Quando i consumi e la cultura viaggiano sul web

acquisti online

Le tecnologie del XXI secolo stravolgono il paradigma sociale ed economico verso le nuove frontiere dei consumi e del sapere. La cultura viaggia inarrestabile sulle strade del web rivoluzionando il modo di conoscere delle persone. Le news sono in tempo reale e qualsiasi smartphone può informare prima dei classici telegiornali. Il tablet coadiuva la tecnologia aumentando le prestazioni offerte ai destinatari. Il web rivoluziona la cultura modificando in maniera sostanziale i classici paradigmi della società. I consumi non possono sottrarsi a questa nuova mentalità influenzando la vendita e, di conseguenza, il modo di acquistare, quasi a sottolineare e a suggerire quelle innovative abitudini del XXI secolo.

Cambiano gli stili di vita degli italiani poiché la crescente innovazione tecnologica impone precise regole rivoluzionarie. Quei nuovi scenari sociali avanzano lentamente verso significative alternative, a piccoli passi nascono straordinari canali culturali sul web dove è possibile scegliere in prima persona gli oggetti più vicini alle nostre esigenze. Dalla piattaforma Amazon fino ad arrivare alle famose librerie online dei più importanti editori italiani tra cui Feltrinelli, Mondadori, Rizzoli. Gli ebook sostituiscono a pieno titolo il libro cartaceo con una nuova percezione della cultura divenuta ormai più agile. Il famoso e blasonato e-reader diventa un device sensazionale per i giovani e per gli adulti dove leggere libri digitali con una possibilità di archiviazione di oltre mille volumi. Cresce la consapevolezza tra i giovani perché acquistare sul web presume una conoscenza dei prodotti e una scelta accurata dei diversi requisiti proposti.

Per comprendere nel dettaglio il cambio di paradigma sociale ed economico è bene soffermarsi a leggere alcuni dati contenuti in uno studio condotto dall’Osservatorio eCommerce B2c promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm. «Il valore degli acquisti online – si legge nel documento – da parte dei consumatori italiani raggiunge nel 2017 i 23,6 miliardi di euro, con un incremento del 17% rispetto al 2016. Soltanto nel 2017 gli acquisti online di prodotti (pari a 12,2 miliardi) crescono del 28% e superano per la prima volta quelli di servizi (+7%, 11,4 miliardi). Il turismo si conferma il primo settore (9,2 miliardi, +7%) seguito da informatica ed elettronica di consumo (4 miliardi, +28%) e abbigliamento (2,5 miliardi, +28%). Tra i comparti economici emergenti i più importanti sono arredamento e home living e Food&Grocery che insieme valgono quasi 1,8 miliardi di euro. Gli acquisti con lo smartphone crescono del 65% e superano quest’anno i 5,8 miliardi di euro. Sono da evidenziare gli acquisti online delle assicurazioni che raggiungono quota 1,3 miliardi di euro (+6%) e rimangono focalizzati sulle RC auto. Tra gli altri servizi, che valgono circa 900 milioni di euro (+3%), rimangono importanti i contributi del ticketing per eventi e delle ricariche telefoniche. L’acquisto di servizi genera circa 50 milioni di ordini all’anno con uno scontrino medio di 235 euro. Nel 2017 un terzo degli acquisti e-commerce, a valore, è concluso attraverso smartphone o tablet. L’incidenza di questi device è quintuplicata nel giro di cinque anni: nel 2013 la somma di tablet e smartphone valeva solo il 6%. Ancora più significativa la crescita dello smartphone: il suo contributo è passato dal 4% nel 2013 al 25% nel 2017. In valore assoluto, gli acquisti e-commerce da smartphone superano, nel 2017, i 5,8 miliardi di euro, con una crescita del +65% rispetto al 2016».

Con gli e-commerce in forte crescita è facilmente comprensibile quanto sia diventato importante l’acquisto sul web. I cambiamenti stanno modificando letteralmente i consumi aprendo nuove frontiere commerciali da conoscere in maniera approfondita.

«L’influenza sulla vita sociale – commenta Piero Gaffuri, manager e romanziere – è sicuramente rilevante ed è dovuta, in larga parte, dalla nascita dei ben noti social network come Facebook e Twitter, tanto per citare quelli più conosciuti al pubblico. Sono strumenti che consentono di scambiare informazioni, esperienze, fotografie, video. Se sono gestiti in maniera intelligente diventano una sicura opportunità per aumentare la nostra conoscenza».

È utile ricordare che è divenuta un’abitudine ormai consolidata la vendita tramite i social network, specialmente su Facebook dove è possibile trovare la piattaforma del marketplace per cercare oggetti usati di ogni genere merceologico e per proporre la vendita dei propri oggetti. La strada del web sottolinea l’imponenza dei social network come autentico mezzo di scambio dove “incontrare” una vasta platea di probabili acquirenti. Non è decisamente secondaria la crescita intellettuale trovando nel web una risposta dedicata a tutte le persone: la cultura è un oggetto di consumo come libri, dvd, cd, video.

«La rete consente di trovare qualsiasi argomento ma dobbiamo avere le giuste chiavi di lettura. È un problema – continua Piero Gaffuri – di interfaccia poiché è necessario conoscere bene la rete, al fine di decodificare in modo giusto le informazioni trovate su Internet. È un grande patrimonio culturale da gestire con intelligenza».

I giovani sono sicuramente in una straordinaria posizione di vantaggio proprio in virtù della tecnologia. Sono nativi digitali quindi riescono a gestire alla perfezione i diversi device, sfruttando al meglio la ricchezza culturale derivante dalla tecnologia. I giovani devono essere in grado di usare le informazioni in maniera adeguata che corrono sulle strade del web. Tutto ciò diventa fondamentale perché spesso può capitare di lasciare notizie o dati importanti sulla rete: la privacy deve essere salvaguardata.

«Le persone meno giovani – commenta Maria Bernabeo, psicologa e psicoterapeuta – per non perdere tempo e per equipararsi psicologicamente al popolo dei giovani (evitare di sentirsi emarginati in alcune fasce di età è molto importante), si sentono inserite in qualcosa di estremamente veloce e artificiale, lontano dal loro essere ma che accettano di buon grado. Ciò che è bene sottolineare è vedere il modo con il quale passano da acquisti diretti ad acquisti virtuali con molto facilità, mentre per i giovanissimi non è certamente uguale. Questi ultimi, per la maggior parte, presentano una struttura psicologica poco solida e preferiscono decidere di fare acquisti online per non mettersi a confronto con il venditore. Questo contatto, il modo di interfacciarsi con il commesso di un classico negozio, significa essere sicuri della propria scelta mentre sul web le decisioni sono dettate unicamente dalle tendenze del branco o addirittura del gruppo di appartenenza. Si può facilmente comprendere come questi modi di acquistare non amino il confronto che conduce a una crescita e a una consapevolezza culturale preferendo il web, quasi a sottolineare il motivo principale dell’acquisto realizzato su Internet. A ragion del vero bisogna anche dire che a volte alcuni articoli si trovano più facilmente sulle piattaforme e-commerce ed il prezzo è notevolmente più competitivo rispetto a un classico negozio. Sappiamo bene che i ragazzi e anche gli adulti amano trovare l’articolo di tendenza senza spendere cifre elevate. I consumi sul web delineano una nuova modalità di acquisto del XXI secolo la quale sta conquistando generazioni junior e senior».

Per completare la panoramica sui diversi marketplace è utile sapere che stanno nascendo piattaforme che permette il lancio e la gestione di un negozio online in pochi minuti. Le loro caratteristiche è quella di sincronizzarsi in automatico con Facebook, Amazon, eBay, Google Shopping, integrando in questo modo i principali metodi di pagamento (PayPal, carte di credito).

Il 94% di tutti i prodotti vengono prima cercati online, anche nei casi in cui l’acquisto si concluda nel negozio (fonte ContactLab). Diventa fondamentale la presenza sul web. Tuttavia soltanto il 6,5% di queste realtà commerciali ha un negozio online (fonte Confindustria). Questo è spesso dovuto al fatto che le tecnologie più diffuse per avere un negozio online, come Shopify, Magento, Prestashop, richiedono l’acquisto di software e hardware, una configurazione da parte di esperti, senza dimenticare gli ulteriori investimenti in sviluppo per evitare che il portale diventi velocemente obsoleto. La tecnologia conosciuta come Software as a Service (SaaS), riesce a colmare questo gap. Le aziende possono avere un e-commerce facilmente configurabile in multidominio e multilingua, il quale viene mantenuto aggiornato continuamente a livello centrale. La tecnologia non si acquista ma si noleggia.

Guest post scritto da Francesco Fravolini
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La Migliore Piattaforma E-commerce. Il Sondaggio degli Esperti.

migliori piattaforme e-commerce imprenditrici e-shopStatista.com, azienda leader nelle statistiche in ambito digitale, ha reso pubblici i dati relativi al mercato e-commerce in Italia per l’anno 2017 che ammonta ad un valore di 10.979 milioni di dollari. Si stima che nel 2021 il volume crescerà del 9,2% annuo arrivando a 15.600 milioni di dollari.

Non vendere. Farsi comprare.

La crescita del mercato e-commerce italiano è positiva ma, guardando ad altre esperienze, sappiamo che ci sono ancora margini di crescita e accelerazione: in Italia solo il 34,4% dei consumatori acquista online. Inoltre la più grande fetta del mercato è in mano a colossi come Amazon, Ebay e Yoox.

Come possiamo interpretare questi dati? Ci sono ancora grandi opportunità per l’e-commerce? Qual’è la migliore piattaforma e-commerce e quale strategia di marketing risulta più efficace in questo contesto?

Abbiamo chiesto alla Comunità dei Freelance per avere delle risposte tagliate sul tessuto economico Italiano che come sai, è costituito da Piccole e Medie Imprese.

Il Sondaggio di AddLance

Abbiamo affrontato la questione tecnica, sottoponendo a un campione rappresentativo dei 20.000 e più professionisti di AddLance un sondaggio per approfondire alcuni aspetti ai quali prestare attenzione quando si decide di entrare nel mondo della vendita online. Partiamo dalla prima domanda del sondaggio.

Titolo: il sondaggio di AddLance sulle migliori piattaforme e-commerceDomanda 1: Meglio una piattaforma E-commerce proprietaria o una piattaforma open source?

Esistono decine di piattaforme E-commerce, proprietarie o di tipo open source, a disposizione di chi vuole creare il proprio portale.

L’indagine conoscitiva di AddLance ha messo in luce alcune problematiche legate all’utilizzo di un CMS (Content Management System) proprietario per un sito e-commerce: elevati costi di attivazione e mantenimento, problemi di gestione e aggiornamento, legame a doppio filo con la società proprietaria della piattaforma, customizzazioni spesso onerose.

CMS open source come WordPress, Prestashop, OpenCart, Magento, Joomla, ecc. risultano essere invece altamente consigliati perché supportati da un’ampia comunità di sviluppatori che lavora al miglioramento continuo delle piattaforme, propone soluzioni innovative, mette a disposizione forum di assistenza e mantiene efficace, ad ogni release, il sistema di sicurezza.

Domanda 2: WordPress + WooCommerce vanno bene per un e-commerce?

Il sondaggio ha sfatato lo stereotipo che vuole WordPress perfetto per un blog ma non idoneo per un negozio online.

L’80% dei freelance trova WordPress + WooCommerce la soluzione ideale per shop online di PMI con prodotti di nicchia, rari, magari anche personalizzabili e altamente specializzati.

Domanda 3: Conosci qualche e-commerce che utilizza WordPress?

Riportiamo due casi studio, due esempi interessanti che alcuni dei nostri freelance ci hanno suggerito nel sondaggio. Prendili come ispirazione e pensa se gli stessi concetti possono valere anche per il tuo e-commerce.

Caso 1: Deus Ex Machina

Ai nostri lettori che si ricordano i paninari (e magari ne facevano parte!) diciamo che Deus Ex Machina sta agli hipster come la Naj-Oleari stava alle sfittinzie.

In altre parole: Deus tratta motociclette, musica, arte, abbigliamento, cibi e bevande. Perché Deus può spaziare a questo modo senza sembrare un bazaar? L’azienda costruisce motociclette… cosa c’entra allora tutto il resto? Deus è un lifestyle brand che ha costruito il proprio valore intorno a una storia di libertà e passione, la narrazione archetipica del ribelle.

Deuscustoms.com è un esempio di omnicanalità. Sfrutta il blog, gli eventi, l’e-shop e i social per raccontarsi.

esempio immagine e-commerce deus customs

Un produttore di motociclette che non fa soldi con le motociclette che vende. Fa soldi vendendo sogni, riconoscimenti sociali.

Nel 2015 il costruttore di Venice, California, produceva circa 30 moto in un anno. Il Los Angeles Times dichiarava che Deus perdeva soldi su ogni motocicletta costruita. Eppure il suo fatturato si aggirava sui 25 milioni di dollari l’anno tanto che LVMH, holding internazionale specializzata in beni di lusso (la stessa che controlla brand come Sephora, Moët & Chandon, Luis Vuitton, Christian Dior, Kenzo, Bulgari) era interessata ad acquistare Deus.

Perché?

Semplicemente perché Deus non è un costruttore di motociclette, è un costruttore di status all’interno di una nicchia molto profittevole.

Deus ha scelto WordPress sfruttandolo per la sua natura intrinseca, l’essere una piattaforma nata per il blogging. Prima di vendere una motocicletta, ha creato una relazione con l’utente, lo ha invitato ad entrare, lo ha reso parte di una community.

Ha attratto persone e le ha convinte a spostarsi dal luogo abituale dello shopping (sia esso un negozio fisico o, in ambito digitale, la prima pagina di Google o i grandi e-commerce come Amazon e eBay) invitandole a visitare il proprio sito, facendo attività di branding e cercando di posizionarsi per nicchie di clienti.

Non è un caso che il sito di Deus Ex Machina si presenti già dalla homepage come blog, con un’ampia sezione di post relativi a eventi, news e info che danno il benvenuto nella community. Quasi a voler dire: se sei arrivato qui, è perché sei uno di noi.

Se il blog è gestito da WordPress l’e-shop di Deus si basa su Shopify, una piattaforma proprietaria a pagamento che consente la gestione di un vasto assortimento e un elevato numero di prodotti con centinaia di transazioni giornaliere. Inoltre permette l’integrazione con ERP e software di logistica avanzati.

Caso 2: Ductilia

Ductilia è una start-up marchigiana nata nel 2016 per promuovere e valorizzare il sapere artigiano. Ductilia.com è un marketplace pensato e realizzato per gli artigiani, una vetrina dedicata alle giovani promesse emergenti e ai pezzi unici dell’arte manifatturiera italiana.

Ciò che la caratterizza è la totale apertura e disponibilità nell’accogliere mastri artigiani e art designer che operano nei settori più variegati dell’artigianato.

È una start-up giovane, coraggiosa e intraprendente ma dotata di budget e risorse modesti; un classico esempio di imprenditoria a carattere fortemente territoriale, per la quale il costo di qualunque decisione operativa comporta serie riflessioni.

Vende online prodotti che rappresentano la tradizione ancestrale del bello, tipica del Made in Italy. Si è posta micro-obiettivi ragionevoli, calibrando attentamente le risorse a disposizione.
Ductilia ha optato invece per WordPress + Woocommerce.

Scelta dettata dall’impossibilità di effettuare investimenti importanti come l’acquisto di piattaforme proprietarie o a pagamento che, soprattutto nella fase iniziale, possono corrispondere a pochi ritorni in termini di vendite.

Ductilia si è servita di WordPress per costruirsi una brand reputation avendo ben chiaro che gli utenti, prima di concedere la loro fiducia e fornire i dati di carta di credito, vogliono garanzie in termini di qualità, di immagine e di prezzo. La reputazione di affidabilità non si guadagna in qualche giorno.

I soci hanno voluto WordPress + Woocommerce anche per la possibilità di gestire in autonomia il magazzino grazie ad un back-end semplice e intuitivo.

Fidati degli esperti

Secondo quanto emerso dal sondaggio di AddLance, e in linea con i dati di Statista.com, l’opportunità di fare affari con l’e-commerce è rappresentata dalla focalizzazione su nicchie di riferimento.

Gli esperti ribadiscono che non serve, perlomeno non da subito, che il tuo e-commerce sia il migliore. Per avere successo sul web è fondamentale individuare la nicchia di riferimento perfetta per te.

Non esistono settori del commercio elettronico privi di concorrenza. Per emergere è necessario costruire un progetto a lungo termine che ti porti a diventare leader nel tuo mercato, anche se piccolo, ma non per questo meno redditizio.

Persino Amazon è partito come una semplice libreria online. Ha avuto un successo enorme come e-commerce di nicchia fino a diventare quello che è oggi.

In conclusione, un e-commerce che funziona non dipende dalla piattaforma che scegli perché sono molti i fattori che influiscono su un progetto di successo.

Concentrati piuttosto sul rispondere a queste domande: quali obiettivi voglio raggiungere con il mio e-commerce? Quale strategia voglio adottare? Quali risorse ho a disposizione? Quali sono i miei concorrenti diretti? E quelli indiretti? Cosa sono in grado di fare meglio rispetto a loro?

Questo è il modo migliore di cominciare.

Bene, non ci resta che augurarti buon lavoro e buon e-commerce! E ricordarti che per avere il miglior aiuto per il tuo e-commerce, AddLance ha un freelance che fa per te.

E-commerce e la gestione dell’IVA nella fiscalità internazionale

regole iva ecommerceL’espansione del proprio business fuori dal territorio nazionale è uno degli obiettivi più stimolanti e principali per molti e-commerce.

È emerso però che il 59% delle aziende intervistate per l’ E-commerce Barometer 2016 trovano difficile vendere online all’estero: uno dei motivi principali sono gli aspetti fiscali che la connaturano.

Il risultato è che in ogni Paese Europeo la media nazionale di acquisti online oltre confine si assesta a solo il 12% ed è evidente che questo limite comporta la perdita per il commercio elettronico di una grande opportunità che può essere colta tanto da parte dei consumatori che dalle aziende.

Come può allora un e-commerce affrontare queste difficoltà?

La prima questione che deve porsi chi vuole espandere ai mercati internazionali il proprio E-commerce è capire e studiare le discipline fiscali che regolamentano gli scambi fuori dal territorio nazionale.

Abbiamo voluto quindi approfondire la tematica, offrendo una guida pratica per facilitare la gestione amministrativa delle vendite estere online a tutti gli E-commerce intendono affacciarsi ai mercati esteri.

QUAL È LA DISTINZIONE TRA IL COMMERCIO ELETTRONICO DIRETTO E INDIRETTO?

Per affrontare gli aspetti IVA legati al commercio elettronico va operata innanzitutto una distinzione:

  • Commercio elettronico DIRETTO, dove tutte le fasi della transazione (dall’ordine, al pagamento, alla consegna) avvengano on-line;
  • Commercio elettronico INDIRETTO, dove l’acquisto avviene on-line, ma la consegna avviene in seguito, fisicamente, attraverso il tradizionale servizio postale o tramite vettore.

Mentre le operazioni di commercio elettronico indiretto possono essere ricondotte alla fattispecie delle cessioni di beni (perché assimilate alle cosiddette “vendite a distanza”), il commercio elettronico diretto, invece, va ricondotto nel novero delle prestazioni di servizi (per cui assume rilevanza il momento di ultimazione della prestazione o del pagamento ai fini della determinazione del momento impositivo).

COME SI GESTISCE L’ IVA PER IL COMMERCIO ELETTRONICO DIRETTO IN UE E EXTRA UE?

Per il commercio elettronico diretto nel caso di B2B all’interno della Comunità Europea l’operazione non è rilavante ai fini IVA nel territorio italiano, per cui va emessa una fattura non imponibile ai fini IVA nei termini di cui all’art. 6, comma 3, del D.P.R. n. 633/1972.

Per la vendita diretta B2B extra UE si emette fattura senza IVA unitamente alla bolletta di esportazione, quindi bisogna presentare la dichiarazione di esportazione alla dogana di partenza e ottenere il visto da quella di arrivo.

Per la vendita B2C entro la Comunità Europea si fattura con IVA italiana, rispettando le condizioni sui volumi e sulla possibilità di optare all’applicazione del regime fiscale dello Stato a cui vende.

Per la stessa vendita, ma fuori dalla Comunità Europea si emette fattura senza IVA unitamente alla bolletta di esportazione, quindi bisogna presentare la dichiarazione di esportazione alla dogana di partenza e ottenere il visto da quella di arrivo.

Per quanto riguarda le transazioni relative al commercio elettronico diretto è necessario precisare che tali operazioni non godono dell’esonero dall’obbligo di emissione della fattura previsto dall’art. 22 D.P.R. n. 633/1972.

COME SI GESTISCE L’IVA PER IL COMMERCIO ELETTRONICO INDIRETTO IN UE E EXTRA UE?

Nel caso di B2B entro la UE si segue il regime di tassazione dello Stato del committente (colui che acquista il servizio) e l’applicazione dell’IVA avviene mediante autofattura.
Quindi si configura come una cessione intracomunitaria non imponibile IVA ex art. 41 del D.L. n. 331/1993 e, pertanto, l’acquirente verserà l’IVA nel proprio Paese, emettendo ed integrando la fattura ricevuta secondo la tecnica del “reverse-charge”.

Se lo stesso è extra UE l’operazione è fuori campo di applicazione del tributo ai sensi dell’art. 7 c.4 del D.P.R. 633/72 e non vi è l’obbligo di emissione della fattura, a meno che non sia richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione. Presenterà apposita dichiarazione in dogana per acquisire il cosiddetto “visto uscire”, il quale rappresenta la prova dell’avvenuta esportazione definitiva del bene ceduto.

Nel B2C intracomunitario, grazie a recenti semplificazioni, è possibile vendere online sia in Italia che nella Comunità Europea attraverso l’annotazione giornaliera nel libro dei corrispettivi dell’ammontare complessivo (IVA compresa) delle vendite effettuate.

Questo significa che le vendite online verso i consumatori finali sono del tutto assimilabili a una vendita per corrispettivi senza l’obbligo di emissione della fattura fiscale. Va però specificato che il cliente finale può richiedere la fattura fiscale che in questo caso dovrà essere emessa dalla società venditrice.

L’aliquota IVA applicabile in tutti questi casi è quella del paese in cui vengono svolte le attività di vendita. Questa aliquota va mantenuta però solo fino al raggiungimento delle soglie previste dalla Comunità Europea che possono variare a seconda dei diversi Paesi comunitari. Al superamento della soglia in uno o più paesi della Comunità Europea sarà necessario identificarsi mediante apertura di partita IVA estera in ogni paese in cui si siano superate le soglie previste. Tali soglie, a titolo esemplificativo, ammontano a 100.000€ di vendite per Germania e Francia, mentre si riducono a 35.000€ per Spagna e Austria.

Per il B2C extra UE si prevede che venga emessa regolare fattura fiscale, esente IVA Ex Art.8. La merce spedita alla dogana sarà soggetta a IVA e dazi del paese di destinazione (a carico del cliente consumatore finale).
Una volta effettuato lo sdoganamento e la consegna della merce, sarà necessario registrare i documenti MNR (Movement Reference Number ) che attestano l’effettiva uscita della merce dal territorio comunitario e pertanto l’assoluzione degli adempimenti IVA e doganali.

QUALI ADEMPIMENTI FISCALI DEVE RISPETTARE UN E-COMMERCE CHE VENDE IN UE?

Primo Step: INCLUSIONE NEI REGISTRI VIES ( VAT information exchange system)

Per poter effettuare operazioni intracomunitarie, i soggetti IVA devono essere inclusi nell’archivio Vies (VAT information exchange system). La richiesta può essere effettuata direttamente nella dichiarazione di inizio attività oppure, successivamente, inviando un’istanza all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate.

Secondo Step: INVIO MENSILE/TRIMESTRALE DEGLI ELENCHI INTRASTAT ALL’AGENZIA DELLE DOGANE

Il modello Intrastat è un adempimento in vigore dal 1993, anno in cui sono state abolite le dogane all’interno della Comunità Europea, che impone la comunicazione degli elenchi riepilogativi sui dati delle operazioni IVA effettuate all’interno dell’Unione Europea.
Il documento consente il controllo da parte dell’Agenzia delle Dogane e dell’Agenzia delle Entrate e deve essere presentato da tutti i soggetti passivi IVA che hanno prestato (per Intra1) o acquistato (Intra2) beni e/o servizi fuori dall’Italia ma all’interno dell’Unione Europea (UE).
Attraverso il modello Intrastat, infatti, i soggetti obbligati devono inviare alle Dogane l’elenco di tutti gli acquisti e le cessioni di beni e di servizi effettuati in ambito europeo dal contribuente da e verso un fornitore o cliente titolare di partita IVA.
Gli invii di questi elenchi sono mensili o trimestrali a seconda del volume d’affari.
Elenchi mensili: se le cessioni di beni e/o servizi resi sono uguali o maggiori di 50.000 euro nel trimestre di riferimento e/o in uno dei 4 trimestri precedenti.
Elenchi trimestrali: se le cessioni di beni e/o servizi resi sono sotto i 50.000 euro.

Come si può vedere, riguardo le normative fiscali ci sono adempimenti che variano a seconda del tipo di commercio, della destinazione della merce e dell’ammontare delle vendite per singolo Paese estero. Tuttavia, nella maggioranza delle attività di E-commerce che si limitano alla vendita nel territorio nazionale e/o comunitario, sarà possibile beneficiare delle semplificazioni previste per legge. Basterà annotare gli importi giornalieri applicando l’aliquota IVA Nazionale.
Questo ha permesso a molte start-up di poter sviluppare il proprio business senza ulteriori appesantimenti burocratici all’interno di tutta la Comunità Europea.
Questa semplificazione rende l’E-commerce uno dei migliori e più economici strumenti per l’internazionalizzazione delle vendite rivolte ai consumatori privati.

Qui di seguito riportiamo le tabelle riassuntive:

COMMERCIO ELETTRONICO DIRETTO INDIRETTO
  UE EXTRA UE UE EXTRA UE
B2B Emettere fattura non imponibile IVA, ex art. 6 , comma 3, del D.P.R. n. 633/1972 Emettere fattura senza IVA, unitamente a bolletta di esportazione Non imponibile IVA ex art. 41 del D.L. n. 331/1993, l’acquirente versa iva nel proprio Paese, reverse charge Fuori campo IVA ex art. 7 c.4 del D.P.R. 633/72, NON c’è obbligo di emissione fattura
B2C Emettere fattura con IVA italiana, rispettando condizioni sui volumi previste da Comunità Europea Emettere fattura senza IVA, unitamente a bolletta di esportazione NON c’è obbligo di emissione fattura, si applica IVA in cui vengono svolte attività di vendita, rispettando condizioni di volumi Comunità Europea Emessa regolare fattura fiscale, esente IVA Ex Art.8. La merce spedita alla dogana sarà soggetta a IVA e dazi del paese di destinazione

Guest post scritto da Monica Vinco
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Guida all’E-commerce Redditizio: un Caso Pratico

Esempio e-commerce: il caso di un negozio online di dischi in vinilePrima di lanciare un e-commerce è necessario procedere tramite un’attenta analisi dei ricavi e dei costi. In particolare i passi di un progetto, sono:

-Analisi del Mercato
-Principali concorrenti
-Investimento iniziale capitale
-Costi diretti del prodotto
-Ricavo: posizionamento nel mercato
-Volumi di vendita attesi
-Margine operativo e ritorno investimento

Tutte queste informazioni confluiscono nel business plan. Non servono particolari conoscenze economiche o finanziarie ma molto buon senso e capacità di analisi. Per meglio comprendere i passaggi riportiamo un caso pratico: un ecommerce di vinili.

Analisi Mercato del vinile

Già negli anni 90 il vinile è scomparso dalla circolazione, sostituito dai CD prima e dagli MP3 ora. In realtà negli ultimi anni vi è stata la riscoperta di questo supporto musicale e molti appassionati hanno creato un fiorente mercato di nicchia. Di seguito le vendite di vinile negli anni (dati tratti da DDAY):

e-commerce vendita online dischi in vinile

 

In sintesi: in Italia si vendono circa 4 ml euro anno, ad un prezzo medio di 40 € . Circa 100.000 copie con crescita annua di circa 15%.

Principali concorrenti

Negozi fisici:
Prevalentemente nei negozi di dischi (15% del fatturato) ed alle fiere ed ai mercatini.

Il mondo ONLINE:
AMAZON ,EBAY sono i principali. Ne esistono molti altri, ma il loro problema è l’indicizzazione sui motori di ricerca!

Questo vuole dire che un sito E-commerce deve essere accompagnato da campagne su social network, collegamenti con altri siti che parlano dell’argomento.

Inventario

Ipotizzando un magazzino di circa 1000 dischi. 700 in inventario. 300 da fornitori.
Stimando una vendita di circa 200 pezzi /mese, l’inventario equivalente a 3,5 mesi (700/200).

Costi di avviamento

1. Magazzino 700 dischi 3 € ognuno 2100€ 2100€
2. Data Entry Catalogo 1000 pezzi 7000€
3. Costruzione sito Internet /Soc.Netwok 1000€
4. Armadio custodia disco 300€
5. 100 Imballi per vinile 0,58/pezzo 60€
6. pratiche amministrative ecommerce 1500€
7. set up E-commerce incluso dominio 500€
8. spese legali /consulenza 1000€
9. spese ricerca fornitori 100€
10. imprevisti 600€

Per un costo totale di 14000€ di cui 7000€ manodopera.

Metodi di trasporto: possibili soluzioni

Servizi Postali, UPS oppure Spedireweb

Costi diretti del prodotto

Sul prodotto che acquistiamo dal fornitore gravitano altri costi che è bane contemplare:

Acquisto diretto 700 vinili per unita’ 3€
Acquisto 300 vinili da fornitore 7€
Prezzo medio 4,2€
Spese imballaggio (incluso manodopera) 1€
Spese di trasporto Milano 3€
Magazzino non venduto (20%) 0,6€
Reclami (15%) 0,7€
Spese telefoniche 20€mese/100 venduti 0,2€
Gestione reclami (60 h/mese gg*10€) /200 pezzi 3€
Spese amministrative 10% 1,5€

Per un totale di circa 14€.

Prezzo vendita

Guardando i 2 maggiori fornitori si può ipotizzare un prezzo medio di 23 € /pezzo

Vendite e principali parametri

Quantità vendute: 200 pezzi mese
Prezzo per prodotto 23€
Costo per prodotto 14€
Margine operativo per pezzo 9€
Ritorno investimento 4 mesi +2 avvio =6 mesi.

Ritorno dell’investimento (R.O.I)

Misura il ritorno dall’investimento effettuato. Fissiamolo a 6 mesi: quindi dal sesto mese in poi l’investimento di capitale è ripagato e i ricavi serviranno per coprire i soli costi operative più la nostra rendita.
Normalmente nelle aziende si considera:

A) Ottimo: se i costi sono riassorbiti entro 6 mesi
B) Buono: entro 8 mesi, con limite a 1 anno
C) Accettabile/Scarso: entro 15 mesi
D) Non fattibile: oltre 15 mesi

Per avere un ritorno in 6 mesi dobbiamo avere un margine = fatturato – costo del venduto=1200€ in quanto in 6 mesi avremo in cassa i 7000€ investiti.

CONCLUSIONI

In sintesi l’attività consentirebbe di ottenere

-1200/1800 euro al mese di guadagno (escluso tasse) superati i 6 mesi.

– impegno di lavoro circa 90 ore/mese

– 6 mesi ritorno dell’investimento

-fatturato di 3000€-4000€ al mese.

NOTE LEGALI

È bene tutelarsi indicando alcune note legali nei termini del sito:

– Il prodotto è rivolto solo a consumatori finali.

– Per acquistare occorre accedere al sito, selezionare il prodotto e seguire le procedure di pagamento. Una volta completato l’ordine esso verrà trasmesso e diventerà operativo solo dopo aver verificato il pagamento.

– È ammessa la disdetta dell’ordine entro 2 giorni dall’invio dell’ordine. In caso di errore / doppi acquisti è ammesso il rimborso solo se segnalato tempestivamente entro un giorno dalla transazione via email (citando chiaramente i riferimenti).

– La consegna viene effettuata all’indirizzo indicato. In caso di irreperibilità dell’indirizzo l’ordine non potrà essere consegnato e sarà custodito per 10 gg nei magazzini, eventuale nuovo trasporto comporterà un sovrapprezzo di circa 8 euro.

– Il prezzo indicato s’intende con consegna nella zona di Milano , oltre tale zona ci sarà un sovrapprezzo di circa 8 euro per consegna.

– Il prodotto è venduto dopo un test del venditore, in caso di difetti questi vanno segnalati al venditore entro 7 giorni dalla consegna.
La segnalazione richiede di fornire le informazioni richieste e esplicitate nel modulo on line.

– Le spese di reso e sostituzione sono a carico del venditore se il difetto è riconosciuto. Per questo le spese di trasporto sono a carico del Cliente e rimborsate in caso di riconoscimento del difetto.

– Va creata una pagina per l’accettazione delle regole per la gestione della privacy.

Guest post scritto da Walter Livio Bollini
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Walter Livio Bollini: Esperto del Web, Laureato in Matematica/informatica, ha frequentato un master di tecnologie digitale.
Specializzato nelle applicazioni per il Web, fra cui E-commerce, utilizza sia Magento che WooCommerce, oltre al linguaggio PHP.
In ogni sito vengono applicate le tecniche S.E.O.Realizza campagne di Web Marketing, news letter, gestione social network. Sito personale: https://www.liviobollini.it

E-commerce e Pagamenti Online in Italia

E-commerceIl termine e-commerce è ormai entrato nel linguaggio comune e sono sempre meno coloro che non ne hanno usufruito neanche una volta: stiamo parlando del commercio elettronico, definizione italiana dell’abitudine consolidata persino nel nostro Paese di fare acquisti online.

Cosa vuol dire e come si fa shopping virtuale?

Di virtuale c’è la visita nel negozio che invece di fare personalmente, avviene attraverso la navigazione internet su siti che vendono beni e/o servizi di qualsiasi genere. Quindi punto primo: avere a casa un computer e una connessione web, cioè poter muoversi tra nella rete internet. Virtuale è anche eventualmente l’account, cioè l’oggetto attraverso cui siamo prima registrati e poi riconosciuti nei successivi accessi presso quel determinato web shop. Quindi ci verranno richiesti alcuni basilari dati personali per avere in cambio una login e una password necessarie per visitare il negozio. L’aspetto più significativo è tuttavia, il pagamento.

Pagare online

Una volta conclusa la parte ludica dello shopping, generalmente abbiamo riempito il carrello – anche questo virtuale – con uno o più prodotti, si passa al pagamento che deve avvenire attraverso connessioni protette di accesso ai portali e-commerce di banche integrate con una piattaforma. Queste integrazioni generalmente sviluppate con un software di tipo web-services, permette all’acquirente di pagare i prodotti scelti e al gestore del negozio virtuale di essere accreditato dell’importo, a meno delle commissioni che tratterrà la banca o l’istituto finanziario, secondo gli accordi stabiliti da un contratto di convenzione.

Tutti i maggiori istituti bancari hanno ormai la sezione specializzata per il credito e-commerce e diverse banche del territorio nazionale sono nate proprio specializzate in questo settore. Tutto il commercio si è dovuto adeguare alle moderne tecnologie che hanno soppiantato la spesa tradizionale e i pagamenti in contanti.

In rete si acquista (e si prenota) principalmente con la carta di credito, diversa dalla carta di debito cioè il “bancomat” che non tutti i negozi virtuali accettano. La carta di credito può essere data anche solo in garanzia per prenotare ad esempio un soggiorno in hotel o bloccare il prezzo di un noleggio auto. I pagamenti con carta di credito sono effettuati in sicurezza, ciascuna banca con la sua specifica procedura, che va dall’sms telefonico con un codice random da inserire nella pagina del pagamento, fino al più noto tocken che è un oggetto che segnala le cifre da inserire e viene rilasciato dalla banca al momento dell’apertura del conto.

Una modalità di pagamento che va per la maggiore nonostante i discreti livelli di commissioni pagate sugli accrediti, è PayPal. È internazionale, riconosciuto e adottato praticamente da tutti, semplice, veloce ed evoluto allo stesso tempo. Pagare e ricevere denaro attraverso questa piattaforma è quanto mai immediato, basta aprire un conto PayPal tramite un indirizzo di posta elettronica e associarlo a un qualunque conto corrente bancario, anche di tipo online.

L’e-commerce in Italia

Le nuove generazioni non hanno conosciuto il commercio tradizionale e le vecchie generazioni si sono ormai rassegnate ad abbandonarlo gradualmente; adesso molti girano per i negozi reali solo per vedere da vicino un prodotto, magari scegliere la misura e tastarne il materiale, ma poi lo acquistato online usufruendo del prezzo scontato e della comodità di riceverlo a casa in pochi giorni. Oltre al prezzo conveniente derivante dall’abbattimento dei costi di filiera, ci sono diversi vantaggi per chi compra in internet. Intanto il mercato libero favorisce sempre la concorrenza, molti negozi in rete devono ingegnarsi per affiliare sempre più clienti ed ecco quindi che nascono le formule “soddisfatti o rimborsati”, restituzione gratuita entro un certo numero di giorni, promozioni solo per i clienti registrati, e così via.

Altro settore che è andato evolvendosi in seguito alla crescente complessità del commercio elettronico è stato quello dei trasporti. Sono moltiplicati i corrieri espressi che fanno consegne capillari anche in giornate prefestive e in orari serali. L’evoluzione della consegna riguarda anche il tracking del pacco cioè la possibilità di seguire la spedizione in tutte le sue fasi.

Dalle rilevazioni ISTAT effettuate a fine 2016, è risultato l’identikit di chi acquista online in Italia: sono di più gli uomini delle donne, sono maggiormente concentrati nella fascia d’età 20-34 anni ed esiste un leggero vantaggio della zona Nord-Est del Paese rispetto alle altre. I beni acquistati in rete sono soprattutto prodotti/servizi bancari, seguiti da viaggi e trasporti e poi abbigliamento in cui c’è la massima concentrazione di scontistica che ormai ha fatto quasi scomparire i vecchi “saldi di fine stagione”. Ancora non è decollata, a differenza degli altri Paesi europei, l’acquisto di beni alimentari spesso ancora legati solo ad associazioni benefiche. Nel dettaglio sempre dall’indagine ISTAT, un consumatore nel 2016 ha acquistato online nel 2016:

1) servizi bancari o titoli (41,3% di chi acquista online);

2) viaggi e trasporti (40,9% degli acquirenti);

3) abiti e articoli sportivi (40,2% degli acquirenti);

4) prodotti alimentari (8,6% degli acquirenti).

Tutti vogliono vendere online

In questo trend si inserisce la sempre maggiore richiesta di apertura di nuovi e-commerce. Chiunque abbia un prodotto, ma molto più spesso un servizio da offrire, tenta la carta del negozio virtuale. Il risparmio sui costi e sulla gestione è oggettivo, inoltre non è necessario avere la Partita Iva che a molti spaventa, ma prima di affrontare un progetto del genere non va mai sottovalutata la (non)conoscenza delle normative, legali e fiscali che regolano il commercio elettronico. È consigliabile quindi sempre un preventivo sondaggio sui siti specializzati, leggere molto sull’argomento facendo attenzione anche a quanto sono datati gli articoli pubblicati, e poi rivolgersi comunque a un commercialista di fiducia che possa aiutare nella gestione economica.

Guest post scritto da Stefania De Matola
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Confronto tra i costi dei diversi tipi di pagamento

pagamenti
Con l’avvento di internet e dell’e-commerce si sono moltiplicati i metodi di pagamento. E’ importante scegliere il metodo migliore sia per fare acquisti sia per vendere o ricevere compensi. Riportiamo qui una carrellata dei sistemi più diffusi: dall’antiquato assegno bancario al più moderno Stripe tentando di fare chiarezza nella giungla intricata dai costi.

Bonifico Bancario
Il bonifico bancario ha un costo in genere di alcuni euro, variabile da banca a banca. A parte la variabilità da un istituto bancario all’altro, che non è in genere molto marcata per via della competizione, i fattori principali che determinano il costo di un bonifico sono:
-Bonifico online: è il meno costoso, in alcune banche è addirittura gratuito.
-Bonifico allo sportello: costa alcuni euro.
-Bonifico ad una banca non propria: se non si dispone di un conto corrente aperto presso la banca, effettuare un bonifico di solito è più costoso.
-Bonifico per conti all’estero: inviare denaro all’estero ha un costo sensibilmente maggiore.
Range di costi: si va da un euro per un bonifico allo sportello fino a 10 euro per bonifici all’estero.

Confrontiamo ora i costi dei bonifici per le principali banche (fonte: sostariffe.it).
A parità di imposta di bollo, canone annuo e condizioni di rendita, i conti correnti si differenziano certamente per costo relativo ai bonifici. Come specificato, vale la regola generale che chi ha un conto corrente in una banca ha una forte agevolazione per fare un bonifico con i soldi depositati presso lo stesso conto corrente, rispetto a chi non è cliente abitudinario della banca. Inoltre, sempre come regola generale, per i titolari di conto corrente presso una banca, il bonifico ha un costo (o è eventualmente gratuito) a seconda del tipo di conto corrente.

CheBanca!
Per un conto Formula Online il bonifico allo sportello e’ “disincentivato” rispetto a quello telematico, costando 3 euro, se invece si possiede un conto corrente tradizionali(Conto CheBanca in Filiale), i bonifici sono sempre gratuiti.

Banca Mediolanum
Diverse opzioni a seconda del tipo di conto, sicuramente il più economico il conto FreedomOne, che prevede un alto rendimento dei fondi (3%) e garantisce un costo nullo per imposta di bollo e canone annuo e ogni tipo di bonifico.

FinecoBank
I bonifici – allo sportello, telefonici, online – sono gratuiti, inoltre non c’è canone annuo ma solo un’imposta di bollo.

Unicredit
Bonifici gratuiti con il conto corrente piu’ comune il SuperGenius, 4.50 euro allo sportello. Con questo conto è prevista solamente un’imposta di bollo.

Banco Posta
Con il contocorrente “tradizionale” (Conto BancoPosta), il bonifico online costa 1 euro, 2.50 allo sportello. Prevede canone e imposta di bollo.

Intesa San Paolo
Con il contocorrente “tradizionale” (conto corrente Facile di Banca Intesa Sanpaolo), il bonifico online costa 1 euro, 3.50 allo sportello. Prevede canone e imposta di bollo.

Bonifico Postale
Si parla di bonifico postale nel caso si possieda un conto corrente banco posta. Un bonifico postale in questo caso costa 1 euro. Nel caso si effettui semplicemente il pagamento in contanti allo sportello, si parla di vaglia postale e la commissione e’ di 2.50 euro.

Assegni
Incassare un assegno puo’ richiedere il pagamento di commissioni se si richiede la cifra in contanti e specie se la banca non è la propria. Chi ha un conto corrente e quindi puo’ emettere assegni ha i normali costi connessi all’utilizzo del conto corrente.

Carte di Credito, Bancomat, Revolving, Prepagate.
Hanno in in genere un costo di attivazione, anche se la tendenza è di assegnare una carta di credito gratuitamente con l’apertura del conto corrente. Il costo delle commissioni addebitate all’utente per ogni pagamento è molto basso, ma in genere maggiore delle eventuali commissioni per carte di debito (bancomat e carte prepagate). Dal dicembre 2015 sono entrati in vigore i tetti previsti dall’Unione Europea per le commissioni interbancarie: massimo 0.3% sull’importo per le carte di credito e massimo 0.2% sull’importo per le carte di debito.
La differenza fondamentale consiste nel fatto che le carte di debito, a differenza delle carte di credito, non prevedono un prestito e quindi il relativo pagamento di interessi su quel prestito, ma un trasferimento istantaneo di denaro da un conto pagato costituito dall’utente. Nelle carte di credito il pagamento è di fatti effettuato dalla banca, che solo successivamente (in genere il mese successivo) preleverà automaticamente il denaro dal conto corrente del titolare della carta. Carte Revolving sono meno diffuse: sono essenzialmente delle carte di credito in cui il ripagamento della spesa effettuata viene scalato a rate dal conto corrente del titolare.
Le carte prepagate sono in genere anonime, usate soprattutto per pagamenti su internet, piu’ sicure delle carte di credito in quanto c’è un limite basso di ammontare a rischio, tuttavia non offrono garanzie in caso di frode, a differenza delle carte di credito.
Le commissioni delle carte di credito sono generalmente a carico del venditore mentre sull’acquirente gravano i costi per prelievi che in genere sono attorno al 4% (fonte: facile.it). Al contrario i bancomat non prevedono commissioni sui prelievi se effettuati da sportelli automatici della propria banca.
Extra commissioni sono addebitate generalmente su tutte le tipologie di carte per transazioni con l’estero.
Sistemi di pagamento esclusivamente online
Sono sistemi di pagamento che si possono usare solo da smarthphone o sul web e non corrispondono ad un vero e proprio conto corrente tradizionale: sono conti che si possono aprire in pochi minuti online senza burocrazia. I più diffusi sono Paypal Stripe e Skrill. Consento il trasferimento istantaneo worldwide. Le commissioni sono a carico del venditore e l’acquirente e spesso protetto da una politica di rimborso. Sono gli strumenti principali per le transazioni online in quanto più sicure e semplici da effettuare: Paypal richiede solo una mail ed una password!

Schema riassuntivo dei costi indicativi:

confronto pagamenti

Se vuoi contattare un esperto che ti possa consigliare su come integrare in pagamento con carte o altro sul tuo sito o blog puoi trovare il professionista freelance che cerchi: qui.

Rassegna dei sistemi di pagamento online

carta di credito

Con l’incremento esponenziale dell’e-commerce, è cresciuto di pari passo il mercato dei sistemi di pagamento online, ma quali sono i fattori determinanti per la diffusione di un determinato sistema di pagamento?
La priorità per questi sistemi, per essere competitivi sul mercato, è la facilità di utilizzo. Inoltre il costo in carico agli utenti – venditore e compratore – per ogni transazione deve essere ridotto o comunque competitivo.
Inoltre – fattore che accomuna molti servizi online – bisogna considerare che il beneficio del singolo utente aumenta con il numero di utenti del network (in termini economici “network externality”) – con maggiore è la diffusione del sistema di pagamento in rete, con maggiore è il beneficio ottenuto dall’utente nel scegliere quel sistema di pagamento, che diventata la sua scelta di preferenza senza dover cambiare sistema quando passa da una piattaforma di e-commerce ad un’altra.
Terzo fattore è la fiducia che il consumatore ripone nel “brand”, nella competenza dell’azienda che fornisce il servizio.

I principali sistemi di pagamento online.

CARTA DI CREDITO

E’ in assoluto il sistema più usato anche se non considerato forse il più sicuro. Richiede il pagamento di commissioni. E’ istantaneo.

CARTA PREPAGATA

Ha il vantaggio di consentire un tetto massimo di spesa in genere basso, e quindi di prevenire un danno elevato in caso di furto della carta ( e della relativa password). E’ utilizzata per piccoli importi.

BONIFICO BANCARIO
Non è istantaneo, tuttavia per accelerare i tempi è possibile farlo online sul sito della propria banca.

PAYPAL
E’ una delle principali soluzioni di pagamento per e-commerce. Società nata nel 1998, acquisita da e-bay nel 2002, dal 2014 si è separata come società autonomia. Il sistema si basa sulla collaborazione tra il venditore e Paypal. L’utente, una volta registrato su Paypal, versa una determinata cifra su un conto Paypal. Questa cifra verrà quindi utilizzata da Paypal ogni qual volta l’utente deve effettuare un pagamento. Business model: inizialmente la principale fonte di guadagno della società PayPal era costituita dagli interessi sul denaro versato sui conti, progressivamente le commissioni fatte pagare a compratori e venditori hanno assunto una maggiore peso. Vantaggi: la transazione avviene in pochissimo tempo a differenza dei bonifici bancari, inoltre Paypal offre maggiore sicurezza perché, nel caso di reclamo, il pagamento al venditore viene bloccato e restituito al conto Paypal del compratore. Inoltre l’ammontare del conto Paypal costituisce un tetto massimo di spesa in caso avvenga una frode come il furto di identità – si pensi a quanto avviene con le normali carte di credito.

STRIPE
Fornisce un servizio molto simile a Paypal, è stato fondato molto dopo (2011). Offre all’incirca le stesse garanzie di sicurezza di Paypal, si differenzia perché ha come target principale gli sviluppatori web che vogliono introdurre nei propri siti sistemi di pagamento, ad esempio un app per smartphone che consente il pagamento. E’ compatibile con i sistemi operativi i-Os e Android e con numerosi linguaggi di programmazione.

SKRILL
E’ stato fondato nel 2001. Oltre a fornire servizi simili a Paypal, offre una carta prepagata e piu’ livelli di servizio a seconda del tipo di account. E’ molto utilizzato per il pagamento di scommesse “Skrill for betting”.

Per integrare sia carte di credito, bonifici o sistemi come Paypal nel tuo sito puoi consultare i nostri esperti di e-commerce qui

Prestashop: il tuo negozio online

shopping

Cosa è Prestashop?
E’ sempre più facile crearsi il proprio negozio online. Prestashop è prodotto molto interessante per chi vuole affacciarsi per la prima volta nel mercato virtuale. Prestashop è un software open-source che serve per creare siti di e-commerce.
In pratica l’utente scarica liberamente il software e costruisce un vero e proprio negozio online, in cui gli utenti possono visualizzare i diversi prodotti e pagare online.

Come è nato:

La società Prestashop SA , statunitense è stata fondata nel 2007 da Igor Schlumberger and Bruno Lévêque, cresciuta rapidamente, oggi raccoglie un market share del 9% su tutti i siti open-source di e-commerce. Sono organizzati periodicamenti incontri della community di Prestashop nelle varie città del mondo.
Caratteristiche principali:
– E’open-source: la licenza è completamente gratuita, inoltre, il codice sorgente è accessibile a chiunque.
– Business Model: esiste un mercato di add-ons, per cui il software, scaricato gratuitamente, può essere customizzato dagli utenti che acquistano delle add-ons queste sono dei moduli che consentono di integrare e modificare a piacimento le varie funzionalità del sito.

A cosa serve:

Prestashop consente a chiunque di impostare un punto vendita accessibile da chiunque su internet., e quindi consente (potenzialmente) di accedere ad un mercato enorme, l’utente deve chiaramente provvedere a massimizzare la propria visibilità su internet, per esempio con advertising.

Quali sono i principali benefici per gli utenti?

-Prestashop consente diverse modalità di pagamento online: PayPal, carte di credito etc. L’ammontare dell’iva è calcolato sulla base del paese dove si è residenti.

-Consente di interfacciarsi direttamente con i corrieri per la consegna.

-Per chi utilizza già un software di e-commerce, il passaggio a Prestashop è agevolato da una funzionalità specifica.

-Consente di gestire gli ordini telefonici ed un servizio di customer service.

-Inoltre il software consente la massima flessibilità, per esempio nell’impostazione dei cataloghi, anche grazie alle add-ons, come precedente discusso.

Per trovare un’esperto che ti istalli Prestashop e lo configuri secondo la tua grafica ed esigenze puoi consultare qui il nostro elenco di freelance.

POS e pagamenti per i freelance

POS e freelance

Dal 30 giugno entra in vigore le riforma dei pagamenti dei clienti verso i professionisti: cosa cambia?

Se vent’anni fa l’unico modo di pagare un professionista era il contante o un assegno ora la tecnologia sta rivoluzionando il modo come le transazioni possono essere effettuate. I pagamenti elettronici si stanno imponendo anche in Italia. I pregi sono evidenti come la semplicità e la velocità di effettuare acquisti anche online e la comodità di non portarsi dietro monete, monetine e banconote. Pensiamo anche al problema del resto o al non avere a disposizione subito tutto il contante necessario. Un’ulteriore aspetto del pagamento elettronico è la tracciabilità dei flussi. Su questo punto lo Stato italiano e in generale tutta l’Unione Europea si stanno muovendo per contrastare il riciclaggio di denaro sporco e la lotta all’evasione: meno contante circola e maggiore è il controllo sull’illegalità.

Da qualche mese si discuteva a Roma sull’obbligo di permettere al cliente di corrispondere l’onorario tramite POS.
Il POS (Point Of Sale) è un apparecchio elettronico che permette di pagare tramite carta di credito/debito o prepagata. Basta scorrere la carta nella fessura dello scatolotto e la transazione viene effettuata: hanno registrato un ampia diffusione nei ristoranti e sono lo strumento principale usato per i pagamenti negli USA.

Ma la tecnologia galoppa e anche il POS si è evoluto: il Mobile POS è un piccolo lettore di carte che si può collegare allo smartphone per trasformarlo in un piccolo bancomat. Se vogliamo proprio rinunciare al mondo reale la soluzione migliore sono gli strumenti di pagamento online come Paypal.
La comodità di Paypal è data dal fatto che:

1) accetta le maggiori carte di credito
2) accetta e converte valute estere
3) creare l’account è gratuito
4) per i clienti l’account è subito attivo (basta collegarlo alla carta di credito)
5) per i professionisti si attiva collegandolo al proprio conto corrente per trasferire i pagamenti
6) è molto noto e diffuso

non dimentichiamoci di aggiungere che tutte queste soluzioni devono garantire i massimi livelli di sicurezza con codici e password.

Quindi i professionisti dal 30 giugno sono obbligati a comprare un POS o aprire gratuitamente un conto Paypal?
No, il freelance devono permettere al cliente di saldare il conto anche tramite POS quindi non vi è l’obbligo di compre il POS ma di permettere al cliente di usarlo. Tradotto cosa significa? Significa che non vi è alcuna data entro al quale si debba dotarsi di questi strumenti né vi è alcuna sanzione ma il non permettere al proprio cliente di effettuare il pagamento tramite POS implica la mora del credito. La mora però non libera il cliente dal debito.
Nella prossima settimana ci saranno altre novità sul questo decreto come la dimensione del fatturato e tipologia di professionista che devono sottostare a questa normativa. Di certo c’è che ogni nuovo obbligo o burocrazia da adempiere vanno a gravare sui piccoli imprenditori o freelance che sono la spina dorsale della nostra economia.

In realtà i pagamenti elettronici per molti freelance non sono un peso ma un’opportunità non ancora sfruttata completamente. Chi si è aperto al mondo tecnologico si è già dotato spontaneamente di questi strumenti che facilitano le vendite e fanno risparmiare tempo. I clienti stanno diventando sempre più ben disposti verso i pagamenti elettroni, un tempo guardati con sospetto. eBay e Amazon hanno attirato la curiosità di tutti e pagare online è cosi comodo che chi inizia non ne può più fare a meno. Aprirsi al futuro è necessario per stare sul mercato e le potenzialità che il web può donare ai freelance sono immense!