un lead semplice diventa un lead qualificato quando

riconosci il tuo prospect come un “cliente potenziale”, perché si adatta al profilo del tuo cliente ideale in termini di bisogni o propensione alla spesa, tempi e altri fattori

Sono importanti anche altri indicatori che ti danno conferma che si tratti proprio di un lead qualificato. Ad esempio l’interesse dimostrato nei confronti del tuo prodotto/servizio così come appare nei suoi comportamenti online precedenti alla conversione da visitatore a lead. Oppure l’interesse dimostrato durante la relazione che avrai instaurato con lui una volta trasformato in prospect.

 

Chi ti può aiutare per fare Lead Generation per la tua azienda?

Abbiamo già accennato alle figure professionali che possono aiutarti a impostare e gestire la tua Lead Generation. Qui le conoscenze tecniche e l’esperienza sul campo sono molto importanti e sono considerate la discriminante tra una campagna promozionale di successo e un inevitabile flop. Scopri a chi puoi rivolgerti, cliccando fra i nostri esperti di marketing. Un Web Marketer o un esperto in Digital Strategy possono rivelarsi il tuo asso nella manica nell’intero processo di Lead Generation.