SEO e SEM. Guida Rapida agli Acronimi del Web

Seo e sem online marketingSEO e SEM, ma anche SMM. Sono gli acronimi del Web che oggi tutti gli addetti ai lavori hanno imparato a masticare bene. E che devono, giocoforza, essere conosciuti anche dai committenti, per definire meglio insieme ai professionisti la propria presenza sul Web.

 

SEO, significato: partiamo dalle basi per rendersi visibili sul Web

SEO è un acronimo inglese che sta per Search Engine Optimization, ovvero ottimizzazione  per i motori di ricerca. In generale, sul Web, vale la regola del mercato reale: se ci sei ma non sei visibile, i clienti non arriveranno mai. La SEO o il SEO serve proprio per far emergere la tua presenza sul Web (tua e ovviamente della tua attività) e renderla visibile al tuo target, ovvero ai tuoi potenziali clienti. Con le tecniche SEO si lavora sul posizionamento, non sull’indicizzazione della pagina/sito Web in questione. Attenzione, indicizzazione e posizionamento indicano due concetti diversi:

  • Indicizzazione: presenza della pagina/sito in questione negli archivi del motore di ricerca
  • Posizionamento: posizione della pagina/sito nella SERP di Google, ovvero posizione che il motore di ricerca attribuisce alla pagina o al sito, in risposta ad una ricerca dell’utente, nella pagina dei risultati. Le prime 10 posizioni (prima pagina di Google) e, tra queste, le prime 5, sono fondamentali per garantire al sito/pagina Web la giusta visibilità, poiché difficilmente un utente che naviga alla ricerca di informazioni andrà oltre la prima o seconda pagina dei risultati

Le attività SEO comprendono una serie di tecniche volte ad ottimizzare (ovvero mantenere e possibilmente migliorare) la posizione del sito/pagina nella SERP. Si distinguono in attività SEO on page (svolte sul sito) e SEO off-page (svolte fuori dal sito, ma non off-line!).

Sono dunque oggetto della SEO l’ottimizzazione nel sito/pagina di:

  • Contenuti
  • Immagini
  • Link e backlink
  • Url
  • Mappa per rendere le informazioni accessibili a spider e crawler dei motori di ricerca
  • Codice sorgente
  • Velocità di caricamento

 

SEM, strumenti: ovvero come fare Search Engine Marketing

Un altro acronimo molto usato e che sicuramente avrai già sentito nominare è il SEM, ovvero il Search Engine Marketing. Il SEM racchiude in questa sigla tutte le tecniche che consentono ad un sito (o progetto o azienda) di acquisire visibilità agli occhi del target, attraverso i motori di ricerca. Search Engine è infatti la traduzione inglese di motore di ricerca. Prima di addentrarci un po’ in quelli che sono gli strumenti per fare SEM, introduciamo un terzo acronimo, il SEA. SEA sta per Search Engine Advertising, ovvero pubblicità sui e attraverso i motori di ricerca. Non spaventarti di tutte queste sigle. Abbiamo definito brevemente anche la SEA per dire che

SEO e SEA sono parte della più ampia strategia di SEM

Ovvero che l’ottimizzazione per i motori di ricerca (alias posizionamento organico) unito alla pubblicità sui motori di ricerca (posizionamento a pagamento) sono due degli elementi attraverso cui ha luogo il Search Engine Marketing: farsi trovare dalle persone giuste nel momento in cui queste persone hanno bisogno proprio di te. Inutile dire che fanno parte della SEM tante discipline, come il Social Media Marketing o il Copywriting Persuasivo.

Inoltre, fanno parte delle attività SEM:

  • Pianificazione e gestione delle campagne Pay per Click
  • Incremento della link popularity attraverso strategie di Link Building
  • Analisi dei ritorni delle azioni intraprese, attraverso strumenti di Web Analysis

Queste tre attività in particolare consentono di ottenere un posizionamento off-site, cioè con azioni al di fuori del sito in questione ma che hanno su di esso delle conseguenze dirette, in termini appunto di ottimizzazione.  L’obiettivo del SEM rimane comunque quello di far reperire un determinato sito sui motori di ricerca.

La figura professionale che si occupa di SEO e di SEM si chiama SEO e SEM specialist. Attenzione però a non confondere il SEO e soprattutto il SEM con il SMM che altro non è che il Social Media Marketing. Vediamolo più nel dettaglio.

Social media marketing (SMM): una attività oggi imprescindibile per la tua attività on e off line

Il Social Media Marketing è l’attività di marketing su e per i social media. Prima abbiamo parlato di marketing sui motori di ricerca (Google, Yahoo, Bing!, ecc), adesso ci dedichiamo al marketing su qualunque piattaforma Social. Sicuramente conoscerai Facebook, Twitter e LinkedIn. Ma oltre a questi social più popolari, esistono anche dei Social che in Italia sono ancora “minori” in termini non certo di validità ma di diffusione. Se non li conosci ancora, leggi I social network minori, guida a Pinterest &Co.

Il Social Media Specialist si occupa quindi di curare, promuovere, diffondere la presenza di una azienda sui social media. Curandone la comunicazione, il SMM per una azienda è in grado di:

  • Generare contenuti virali
  • Aumentare la Brand Awareness
  • Creare engagement attraverso la pubblicazione di contenuti mirati

Il fine ultimo è ovviamente far conoscere l’azienda o il prodotto in questione e aumentarne le vendite. Il Social Media Marketing oggi è cruciale praticamente per qualunque attività. Non solo per l’ampia diffusione che i Social hanno tra la popolazione (che poi genera l’effetto Always Connected), ma anche perché i Social Media stanno raggiungendo (e in alcuni casi sorpassando) i tradizionali motori di ricerca nella fase di pre-acquisto di un prodotto.

Nonostante sia ancora Facebook a dominare come piattaforma di Social Media Marketing, stanno acquistando peso anche altro social, come ad esempio Snapchat, il social del mobile storytelling. Snapchat è usato dai brand di ogni dimensione per farsi scoprire, grazie appunto alla capacità di generare storie. Ed è sicuramente il social più diffuso tra gli adolescenti, anche se consistenti fette di pubblico le stanno guadagnando realtà come CNN (12 milioni di spettatori su Snapchat) e Bleacher Report (16 milioni), aprendo di fatto la strada ad altri brand che si occupano di media. Il SMM non è quindi appannaggio solo di Facebook o di social emergenti come Snapchat. È una valida piattaforma di marketing anche:

  • Instagram, per la sua capacità di creare community di utenti e generare engagement
  • Twitter, per la comunicazione professionale e l’assistenza al cliente (nuove funzionalità)
  • Pinterest, perché rappresenta e rappresenterà la base delle ricerche future che saranno non più solo per parole chiave ma anche e soprattutto per immagini . Già oggi, infatti, le aziende di qualsiasi dimensione possono utilizzare il search advertising, la pubblicità basata sui motori di ricerca, sfruttando oltre 2 miliardi di ricerche mensili su Pinterest.

Con questa breve guida agli acronimi più diffusi del Web nel campo del marketing e della promozione sarai sicuramente in grado di definire insieme al tuo Specialist il miglior piano per potenziare la tua attività attraverso internet. Non hai ancora un professionista a cui affidarti? Dai un’occhiata qui su AddLance, è gratuito!

Lead Generation. I tuoi Lead sono Qualificati?

lead generation Lead Generation, ovvero perché è così importante in ogni attività commerciale generare contatti interessati alla propria offerta. Automatizzare il più possibile il processo, creare una mailing list di contatti interessati e raccogliere quante più informazioni possibili sui tuoi lead per renderli lead qualificati sono le basi di ogni strategia digitale per l’acquisizione di nuovi clienti soddisfatti.

 

Iniziamo dalla base, sai qual è la differenza tra lead e prospect?

Per farla breve, un lead è il contatto di un potenziale cliente. Il prospect è un lead che ha dimostrato già interesse verso la tua proposta commerciale (prodotto o servizio). Infine, il cliente è colui che ha comprato da te, almeno una volta. Il tuo obiettivo, in termini di marketing, sarà dunque quello di acquisire dei lead, trasformarli in prospect e successivamente in clienti.

Come catturare lead qualificati?

Qui entra in gioco la tua Landing Page. Se non sai di che si tratta o se non ne hai ancora una, leggi Cos’è una Landing Page e perché la tua attività ne ha bisogno.

Un lead è la risultante delle tue campagne di promozione. Può essere:

  • Una mail
  • Un contatto social
  • Un numero di telefono

Un lead alla fine diventa prospect (ovvero contatto che ha manifestato interesse verso la tua proposta) quando porta a termine la tua Call to Action, il tuo invito all’azione. Ovvero quando:

  • Compila il form sulla tua Landing Page
  • Chiede informazioni/preventivi
  • Scarica il materiale informativo gratuito (report, give away, ecc) che hai predisposto per lui

Capirai facilmente che un prospect diventa una risorsa molto preziosa che va coltivata. Il tuo obiettivo, adesso che il contatto è inserito (ad esempio) nella tua mailing list aziendale, è quello di trasformarlo da lead a cliente vero e proprio. Ma il primo passo, il fondamentale, rimane la raccolta di lead. In altre parole devi fare la Lead Generation.

 

Perché la Lead Generation è importante e come farla al meglio

La Lead Generation è il processo di acquisizione di contatti potenzialmente interessati ai servizi o prodotti che offri. È una fondamentale operazione pubblicitaria e spesso è ineluttabile, qualunque sia la nicchia di mercato occupata e indipendentemente dal tipo di attività. La Lead Generation è ugualmente importante sia che tu faccia B2B (attività business to business) sia che la tua sia un’attività B2C (ovvero business to consumer).

Ogni attività commerciale dovrebbe garantirsi un flusso di lead costante nel tempo, poiché questi contatti costituiscono la base della piramide che trasforma un semplice nominativo in un cliente della tua azienda.

Quindi, essere in grado di acquisire lead è generalmente considerato uno degli aspetti più importanti nel marketing digitale. La ragione è abbastanza semplice. Una volta acquisito, un lead può essere contattato più e più volte, al fine di ottenere vendite.

In teoria, dato che gli affari sono un gioco di numeri, più lead riesci a generare, più vendite farai. Nella realtà non è sempre così. Spesso è consigliabile avere anche pochi lead ma correttamente profilati (quindi fortemente interessati a ciò che proponi), piuttosto che una lista infinita di lead non esattamente in target, che difficilmente saranno interessati a completare il processo di acquisto e quindi a trasformarsi in clienti.

 

Fare Lead Generation al meglio: strategie a pagamento vs strategie gratuite

Fondamentalmente esistono due diversi tipi di strategie per acquisire lead: strategie gratuite e strategie a pagamento.

Le strategie gratuite non sono gratuite! Significa investire molto tempo e risorse  nel proprio brand, creando contenuti utili e trovare la visibilità necessaria. L’investimento necessario dipende dal settore e dai canali che si vogliono esplorare. Per esempio non basta un bel sito web per essere notati: occorrono anche anni per salire nelle posizioni di google e occorre molta pazienza per ottimizzare i testi e la comunicazione del tuo sito affinché sia efficace. Come faccio a testare le mie landing page se non ho traffico e come faccio ad attirare traffico se non so se il contenuto è valido? E’ un gatto che si morde la coda. Di certo una volta creato il band i lead gratuiti sono veramente gratuiti.

Le strategia a pagamento sono immediate: ottieni un numero di lead proporzionale a quanto vuoi investire. Tutto facile dunque? No. Se investi in canali sbagliati ottieni lead non qualificati: il tuo costo per lead magari è basso ma il tuo costo per acquisizione aumenta in modo insostenibile. Rispetto al lead gratuito il lead a pagamento a pagamento ha il vantaggio di di poter saggiare velocemente se il tuo prodotto/servizio è valido. Si può affinare la tecnica di lead in pochi giorni grazie ad un’alta esposizione.

L’ottimale è combinare metodi a pagamento con metodi gratuiti per ottenere una proficua lista di lead. La ricetta perfetta e universalmente valida, naturalmente, non esiste. Ogni attività, ogni mercato di riferimento è differente da ogni altro. Saranno i tentativi e l’esperienza di un buon marketer a trovare la giusta percentuale tra le due strategie per fare una profittevole Lead Generation.

 

Tre tecniche per acquisire i tuoi potenziali clienti

Ne esistono in realtà molte di più, ma per iniziare puoi leggere queste tre tecniche di Lead Generation che proponiamo. Possono ovviamente essere combinate tra loro, come dicevamo prima, anche se una ricetta universalmente vincente non esiste.

  1. Lead Generation a pagamento: campagne AdWords o Facebook Ads. Neanche a dirlo, questa fa parte delle strategie a pagamento. È una tecnica indubbiamente efficace e anche piuttosto rapida di acquisizione. Tutto ciò che devi fare è acquistare (pagando) visibilità nella SERP di Google (ovvero nella pagina dei risultati) via Google AdWords, oppure visibilità nella timeline di Facebook, pianificando una campagna di Facebook Ads. Il risvolto della medaglia è che non puoi fare da solo, se sei un neofita. Devi affidarti ad un buon digital marketer per evitare di perdere (anche molti) soldi e di non generare una adeguata lista di contatti
  2. Lead Generation attraverso contenuti di valore. Che si tratti di un report, di una infografica, di un webinar o dei post del tuo blog, per generare contatti caldi devi offrire dei contenuti di qualità che risolvano uno dei problemi del tuo target di riferimento. Questa è una strategia gratuita di Lead Generation che può portarti lentamente ad avere lead veramente di qualità che molto probabilmente si trasformeranno in clienti soddisfatti
  3. Lead Generation attraverso la presenza sui social. Questa strategia rientra nelle attività del social media marketing e oggi tutte le aziende (anche grandi e già importanti) incrementano e mantengono la loro presenza sui social network. La presenza aziendale sui social serve per creare engagement, ovvero coinvolgere i potenziali clienti grazie a contenuti pensati ad hoc, grazie a sondaggi, post, immagini che possano coinvolgere gli utenti e permettere all’azienda di fare Lead Generation. Segui il link se vuoi conoscere i trend dei social media per questo 2018?

 

Come faccio a capire se un lead è qualificato?

Partiamo dal presupposto che sono cambiati i modi con cui le persone desiderano acquistare e ricordiamo che oggi i clienti si informano e imparano su internet prima di acquistare. Sia su Google (e altri motori di ricerca) sia via social network. Secondo il Report sui trend dei social media 2018, messo a punto da Hootsuite, per alcune fasce di età (18-24 anni) le ricerche pre-acquisto sui social media hanno addirittura sorpassato quelle effettuate sui motori di ricerca.

Un lead, in questo scenario, deve necessariamente diventare qualificato. Una definizione generica e universalmente riconosciuta di lead è:

una persona che ha visitato il tuo sito e ha dimostrato interesse per un tuo prodotto o servizio e lo ha chiaramente confermato

 Ma dicevamo che ciascuna attività commerciale, deve rendere i propri lead qualificati. Un lead semplice diventa un lead qualificato quando

riconosci il tuo prospect come un “cliente potenziale”, perché si adatta al profilo del tuo cliente ideale in termini di bisogni o propensione alla spesa, tempi e altri fattori

Sono importanti anche altri indicatori che ti danno conferma che si tratti proprio di un lead qualificato. Ad esempio l’interesse dimostrato nei confronti del tuo prodotto/servizio così come appare nei suoi comportamenti online precedenti alla conversione da visitatore a lead. Oppure l’interesse dimostrato durante la relazione che avrai instaurato con lui una volta trasformato in prospect.

 

Chi ti può aiutare per fare Lead Generation per la tua azienda?

Abbiamo già accennato alle figure professionali che possono aiutarti a impostare e gestire la tua Lead Generation. Qui le conoscenze tecniche e l’esperienza sul campo sono molto importanti e sono considerate la discriminante tra una campagna promozionale di successo e un inevitabile flop. Scopri a chi puoi rivolgerti, cliccando fra i nostri esperti di marketing. Un Web Marketer o un esperto in Digital Strategy possono rivelarsi il tuo asso nella manica nell’intero processo di Lead Generation.

 

I social network minori: Pinterest, Tumblr, Flickr, Reddit

I social network minori (non certo perché meno importanti, come vedremo tra breve) sono ancora poco diffusi. Tutti conoscono Facebook, Instagram, LinkedIn, Twitter, e le loro potenzialità nel campo delle relazioni virtuali.

  • Facebook è noto per ritrovare gli amici perduti (e trovarne di nuovi), anche se ultimamente ha trovato nuove connotazioni business di un certo rilievo
  • Instagram per condividere le foto, ottimo per chi svolge attività da “visualizzare”, come opere d’arte, fotografie professionali, o prelibatezze culinarie da far venire l’acquolina in bocca
  • LinkedIn è sicuramente il numero uno tra i network professionali, per la condivisione delle proprie abilità lavorative
  • Twitter, grazie alla diffusione di brevi post, offre la possibilità di diventare virali, vista l’assenza di un limite di connessioni, come avviene su Facebook.

Ma i social network minori, come funzionano? Intanto, li chiamiamo “minori” non perché meno importanti, ma perché quelli già nominati sono i preferiti dal grande pubblico. In realtà, anche questi hanno molto da offrire. Scopriamoli!

Pinterest: fotografie per agomenti. Pinnare nuove ispirazioni

I social media PinterestTra i social network minori, conosciamo Pinterest: parliamo di fotografia, in particolare. Pinterest è il luogo virtuale dove è possibile scoprire nuove idee, salvarle tra le preferite, e ovviamente pinnare nuove ispirazioni. Si possono seguire delle bacheche preferite in base agli argomenti, come arte, fotografia, cucina, libri, animali ecc. e soprattutto fare pin, ovvero postare dei contenuti propri. Pinterest è sicuramente più adatto a chi attrae visitatori attraverso le immagini, quindi a chi svolge la propria attività con la fotografia. Artisti visuali, chef, fotografi professionisti, artigiani e molto altro. Se si intende promuovere la propria attività su Pinterest, sarà necessario aggiungere il pulsante sul proprio sito web, esattamente come si fa con gli altri social media. Quindi, pinnate e condividete dalle bacheche per attirare pubblico! Questo è il segreto per avere successo su Pinterest.

Tumblr per il micro blogging: postare è semplice e immediato

I social media TumblrTra i network minori, c’è anche Tumblr; lo spazio creato su questo social potrebbe essere considerato un piccolo blog personale (tumblelog), adatto dunque anche a chi non è esperto di costruzione siti. Qui, postare link, foto o post è semplice e immediato, ed è molto facile condividere. Basterà seguire cinque profili di interesse (seguendo delle tematiche, ad esempio) per visualizzare argomenti nella propria timeline, impostare il proprio profilo e cominciare a postare: testi, foto, citazioni, link, audio e video. Si può ovviamente condividere e mettere dei like, sotto forma di cuoricino. Forse più di Facebook, Tumblr è adatto a chi vuole condividere la propria attività artistica e professionale, e offre delle ottime possibilità!

Flickr: per archiviare foto, un intero terabyte di spazio

Flickr logoConoscete Flickr? Se siete appassionati di fotografia, probabilmente la risposta è sì. Non è solo un social network e forse è proprio per questo che rientra tra i network minori. Flickr è un vero e proprio spazio virtuale per archiviare online foto e video. Vi basta un intero terabyte di spazio? Questa è la potenzialità di Flickr! Inoltre, potete decidere se tenere la modalità pubblica o privata, quindi potrete decidere se mostrare o tenere per voi ogni singola foto o video che salverete nel vostro spazio. Non dimenticate i diritti d’autore sulle immagini: c’è infatti la possibilità di proteggerle con Creative Commons. Insomma, l’eccellenza per i fotografi!

Reddit: discussioni online su contenuti di qualità

Reddit logoInfine, parliamo di Reddit: diventa un Redditor e potrai pubblicare contenuti e leggere quelli pubblicati dagli altri: link popolari, trend in crescita, quelli che si trovano al centro delle discussioni, i più votati e le new entry. Per sfruttare al massimo Reddit, bisogna sfruttare le Subreddit, ovvero le categorie di argomenti. Quindi, bisogna scegliere quelle che interessano di più, leggere gli articoli, votarli e commentarli. Si può anche creare una propria categoria, diventandone moderatore e gestendone il flusso dei contenuti. A chi è consigliato? Essendo un social news, è consigliato a chi vuole leggere contenuti di qualità.

Siamo sicuri che anche tra i network minori c’è quello giusto per voi! E poi: che siano meno usati non significa che abbiano meno potenzialità! Anzi, potrebbero averne per  il marketing della vostra attività!

Guest post a cura di Antonella Iannò

Come Promuovere una Pagina Facebook?

promuovere una pagina facebook: immagine di una freccia riempita di persone, che simboleggia il concetto di "audience in crescita"Vuoi sapere come promuovere una pagina Facebook per aumentare il tuo pubblico e ottenere conversioni?

Ecco una piccola guida passo passo che ti permetterà di aprire una pagina Facebook per il tuo business, di pubblicizzarla e di impostare un corretto sistema di sponsorizzazioni della tua attività o del tuo prodotto attraverso il social network più diffuso al mondo.

 

Come aprire una pagina Facebook

Se vuoi sapere come promuovere una pagina Facebook è abbastanza implicito che tu sappia già crearne una. Una pagina Facebook è un po’ la vetrina delle tue attività. A cosa ti serve? Aprire una pagina ti serve per promuovere il tuo business attraverso uno spazio professionale e legale. Eh già, perché le regole di Facebook stabiliscono che non puoi fare attività di promozione sul tuo profilo personale. È buona norma, quindi, tenere le due cose separate:

  • il profilo per le cose personali e le interazioni con gli amici
  • la pagina per tutte le attività connesse con il tuo business (e poi vedremo quali e come)

Aprire una pagina Facebook è semplice. Accedi al social network con il tuo profilo personale e poi, dalla schermata home, clicca sul menu di sinistra su Pagine e poi in alto a destra sul pulsante verde “Crea Pagina”.  Oppure digita direttamente su Google la stringa come facebook business page e scegli il primo risultato di ricerca. Ti troverai qui, in questa schermata. E puoi iniziare a creare la tua pagina.

Come creare una pagina con Facebook

Non preoccuparti, la procedura è guidata. Una pagina, come ben vedi, ha una sua struttura: hauna foto e una cover, un titolo e una categoria ed è pubblica, ovvero tutti possono vederla. E tutti possono seguirti senza doverti chiedere l’amicizia. I vantaggi (e anche il perché) di aprire una pagina Facebook per pubblicizzare e sostenere il tuo business sono in questo elenco:

  • puoi creare contenuti indicizzati nei motori di ricerca
  • puoi geolocalizzare la tua attività (utilissimo anche a livello SEO oltre che di marketing)
  • puoi leggere le statistiche per capire l’andamento del tuo business (e della pubblicità che fai) grazie agli Insights, gli strumenti di analisi già incorporati alla tua pagina
  • puoi (e forse devi) creare delle call-to-action
  • puoi creare eventi, promozioni, appuntamenti online e quant’altro utile all’interazione positiva con i tuoi fan (già clienti e potenziali), tenendo conto che non hai nessun limite al loro numero (un profilo può avere massimo 5000 followers)
  • puoi (e anche qui, forse devi) pubblicizzare la tua attività tramite Facebook Ads. Il come lo vedremo più avanti

Adesso usando la procedura guidata divertiti a realizzare la tua pagina Facebook, cercando di essere il più professionale possibile e il più possibile coerente con il tuo core business, anche nella scelta delle immagini e dello stile.

 

Come pubblicizzare una pagina Facebook

Come pubblicizzare o come promuovere una pagina Facebook è un può il cuore della nostra piccola guida. Ora che la pagina l’hai creata (se non la avevi già), ecco che viene il bello: la promozione. Devi far conoscere la tua pagina in giro sul social network, altrimenti sarà molto difficile che qualcuno ti trovi e che il tuo business decolli. Puoi pubblicizzare o promuovere la tua pagina in due modi:

  • usando Facebook Ads (a pagamento)
  • usando il “baratto” (gratuito)

La seconda è un corollario della prima, che è lo strumento per eccellenza per pubblicizzare una pagina Facebook. Anche perché il servizio Facebook Ads permette un’ottima profilazione dell’utente, mostrando il tuo annuncio ad un target interessato e non ad un utente generico. Tuttavia il metodo gratuito non è affatto da sottovalutare. Per pubblicizzare una pagine gratuitamente, scrivere sulla barra di ricerca di Facebook le seguenti parole chiave: pubblicizzare pagine facebook, pubblicizza la tua pagina e similari. Ti appariranno una serie di pagine (anche qui è permessa un minimo di profilazione) che in cambio del tuo Like, offrono visibilità gratuita ai tuoi link (di Facebook). Va da sé che è meglio usare pagine che hanno il maggior numero di Like.

Ma è grazie all’utilizzo di Facebook Ads che la tua pagina può dare il meglio di sé in fatto di promozione. Di che si tratta esattamente?  Fare pubblicità attraverso Facebook significa connettersi con le persone per far crescere la propria azienda. Ad oggi sono più di 2 miliardi, nel mondo, le persone connesse su questo social. È una vetrina formidabile per qualunque tipo di business, tanto che molte aziende stanno spostando buona parte dei loro budget pubblicitari su Facebook. Quindi prima di tutto devi stabilire l’obiettivo: far crescere il tuo business. Poi devi stabilire il come.

Facebook business con Facebook Ads

L’opzione migliore rimane quella di generare un annuncio con Facebook Ads. Bisogna pagarlo? Sì. Perché? Perché è molto difficile ottenere del traffico gratuito targettizzato verso la tua pagina. E se non hai traffico in target, non converti e non guadagni. Cioè se le persone non sono interessate a ciò che proponi nella tua pagina, difficilmente diventeranno contatti che si trasformeranno in clienti. Giusto?

Come immagini esistono diversi fattori che determinano quale annuncio verrà visualizzato, a che costo e chi lo vedrà. Questi fattori sono:

  • Il target (a seconda del target avrai dei concorrenti diversi)
  • Il punteggio di rilevanza (relevance score)
  • Il coinvolgimento (engagement)
  • Il tasso di clic sulle visualizzazioni (click through rate)
  • Il timing (alcuni periodi di alta stagione hanno costi pubblicitari più elevati)

Il relevace score è un punteggio che Facebook assegna ad ogni annuncio per mostrare alle persone gli annunci per loro più pertinenti. Questo perché mostrare agli utenti  annunci che contano per loro, portano una migliore esperienza sia alle persone che alle imprese. L’engagement è la capacità dell’azienda (ovvero di chi gestisce la pagina business) di creare interazione con i propri fan. Per interazione intendiamo reazioni, commenti e condivisioni, ma anche risposte alle domande o ai sondaggi. Questo engagement rate (fondamentale) può essere misurato per ogni post, su base giornaliera o settimanale/mensile. In poche parole Facebook assegna a ciascun annuncio un punteggio da 1 a 10. Più saranno alti numero di click e interazione, più il punteggio del tuo annuncio sarà alto e più probabilità avrai di far visualizzare il tuo annuncio al target sostenendo costi minori.

 

Quale forma di pagamento scegliere per un annuncio su Facebook Ads

Il costo della tua campagna pubblicitaria lo stabilisci tu prima di lanciare l’annuncio. Nel senso che fissi il tetto massimo dell’investimento giornaliero che puoi sostenere.  Il tipo di pagamento, invece, può essere:

  • per impression: ovvero verrà scalato un tot al tuo budget ogni volta che l’annuncio verrà visualizzato. È la tua scelta se devi fare brand awareness e farti conoscere in giro
  • per click: il costo verrà scalato ogni volta che l’utente farà click su un link del tuo annuncio. Questa opzione è da preferire se lo scopo della tua pubblicità è quello di portare l’utente su una landing page
  • per action: il costo ti verrà scalato solo se l’utente compila una determinata azione come vistare una pagina, comprare un prodotto o compilare un form

 

Guida alle sponsorizzazioni Facebook

Molti dei marketer come Stefano del Grande, Dario Vignali, Sara Iannone hanno pubblicato guide a pagamento per svelare i segreti delle sponsorizzazioni Facebook. In effetti è necessaria un bel po’ di pratica per poter realizzare e gestire una campagna pubblicitaria che abbia un ROI (ritorno sugli investimenti) profittevole e che sia capace di generare diversi nuovi lead (contatti) interessati al tuo business.

Diciamo che la regola d’oro è creare interazione, pubblicando sulla propria pagina business contenuti che generino valore per l’utente, che lo coinvolgano e che non lo annoino. Non devi ribadire sempre gli stessi concetti, né sollecitare sempre una azione. In questo puoi aiutarti con un uso strategico e sapiente delle immagini o dei video dimostrativi.

Come creare e mettere in evidenza un post su Facebook

Uno strumento gratuito ed estremamente utile allo scopo è la stessa guida di Facebook al mondo delle inserzioni. Attraverso le sezioni inserzioni, pagine, ispirazione, storie di successo e notizie puoi raccogliere molte informazioni utili a creare, ottimizzare e promuovere una pagina Facebook nel migliore dei modi. Così ora non ti resta che metterti al lavoro tu stesso, oppure affidarti ad un esperto di social media marketing che possa aiutarti al meglio.

 

 

App Snapchat, quello che devi Sapere sul Social degli Adolescenti

app snapchatApp Snapchat? Oggi se ne parla sempre di più, come se fosse la novità del momento, l’app in più forte ascesa negli ultimi anni. Anche se in realtà, Snapchat, è nata nel 2011. Ben 7 anni fa Bobby Murphy e Evan Spiegel, a Los Angeles, crearono quest’applicazione di messaggistica istantanea per la condivisione di media sotto forma di immagini e video.

Particolarità innovativa di Snapchat era la possibilità di impostare un timer per i messaggi inviati, che consentiva di non lasciare alcuna traccia della chat. Si poteva impostare un temporizzatore da 1 a 10 secondi dal momento dell’apertura del messaggio. Alla scadenza del count-down, il messaggio si cancellava per sempre, senza possibilità di recuperarlo.

 

App Snapchat, un’applicazione di messaggi multimediali “sicuri”

Dopo solo 2 anni dalla nascita, il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg (non certo l’ultimo arrivato), intuì le potenzialità di Snapchat ed offrì l’importante cifra di 10 miliardi di dollari per l’acquisto. L’offerta venne rifiutata dai fondatori. Nel 2016 è stato raggiunto il traguardo dei 10 miliardi di video visualizzati. Mica male.

E la funzionalità dei messaggi che si autodistruggono è ancora attiva, anche dopo l’evoluzione di Snapchat in un vero e proprio social network. Atipico certo, ma sempre social network. Infatti sul social del “fantasmino” non esiste una pagina personale, non c’è una bio, non ci sono like né condivisioni.

 

A cosa serve Snapchat: le stories e le lives

La forza di Snapchat sono le stories, come quelle che successivamente arrivarono anche nei prodotti di Zuckerberg, come Instagram, Facebook e WhatsApp. Si apre, si pubblica un video o una foto, si applicano o meno filtri e adesivi e si manda online. Gli amici possono vedere le stories e possono rispondere tramite messaggi privati. Tutto qui. Negli ultimi anni poi la app Snapchat ha continuato ad evolversi e a crescere. Nel 2016, tramite questa App è stata trasmessa live la Notte degli Oscar, per la prima volta online.

 

Teens, ecco l’identikit di chi utilizza questo social “atipico”

Ora, non posso sapere tu che stai leggendo quanti anni hai, ma sono certo che se ne hai già più di 25 anni (per stare larghi) e non lavori con i social, non ne hai mai sentito parlare. L’utente medio di Snapchat infatti ha un età compresa tra i 14 e i 20 anni. In questa fascia di età è il social più utilizzato, con più utenti attivi anche di due mostri come Facebook e Instagram. Snapchat, però, non ha sempre avuto una fama positiva, in particolare nei suoi primi anni di vita.

 

Controversa Snapchat: il sexting, la privacy, le polemiche

La possibilità di inviare immagini e video sexy ad altri utenti, che potevano visualizzarle per un massimo di 10 secondi prima dell’eliminazione definitiva, ha scatenato molte polemiche. In particolare negli USA. Termini come snapchat hot e snapchat gost mode sono più volte approdati alla ribalta delle cronache. E anche in Italia sono termini abbastanza ricercati in rete.

Molti giovanissimi infatti utilizzavano questa App per scambiare foto con il fidanzatino o con l’amico/a di turno, pratica meglio conosciuta come sexting. In un’epoca in cui si cerca di tutelare i minori da un’elevata esposizione online, evitando di pubblicare immagini inappropriate, arriva Snapchat che permette di farlo con la percezione di essere al sicuro da ritorsioni negative. Ma così non è.

Con gli smartphone ormai non è difficile fare screenshot e conservare per sempre quello che si vorrebbe distrutto. Pubblicarlo online e rovinare reputazioni e vite non è affatto difficile.

 

Piccola guida all’utilizzo di Snapchat

L’app Snapchat è gratis su App Store e Google Play, basta scaricarla e registrarsi. All’apertura è subito pronta all’uso, pronta a scattare e condividere momenti, foto o video. Con uno swipe a destra e sinistra ci si sposta nei messaggi privati, nella pagine per vedere le stories degli amici fino ad arrivare alla pagina Discover, dove i magazine internazionali pubblicano le loro stories.

Per aggiungere amici esistono 4 possibilità:

  • scegliendo tra i contatti in rubrica
  • attraverso il nome utente
  • tramite uno snapcode, una sorta di QR code personalizzato
  • tramite “aggiungi vicini”, cioè aggiungendo amici che si trovano nelle vicinanze e che fanno la stessa ricerca.

 

Utilizzare Snapchat per il marketing

In Italia sono ancora il pochi a farlo. Tra i primi la blogger Chiara Ferragni e il talent show XFactor. Infatti, inserire gli snap nella propria strategia di marketing potrebbe essere la mossa vincente, ma bisogna farlo con oculatezza. L’immediatezza del contenuto, la velocità di pubblicazione e l’attenzione degli utenti consentono a Snapchat di essere fruibile ovunque, sia per chi pubblica che per chi guarda. Pensa alla possibilità di raccontare un retroscena della tua attività con una storia pensata e realizzata al momento.

 

5  vantaggi di Snapchat per promuovere un’attività

  • Pubblico in target: chi ti segue è perché  vuole seguirti, è curioso di sapere tutto di te
  • Pubblico attento: al contrario di altri social, dove i contenuti rimangono a disposizione, su Snapchat i followers sono più attenti per non perdere nessun dettaglio
  • Pubblico esigente: sono per lo più giovanissimi, alla ricerca di contenuti nuovi e freschi, altrimenti si annoiano
  • Lenti sponsorizzate, o filtri personalizzati, per dare la possibilità di applicarli sulle foto
  • Geofiltri, un particolare filtro che localizza la persona. E se si utilizzasse nella tua attività?

 

Snapchat è in grande ascesa da qualche anno. Capire come utilizzarlo al meglio è molto semplice, a patto di perderci un po’ di tempo e “smanettarci” un po’.

Sei già scappato a scaricare l’app Snapchat?

 

Articolo scritto da Alessandro Piccione, Social Media Strategist

Le migliori piattaforme di social media management

Le migliori piattaforme di social media management. Quali usare?

Ce ne sono moltissime in realtà. Ne abbiamo selezionate tre. Ognuna con la sua immancabile peculiarità che ti aiuta a gestire i tuoi social in modo perfetto.

E ciascuna la puoi provare gratuitamente.

Pronto a scoprirle insieme?

 

Quali piattaforme usare per fare social media marketing

Hootsuite. Si tratta indubbiamente dello strumento di social media management più conosciuto e uno dei più apprezzati in tutto il mondo. Grazie ad una dashboard decisamente intuitiva da utilizzare, si possono avere sotto controllo diversi profili social. Puoi “agganciare” alla piattaforma i tuoi profili personali e, ovviamente, se ti occupi anche di social media management per un business, i profili aziendali. Con un semplice click si possono aggiungere alla dashboard diversi stream, ovvero flussi provenienti dai social network “agganciati” in precedenza. Molto utile e pratico, poi, l’editor per scrivere i post. Diverse le funzioni presenti:

  • Possibilità di selezionare il social su cui postare
  • Possibilità di programmare la pubblicazione
  • Possibilità della funzione di autoposting
  • Contatore dei caratteri rimanenti, tarato per ciascun social network
Le migliori piattaforme di social media management
Fonte Hootsuite sito ufficiale

Seminari e aggiornamenti Hootsuite. Un aspetto molto apprezzato e da non sottovalutare che offre questa piattaforma è la possibilità di partecipare a seminari virtuali di aggiornamento, detti anche webinar. Sono anche in italiano (bella notizia!) e riguardano i più svariati e attuali temi. Ad esempio:

  • I trend dei social media nel 2018
  • Il social branding
  • Come gestire al meglio la reputazione aziendale sui social

Hootsuite ha un piano gratuito (in parte limitato nella gestione di più social contemporaneamente, ma utilissimo per chi non ha grossi volumi di gestione o diverse aziende) e uno a pagamento. I profili a pagamento (mensile) sono: professional, team e business. I primi due hanno anche un free trial di 30 giorni. Consulta qui i prezzi di Hootsuite.

 

Spidwit. Un’alternativa valida e tutta italiana a Hootsuite si chiama Spidwit. Il principio di funzionamento è, ovviamente, lo stesso. Grazie ad un’unica interfaccia è possibile sincronizzare, postare e monitorare i profili LinkedIn, Twittter, Facebook e quelli degli altri social network. Questo tool è molto semplice da usare e ha le seguenti caratteristiche:

  • Interfaccia semplice e intuitiva
  • Possibilità di controllare la strategia social dei concorrenti
  • Possibilità di programmare i post
  • Possibilità di avvalersi dei suggerimenti per il social management disponibili in piattaforma
  • Possibilità di essere affiancati dall’assistente virtuale
Le migliori piattaforme di social media management
Fonte Spidwit sito ufficiale

Spendiamo due parole in più sull’assistente virtuale. Si tratta di un bot dotato di intelligenza artificiale che, una volta impostato, è in grado di creare autonomamente e pubblicare sui tuoi profili, dei contenuti social mirati. Per settare il bot sulla nostra linea di comunicazione sarà necessario (e sufficiente) rispondere ad alcune domande.  Dopo di che l’assistente virtuale può procedere in modo autonomo.  Molto utile anche la sezione dei suggerimenti con immagini virali, gif animate e frasi d’autore che puoi utilizzare nella tua strategia social per pubblicare contenuti accattivanti e creare engagement con la tua audience. Insomma, è vero che qui entriamo nel merito e nelle capacità del social media manager, ma Spidwit è in grado di dare una mano e di snellire il lavoro.

I prezzi di Spidwit, il cui payoff è niente meno che social media facile, si distinguono in profili per PMI e professionisti e profili per freelance e agenzie (di comunicazione). Esiste anche un piano gratuito ma è fortemente ridotto nelle funzionalità. Nel momento in cui scriviamo, questi sono i prezzi di Spidwit, che puoi consultare direttamente sul sito ufficiale dell’azienda. Esiste anche un blog (sempre aziendale) con interessanti post sul mondo del social media management e consigli utili per:

  • Creare social post perfetti
  • Creare un calendario social per i tuoi contenuti
  • Aumentare i mi piace su Facebook
  • Come creare contenuti virali

Dlvr.it. Il nome è un po’ impronunciabile e non facile da ricordare a memoria. Però sicuramente ricorderai che è un buon tool, tra le migliori piattaforme di social media management e, soprattutto, ha il profilo gratuito piuttosto ricco di funzionalità. Certo, esistono anche i piani a pagamento (meno cari di Hootsuite e di Spidwit), ma già con un piano gratuito puoi:

  • Connettere tre social
  • Postare 10 contenuti al giorno per ciascun social
  • Attivare l’opzione feed e condividere sui tuoi social velocemente le notizie che ricevi con i Feed RSS
  • “Riciclare” i tuoi post evergreen automaticamente con EverQueue
Le migliori piattaforme di social media management
Fonte Dlvr sito ufficiale

Questo ultimo punto è molto interessante. Spendiamo due parole in più. Se non hai molto tempo per generare contenuti social appositi, puoi appoggiarti sia ai Feed RSS sia a questa opzione di “riciclo”. Aggiungendo  i tuoi migliori articoli, post di blog e foto evergreen a EverQueue, il programma riempie automaticamente le lacune del tuo piano di social media marketing con questi contenuti. Dopo aver pubblicato un articolo, viene riciclato nuovamente in EverQueue. Così i tuoi profili non resteranno mai sguarniti di contenuti interessanti, anche quando non hai tempo per dedicarti alla stesura o alla pubblicazione di post ad hoc. La gestione della tua dashboard però, così come di tutto questo strumento, è solo in lingua inglese.

 

Le migliori piattaforme di social media management: il social monitoring

Il social monitoring è una delle attività di social media management meno creative ma più utili per controllare la concorrenza, creare interazione, impostare correttamente una campagna social. Esistono almeno una quindicina se non più strumenti che permettono il social monitoring. Anche qui, come per il social media management “puro” ne elenchiamo tre.

Ah, certo. Tre aggiuntive rispetto a qualcuna, come Hootsuite e Spidwit, che abbiamo già menzionato. Già, perché tra le sue funzionalità c’è anche l’invio di rapporti settimanali (sull’andamento). Ma detto questo, ecco cosa ci sentiamo di segnalare:

  • TweetReach: è un ottimo strumento di monitoraggio per la tua attività se sei interessato a verificare quanto viaggiano i tuoi Tweet. Il tool, infatti, misura l’impatto reale e le implicazioni delle discussioni sui social media. È un buon modo per scoprire chi sono i tuoi follower più influenti, guidandoti implicitamente verso le persone giuste che dovresti prendere come target quando miri a condividere e promuovere contenuti online. Utile soprattutto, diremmo, se la tua strategia di social media management è incentrata prevalentemente su Twitter
  • Buzzsumo: è un ottimo strumento per la ricerca di contenuti, ma ha anche un ottimo modo per analizzare e monitorare le tue pagine di Facebook. Ti fornisce infatti le metriche relative a ogni singolo post, qual è il giorno migliore per pubblicare, quali tipi di contenuti funzionano meglio e le statistiche mensili. Utile soprattutto se Facebook è al centro della tua strategia di social management
  • HowSociable: se la tua strategia di social media managemet è ad ampio spettro e include più network in modo attivo, ti consigliamo questo strumento. HowSociable è utile per misurare la tua presenza sui social e quella della tua concorrenza. Un account gratuito ti consente di tenere traccia di 12 siti social, tra cui Tumblr e WordPress. Tuttavia, se sei interessato ad altri 24, come Facebook, Pinterest, Twitter, ecc. è necessario un account a pagamento. HowSociable ti consente, grazie ai punteggi attribuiti, di vedere quali piattaforme di social media funzionano meglio per te e quali hanno bisogno di ulteriore sviluppo.

 

Cosa significa taggare, guida pratica al social networking

cosa significa taggare

Cosa significa taggare, veramente? E come si usano Facebook o Twitter per postare?

Se fai fatica con questi termini, leggi questo articolo sul social networking.

Sicuramente, alla fine della pagina, ne saprai più di prima anche se non basta limitarsi a leggere per diventare un social media manager provetto.  

Taggare è un verbo divenuto ormai di uso comune.

Deriva dall’inglese Tag. I tag sono dei cartellini, delle etichette.

Taggare significa dunque mettere un cartellino.

Dove?

Su una foto, ad esempio, indicandone i componenti.

Oppure si può taggare una persona accanto a una frase, mentre scrivi un post.

In questo caso, il tag equivale un po’ ad una menzione.

Vediamo esattamente cosa succede.

 

Cosa significa taggare e come si fa: Facebook

Piccioni che tubano, piccioni che twittano (Foto con individui taggati...)
Taggare qualcuno è facile.

Per taggare una persona si usa il simbolo @ seguito dal nome di chi si vuole menzionare.

E questo in linea generale. Se vuoi  che la persona “veda” che l’hai taggata, devi menzionarla con il nome esatto del suo profilo.

Un esempio?

Vuoi taggare Maria Rossi, la tua amica.

Maria Rossi, su Facebook, ha deciso di farsi chiamare MaRo.

Quindi la menzionerai se metti il tag @MaRo.

Questo perché alcune volte le persone non si registrano a Facebook o Twitter o altri social con il loro nome e cognome completi.

Su Facebook, dicevamo, una persona può essere taggata (o menzionata) sia in una foto che in un post (commento scritto). In questo caso:

  • L’utente taggato riceverà una notifica
  • La foto e/o il post verranno pubblicati automaticamente sul profilo dell’utente taggato
  • La foto o il post saranno visibili agli altri a seconda delle impostazioni sulla privacy dell’utente taggato

 

Tecnicamente, per taggare una persona, lavorerai sempre sul tuo profilo. Quindi accedi a Facebook, carica una immagine e poi clicca su “tagga questa foto”, andando poi a puntare il mouse proprio dove c’è la persona che vuoi menzionare.

A questo punto si aprirà una tendina e ti verrà chiesto  di scrivere il nome di chi vuoi taggare.

Poi premi invio. Fatto!

Per taggare qualcuno in un post, invece, è sufficiente digitare le prime lettere del suo nome e poi selezionare il profilo dal menù a tendina che compare automaticamente.

Anche una pagina può essere taggata con lo stesso sistema dei post.

Ad esempio la tua pagina aziendale, oppure quella del gruppo di interesse che segui.

Perché si tagga?

Semplice, per citare qualcuno e interconnetterlo. È un po’ l’anima e anche la filosofia dei social network.

 

Taggare su Twitter: non confondere @ con #

Si può taggare qualcuno allo stesso modo anche su Twitter.

 

Non spaventarti se non hai dimestichezza con questi simboli.

Capire come funzionano e come puoi utilizzarli è molto facile.

Usa il simbolo @ davanti al nome se vuoi comunicare direttamente qualcuno in un tweet (cioè in un post di Twitter).

Qui è bene che tu sappia che differenza c’è tra il tag @Nome all’inizio oppure in un altro punto del tweet.

Se scrivi

@MariaRossi ottimo il libro che mi hai consigliato

comunicherai privatamente con @MariaRossi

se invece scrivi

Ottimo il libro che mi ha consigliato @MariaRossi

comunicherai con tutti quelli che ti seguono su Twitter… e con @MariaRossi anche se non ti segue.

Su Twitter (ma anche su Instagram e altri social) si usa anche un altro tipo di tag: #. Si chiama hashtag ed è una etichetta che funziona da aggregatore tematico.

Una specie di etichetta di categoria.

Usando gli hashtag per gli utenti diventa più semplice trovare informazioni su un determinato argomento.

Esempio: Ottimo il libro che mi ha consigliato @MariaRossi al #SalonedelLibro #Torino

Se qualcuno, leggendo il tuo tweet, deciderà con un clic di seguire #SalonedelLibro, visualizzerà i tweet che hanno quel hashtag.

 

In un tweet, dunque, si possono usare sia @ che #. Ma hanno, come hai appena visto, funzioni differenti.

Gli hashtag sono molto utili quando si twitta su argomenti specifici o resi “celebri” per uno o più giorni. Questo perché, non dimenticarlo, Twitter è spesso usato come piattaforma di giornalismo partecipativo.

Ogni giorno ci sono delle tendenze, ovvero degli argomenti che vanno per la maggiore (come se si fosse al bar, per esempio).  Usare gli hashatg aiuta dunque a “categorizzarsi” meglio.

Ritornando al tag @, su Twitter vale la stessa regola di Facebook: chi viene menzionato, riceve una notifica.

Questa funzione è molto importante soprattutto se hai un profilo aziendale.

Vedere chi ti ha taggato (menzionato) può darti il polso della situazione e anche darti l’occasione di promuovere la tua brand identity, rispondendo alle menzioni e creando interazione con i tuoi fan, followers o potenziali clienti.

E su Twitter posso taggare le foto?

Certamente.

Carica l’immagine e segui la procedura che ti chiede chi compare nella foto.

Le persone che tagghi devono ovviamente essere iscritte a Twitter.

Attenzione però che questi tag occupano spazio e vanno a scalare i caratteri che hai a disposizione per comporre il tuo tweet (messaggio).

Nel 2017, Twitter ha deciso di “aumentare” i caratteri disponibili: da 140 a 280.

Puoi taggare nelle foto fino a 10 profili (persone o contatti).

 

Cosa significa taggare e come si fa su Instagram

Istagram è un altro social molto in voga.

Permette agli utenti iscritti di scattare foto, modificarle con dei filtri, taggare altri utenti e poi condividerle anche su altri social.

Questo perché quando si viene taggati la foto compare sul proprio profilo.

Per Instagram vale lo stesso discorso di Twitter. Si può usare @ e #.

Esempio: @MariaRossi guarda che bel tramonto!

Su Instagram è possibile taggare i profili sulle foto caricate da te, oppure sulle foto caricate da altri.

Nel primo caso il tag @NOME va messo nello spazio dedicato alla descrizione della foto da te pubblicata.

Nel secondo caso, apri la foto che ti interessa taggare e procedi come sopra.

La foto, in questo caso, si troverà sul profilo di un altro utente.

Prima di taggare, su Instagram come per sugli altri social network, è consigliabile leggere bene le disposizioni sulla privacy ed eventualmente regolarle a proprio piacimento per ottenere maggiore o minore riservatezza.

 

Il simbolo # o hashtag, su Instagram ti aiuterà a categorizzare le tue foto e a ottenere più visualizzazioni e dunque più cuoricini (equivalenti ai like di Facebook). Le categorie sono:

  • Generici come #fun, #follow, #love
  • Selfie come #followme, #me, #follow
  • Beauty come #makeup, #style, #fashion
  • Viaggi come #travelgram, #instagood, #fun, #holiday
  • Cibo come #sharefood, #sweet, #dinner

Da dicembre 2017, su Instagram è possibile seguire gli hashtag così come si fa con i profili.

 

Hashtag anche su Facebook

Nel 2012 Facebook acquisì Instagram per un miliardo di dollari ed integrò le due piattaforme.

I post di Instagram possono essere pubblicati in contemporanea su Facebook mantenendo la logica degli hashtag: fu così naturale la proliferazione dei cancelletti (nome italiano per il simbolo #) anche sul principale social network.

Anche qui si utilizzano gli hashtag per trovare e catalogare i vari contenuti ma attenzione alla privacy!

È un metodo comodo per trovare argomenti interessanti fa amici ma controllate le vostre impostazioni: se i post sono pubblici chiunque può rintracciarvi.

Infatti se nella barra di ricerca inserisci per esempio #SalonedelLibro puoi vedere i tuoi post, i post degli amici, delle pagine pubbliche di eventi o aziende ma anche post di persone sconosciute e la cosa è reciproca.

 

Bene, in questo articolo hai scoperto come funzionano i tag e i loro principali utilizzi.

Ti senti abbastanza incline a riempire di tag la Rete?

Benissimo! Ma non esagerare! 😉

Social marketing e sistemi comunicativi

social marketing mediaIl social media marketing come campo autonomo nasce con la separazione dal marketing tradizionale (che comprende anche quello sul web).

Questa separazione è prima di tutto di carattere comunicativo: il marketing tradizionale privilegia tuttora una comunicazione frontale (es. Pubblicità), mentre il social marketing prevede la partecipazione attiva del consumatore attraverso feedback, commenti e altre modalità tipiche dei social network (Facebook, Linkedn, Twitter).

I programmi aziendali di social media marketing prevedono strategie comunicative ad hoc per il target del brand, permesse dal raccoglimento di dati pay per click e direzionate a un pubblico che oltre a ricevere può e deve farsi promotore, più o meno consapevole, coi suoi like, commenti ecc.

Essendo il social marketing figlio di una nuova forma di comunicazione aziendale, per la buona riuscita di una strategia improntata su di esso o per la semplice comprensione dei suoi meccanismi (il che è lo stesso); è necessaria una breve analisi preliminare dei processi comunicativi che lo hanno generato e grazie ai quali si genera continuamente.

Azienda (marca) e consumatore (pubblico)

Azienda (marca) e consumatore (pubblico) sono i ruoli fra i quali da sempre si posiziona la comunicazione del marketing.

Essi stessi sono stati strutturati da tale modello comunicativo, modello che il social media marketing punta a ridiscutere.

Ridiscutere il modello comunicativo tra azienda e consumatore significa quindi in qualche misura ridiscutere la figura stessa dell’azienda e del consumatore.

La marca infatti, intesa come grande azienda dotata di apparati tecnici e tecnologici (struttura macroscopica e unitaria); difficilmente riesce a porsi come interlocutrice di una comunicazione semplice, sul modello della conversazione personale, come quella che avviene sui social network per i commenti, i like, i messaggi.

Difficilmente un consumatore può ritenere credibile una comunicazione con una multinazionale o un azienda di grandi dimensioni. Anche nel caso di una comunicazione più semplice come quella basata sui like o sui feedback vari (sondaggi, indagini) un consumatore sarà più ostacolato a pensare che una grande azienda necessiti del suo contributo.

Come affrontare il nuovo paradigma?

Ecco perché grandi aziende spesso mirano a miniaturizzarsi, a nascondere la propria dimensione dietro produzioni simil-artigianali (es. Barilla, che in risposta ai commenti sulla scarsa qualità della produzione industriale risponde con link al sito web e ottiene raramente un risultato concreto sui social); ecco soprattutto perché in questi tempi viviamo il boom delle produzioni artigianali anche su siti web dove il social marketing è fondamentale, dal passa parola alla comunicazione diretta.

Avvicinarsi il più possibile al consumatore per permettere una comunicazione adeguata richiede impegno alle aziende che provengono da altre impostazioni di marketing, le piccole aziende, quelle appena nate o comunque di produzione artigianale partono con un grande vantaggio su questo fronte, permettendo fin da subito una comunicazione proficua e desiderabile per il consumatore.

Il pubblico, sempre nel caso di piccole azione, riconosce facilmente di poter avere un ruolo importante nella crescita dell’azienda e si fidelizza, si avvicina ad essa aiutandola, facendosene carico non per spirito d’aiuto, ma prima ancora per il potere di individualizzazione e il senso di appartenenza che genera l’essere tra i pochi a supportare una produzione.

L’hype, punto chiave del social marketing, è vissuto così nel profondo del singolo, ben oltre quanto passando arrivare le indicazioni e i classici suggerimenti in stile cookie.

La marca che diventa persona

Lidl ad esempio, è riuscita a capitalizzare alcuni commenti ironici della pagina Facebook ‘’Commenti memorabili’’.

Per fare ciò ha agito ponendosi non come semplice produttore, ma come personalità comunicativa capace di modularsi oltre alla semplice promozione del prodotto.

Questo è importante perché un esempio come quello della Lidl sembrerebbe contraddire ciò che si è detto rispetto alla difficoltà di inserirsi nella comunicazione di social marketing da parte dei grandi brand. Solo in apparenza però, per due motivi: il primo è che il social marketing in questo caso è stato mediato da una pagina Facebook, che è un entità organica al sistema dei social media e della comunicazione che li caratterizza.

La marca si è limitata a fare suo ciò che si era sviluppato in un primo momento all’esterno con tutt’altro intento. Il secondo è che l’entrata nella comunicazione da parte, in questo caso, della Lidl, è riuscita grazie a una radicale rottura rispetto al regime comunicativo aziendale basato normalmente sulla semplice promozione o persuasione sui propri prodotti.

Accettare, commentando a propria volta, un commento ironico fatto da una pagina Facebook in apparenza completamente aliena alle dinamiche di marketing aziendale; ha creato per Lidl una spaccatura nella quale inserirsi abilmente e con ottimi risultati.

Questo esempio, pur non contraddicendo ciò che si è sostenuto, è utile anche per mettere in luce quali possono essere i modi in cui un’azienda anche di medio-grandi dimensioni può sfruttare il social marketing a suo favore. Fondamentale è mantenersi vigili e aperti su ogni fenomeno web, anche quando apparentemente distante dalla sfera d’interesse, per sfruttare appieno le possibilità di un sistema comunicativo così elastico come quello dei social network.

A questo punto è chiaro come tutto si giochi sull’individualità del consumatore, invertendo definitivamente lo schema comunicativo che lo vedeva come parte di un indistinto e standardizzato ‘pubblico’.

Guest post scritto da Paolo Bosca
Vuoi scrivere anche tu un articolo per AddLance? Scopri i vantaggi

Regole e trucchi per un buon telemarketing

telemarketing - call center

Il telemarketing funziona se c’è un buon mix di “pull and push”.

In questo articolo analizziamo passo a passo tutti gli elementi che rendono il canale di telemarketing uno dei mezzi più potenti per vendere.

Scopriamo gli Elementi del Telemarketing

Il telefono

Con l’abbassamento delle tariffe telefoniche e la diffusione del telefono, le aziende utilizzano questo strumento per facilitare e incrementare i contatti con i clienti: customer care, fidelizzazione, interviste telefoniche, help desk, telemarketing.
Ci chiamano ovunque e a tutte le ore e cercano di venderci qualunque cosa.
Ormai i clienti stufi a stento ascoltano l’addetto alle vendite outbound, italiano o straniero che sia, la loro risposta è un “NOOOOO” e buttano giù.
Cosa fare allora per aumentare le vendite utilizzando il telefono?

L’addetto al telemarketing

La prima cosa da fare è avere una buona selezione iniziale.
Gli addetti al telemarketing devono essere persone tranquille e ottimiste, che puntano agli obiettivi ma non alzano troppo la cresta, che seguono i consigli dell’azienda ma che sanno anche improvvisare. Devono essere brave ma non troppo, altrimenti appena possibile migreranno verso altri nidi… il telemarketing non è esattamente un lavoro da sogno.
Ci sono persone che trovano demoralizzante avere continuamente un no come risposta e, diciamola tutta, non tutti i clienti sono esattamente dei “Signori”.
Ma non voglio generalizzare, in fin dei conti ci sono tanti addetti che del proprio lavoro sono orgogliosi e sono anche quelli che vendono di più.

“Se riusciamo ad avere la persona giusta al posto giusto saremo capaci di vendere ghiaccioli al polo nord!”

La conoscenza del prodotto e del mercato.

Prima di iniziare le vendite bisogna avere un’analisi del mercato in cui andremo ad operare e dobbiamo istruire i nostri operatori telefonici.
Bisogna comunicare loro quali sono i nostri prodotti, quali sono i punti di forza e debolezza di ciò che vendiamo, come possiamo soddisfare il cliente e in che modo siamo migliori dei nostri concorrenti.
Molti call center inbound o outbound preparano, per i loro ragazzi, uno script, una specie di copione degli attori, che diventa poi un memorandum per gli operatori esperti, dove viene indicato per filo e per segno come gestire la telefonata.
Io, sinceramente, sono un po’ contraria agli script, fanno sì che l’operatore diventi un automa a furia di ripetere sempre la stessa cosa. I migliori venditori sono coloro che hanno la capacità di improvvisare, seguono le esigenze del cliente, ma non cadono nelle false promesse pur di accontentarlo. Oggigiorno esistono i reclami dei clienti che facilmente possono identificare l’operatore furbetto. Quindi YES!!! all’ascolto attento delle esigenze del cliente ma NO!!! ad un “sarai mio a tutti i costi”.
Dopo tante telefonate a vuoto il nostro addetto telemarketing può perdere l’entusiasmo. L’importante, in questi casi, è non perdere la fiducia in sé stessi e pensare che ciò che si è ripetuto per tutta la giornata, è una cosa nuova per il prossimo cliente e che potrebbe essere interessato a ciò che diciamo.
Per noi ogni telefonata deve essere un nuovo giorno, una nuova opportunità.

Le banche dati

Prima di iniziare a chiamare dobbiamo avere una lista di contatti: la banca dati. Ce ne sono tantissime ma le migliori sono quelle dettagliate che ci fanno capire chi è il cliente che stiamo per chiamare.
Se vi state chiedendo se dovete studiarvi anche la banca dati, vi confermo che è proprio così. Ogni nome di quella lista è un essere umano con preferenze diverse da quello precedente. Ed è vostro compito attirare la sua attenzione.
In molti si chiedono: ma come ci sono finito in quella banca dati?
Per essere inseriti in una banca dati basta veramente poco. Ogni volta che chiedete un servizio nuovo come un prestito, una tessera raccolta punti autorizzate il trattamento dei vostri dati. Quindi attenti a ciò che firmate!!!
Ma com’è facile finirci, è un po’ più complicato uscirne, a volte basta un’e-mail all’indirizzo del fornitore incriminato o iscriversi nel Registro Pubblico delle Opposizioni, ma se non ricordate dove avete acconsentito al trattamento dei vostri dati bisogna rivolgersi al Garante della Privacy.

Le tecniche di vendita standard

Le tecniche che si applicano alle vendite telefoniche sono le classiche con la differenza che stavolta non vediamo con chi parliamo, quindi possiamo evitare la giacca e la cravatta, ma dobbiamo conquistare la fiducia del cliente con la nostra voce.
Bisogna essere calmi, tranquilli e gentili ma non remissivi e soprattutto dobbiamo essere preparati.

Le due tecniche più conosciute sono CRISS e AIDA:

CRISS

Cortesia: bisogna essere cortesi ed educati con il cliente sempre e comunque. Noi rappresentiamo la nostra azienda!

Riconoscimento: capire con chi stiamo parlando e cercare di farci passare il diretto interessato;

Identificazione: spiegare chi siamo e perché chiamiamo;

Simpatia: non dimentichiamo di essere simpatici ma non entriamo in confidenza con il cliente (non diamogli del tu ma possiamo chiamarlo con il suo titolo e il suo cognome);

Sorriso: al telefono il cliente non ci vede ma sente la nostra voce e vi assicuro che lo sente se siamo depressi.

AIDA

Attenzione: è stato dimostrato che si hanno meno di 20 secondi per attirare l’attenzione del cliente. Questo sarà il primo ostacolo da superare;

Interesse: se lui vi ascolta è già un primo passo ora bisogna suscitare il suo interesse;

Desiderio: a questo punto deve subentrare la voglia del cliente di acquistare, quindi è il momento di offrigli la nostra proposta commerciale utilizzando delle parole convincenti che possano persuaderlo all’acquisto, se proprio non è ancora convinto dirgli ad esempio che l’offerta è per un periodo limitato può far scattare il suo desiderio di averlo subito;

Azione: a questo punto si può iniziare con la vendita vera e propria, è il momento di stipulare il contratto ma non abbiate fretta!

Le obiezioni

Durante il processo di vendita il cliente ci farà molte domande e, se è indeciso, anche molte obiezioni. A questo punto bisogna dimostrargli che davvero il nostro prodotto è migliore degli altri.
Ma noi abbiamo analizzato il mercato di riferimento, studiato la nostra banca dati e saremo pronti a controbattere in modo educato.
Ci sono varie tecniche per affrontare le obiezioni una, ad esempio, parte ripetendo ciò che ha detto il cliente e dandogli ragione ma suggerendo che il nostro prodotto è migliore sotto altri punti di vista.
Ad esempio, supponiamo un prodotto telefonico che abbia un costo maggiore rispetto a quello che attualmente ha il cliente, a questo punto il cliente obietterà ma noi saremo pronti a rispondere che, mentre il suo prodotto copre soltanto le chiamate ai telefoni fissi, con il nostro potrà chiamare sui i cellulari e avrà Internet gratis.

Concludiamo

Difficilmente una vendita si conclude in fretta e spesso il cliente ci chiede tempo per poter decidere, è un modo gentile per finire la conversazione, chiedete quindi quando potete richiamarlo, cercate comunque di fissare l’appuntamento con il consulente o mettetecela tutta con un’ultima irripetibile offerta per poter concludere direttamente e inviare la modulistica necessaria per il contratto definitivo.

Ricapitoliamo un attimo!

Abbiamo creato un bel team di operatori telefonici, li abbiamo preparati, offriamo un prodotto migliore degli altri o che abbia un suo perché, eppure non abbiamo modo di farci ascoltare, i clienti non ci concedono la possibilità di esporre il prodotto, come fare?

Il telemarketing è un metodo di vendita di tipo push, è l’impresa a spingere il prodotto verso il mercato. Ma le telefonate sono diventate troppe e i clienti sono predisposti male verso i call center “aggressivi”. Bisogna quindi affiancare a questa tecnica push una tecnica pull, dobbiamo attirare il cliente, renderlo curioso prima di ricevere la telefonata, in modo che ascolterà i nostri call center.
Se ci fate caso alcune aziende fanno una grossa campagna pubblicitaria prima di partire con le telefonate: cartelloni pubblicitari, inserzioni sui giornali, ma anche semplici volantini inviati ai clienti. Questo fa sì che il nome sulla banca dati diventi già un possibile acquirente perché se è interessato al prodotto appena lo contatteremo ci darà un’opportunità… i famosi 15-20 secondi…. il nostro primo passo.
Statisticamente ci sono giornate no e giornate buone, contratti facili e contratti molto complicati.
Per questo lavoro ci vuole davvero tanta pazienza!!!!
Quindi grazie a tutti gli operatori del settore e scusate se a volte siamo troppo presi da non potervi dedicare neanche i pochi secondi che tanto vorreste.

Guest post scritto da Vittoria Cannavale
Vuoi scrivere anche tu un articolo per AddLance? Scopri i vantaggi

Come scrivere contenuti ottimizzati per il SEO

Far trovare i propri contenuti su Google, si sa, è molto importante, dato che quasi tutti gli utenti internet italiani che devono cercare qualcosa sul web lo fanno attraverso il più noto motore di ricerca al mondo.
Essere con un proprio contenuto sulla prima pagina dei risultati di ricerca di Google significa riuscire ad attirare su quel contenuto e quindi sul proprio sito web decine, centinaia o migliaia di utenti (a seconda dell’importanza che riveste quel determinato contenuto) che altrimenti andrebbero su siti di competitor o su altri siti in generale.
Ma come si fa a far compare un proprio articolo, un proprio contenuto sulla prima pagina di Google?
Bisogna seguire alcune regole che sono comprese in quell’arte conosciuta con il nome di SEO, acronimo che significa “Search Engine Optimization”, ossia, in italiano, “ottimizzazione per i motori di ricerca”.
Oggi come oggi si potrebbe parlare anche di GO, “Google Optimization”, perché in realtà, quando si decide di creare contenuti ottimizzati per il SEO, li si ottimizza per Google, o in primo luogo per Google, dato che la stragrande maggioranza degli italiani usa questo e non altri motori di ricerca per trovare contenuti su Internet.
Ma vediamo quali sono queste poche ma importanti regole per scrivere un contenuto ottimizzato per Google.

Una sola parola chiave

La prima regola è individuare la parola chiave per cui si vuole posizionare il contenuto da scrivere su Google; è bene che ogni articolo, ogni post, ogni contenuto in generale sia ottimizzato per una e una sola parola chiave perché su quella parola chiave si costruisce l’intero contenuto; ottimizzare un contenuto per più parole chiave significa diluire le potenzialità di posizionamento del contenuto in quanto le parole chiavi scelte si farebbero concorrenza a vicenda.

Ripetere la keyword sì ma senza esagerare

In secondo luogo occorre mettere subito in chiaro una cosa: una volta individuata la parola chiave per l’ottimizzazione SEO di un contenuto, non basta farcire l’articolo con una ripetizione ossessiva di quella parola chiave; anzi, oggi, questa tecnica viene bollata da Google come spam e quindi non dà punti in ottica SEO, anzi rischia di danneggiare il sito che ospita quel contenuto. La parola chiave va ripetuta qualche volta, dalle 3 alle 5 volte a seconda della lunghezza dell’articolo, possibilmente una volta all’inizio, poi due o tre volte nel corpo centrale dell’articolo, e poi alla fine dello stesso; scrivere contenuti ottimizzati per il seo non significa scrivere elenchi di parole chiave, ma contenuti utili per gli utenti.

Utilizzare sinonimi

Oltre alla parola chiave prescelta per il proprio contenuto che si vuole ottimizzato per il SEO, suggerisco di utilizzare anche sinonimi o varianti simili della parola chiave scelta; oggi l’algoritmo di Google è in grado di comprendere che alcune parole sono sinonimi di altre e quindi li utilizza come strumenti utili per il posizionamento; ovviamente non bisogna utilizzare più i sinonimi della parola chiave, ma il contrario, perché, essendo comunque Google una macchina, bisogna aiutarla a capire quale sia effettivamente la parola o le parole per cui si vuole ben posizionare l’articolo.

La lunghezza dell’articolo

Abbiamo detto che la ripetizione di una parola chiave in un contenuto ottimizzato per il SEO dipende dalla lunghezza del contenuto; ma quando deve essere lungo un contenuto per ambire ad una buona posizione su Google? Secondo le ultime evoluzione del SEO, si potrebbe dire: più lungo è l’articolo e meglio è per il SEO; lo so che questa regola sembra scontrarsi con un principio anch’esso utile per il modo con cui si leggono e si scandagliano i contenuti sul web: la capacità di sintesi, dato che molti di noi si spaventano quando trovano una pagina web troppo lunga e talvolta a causa di questa lunghezza scappano da quella pagina; ma Google, oggi come oggi, vuole premiare chi dà informazioni esaustive e complete agli utenti, e non è possibile fare questo senza scrivere articoli sufficientemente lunghi; qualcuno mi potrebbe a questo punto ripetere la domanda: si, ma quanto lunghi? Diciamo che un articolo base dovrebbe essere composto almeno da 500-600 parole; intendiamoci, la lunghezza di un contenuto web dipende anche dall’argomento, se esso costituisce la risposta a una domanda che si può esaurire in poche righe, anche articoli di 300 parole possono essere sufficienti, ma solitamente, chi cerca informazioni su Internet, vuole trovarsi di fronte non a contenuti scritti in fretta e solo con qualche parola chiave ripetuta qua e là, ma contenuti elaborati e che siano espressione di qualcuno che si vede che s’intende dell’argomento trattato.

L’esperienza e le competenze fanno la differenza

La regola precedente che abbiamo riportato, ossia la lunghezza dell’articolo, è legata anche ad un altro aspetto: Google “pensa” che più un articolo sia lungo e più chi lo scrive sia un esperto in materia; chi non sa di cosa scrive solitamente non riesce a elaborare contenuti molto lunghi; è buona norma per il SEO dimostrare che chi scrive è competente in materia, sia con ciò che scrive, sia citando magari altre fonti autorevoli, come scriverò sotto, oppure citando dati e ricerche di terzi, che aumentano l’autorevolezza del contenuto.

Paragrafi o elenchi per facilitare la lettura

A questo punto come si combina l’esigenza di scrivere articoli piuttosto lunghi con quella dell’utente di volere tutto e subito, senza dover leggere alcun “romanzo”? Un modo può essere quello di sintetizzare i punti salienti del contenuto con un elenco numerico; un altro potrebbe essere quello di separare i paragrafi dell’articolo con dei paragrafi che facciano capire subito a un primo colpo d’occhio quali siano i temi contenuti nell’articolo, di modo che l’utente eventualmente possa saltare da un contenuto all’altro andando a leggere solo quelli che sono di suo interesse; un ultimo modo per facilitare la lettura di un articolo lungo è di mettere delle parole o delle frasi in grassetto in modo da fare capire anche a chi dà un’occhiata veloce al testo, quali sono i temi trattati nelle diverse parti dell’articolo; insomma, scrivere contenuti ottimizzati per il SEO significa scrivere articoli lunghi ma facilmente consultabili.

Il contenuto deve essere originale al 100%

Oggi Google capisce se un articolo è scopiazzato da altri contenuti, magari riscrivendo in modo diverso il 30 o 40% dell’articolo copiato; se siete veramente esperti in una materia non avete bisogno di copiare alcun contenuto per scrivere un articolo; se dovete consultare delle fonti che voi ritenete importanti per scrivere bene un testo su un qualsiasi tema, allora, al posto di copiare pezzi tratti da quella fonte, mettete un link ad essa; è meglio.

Link infratestuali

Un altro elemento molto apprezzato da Google è la presenza, all’interno del contenuto, di link che portino gli utenti ad altri contenuti o del proprio sito web o di siti web esterni che possano permettere agli utenti, se lo vogliono, di approfondire singoli aspetti del tema trattato nel contenuto ottimizzato. Più è autorevole il sito che si linka e meglio è.

Gli headings (H1, H2, etc.)

Una regola tecnica che è bene rispettare per compiacere a Google è quella di distinguere le varie parti del testo a seconda della loro importanza con delle particelle di codice chiamate “headings”: al titolo dell’articolo bisogna aggiungere il tag H1, a un eventuale sottotitolo il tag H2, a eventuali paragrafi il tag H3, e così via; questo permette a Google di capire quali sono le parti del testo più importanti; ed è per questo che è bene mettere la parola chiave anche nel titolo dell’articolo, possibilmente all’inizio.

Last but not least: scrivete per gli utenti

La regola forse più importante per scrivere contenuti ottimizzati per il SEO l’ho lasciata per ultima; seguite tutte le altre regole riportate in questo articolo, sappiate che quella più importante è questa: scrivete per gli utenti e non per Google; quando scrivete un contenuto da posizionare su Internet, dovete chiedervi: che cosa vorranno leggere gli utenti che digitano su Google la parola chiave che ho scelto per ottimizzare il mio contenuto? E’ rispondendo in modo esatto a questa domanda che ci si può giocare le proprie carte per essere tra i primi su Google.

Guest post scritto da Matteo Giovanelli
Vuoi scrivere anche tu un articolo per AddLance? Scopri i vantaggi