Tre ottime ragioni per fare Outsourcing con i Freelance

freelance-per-aziende

Non ci credi? Ebbene sì, ci sono svariate ragioni per cui i freelance fanno bene al tuo business. Noi ne citiamo almeno tre. Ma non pensare che il rapporto sia univoco: non sono solo i freelance ad aggiungere valore al tuo progetto, anche i freelance (o freelancer) stessi ne possono trarre vantaggio. Come? Lo vedremo più avanti.

Hai mai sentito parlare di outsourcing? Probabilmente se stai leggendo queste righe lo pratichi già, ma se non lo conosci, sappi che esternalizzare alcune professioni (o mansioni) aiuta l’azienda ad abbattere fino al 70% dei costi.

Lo ha scritto recentemente Madelyn Spencer, una docente universitaria di economia in pensione e una delle massime esperte di outsourcing. Partecipa a conferenze, seminari, conferenze e dimostrazioni in diverse università negli Stati Uniti e in Europa.

Quindi quali sarebbero questi vantaggi? Te lo starai sicuramente chiedendo.

 

  • Riduzione dei costi fino al 70%. Lo abbiamo detto più su. Questo significa non solo minori costi di personale. Significa anche non dover caricare su ciascun progetto i tradizionali costi aziendali interni e logistici. Buona parte delle aziende commissionano in outsourcing progetti di web design e online marketing, di copywriting e di web design. Ma non è poi così raro trovare anche consulenze legali o fiscali appaltate in outsourcing.

 

  • Maggiore crescita in minor tempo. L’esternalizzazione di compiti regolari ai freelance ti consente di concentrarti sugli aspetti più importanti della tua attività e ti consente di ottenere risultati molto più rapidi. Poniamo l’esempio del content managemet o creazione di contenuti per il web. Se hai un solo dipendente e hai bisogno di realizzare 100 articoli, il tuo collaboratore ci metterà “x” tempo. Mettiamo un mese o anche due. Se commissioni lo stesso carico di lavoro a 2-3 freelance selezionati, il tempo di realizzazione si riduce alla metà o addirittura ad un terzo. E questo ti permetterà di raggiungere il tuo risultato più rapidamente. Senza necessariamente avere un costo maggiore per il personale impiegato (i costi di un freelance sono diversi da quelli del personale dipendente, come puoi ben immaginare).

 

  • Ottimizzazione della tua squadra. Esternalizzare alcune attività, soprattutto legate alla tua presenza online (vedi sopra quali figure vengono prevalentemente gestite in outsourcing) ti permette anche un vantaggio a lungo termine: garantirti la squadra migliore, il giorno che vorrai assumere qualcuno. Eh già, perché ci auguriamo che un giorno il tuo business crescerà e allora avrai probabilmente bisogno di un organico stabile. Quale miglior occasione di inglobare i più bravi freelance che hanno lavorato già per te? Non devi assumere nessuno in pianta stabile? Il terzo vantaggio c’è comunque! È più facile trovare un collaboratore orientato ai risultati tra i freelance che in qualsiasi altra categoria.

 

Non solo vantaggi per le imprese: qualcosa di buono c’è anche per i freelance

L’outsourcing è una tendenza in costante crescita. Se sei un lavoratore e il posto fisso non è il tuo principale obiettivo, puoi cogliere le opportunità di questo mondo che avanza. Come? Sfruttando tutto il tuo potenziale e le conoscenze che hai acquisto nel tempo. E, last but not least, iscrivendoti ad uno dei portali come AddLance, che mettono in contatto freelance con le aziende che li cercano.

Eh già, perché fortunatamente è possibile esternalizzare praticamente tutto: dal sito web allo sviluppo del software, dal design del logo alla scrittura di e-book. Con le aziende che esternalizzano sempre di più il mercato per i freelance è decisamente più vivace. Iniziando a collaborare accumulerai esperienza, farai fruttare le tue competenze, amplierai il tuo curriculum e ti sarà più facile ottenere un incarico più stabile, se è questo che cerchi.

Con la piattaforma AddLance, pensata espressamente per il mercato italiano, ti registri e puoi cominciare immediatamente a fare offerte per i progetti che sono regolarmente pubblicati lì.

Lavorare attraverso questo sistema ti consente di crearti una reputazione in tempi anche brevi, grazie anche al sistema di feedback rilasciati dal tuo committente.

Guida ai finanziamenti europei PMI 2018

Finanziamenti europei PMI 2018

Sovvenzioni, appalti, finanziamenti o capitali di rischio. Ecco i finanziamenti europei PMI 2018. Ci sono diverse opportunità di ricevere sostegno attraverso i fondi stanziati dall’Unione Europea, se sei a capo di una impresa o di una start up.

 

Ottenere un prestito o un capitale di rischio attraverso i fondi UE

Ogni anno l’Unione Europea, raccogliendo fondi dai vari Paesi membri, smista finanziamenti che raggiungono circa 200 mila imprese. Micro credito e micro prestiti, finanziamenti alle imprese innovative, finanziamenti alle imprese sociali. E ancora:  sostegno alle start up innovative a orientamento sociale, digital commerce, digital media, investimento nel settore dei  software aziendali, nella sicurezza digitale e nella business intelligence.

Questi finanziamenti europei sono erogati direttamente dagli istituti di credito e dalle banche locali (in questo caso italiane) e sono rivolti alle imprese di qualunque dimensioni, anche individuali, in qualunque settore operino.

Forse ti sarà utile sapere che i fondi europei si dividono in diretti e indiretti.

Vediamoli velocemente.

 

Fondi Europei indiretti

I fondi europei indiretti vengono erogati dalla UE ai singoli stati membri che li gestiscono e durano un settennio. Per il settennio 2014-2020 all’Italia sono stati assegnati circa 32 miliardi di euro, da destinare a vari progetti:

  • Fondi strutturali
  • Fondo di sviluppo europeo
  • Fondo di coesione
  • Fondo europeo agricolo di sviluppo rurale
  • Fondo europeo affari marittimi e pesca

Questi fondi vengono direttamente gestiti dagli stati membri (Italia, nel nostro caso), ma a meno che la tua impresa o start up non rientri negli ambiti sopra citati, non saranno i fondi indiretti che dovrai cercare. Ti conviene, invece, concentrarti sui fondi europei diretti. Di che si tratta? I fondi diretti sono erogati tramite bandi aperti a tutti i cittadini, vengono gestiti direttamente dall’Unione Europea e sono finalizzati a premiare e incentivare le eccellenze, indipendentemente dalla nazionalità.

 

I Fondi Europei diretti

I fondi diretti appartengono ai seguenti ambiti:

  • Europa Creativa (media, cultura)
  • Erasmus + (formazione, studio)
  • Orizzonte 2020 (ricerca)
  • Cosme (accesso al credito)

I bandi e i finanziamenti disponibili (con relative caratteristiche) si trovano direttamente sul sito della Commissione Europea.

Dove trovare i finanziamenti europei per start up e PMI
Dove trovare i finanziamenti europei per start up e PMI

 

La mascherina che vedi ti permette di fare una ricerca nel database dei finanziamenti UE, inserendo i parametri che ti interessano. Il sistema ti restituirà i risultati e anche gli istituti di credito che se ne occupano e ai quali potrai rivolgerti per avere ulteriori dettagli.  Ricordati che in base all’articolo 431 del regolamento dell’UE sui requisiti patrimoniali, hai diritto ad un riscontro. Di che si tratta? Hai diritto, in poche parole, ad avere un riscontro da parte dell’istituto di credito interessato a concedere o meno un prestito alla tua impresa.

 

Come ottenere finanziamenti diretti per il tuo progetto

La Commissione Europea aiuta finanziariamente progetti e organizzazioni che contribuiscono all’attuazione dei programmi e delle politiche dell’UE. Questo tipo di finanziamenti viene erogato tramite “invito a presentare proposte e progetti”. Ogni invito è unico e la procedura di presentazione è guidata. Il tuo business plan concorrerà insieme ad altri dello stesso ambito, provenienti da tutta Europa, alla concessione dei finanziamenti. Dove trovare nel dettaglio queste informazioni? Clicca su Come funzionano i finanziamenti dell’UE

 

Come funzionano i finanziamenti UE
Come funzionano i finanziamenti UE

La schermata che ti apparirà, rigorosamente in italiano, è quella che vedi in immagine. Qui potrai sbizzarrirti – in base al settore del tuo progetto o della tua impresa – a trovare le sovvenzioni che possono fare al caso tuo. Poi, non ti resta che seguire scrupolosamente le istruzioni che ti vengono date.

Come posso reperire altre informazioni sui bandi di finanziamento

È vero, è il problema che riscontra la maggior parte delle persone. Destreggiarsi tra fondi diretti (erogati direttamente dalla Commissione Europea) e fondi indiretti (erogati dai singoli Paesi membri, in Italia quasi tutti in capo alle Regioni) non è facile. La prima scrematura da fare è dunque questa: il sostegno che cerco ricade tra i fondi diretti o tra quelli indiretti, erogati dalla UE?

Nel primo caso, la mossa ideale è consultare periodicamente il sito della Unione Europea, per verificare quali bandi di finanziamento diretto siano stati pubblicati. Nel secondo caso, quello dei finanziamenti indiretti, consultare il sito web della propria Regione o la Camera di Commercio competente, alla ricerca di opportunità.

Per ogni domanda o dubbio è anche possibile contattare l’Unione Europea attraverso la sua rete di centri di informazione Enterprise Europe Network. Sono disponibili diversi centri da Aosta a Catania.

Prova subito a cercare, forse c’è un finanziamento che fa proprio al caso tuo!

Le Agevolazioni Fiscali per le Start Up Innovative

agevolazioni startupNegli ultimi anni si sente parlare sempre più insistentemente di start up innovative, come occasione di rilancio economico e occupazionale. La normativa delle start up innovative assieme al lancio del progetto “Industria 4.0” costituiscono, sicuramente una buona base di partenza da parte dello Stato Italiano per dare stimolo ai giovani che decidono di investire denaro e competenze specifiche in un’attività imprenditoriale.

COSA SIGNIFICA START UP INNOVATIVA?

Una start up innovativa per definirsi tale deve possedere dei requisiti formali e sostanziali introdotti dal decreto legge n. 179/2012, nello specifico:

  • Deve essere costituita da non più di sessanta mesi;
  • La fissazione della sede principale deve essere in Italia o in uno dei stati membri della UE o in Stati aderenti all’accordo sullo Spazio Economico Europeo, purché abbia una sede produttiva o una filiale in Italia;
  • L’oggetto sociale, esclusivo o prevalente, deve essere lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  • La società non deve distribuire utili;
  • La costituzione della società non deve derivare da fusione, scissione o cessione di ramo d’azienda;
  • Il totale del valore della produzione annua non deve superare i 5 milioni di euro a partire dal secondo anno di attività;
  • Le quote o le azioni sociali non devono essere quotate sul mercato regolamentato.

Inoltre la start up innovativa deve possedere almeno uno dei seguenti ulteriori requisiti:

  • Le spese di ricerca e sviluppo devono essere in misura uguale o superiore al 15% del maggior valore tra costo e valore totale della produzione;
  • L’impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in misura uguale o superiore al terzo della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca presso università Italiana o estera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero, ovvero, in percentuale uguale o superiore ai due terzi della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di laurea magistrale; a questo proposito il ministero dello sviluppo economico, ha stabilito che solo gli amministratori soci retribuiti possono computarsi nelle percentuali di forza lavoro rilevante ai fini della sussistenza del requisito appena citato;
  • Essere la start up titolare, licenziataria o depositaria di almeno un brevetto per industria, biotecnologie, semiconduttori.

Dopo aver definito cosa si intende per start up innovativa, analizziamo gli incentivi fiscali dedicati a chi investe in tali imprese, incentivi riconducibili a due categorie:

  • Agevolazioni fiscali concesse a chi investe capitali nelle start up innovative;
  • Agevolazioni fiscali concesse a chi investe lavoro nelle start up innovative.

AGEVOLAZIONI FISCALI CONCESSE A CHI INVESTE CAPITALI IN START UP INNOVATIVE

I soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle persone fisiche o altri intermediari c.d qualificati (che sarebbero gli organismi di investimento collettivo del risparmio e altre società di capitali che investono prevalentemente in start-up innovative) che effettuano un investimento tramite conferimento in denaro in start up innovative beneficiano di una detrazione ai fini IRPEF o deduzione ai fini IRES in base alla natura del soggetto giuridico che effettua il conferimento (persona fisica o società di capitali).

L’agevolazione spetta a condizione che gli investitori ricevano e conservano la seguente documentazione:

  • Una certificazione della start up che attesti il rispetto del limite di Euro 15.000.000 di conferimento complessivo per singola start up;
  • Copia del piano di investimento della start up innovativa, contenente informazioni dettagliate sull’attività da svolgere mediante l’investimento, nonché sull’andamento previsto o attuale delle vendite e dei profitti;
  • Nel caso di investimenti in start up a vocazione sociale e per le start up che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico, una certificazione rilasciata dalla start up innovativa che attesti l’oggetto della propria attività.

La detrazione concessa alle persone fisiche trova fondamento nel comma 1 dell’articolo 29 del D.L. n. 179/2012 il quale stabilisce che “per gli anni 2013, 2014, 2015 e 2016 all’imposta sul reddito delle persone fisiche si detrae un importo pari al 19 per cento della somma investita dal contribuente nel capitale sociale di una o più start up innovative direttamente ovvero per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio che investano prevalentemente in start up innovative…”; il comma 3 dello stesso decreto prevede che “L’investimento massimo detraibile ai sensi del comma 1, non può eccedere, in ciascun periodo d’imposta, l’importo di euro 500.000 e deve essere mantenuto per almeno tre anni…”.

Per quanto riguarda la deduzione concessa ai soggetti IRES (ovvero alle società di capitali) il comma 4 dell’articolo 29 del D.L. 179/2012 stabilisce che per i periodi d’imposta 2013, 2014, 2015 e 2016 non concorre alla formazione del reddito dei soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società, diversi da imprese start-up innovative il 20% della somma investita nel capitale sociale di una o più start-up innovative direttamente ovvero per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società che investano prevalentemente in start up innovative”…

Giova ricordare che con l’introduzione della Legge 11 dicembre 2016, n.232 (Legge di Stabilità 2017) a partire dall’anno 2017 la disciplina di agevolazione fiscale ai fini IRPEF e IRES ha assunto carattere definitivo ciò significa che tale agevolazione è applicabile anche per gli anni successivi al 2016.

AGEVOLAZIONI FISCALI CONCESSE A CHI LAVORA NELLE START UP INNOVATIVE

Altrettanto interessanti sono le agevolazioni concesse per chi decide di mettere a disposizione le sue competenze professionali al servizio di una start-up innovativa; il D.L. 179/2012 ha introdotto tre tipi diversi di vantaggi fiscali per chi decide di lavorare per conto di un start up innovativa:

  • Piano di incentivazione per il personale;
  • Il work for equity;
  • Il credito per le spese di ricerca e sviluppo;

L’articolo 27 del D.L. 179/2012 prevede come piano di incentivazione del personale che il reddito di lavoro derivante dall’assegnazione da parte delle start-up innovative e degli incubatori certificati ai propri amministratori, dipendenti o collaboratori continuativi, di strumenti finanziari o di ogni altro diritto o incentivo che prevede l’assegnazione di strumenti finanziari, non concorre alla formazione del reddito imponibile dei suddetti soggetti, sia ai fini fiscali, sia ai fini contributivi; tale strumento permette di detassare un reddito da lavoro dipendente che diversamente sarebbe assoggettato alle ordinarie regole di determinazione del reddito; è bene però ricordare che la retribuzione non può essere costituita solamente da reddito detassato, in quanto l’art. 28 comma 7 del D.L. 179/2012 stabilisce la retribuzione dei lavoratori assunti dalle start up innovative deve essere comunque essere costituita da una parte fissa che non può essere inferiore al minimo tabellare previsto, per il rispettivo livello di inquadramento, dal contratto collettivo applicabile.

Lo strumento del work for equity è pensato per quei soggetti che decidono di apportare lavoro autonomo in una start-up innovativa; l’art 27 del D.L. 179/2012 al comma 4 prevede che le azioni, le quote, e gli strumenti finanziari partecipativi emessi a fronte di un apporto di opere e servizi in favore delle start-up innovative o di incubatori certificati non concorrono alla formazione del reddito complessivo del soggetto che ha effettuato l’apporto; si immagini che una start up innovativa abbia necessità di una consulenza altamente specialistica da parte di uno studio legale specializzato in diritto della proprietà industriale per la registrazione di un brevetto: con l’utilizzo dello strumento del work for equity, in capo allo studio legale non vi sarà alcuna tassazione per la consulenza prestata, mentre la start up innovativa potrà dedurre fiscalmente il costo sostenuto per il servizio professionale richiesto.

Il terzo incentivo fiscale messo in atto dal legislatore per favorire le start-up innovative in ambito lavorativo è il credito d’imposta per l’assunzione di personale altamente qualificato previsto dall’art. 24 del D.L. n. 83/2012. Trattasi di un contributo sotto di credito d’imposta in favore delle imprese che assumono a tempo indeterminato personale in possesso di dottorato di ricerca universitario o di laurea magistrale a carattere tecnico o scientifico impiegato in attività di ricerca e sviluppo.

Tale credito di imposta è rimasto in vigore specificatamente per le start-up innovative fino al 2016; a seguito dell’entrata in vigore della legge di stabilità per il 2015, il regime agevolato sopra citato è stato abrogato e fatto rientrare nell’alveo del credito di ricerca e sviluppo dedicato alla generalità delle imprese.

Guest post scritto da Dr. Francesco Micucci

Vuoi scrivere anche tu un articolo per AddLance? Scopri i vantaggi

Un’idea vincente: il Business Plan

idea di businessOggigiorno trovare lavoro diventa sempre più complicato, soprattutto se si cerca qualcosa di “definitivo” ecco perché molte persone decidono di provare con un’attività autonoma.
Grazie ad una buona idea e agli aiuti europei, a fondo perduto o ad un tasso davvero conveniente, il gioco sembra facile ma non è proprio così!
Ogni bando per i finanziamenti è diverso e in tutti c’è il Business Plan, un osso duro per il richiedente che di solito decide di rivolgersi ad un vero professionista

Ma che cosa è il BP e perché è tanto importante?

Avere un’idea vincente è il primo passo per diventare imprenditore ma senza una chiara Vision (ciò che realmente si vuole fare) e una Mission (come far diventare l’idea una realtà) la cosa diventa un po’ complicata, ecco perché bisogna compilare il Business Plan.
Il Business Plan fa capire se l’idea è fattibile e realizzabile, se farà o meno guadagnare.
Parte da un’analisi di voi stessi per poi confrontarvi con il mercato di riferimento, con i vostri concorrenti e traduce tutto ciò in numeri contabili in modo da valutarvi non solo in modo idealistico ma concreto. Molti cambiano idea dopo quest’analisi, ma meglio sapere i rischi e i vantaggi economici dell’investimento prima che dopo. Serve per non ritrovarsi, dopo 5 anni, indebitati e fuori mercato.
Una buona attività è capace di affrontare le difficoltà quotidiane ma deve anche sapere quali sono i suoi punti di forza e di debolezza e come può evolversi nel tempo in un mercato in continua evoluzione.

Il Business Plan

Abbiamo quindi spiegato il perché si compila un Business Plan ma come dobbiamo farlo?
Il Business Plan è fatto di vari step che servono a capire chi siamo e cosa vogliamo diventare.

Struttura elementi di un Business Plan

L’azienda, la società, la sua Vision e la sua Mission

Partiamo dal concetto più importante:

  • Chi siamo: quali sono le nostre capacità ed attitudini professionali;
  • Cosa siamo: una società, un singolo…;
  • Cosa vogliamo fare (Vision);
  • Come lo faremo (Mission);

È bene essere sinceri sin dall’inizio, create una piccola sintesi di chi siete, di quello che volete fare, in quale settore volete operare, perché proprio in quel settore e perché in questo momento.
Scrivete in modo semplice e senza essere troppo tecnici, perché le attività sono molteplici e le persone che si occupano delle pratiche non capiranno sempre come funzionano i vostri macchinari ma valuteranno ciò che sanno fare e come lo faranno in modo diverso dagli altri e soprattutto come vi posizioneranno rispetto agli altri concorrenti in quel mercato.

Strutture

Nelle strutture bisogna specificare tutte le cose di cui necessita la vostra azienda: il locale, le attrezzature, l’hardware, il software. Tutto ciò di cui avete bisogno per iniziare e per continuare la vostra attività.

Risorse

Nelle risorse vanno indicate le vostre capacità finanziarie, ovvero il capitale che avete ed intendete rischiare nell’attività. Di solito quando si richiede un finanziamento si presume che qui venga indicato anche l’importo che vi concederanno. Vanno inserite eventuali proprietà che avete a disposizione per iniziare l’attività. Non dimenticate, se li avete, dei brevetti, delle innovazioni.

Prodotti

Quale o quali saranno i vostri prodotti e come li produrrete, quali sono i vostri punti di forza e debolezza, cosa vi differenzia in modo positivo dagli altri venditori (competitors), siete innovativi? e come?

Clienti

Una volta deciso la vostra gamma di prodotti dovete stabilire a chi venderli, vi volete rivolgere ad una platea indistinta o volete lanciarvi in una nicchia di settore, che ambito territoriale intendete servire?

Mercato e concorrenza

L’analisi del mercato di riferimento è un punto che molti trascurano, un po’ per troppa convinzione delle proprie capacità, un po’ perché si cerca sempre di essere ottimisti in queste situazioni, ma vi dico per esperienza che aprire, ad esempio, una panetteria, in un piccolo paesino turistico dove c’è una sola stradina principale e già altri due panifici, potrebbe essere una cattiva idea.
Quindi analizzate bene il vostro mercato di riferimento e i vostri competitors, differenziarsi dalla massa può essere uno dei vostri punta di forza e soprattutto: i clienti vanno “coltivati”…. All’inizio entreranno per curiosità o per provare i nuovi prodotti e potrete facilmente attirarli con la pubblicità, ma poi dovrete fidelizzarli, farli contenti al punto tale che torneranno e cresceranno con voi.
Ricordate una mela marcia può far marcire tutto il paniere, quindi ogni cliente va trattato bene, senza nessuna differenza, non si sa mai la fortuna da dove può arrivare.

Piano vendite

Una volta messi i punti fermi che vi permetteranno di determinare cosa, dove ed a chi vendere, eccovi pronti a redigere il piano vendite.
In questa fase tradurrete in numeri l’idea e inizierete a rendervi conto di quanto potrete incassare dalla vostra attività.
Il piano vendite è fondamentale perché vi consente di capire se la vostra idea è profittevole ed in che misura.

Personale

Qui bisogna indicare una delle risorse chiave di un’azienda: il personale. Potete gestire la vostra attività da soli o avete bisogno di un team? E come volete impiegarlo? Contratti a tempo indeterminato?
Ci sono vantaggi e svantaggi ad assumere stabilmente delle persone ma potreste anche esternalizzare inizialmente una parte del personale ad esempio attraverso le cooperative per il lavoro.
Potrei parlare del personale per ore, ma qui non è il caso, vi dirò solo che le persone non vanno valutate esclusivamente dal loro curriculum, ma dovrete essere capaci di selezionarle anche valutando le loro soft skills: le capacità personali, la voglia di lavorare, la passione che mettono nel lavoro. I migliori collaboratori sono quelli che seguono il consiglio di Confucio:

“scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua.”

Fin qua è tutto molto semplice e spesso, se vi affidate ad un esperto, lui farà in modo di conoscere queste risposte direttamente da voi ma ora arriva la parte complicata:

Le scritture contabili

Tutto ciò che abbiamo detto finora, deve essere spiegato attraverso dei numeri che inseriti nelle giuste caselle dello stato patrimoniale e del conto economico vi fanno capire se avete fatto un buon lavoro o meno.
Non vi preoccupate se come spesso accade alla voce “Utile” vi viene un segno negativo. Di solito il primo anno delle start up è poco redditizio.
Ciò, però, non vuol dire che la vostra idea non sia un qualcosa da perseguire, vuol dire solo che dovete rivedere alcuni aspetti che fin ad adesso avete ritenuto poco meritevoli di attenzione o su cui avete puntato troppo.
Bisognerà quindi rivedere alcuni dati inseriti, capire se è possibile rimandare alcune spese in futuro, o affidarsi ad un nuovo commerciale per aprire in più settori contemporaneamente. In sintesi ci vuole molta pazienza ed essere sempre pronti a rimettersi in gioco. In fin dei conti è questa l’arte di un buon imprenditore: essere sempre capaci di reinventarsi ogni giorno, accettando le sfide e considerando ogni nuovo problema un’opportunità per crescere.
Dopo aver compilato lo stato patrimoniale e il conto economico siete a buon punto ma non basta sapere se la nostra idea produrrà un reddito o una perdita, dovete rimisurare tutto con il prospetto fonte impieghi per bilanciare le vostre risorse finanziare e quelle che produrrà la vostra attività con gli esborsi progettati.
Questi sono dei modelli di stato patrimoniale, conto economico e fonti e impieghi che vanno riportati sul foglio Excel e lavorati.
Come potete vedere una volta deciso il primo anno bisognerà traslarlo calcolandolo per altri 4 anni basandovi sempre sulle previsioni di vendita e degli investimenti che vorrete fare
Per semplicità ho accorpato le macro voci, troverete gli originali direttamente sul codice civile.

Allego qui un Template Bilancio per Business Plan

Qui invece potrete trovare un esempio concreto di come dover compilare il Business Plan di un preciso bando di finanziamento di Invitalia:

http://www.invitalia.it/site/new/home/chi-siamo/area-media/notizie-e-comunicati-stampa/nuove-imprese-tasso-zero-guida-compilazione-business-plan.html

Se dopo tutto questo lavoro avrete ancora voglia di aprire la vostra nuova attività allora vi do il benvenuto nel mondo degli imprenditori e vi auguro un grosso In Bocca al Lupo!!!!

Guest post scritto da Vittoria Cannavale
Vuoi scrivere anche tu un articolo per AddLance? Scopri i vantaggi

Consulente per Start-Up e Business Plan

business plan

Una interessante possibilità per professionisti che vogliono operare come free-lance, è il ruolo di business consultant per start-up.

Perchè la necessità di un business consultant pert start-up?
Le start-up sono piccole società innovative e di alto potenziale*, queste società necessitano una gestione particolarmente accorta e, proprio perchè di piccole dimensioni, quasi mai possiedono internamente tutte le risorse necessarie in termine di expertise manageriale.
Un professionista che abbia avuto una esperienza significativa in funzioni strategiche quali marketing&sales, finance oppure nella consulenza strategica, puo’ proporsi sul mercato come un valido supporto per questi imprenditori. Certamente maggiore è l’affinità tra il settore in cui opera l’imprenditore (ad es. information technology, metalmeccanico, tessile-moda) e l’expertise maturata dal freelance, maggiore è l’appeal del servizio offerto da quest’ultimo. Sono bene accetti per società tecnologiche professionisti con una base tecnica. Per quanto riguarda l’aspetto finanziario la specializzazione ha sicuramente un peso minore.

Cosa fa un business consultant per start-up?
Il business consultant è molto utile nella fase di avvio della start-up e può fornire supporto anche successivamente per migliorare la gestione dell’azienda.
Intervento nella fase iniziale della start-up.
Il business consultant aiuta l’imprenditore a perfezionare il business plan* in modo da massimizzare il potenziale della start-up. Il business plan è essenzialmente una analisi della fattibilità e profittabilità, della strategia d’impresa e dei possibili rischi. Chiaramente questa valutazione viene fatta inizialmente dall’imprenditore al momento di concepire la start-up, tuttavia le competenze e l’esperienza del business consultant possono fornire maggiore concretezza e un quadro più realistico del potenziale della nuova impresa.
Fattibilità, profittabilità e analisi strategica.
Risorse:
Risorse materiali / finanziarie / professionali necessarie: in particolare meccanismi di finanziamento accessibili ( banche, venture capital, crowdfunding).
Strategia e mercato:
Quale è la strategia con cui l’impresa si pone sul mercato e quale è il ritorno economico che ci si può attendere: vengono quindi valutati i competitors, il mercato potenziale della nuova idea (prodotto/servizio/business model) e quello effettivamente accessibile. Analisi dei rischi: diversi scenari e dei profitti associati ai diversi scenari.

Intervento su un’attività già consolidata.
Il business consultant può aiutare l’imprenditore anche quando l’attività è già consolidata in termini di strategia e business model: in questo caso l’intervento viene fatto sugli aspetti organizzativi (ad esempio procedure interne e risorse umane, selezione dei fornitori per outsourcing). Inoltre l’azienda può avere la necessità di rivedere la propria strategia o valutare un investimento strategico, ad esempio una rilevante modifica sul prodotto.
Su che base è retribuito il business consultant e quale è il suo vero valore aggiunto per l’impresa?
Come tutti i consulenti, il business consultant che lavora per una start up è pagato sulla base dei progetti implementati. Ci pio’ essere quindi un acconto iniziale più un saldo pattuito alla fine della collaborazione. Le retribuzioni sono estremamente variabili a seconda del settore, complessità e specializzazione del servizio fornito. Il professionista può anche diventare socio e condividere quindi il rischio d’impresa.
In pratica il business consultant svolge una valutazione su criteri ampiamente noti e condivisi nel mondo del business, con un concreto valore aggiunto che dipende pero’ largamente dalla conoscenza specifica del settore.

Approfondimenti
* Le società startup
Queste società nascono da idee spesso radicalmente innovative, su iniziativa individuale di un imprenditore o di pochi soci. Inizialmente sono di dimensioni molto piccole, ma allo stesso tempo, proprio per l’originalità che le contraddistingue, promettono una crescita rapida e profittevole. Quindi una start-up puo’ essere definita come una scommessa che l’imprenditore fa su un’idea (una tecnologia un servizio innovativo etc.) e sulle proprie capacità manageriali.

* Il business plan
Il business plan, come già discusso è una valutazione preliminare di fattibilità e profittabilità.
Vediamo qui in maggiore dettaglio i punti che lo compongono:

1) Descrizione dell’attività:
Quale la “value chain” il valore aggiunto creato rispetto ai fornitori, quali sono le caratteristiche del prodotto / servizio.
Strategia d’impresa:

2) Visione e missione dell’azienda: quale è l’idea alla base dell’azienda ed i valori fondanti dell’attività intrapresa e gli obbiettivi posti.
Fissati gli obbiettivi, viene effettuata un’analisi dell’ambiente esterno (competitors, fornitori, clienti etc.) ed interno (risorse e competenze): in pratica vengono evidenziati i vantaggi competitivi.

3) Piano di marketing:

Analisi e valutazione del mercato potenziale totale e del mercato effettivamente disponibile per il prodotto/servizio, previsione della domanda futura.
Strategia di mercato: marketing mix (product/price/promotion/place). Analisi “What-If”su differenti ipotesi o variabili che determinano il fatturato.

4) Piano operativo:

Quali sono i processi chiave dell’azienda, valutazione delle opzioni make or buy nella value chain, organizzazione generale dell’azienda. Quali sono le risorse in termini di tangible assets ed intangible assets, raw materials, fornitori chiave.
Valutazione approssimativa dell’investimento iniziale necessario.

5) Risorse umane:

Gestione del personale e differenti ruoli.

6) Piano finanziario.

Quali sono le risorse necessarie nel tempo, le fonti di finanziamento e come ottenere dei finanziamenti. Possibili fonti:
a) Debito: banche, fondi governativi agevolati.
b)“Financing in kind” tramite incubatori di settore.
c)Investimenti: venture capital, business angels: comportano la partecipazione all’impresa stessa.

Quale è l’aspettativa di profittabilità per il futuro:
a) Proiezioni dei flussi di liquidità (cash-flow) nel futuro.
b) Sensitivity analysis: analisi quantitativa sulle variabili che influenzano la profittabilità. Si possono quindi elaborare diversi scenari piu’ o meno ottimistici.

Se siete alla ricerca del consulente perfetto per la vostra idea ecco qui i nostri professionisti!