Pensione di Vecchiaia e Anticipata, Guida per Autonomi e Freelance

pensione di vecchiaia autonomi e freelanceUna delle sette regole del successo di Stephen Covey recita: “Comincia pensando alla fine”.

Con questa citazione vogliamo invitare coloro che cominciano ad intraprendere la strada freelance, a prestare attenzione non solo alla fase iniziale dell’attività, ma anche a quella finale e quindi alla questione della pensione.

La pensione, una prestazione economica erogata ai lavoratori in possesso di determinati requisiti anagrafici e contributivi,  è tra le tematiche più discusse e suscettibili di modifiche nei disegni di legge dalle forze politiche in gioco.

Vogliamo chiarire la questione della pensione di vecchiaia e ad altri aspetti previdenziali per i freelance e liberi professionisti non iscritti ad un albo.

Infatti devi sapere che in seguito all’entrata in vigore della riforma Fornero sono cambiate le condizioni di accesso alla pensione anche per gli iscritti alla Gestione Separata INPS.

 

Come accedono alla pensione i lavoratori autonomi e i freelance

Oggi è possibile accedere alla pensione per un iscritto alla Gestione Separata secondo due criteri:

  1. Pensione di vecchiaia
  2. Pensione anticipata (l’ex pensione di anzianità)

Quanto costa la pensione?
Per il versamento dei contributi previdenziali obbligatori, i lavoratori autonomi, professionisti e parasubordinati sono tenuti ad iscriversi alla Gestione Separata Inps introdotta dalla riforma Dini del 1995 (Legge 335/1995). Il sistema pensionistico dei lavoratori autonomi titolari di partita IVA (noti anche come freelance) è finanziato attraverso un prelievo contributivo rapportato ai compensi ricevuti, dichiarati ai fini IRPEF.

L’aliquota contributiva è fissata in misura pari al:

  • 26,23% (entro il massimale di 101.427 euro), per i soggetti non iscritti ad altro fondo previdenziale obbligatorio, né titolari di pensione;
  • 24% per i soggetti già iscritti ad altro fondo obbligatorio, ovvero titolari di pensione.

La contribuzione è interamente a carico del lavoratore, il quale può recuperare in fattura il 4%.

 

Quali sono i requisiti per ottenere la pensione ordinaria?

Per i lavoratori autonomi è prevista la pensione ordinaria di vecchiaia determinata con il nuovo sistema di calcolo. I requisiti per ottenerla sono, in alternativa, i seguenti:

  • 66 anni e 7 mesi di età (66 anni e 1 mese le donne) e almeno 20 anni di anzianità contributiva, oppure
  • almeno 70 anni e 3 mesi di età e minimo 5 anni di anzianità contributiva (non vale la contribuzione figurativa).

Affinché venga riconosciuta la pensione, l’importo del trattamento non deve risultare inferiore a 1,5 volte l’ammontare annuo dell’assegno sociale Inps (limite pari a 680 euro mensili del 2018). In parole povere lo stato non erogherà la pensione fintantoché, a conti fatti, risulterà inferiore a 1020 euro mensili.

Si prescinde da quest’ultima condizione (1,5 volte l’assegno sociale), nel senso che la pensione viene comunque messa in pagamento, all’età di 70 anni, in presenza di un minimo di 5 anni di contribuzione effettiva (non valgono i contributi volontari).

 

Che requisiti sono necessari per la pensione anticipata?

Anche per i lavoratori autonomi è possibile anticipare il pensionamento, in presenza dei seguenti requisiti:

  •  dal 1° gennaio 2016 e sino al 31 dicembre 2018 il requisito contributivo per accedere alla pensione anticipata è pari a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne (cfr: Circolare Inps 63/2015).
  • dal 1° gennaio 2019 il requisito contributivo diventerà pari a 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne.

Tali requisiti si applicano indistintamente ai lavoratori dipendenti, agli autonomi nonché ai lavoratori del pubblico impiego.
Una novità importante che riguarda tutte le pensioni è il nuovo criterio di adeguamento automatico delle età pensionabili (di vecchiaia e anticipate) in funzione dell’aspettativa di vita. Ciò significa che, come già avvenuto per il 2016, anche nel 2019 e poi con cadenza biennale, l’ISTAT sarà chiamato a rilevare le variazioni demografiche della popolazione italiana; un incremento dell’aspettativa di vita media, comporterà un adeguamento verso l’alto delle varie età pensionabili.

 

Quali sono le novità previdenziali per i lavoratori autonomi? Come richiedere un anticipo finanziario

Una novità importante a decorrere dal 1° maggio 2017, in via sperimentale fino al 31 dicembre 2019, è l’istituzione dell’anticipo finanziario a garanzia pensionistica (in sigla APE). Si tratta di un prestito corrisposto a quote mensili per 12 mensilità, fino alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia.

La restituzione del prestito avviene a partire dalla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, con rate di ammortamento mensili per una durata di 20 anni. Il prestito è coperto da una polizza assicurativa obbligatori a per il rischio di premorienza. Trattandosi di un “prestito” e non di una prestazione previdenziale, le somme erogate non concorrono a formare il reddito ai fini dell’Irpef. Sono due le tipologie dell’anticipo a garanzia pensionistica:

  • l’Ape “volontaria”, che prevede appunto la restituzione delle somme incassate e
  • l’Ape “sociale”, gratuita solo per particolari categorie di lavoratori, che si trovino in condizione di difficoltà (articolo 1, commi da 179 a 186, della legge di bilancio 2017) al momento della richiesta.

Un altro provvedimento importante dal punto di vista previdenziale previsto dalla legge di Bilancio per il 2017 (legge n.232/2016) è il nuovo cumulo gratuito dei contributi.

Il cumulo è l’operazione mediante la quale è possibile, per i lavoratori, riunire all’interno del medesimo Ente previdenziale obbligatorio tutti i contributi versati, nel corso della vita, a favore di diverse casse previdenziali, per raggiungere i requisiti necessari per maturare il diritto a pensione. Si tratta di una modifica alla precedente normativa (legge n.228/2012), che aveva già introdotto il cumulo gratuito contributivo.

Queste le due principali novità:

1) il nuovo cumulo trova applicazione anche per raggiungere la pensione anticipata e non più solo quella di vecchiaia;
2) il nuovo cumulo riguarda anche periodi di contribuzione eventualmente maturati all’interno delle Casse previdenziali private dei liberi professionisti ordinisti.

Viene confermata la totale gratuità dell’opzione ed il fatto che l’importo della pensione sarà calcolato secondo le regole pro rata vigenti delle singole gestioni previdenziali (quindi con anche un’eventuale componente di calcolo retributivo). Questo provvedimento potrebbe quindi aiutare in molti casi anche i freelance a raggiungere prima il diritto alla pensione, senza “perdere” nulla in termini di importo della prestazione.

 

Totalizzazione o cumulo gratuito: quale conviene di più al freelance?

Vogliamo prendere il caso di un lavoratore che ha lavorato 10 anni come dipendente e poi ha deciso di lasciare il lavoro da subordinato di un’azienda/ente per aprirsi Partita Iva e lavorare autonomamente.

Probabilmente non avrà raggiunto i requisiti per la pensione in nessuna delle due gestioni e quindi può richiedere di far unificare la contribuzione totale versata e perfezionare così il requisito retributivo richiesto per la pensione di vecchiaia.

Il sistema del cumulo gratuito è diventato per molti il metodo più conveniente per unificare i contributi maturati presso casse previdenziali diverse, permette infatti  ai lavoratori di sommare i contributi di casse previdenziali diverse per raggiungere il diritto alla pensione. La peculiarità del calcolo della pensione tramite cumulo contributivo consiste nel fatto che l’importo si calcola tenendo in considerazione le regole previste da ciascun fondo. L’assegno pensionistico, in altre parole, è calcolato pro-rata tenendo conto dei diversi ordinamenti di ogni gestione.
Diverso il sistema di unificazione dei periodi contributivi tramite totalizzazione.

La totalizzazione è un sistema gratuito al pari del cumulo, ma a differenza di questo costringe il lavoratore al calcolo dell’importo pensionistico interamente con il sistema contributivo. Ne deriva, nella grande maggioranza dei casi, una decurtazione dell’assegno rispetto a quello che si otterrebbe grazie al sistema misto retributivo-contributivo.
La totalizzazione, tuttavia, presenta anche un importante vantaggio.

Per legge, infatti, chi usufruisce di tale metodo può beneficiare della pensione di vecchiaia a 65 anni e 7 mesi, e della pensione di anzianità con 40 anni e 7 mesi di contributi.

Requisiti che, spesso, sono meno rigidi rispetto a quelli previsti per il cumulo gratuito.
Con il cumulo, infatti, è possibile andare in pensione solo al raggiungimento delle condizioni di vecchiaia o anzianità più elevate tra tutte quelle previste dalle singole gestioni.

Ti  vogliamo invitare, già da adesso, a pensare e ad informarti sulla questione della tua previdenza, nonostante sia una tematica ostica e in continua evoluzione. Ti consigliamo di chiedere consulenza al tuo commercialista, così ti potrà consigliare ed informare al meglio sulla tematica e poi di tenerti sempre aggiornato, monitorando la sezione dedicata alle pensioni nel sito dell’INPS.

Sarà fondamentale farti trovare preparato sulla questione della pensione per capire l’importanza dei contributi da pagare e per fare un calcolo, seppur approssimativo, dell’importo della tua futura pensione di vecchiaia o anticipata che sia. Questo ti aiuterà anche a valutare l’ipotesi di iniziare a crearti un cuscinetto di risparmi extra da tenere in serbo per gli anni a venire, in modo da non farti trovare all’età pensionabile scoperto dopo molti anni di lavoro.

Freelance, l’Italia sul podio per il tasso di self-employed

FreelanceNon si sa se è stata la crisi economica globale o il desiderio di sentirsi  sempre più indipendenti dal puto di vista professionale che ha fatto aumentare negli ultimi anni il numero di freelance in Italia e nel resto del mondo.

Sta di fatto che i dati Instat e Eurostat parlano chiaro: solo in Europa il blocco di lavoratori autonomi ha raggiunto il 15,8% del totale degli occupati e sale a una quota del 23,8% in Italia.

Che si parli di designer o consulenti informatici, i tratti in comune dei freelance sono sempre gli stessi:

  • discontinuità tra un progetto e l’altro
  • ampio ventaglio di committenti
  • tendenza a lavorare in autonomia e da remoto, da soli e a casa, a seconda di come si vive la condizione.

L’Eurostat li definisce più genericamente: self employed persons without employees, cioè persone che svolgono un lavoro autonomo e senza avere avviato un’attività di impresa.

Per capire come si sta rivoluzionando il mondo del lavoro, è buona cosa avere una panoramica generale del tasso di freelance nel mondo, rispetto al totale degli occupati.

Freelance negli USA: aumentati tre vole più velocemente rispetto alla media

Negli Stati Uniti già ora un terzo dei lavoratori collabora da esterno con le imprese, a tempo pieno o parziale. Nel giro di pochi anni si potrà arrivare alla metà della forza lavoro totale.
Infatti un’indagine della Freelancers Union, il sindacato dei freelance statunitense, è arrivata a pronosticare un sorpasso a tutti gli effetti: la maggioranza dei lavoratori statunitensi «sarà freelance entro il 2027», se si manterranno i ritmi di espansione registrati fino ad oggi.
I freelance americani sono aumentati in maniera tre volte più veloce rispetto alla media, con un balzo dell’8,1% (da 53 milioni nel 2014 a 57,3 milioni nel 2017 ), che stacca nettamente il +2,6% degli occupati tradizionali (da 156 milioni a 160 milioni). E a buttarsi con più convinzione nel lavoro indipendente sono i lavoratori under 35. Secondo Freelancers Union, il 47% del blocco generazionale dichiara di lavorare in regime di autonomia, la quota più elevata in assoluto.

Freelance in Europa. Secondo posto per l’Italia, vince la Grecia nella top ten

Se ci spostiamo ad analizzare il nostro continente, l’Europa, gli ultimi dati Eurostat rivelano come il tasso di self employed  (lavoratori autonomi) si differenzi molto da Paese a Paese.

Da un lato ci sono i paesi come Germania, Estonia, Lussemburgo, Svezia che hanno un tasso basso che si attesta al 9%. Ancor più basso è il tasso della Danimarca che sbaraglia tutti con l’8%.

All’estremo opposto c’è l’accoppiata Grecia – Italia, i cui tassi sono molto più alti. La Grecia, infatti, si colloca in prima posizione rispetto a tutta Europa con il tasso di self employed pari  al 29%, e subito dopo segue l’Italia con un tasso del 23,8%.

Un confronto che non gioca a favore della Penisola, se si considera che economie come quella danese e tedesca godono di tassi di disoccupazione schiacciati rispettivamente al  3,3% e al 5,4% contro il circa 11,1% dell’Italia (dati Eurostat ed Instat aggiornati a gennaio 2018).

In effetti, l’intera dimensione del lavoro autonomo italiano soffre di una contraddizione: in diversi casi, più che di una scelta individuale si tratta di un ripiego rispetto a lavori precedenti, se non di un rapporto di subordinazione mascherato da lavoro flessibile. Ce lo spiegava tempo fa la nostra amica Alessandra Farabegoli di Freelance Camp, parlandoci della differenza tra “freelance convinti” e “freelance obtorto collo”.
Lo ha messo in evidenza anche un report dell’Efip (European forum of independent professionals), un’associazione che riunisce i lavoratori indipendenti in Europa. In Italia, Paese con uno dei tassi  più alti per numero di freelance d’Europa, c’è il rischio di sconfinare in rapporti di para-subordinazione che violano la natura stessa del lavoro autonomo: dai tanti clienti (o da nessun cliente, perché si è disoccupati senza partita iva) si passa a un cliente unico, magari più esigente di un datore di lavoro.

Il numero di freelance in Italia continua a crescere?

Gli ultimi dati ISTAT rivelano che il mercato italiano del lavoro si sta impoverendo di freelance, ma cresce in generale il numero di occupati.  Ad agosto 2017, infatti, la stima degli occupati è cresciuta su base annua del +1,6% e mensilmente dello 0,2% che va a confermare il buon trend registratosi di recente.  A diminuire però sono i lavoratori indipendenti. Fra gli autonomi, infatti, ad agosto 2017 c’è un calo dello 0,4% pari a 23 mila unità in meno e -0,8% e -42 mila unità nell’anno.

Nonostante i dati rivelino un leggero calo dei lavoratori autonomi, l’Italia rimane sempre tra i primi Paesi  in Europa per il tasso di self-employed. L’Eurostat rivela infatti, che i freelance restano comunque una parte importante della macchina del lavoro, con la seconda percentuale più alta dell’Unione Europea pari al 23,8%.

Ci sarà ancora il  bisogno di impiegati fissi? I confini tra interno ed esterno delle aziende si stanno sgretolando

La nostra analisi ci dice che i confini tra interno ed esterno delle aziende si stanno sgretolando, principalmente anche per la continua evoluzione della tecnologia. Il fenomeno è stato ripreso da un recente studio di The Boston Consulting Group sulle 12 forze che stanno cambiando radicalmente il modo in cui le organizzazioni lavorano. L’analisi va calata soprattutto nel contesto americano, ma può dare indicazioni anche per il resto del mondo e in particolare per l’Italia.

Una di queste forze è l’“accesso alle informazioni e alle idee”

Infatti  grazie a costi di hardware e software che continuano a scendere, anche nel cloud computing, qualsiasi persona può essere connessa, lavorare da remoto e scambiare dati in tempo reale.
Come nota Bcg, in molte grosse società di IT quasi metà dello staff a tempo pieno è composta da personale esterno. Si aggiunge poi il fatto che oggi le soluzioni più innovative sono sviluppate da persone che si trovano in giro per il mondo e che si uniscono in comunità online ed ecosistemi digitali.
Tutto questo stravolge i modelli tradizionali non solo di impiego, ma anche del finanziamento delle nuove imprese, di sviluppo di nuovi prodotti e di gestione del ciclo di vita dei prodotti.

Per i più propensi ai cambiamenti questo nuovo modo di lavorare risulta stimolante e lascia loro più autonomia e libertà nella gestione, ma per i lavoratori che  vogliono riporre la loro stabilità nel lavoro, può generare insicurezza e ansia nella continua ricerca di nuovi potenziali clienti.

Maternità Lavoratrici Autonome, il Congedo di Maternità è un Diritto

In questo articolo ti spiegheremo  come funziona il congedo di maternità per le lavoratrici autonome e ti forniremo delle linee guida per come richiedere l’indennità economica durante il periodo di tutela della maternità.

Cos’è il congedo di maternità per le lavoratrici iscritte alla gestione separata INPS?

Iniziamo subito a spiegare  che il congedo di maternità (art. 64 T.U. e relativi decreti ministeriali) è il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro, riconosciuto alla lavoratrice durante il periodo di gravidanza e puerperio. Durante il periodo di assenza obbligatoria dal lavoro, la lavoratrice ha diritto all’indennità economica in sostituzione del compenso.

È un periodo della durata di 5 mesi, che comprende i due mesi prima del parto e i primi tre mesi di vita del bambino.
Le libere professioniste iscritte alla gestione separata Inps non hanno l’obbligo di astensione dal lavoro, in seguito al nuovo Statuto del lavoro autonomo (il Jobs Act degli autonomi).

Un fatto molto importante da considerare è che il congedo di maternità e la relativa indennità sono garantiti anche in caso di adozione o affidamento: per i 5 mesi successivi all’ingresso del bambino nel nucleo familiare, per minori con meno di 6 anni; fino a 18 anni non compiuti in caso di adozioni internazionali.

 

Maternità lavoratrici autonome, quali sono i requisiti per ottenerla?

Il requisito fondamentale di  una lavoratrice autonoma per usufruire del congedo di maternità è l’iscrizione alla gestione separata INPS. Si deve inoltre essere in regola con il versamento dei contributi con l’aliquota maggiorata dello 0,72%, prevista dalla legge per finanziare le prestazioni economiche di maternità. Un altro requisito importante è  il versamento di almeno 3 mensilità di accredito contributivo nei 12 mesi precedenti l’inizio del congedo (automaticità delle prestazioni, art. 64-ter T.U. introdotto dal decreto legislativo 80/2015).

 

C’è flessibilità nel periodo del congedo?

Il periodo di maternità dura 5 mesi e viene calcolato in 2 mesi prima della data presunta del parto e tre mesi successivi alla nascita del bambino. Tuttavia, è possibile continuare a lavorare fino l’ottavo mese compreso (acchiappando magari qualche opportunità su AddLance ;-), prolungando quindi il congedo per 4 mesi dopo il parto. Tale possibilità è la così detta flessibilità, che deve essere richiesta e viene concessa previa attestazione dello stato di buona salute della lavoratrice da parte del medico.

Maternità lavoratrici autonome: è obbligatoria l’astensione al lavoro per ricevere l’indennità economica?

La legge 22 maggio 2017 n. 81 G.U. 13/06/2017 (così detta Jobs Act degli autonomi) ha introdotto una novità in tema di maternità lavoratrici autonome: possono infatti lavorare durante il periodo di maternità senza perdere il diritto all’indennità economica. In altre parole le freelance future mamme possono usufruire dell’indennità di maternità anche senza l’obbligo di astensione dal lavoro.

Questa è una buona notizia per le mamme stacanoviste che vogliono lavorare per tutto il periodo della gravidanza, anche se è sempre consigliato un dolce riposo per questi mesi di attesa così speciali. Prima di questa novità nel Jobs Act la lavoratrice autonoma aveva l’obbligo di astensione dal lavoro durante il periodo di congedo di maternità: continuare a lavorare comportava la rinuncia all’indennità economica. Possiamo dire che questo cambiamento lascia sicuramente più libertà di scelta alla futura mamma e la può far godere di una maggiore tranquillità.

Quanto spetta di indennità economica durante il congedo di maternità?

L’importo che spetta alle future mamme dipende da quanto hanno fatturato e quindi versato nei 12 mesi prima dell’inizio del congedo. Infatti durante il periodo di congedo di maternità la lavoratrice ha diritto a percepire un’indennità economica pari a:

  • 80% di 1/365 del reddito derivante da attività di collaborazione coordinata e continuativa per le lavoratrici parasubordinate
  • 80% di 1/365 del reddito derivante da attività libero professionale

Per capire meglio l’importo che spetta bisogna calcolare il reddito da lavoro dichiarato nei 12 mesi precedenti l’inizio del congedo, dividerlo per le 12 mensilità e calcolare l’ 80%: questa è l’indennità mensile che verrà versata nei 5 mesi di congedo.

Maternità lavoratrici autonome, quando fare domanda?

La domanda va presentata prima dell’inizio dell’astensione, se vuoi ricevere l’indennità durante il periodo di congedo. Le lavoratrici autonome possono trasmettere la domanda a parto avvenuto, in quanto hanno  comunque tempo entro 1 anno dal parto per fare la richiesta. L’anno successivo, inoltre, potrai fare domanda di conguaglio nel caso in cui il periodo di riferimento per il calcolo dell’indennità sia a cavallo di due anni fiscali.

Come fare domanda?  

La domanda va presentata telematicamente all’Inps mediante una delle seguenti modalità:

  • Online sul sito dell’INPS tramite servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN dispositivo attraverso il portale dell’Istituto (www.inps.it – Servizi on line > Servizi per il cittadino)
  • Contact Center integrato – n. 803164 gratuito da rete fissa o n. 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico
  • Patronati, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

La prima modalità è senz’altro la più veloce, pratica e tracciabile in modo autonomo. Una volta completata l’acquisizione della domanda, otterrai una ricevuta che dovrai conservare. Per completare la domanda dovrai fornire alcuni documenti  che puoi inviare via PEC o presentare di persona allo sportello INPS di riferimento:

  • certificato medico con la data presunta del parto rilasciato da un medico ASL
  • se hai richiesto la flessibilità (1+4), attestazione dello stato di buona salute della lavoratrice;
  • dichiarazione dei redditi (UNICO)

Ricordati di richiedere il conguaglio dell’indennità di maternità, nel caso ti spetti. Per farlo, invia la richiesta e il documento di dichiarazione dei redditi dell’anno in cui è nato il bambino via PEC o presentalo di persona allo sportello INPS di riferimento.

Cara futura mamma freelance, i presupposti per una buona gravidanza dal punto di vista economico ci sono, ora spetta a te scegliere le modalità e le tempistiche per godere delle indennità che ti spettano.

 

12 Tendenze del Web Design – 2018 – Secondo AddLance

Quali saranno le tendenze del Web Design in questo 2018?

Zero chiacchiere! Scopriamo insieme verso quali direzioni si muoveranno i creativi digitali quest’anno.
Ecco le 12 tendenze “annusate” da AddLance.

Menu Veloce:

  1. Colori Vibranti
  2. Sfondi Particles
  3. Illustrazioni
  4. Caratteri grandi
  5. Animazioni HTML5
  6. Interazione
  7. Immagini vettoriali SVG
  8. Internet delle Cose
  9. Grottesco
  10. Forme organiche e diagonali
  11. Missione, Visione, Promessa
  12. A/B test

 

1) Colori Vibranti

trends web design 2018 colori vibranti
Colorful landing page design by Adam Bagus for Arielle Careers

Tonalità vibranti, super saturazione dello schermo, intestazioni reiventate con tagli e angolazioni che abbandonano la classica linea orizzontale. Queste sono le tendenze 2018 per il Web Design per quanto riguarda i colori. Ma come mai sempre più creativi (e brand) stanno abbandonando quelli che erano i tradizionali colori del web? In parte questo è favorito dai progressi tecnologici nei monitor e nei dispositivi: gli schermi attuali supportano bene la riproduzione di colori più ricchi. In parte si tratta di una vera e propria tendenza messa in atto per distinguersi. L’uso di colori sgargianti e persino contrastanti tra loro hanno lo scopo di attirare i visitatori e di catturare la loro attenzione, in un mondo che è costantemente saturo di stimoli visivi.

 

2) Sfondi Particles

Heco esempio di particles background
Heco – esempio di particles background

Un altro tra i trend del web design 2018 sono gli fondi di particelle ovvero particles backbrounds. Si tratta di uno stratagemma utile per i siti con problemi di prestazioni che devono avere uno sfondo video per esigenze aziendali o richieste specifiche della committenza. Queste animazioni sono javascript leggeri che consentono di creare movimenti come parte naturale dello sfondo, il tutto senza richiedere troppo tempo per essere caricato. Questi sfondi hanno la “benedizione” di attirare immediatamente l’attenzione dell’utente, quindi i marchi possono creare un’impressione memorabile in appena pochi secondi.

 

3) Illustrazioni

trens web design 2018 illustrazioni personalizzate
Yep – Custom illustration site

Insieme ai particles backbrounds, il 2018 è indubbiamente anche l’anno delle illustrazioni personalizzate. Personalizzare è oggi più che mai la parola d’ordine per distinguersi. Qualunque brand cerca la personalizzazione perché questo permette di distinguersi in mercati che diventano ogni anno più affollati. Qualunque sia la tua identità di marca, c’è probabilmente uno stile di illustrazione da abbinarle. Le illustrazioni possono essere usate con successo anche da marchi che hanno una brand image molto seria, per essere percepiti come più accessibili dai propri clienti.

 

4) Caratteri grandi (e grossi)

Spazio anche alla “rivoluzione” tipografica del momento. La tipografia è sempre stata:

  • un potente strumento visivo
  • un modo per creare personalità ed evocare emozioni
  • in grado di impostare il tono sul quale un sito trasmette informazioni

Ancor più oggi ci sarà un aumento (esponenziale) nell’uso di caratteri tipografici personalizzati. La risoluzione sempre più nitida dei dispositivi attualmente in commercio aiuta lo sviluppo di questo trend. Ormai quasi tutti i browser possono supportare caratteri tipografici originali e non di sistema e utilizzarli è sempre più semplice. Il Web Designer è sempre più libero di utilizzare forme espressive creative e fuori dalla norma. La tendenza a usare caratteri particolari e grandi, grandissimi, sarà senz’altro d’aiuto nel migliorare la User Experience (UX) e, soprattutto, creando interesse e coinvolgimento, nel prolungare le sessioni del visitatore sul sito web.

5) Animazioni HTML5

InTurn esempio di animazioni integrate
InTurn esempio di animazioni integrate

Accenniamo anche alle animazioni HTML5, che sono indubbiamente tra le tendenze del Web Design nel 2018. Con l’avanzare della tecnologia dei browser, sempre più siti web si stanno spostando da immagini statiche alle animazioni per coinvolgere gli utenti nel loro approccio comunicativo. A differenza delle animazioni particellari menzionate in precedenza (che sono generalmente grandi sfondi), animazioni più piccole sono utili per coinvolgere il visitatore durante tutta la sua esperienza sulla pagina. Ad esempio, la grafica può:

  • animare la pagina mentre si sta caricando
  • funzionare come punto focale dell’intero sito
  • creare interazioni significative con e per i visitatori
  • consentire ai visitatori di vedere se stessi (e il proprio potenziale futuro come clienti) nei personaggi animati

 

6) Interazione

Apple MacPro esempio micro interazioni
Apple MacPro esempio micro interazioni

Facebook e altri social network hanno reso le micro-interazioni estremamente popolari. Gli utenti adorano la capacità di contribuire con una varietà di reazioni a post e messaggi privati, dal tradizionale Like dei post, fino a una serie di cuori animati. Queste micro interazioni consentono all’utente di interagire con gli altri senza ricaricare la pagina. Le micro interazioni aiutano ad arginare di inconvenienti come la perdita di potenziali conversioni e forniscono agli utenti esperienze interattive più ricche. Utilizzarle sul proprio sito nel 2018 permette agli utenti di comunicare in tempo reale e di aumentare la velocità e la connettività che si aspettano.

Rivisitate e reimpiegate in modo minimalista con scopi educativi, strategici e di aumento delle conversioni sono anche le animazioni a scorrimento. Queste animazioni sostituiscono “vecchi” pulsanti e menu e incoraggiano l’utente a continuare a scorrere (scrollare) le pagine, con il risultato di:

  • ripulire l’aspetto grafico/estetico del sito
  • fornire all’utenza una esperienza reale e interattiva

Vedi un esempio qui, sul sito Apple per la presentazione del Mac Pro.

 

7) Immagini vettoriali SVG

Il 2018 è anche il grande anno della grafica vettoriale scalabile (SVGs) sul Web e ci si può aspettare che questo formato grafico superi i formati di file tradizionali PNG, GIF per le icone e comunque le immagini semplici, con pochi colori e zero sfumature. Gli SVG sono immagini vettoriali, non pixel, che offrono molti vantaggi. Sono scalabili (si possono ingrandire all’infinito mantenendo la loro qualità), il che significa possono essere decisamente più leggeri da caricare.

 

8) Internet delle Cose

La connettività tra dispositivi è stata un’enorme tendenza nel 2017 e proseguirà su questa strada anche quest’anno. Detta su due piedi la Internet of Things è la comunicazione macchina-macchina, anche se è molto di più di semplici dispositivi connessi tra loro. I dispositivi IoT possono essere un semplice frigorifero o una turbina complessa e, una volta programmati, ricevono informazioni e agiscono sui propri ambienti. Le API che consentono agli sviluppatori Web di connettersi e comunicare con questi dispositivi sono attualmente in fase di creazione, portando a una maggiore interconnessione.

 

9) Grottesco

trends del web design 2018 esempio di Gucci
Sito di Gucci – esempio di grafica che vira al grottesco

Il grottesco. Uno stile senza dubbio emergente già agli albori del 2017, un anno fa. Oggi il grottesco sembra aver contagiato, nello stile e nella grafica, anche brand importanti come Gucci. I lavori creati nello stile grottesco sembrano rifuggire tutti i consigli di ottimizzazione e le liste delle best practices a favore di sguardi ed effetti quasi surreali, regalando ai designer la possibilità di fare quel che vogliono piuttosto che quel che devono.

 

10) Forme organiche e diagonali

Forme più organiche e più oblique, quasi in omaggio al famoso architetto Hundertwasser, che dichiarò guerra alla linea retta. Angoli arrotondati, forme tondeggianti, spirali, negli elementi di interfaccia, nei menu, negli sfondi, nelle illustrazioni. Caselle di input, profili, avatar… tutto stondato. Ma anche menu che si sviluppano in diagonale, separatori e sezioni fuori dall’ordine della perpendicolarità.

 

11) Missione, Visione, Promessa

Prima il contenuto o prima il design? Il mondo dei creativi, non solo del Web, è stato per lungo tempo ossessionato da questo dilemma. Per risolvere l’annosa questione, ci viene in soccorso lo studio dei principi del marketing: partire dalla Visione dell’azienda, dai suoi Valori, la Missione, la Promessa Offerta, inquadrare il tutto in una Proposta di Valore (Value Proposition) aiuta il Web Designer a scegliere quali soluzioni adottare.

I princìpi del marketing, infatti, forniscono un quadro per tutti gli altri processi decisionali e, dopotutto, anche i marchi sono fondati su princìpi: c’è sempre sotto una visione, una missione, una promessa. Ognuna di queste cose richiede credenze sottostanti per animarle, per renderle pertinenti per gli altri In altre parole: i princìpi forniscono il perché.

 

12) A/B test

Invece di rimanere in “balia” dei gusti estetici del proprio pubblico, i designer possono testare versioni diverse di un progetto, per vedere quale funziona meglio, quale converte di più.

La tecnica di testare diverse versioni di una pagina Web su campioni di pubblico reale, si chiama test A/B, anche detto Split Test.

Per un A/B test che si rispetti comincia da questi principi:

  • Importanza: testa prima di tutto le cose più importanti (ad esempio la headline in testa alla pagina)
  • Granularità: non fare troppe modifiche. La modifica di più elementi renderà quasi impossibile definire quale variabile sta ottenendo risultati positivi o negativi
  • Sovrapposizione: mantieni la semplicità, esegui un test alla volta per non inquinare i risultati
  • Rilevanza: spesso è bene cominciare a testare la pagina con più traffico, un risultato statisticamente rilevante arriverà prima

Non vedere un  test A/B come una difficoltà insormontabile. Può essere una esperienza molto gratificante dato che alla fine, stai soddisfacendo il cliente guidando il suo traffico e incoraggiando le conversioni. In questa ottica, anche dal punto di vista del Web Design l’A/B testing sarà una tendenza in ascesa nel 2018.

Nomadi Digitali: ovvero lavorare online

Nomadi digitali lavoro onlineIl progetto di comunicazione online di Nomadi Digitali è un faro per chi vuole migliorare la qualità del proprio lavoro e abbandonare la routine dell’ufficio. Abbiamo intervistato Alberto Mattei che con i suoi collaboratori gestisce il portale, ricco di strumenti e informazioni utilissime ai freelance.

Cosa significa essere Freelance per i Nomadi Digitali?

La priorità per un nomade digitale è quella di lavorare da remoto svincolandosi da quelli che sono i tradizionali orari e luoghi di lavoro. Il freelancing è una modalità di remote working che permette ad un professionista di lavorare a distanza in modo autonomo e indipendente. Si può lavorare per uno o più clienti contemporaneamente su progetti specifici e/o per un tempo determinato.

Vivere da Nomade Digitale non è solo vivere su un’isola deserta piena di palme, anche se è quello che la gente vuole sentirsi dire. Cos’è allora?

L’errore che spesso si commette è quello creare sillogismi tra il “nomadismo” e il “nomadismo digitale”. Il primo è una forma di esistenza sociale che implica spostamenti periodici per la sopravvivenza e/o la riproduzione del gruppo, il nomadismo digitale invece è la possibilità di sfruttare le tecnologie digitali per conquistarsi (non solo economicamente), la libertà di poter vivere e lavorare ovunque, di non doversi spostare per lavorare ma di poter lavorare spostandosi. Ognuno chiaramente seguendo le proprie motivazioni, ambizioni ed esigenze personali.

Come si fa a capire se si sta diventando “nomade” per scelta e non per necessità come si è spinti in Italia per mancanza di opportunità lavorative?

Come detto in precedenza per quanto mi riguarda essere nomade digitale non equivale ad essere “nomade” ne tanto meno bisogna confondere un nomade digitale con un emigrato che lascia l’Italia in cerca di lavoro o di nuove opportunità. Il nomade digitale è un professionista che facendo leva sul proprio desiderio di indipendenza e di mobilità, utilizza le tecnologie digitali per lavorare da remoto e conquistarsi la libertà di vivere alle proprie condizioni e non a quelle imposte dagli altri.

Sul vostro sito, condividete servizi, risorse e App utili per vivere e lavorare viaggiando. Puoi darci qualche anticipazione?

Nella sezione Risorse del sito Nomadi Digitali è possibile trovare un elenco di servizi e di strumenti che possono aiutare a organizzare e semplificare la vita di un professionista che lavora in remoto spostandosi per il mondo. Le varie risorse presenti nel sito sono organizzate in 5 aree tematiche: Opportunità di Lavoro Freelance, Piattaforme per il Business Online, Organizza la tua Vita in Viaggio, Organizza il tuo lavoro in Viaggio, Attrezzatura, Accessori e Applicazioni Mobili.

Avete anche elaborato un Manifesto dei Nomadi Digitali, una sorta di “nuova” filosofia di vita e di lavoro, in 10 punti. Secondo voi, da quale punto si può/si deve iniziare per avere successo nel cambiamento?

Il manifesto dei nomadi digitali raccoglie i princìpi in cui crediamo e sui quali vogliamo costruire e sviluppare il nostro stile di vita. Personalmente credo che la parola “successo” sia solo il participio passato del verbo “succedere”. In poche parole significa avere la capacità di far succedere le cose che tu vuoi che accadano. Credo quindi che il primo passo per avere successo nel cambiamento, sia quello di iniziare ad agire e a pensare diversamente rispetto a come siamo abituati a fare. Fino ad ora, a livello professionale, l’obiettivo primario è stato quello di offrire le nostre competenze (e il nostro tempo) ad un datore di lavoro in cambio di uno stipendio. L’evoluzione in atto comporta sempre più diffusamente l’essere retribuiti per risolvere problemi o per soddisfare esigenze specifiche. L’idea stessa di guardare al lavoro semplicemente come alla ricerca di un impiego, di un mestiere o di una professione da svolgere, è una visione troppo limitativa in un contesto come quello attuale dove creatività, unicità, autenticità, fiducia e autorevolezza sono chiavi le chiavi di volta per avere successo.

Sul sito Nomadi Digitali c’è una importante (e utilissima) sezione, chiamata Organizza il Tuo Lavoro in Viaggio, con tanti servizi utili per rimanere always connected. Ce ne parli?

Essere un nomade digitale che lavora in remoto richiede un’enorme capacità di gestione e di autocontrollo. Lavorare fuori da quelli che sono i tradizionali spazi e orari di lavoro, senza avere una sede stabile e un capo che ti alita sul collo, richiede un alto livello di disciplina e di organizzazione personale. Per rimanere produttivi è assolutamente necessario essere disciplinati e ben organizzati. Fortunatamente la tecnologia ci aiuta in questo, fornendoci tutta una serie di servizi e tool per organizzare al meglio il nostro lavoro e a rimanere produttivi ovunque noi siamo.

Credo che la parola "successo" sia solo il participio passato del verbo "succedere".

Dagli strumenti per fare videoconferenza, ai servizi online per fatturare, gestire e amministrare il nostro lavoro a distanza. Servizi in cloud per archiviare, proteggere e consultare i nostri file, per ricevere ed effettuare pagamenti online e quelli che ci aiutato a gestire e a programmare al meglio il nostro lavoro. Nella sezione Organizza il Tuo Lavoro in Viaggio del nostro sito, non facciamo altro che raccogliere, catalogare e condividere strumenti e risorse utili che già esistono e sono disponibili nel mondo del Web.

È difficile gestire lavoro e vita privata senza una demarcazione netta? Qualcuno ti ha mai chiesto “come faccio a staccare”? Non si rischia di diventare work addicted o workaholic come dicono gli anglosassoni?

Riprogettare il proprio stile di vita e di lavoro significa attuare un processo di trasformazione personale. Di fatto ogni scelta implica di per sé una rinuncia. Ma questo non è necessariamente un aspetto negativo bensì un processo che permette di fare esperienze nuove e anche di cambiare, se lo si desidera. Quando si avvia un processo di cambiamento i rischi e le difficoltà ci sono sempre, per questo è fondamentale avere il giusto approccio e prendere i dovuti accorgimenti. Ma quello che spinge le persone al nomadismo digitale è proprio la necessità di bilanciare e trovare un migliore equilibrio tra ciò che possiamo realizzare sul lavoro e quanto invece possiamo ottenere in qualità di vita. Il nomadismo digitale nasca proprio in risposta ad un modello secondo cui si vive solo in funzione del lavoro sacrificando tutto il resto della nostra vita, aspettando magari la pensione per dedicarci a quello che realmente ci appassiona.

 

Voucher digitalizzazione, fondo perduto per le imprese: c’è tempo fino al 9 febbraio 2018

Voucher digitalizzazione contributi a fondo perduto per 10000 euroScade il prossimo mese di febbraio il voucher digitalizzazione che eroga fino a 10.000 euro a fondo perduto per la digitalizzazione d’impresa. Il voucher  coprirà fino al 50% delle spese che sosterrai per innovare il tuo business dal punto di vista digitale. Il rimborso ti verrà erogato dal Ministero per lo Sviluppo Economico. Significa avere “indietro” fino a 10.000 euro sotto forma di contributo a fondo perduto. Vediamo insieme i dettagli

 

Voucher digitalizzazione 2018: chi può partecipare, cosa puoi ottenere

Il voucher per la digitalizzazione può essere richiesto da micro, piccole e medie imprese italiane. La condizione primaria è l’iscrizione al Registro delle imprese. Tutte le società che non risultano iscritte a suddetto Registro, sono automaticamente escluse dalla partecipazione. La forma giuridica dell’impresa così come il settore di appartenenza, non sono invece rilevanti. Tutti possono partecipare. Riassumendo, per richiedere il voucher digitalizzazione, l’impresa dovrà:

  • Essere iscritta al Registro delle imprese
  • Essere in possesso della Carta Nazionale dei Servizi
  • Avere una casella PEC (posta elettronica certificata) aziendale

Grazie al voucher digitalizzazione 2018 potrai coprire le seguenti spese:

  • Costi per l’acquisto di hardware, software e servizi di consulenza sostenuti per la digitalizzazione dei processi aziendali
  • Costi sostenuti per modernizzare l’organizzazione del lavoro con strumenti tecnologici, compresi sistemi di telelavoro e smart working
  • Costi per lo sviluppo di soluzioni e-commerce
  • Spese per fruire della connettività a banda larga o ultra larga, comprese quelle per la realizzazione dell’infrastruttura aziendale
  • Costi per la formazione del proprio personale in ambito ITC

Mentre sono escluse le spese che hai  fatturato prima della presentazione della richiesta di contributo. Inoltre il questo fa parte dei contributi a fondo perduto che non possono essere cumulati. Significa che non lo puoi richiedere se hai già chiesto altri contributi pubblici concessi a valere sugli stessi costi che possono essere agevolati dal bando.

 

Voucher digitalizzazione, come presentare domanda: scadenza 9  febbraio 2018

La richiesta del contributo a fondo perduto per la digitalizzazione d’impresa deve essere presentata attraverso il portale informatico predisposto dal MISE (Ministero dello Sviluppo Economico). L’invio della domanda può essere fatto dalle ore 10.00 del 30 gennaio 2018 e fino alle ore 17.00 del 9 febbraio 2018.

A partire dal 15 gennaio 2018 devi completare la prenotazione della richiesta, sempre sul portale informatico del MISE. Coloro che risulteranno assegnatari del contributo, verranno indicati dal MISE entro 30 giorni dalla chiusura delle richieste (9 febbraio 2018). Dal momento in cui la tua impresa dovesse risultare assegnataria, avrai 6 mesi di tempo per realizzare il tuo progetto.

Come ti verrà erogato il voucher digitalizzazione 2018? Per riscuotere il contributo a fondo perduto dovrai inviare al portale del MISE

  • Le fatture quietanziate delle spese sostenute
  • La liberatoria del fornitore
  • Copia dei bonifici bancari a dimostrazione della spesa sostenuta

 

Non sei iscritto al Registro delle imprese? Leggi qui come fare

Tutte le imprese neo costituite (di qualunque ordine e grado) devono obbligatoriamente iscriversi al Registro delle imprese entro 30 giorni. La mancata iscrizione comporta delle sanzioni. La presentazione delle domande e denunce di tutti i soggetti iscritti può avvenire unicamente on-line, tramite la Comunicazione Unica: le pratiche devono essere predisposte con il software Fedra o equivalente, oppure on-line tramite Starweb, firmate digitalmente e trasmesse tramite Telemaco. A seguito dell’invio della pratica, il sistema invia automaticamente, tramite Posta elettronica certificata, la relativa ricevuta di protocollazione, che costituisce titolo per l’avvio dell’attività di impresa (Fonte: Camera di Commercio di Trento). La procedura è valida ed è la stessa in tutto il territorio italiano.

 

Non hai una casella PEC? Leggi qui come attivarne una

Se hai costituito una impresa o se sei un iscritto ad un Ordine professionale probabilmente la hai già (poiché è obbligatoria). Si tratta della PEC, la posta elettronica certificata. Si tratta di un particolare tipo di casella di mail che ha valore “ufficiale”, serve per comunicare con la PA (Pubblica Amministrazione) e ha lo stesso valore di una raccomandata postale. Dal giugno 2013 tutte le imprese devono comunicarla al Registro delle Imprese al quale, come hai visto nel precedente paragrafo, devono essere obbligatoriamente iscritte. Comprese le imprese individuali. Aprire una casella di Posta Elettronica Certificata ha un costo, solitamente di qualche euro all’anno, e può essere fatta in modo semplice con qualunque gestore di servizi Web che la proponga. Sul mercato ci sono Aruba, Poste Cert di Poste Italiane, Mail PEC di Libero, Legalmail e molti altri.

 

Project management: strumenti che non possono mancare al tuo business

project management

Se stai cercando gli strumenti giusti per il tuo project management, leggi qui.

Abbiamo raccolto per te i più importanti tool e le app che non possono proprio mancare sulla tua scrivania virtuale.

Si tratta di strumenti utili al tuo business, che ti aiutano ad ottimizzare il lavoro, a coordinare eventuali collaboratori anche in remoto e a tenere sempre tutto sotto controllo.

Pronto a scoprire quali sono?

 

Project management, se hai bisogno di… gestire attività e collaboratori (anche in remoto)

Se hai bisogno di gestire attività e collaboratori, anche in remoto, hai bisogno di un task manager. Asana è uno strumento utilissimo a questo scopo, probabilmente uno dei migliori sul mercato. Asana:

  • Ti aiuta a gestire le attività, i compiti e le scadenze
  • Funziona come piattaforma di collaborazione tra colleghi
  • Lavora come strumento di comunicazione in condivisione

AsanaPraticamente grazie ad Asana e ai task manager di questo tipo, ti sarà possibile monitorare progetti simultanei direttamente dal tuo PC (o meglio, dalla dashboard del tuo account Asana). Puoi accedere ai dettagli delle attività, aggiungere appunti e delegare ai collaboratori progetti o parti di essi. Puoi creare un team di lavoro per ciascun progetto, come se fosse un gruppo WhatsApp, per intenderci, ma estremamente più organizzato. Puoi infatti creare sezioni e spazi di lavoro multipli per ciascun progetto. I membri del team (alias i tuoi collaboratori) godranno in questo modo della flessibilità necessaria per gestire il proprio spazio di lavoro, assegnare priorità alle attività, caricare file e persino delegare compiti. Per accedere alla dashboard di Asana occorre creare un profilo. È possibile sia nella versione gratuita che a pagamento (che offre maggiori funzionalità). Asana si integra con uno strumento molto utile che si chiama Harvest e serve per tracciare il tempo di lavoro.

Naturalmente non esiste solo Asana, come strumento di project management. Ci sono altre (e valide) alternative, come Trello e Da Pulse.

TrelloTrello è un sistema di gestione delle attività che piace molto agli utenti perché ha uno stile facile e visivo. Sebbene questo lo renda estremamente appetibile e anche intuitivo, non è un tool pensato per gestire progetti su larga scala. Se il tuo progetto diventa più complesso, ti conviene usare Asana che è un vero e proprio software di gestione del progetto. Harvest si integra anche con Trello.

Con Trello puoi:

  • Separare i progetti per schede
  • Raggruppare le attività per schede e singole attività per elenchi
  • Collegare le schede
  • Inserire commenti all’interno delle schede
  • Creare liste di controllo per monitorare i progressi

Da PulseUn altro ottimo software di project management per la gestione condivisa dei progetti è Da Pulse. Soprattutto sul fronte della gestione dei collaboratori perché è un ottimo strumento di comunicazione. Con Da Pulse sarai in grado di gestire (e far gestire ai tuoi collaboratori) i progetti del tuo business in modo efficace ed efficiente. È un software piuttosto facile ed intuitivo da usare. Il suo punto di forza è sicuramente la capacità di mantenere le conversazioni tra i membri del team dentro una struttura logica, il che favorisce una migliore collaborazione tra colleghi.

Segnaliamo anche RedMine, un’applicazione web per la gestione dei progetti. Come Asana o Trello o Da Pulse, del resto. RedMine è un software open source (libero), basato sul paradigma dell’Issue tracking system. Cosa significa? Significa che tutti i compiti (task) relativi ad un progetto, sono visti come ticket da risolvere. Questo consente di raggruppare tutti i task per progetto, per urgenza, per stato di avanzamento e secondo le altre categorizzazioni che riterrai opportune. Della stessa serie il software Jira che viene utilizzato principalmente dalle grandi aziende per gestire “issue” e “bugs” complessi: anche qui si apre un ticket e si assegna il responsabile per la risoluzione.

 

Project management, se hai bisogno di … organizzare il tempo, le scadenze (e i colleghi)

Fin qui abbiamo parlato di gestire. Adesso parliamo invece di organizzare. Tutti abbiamo bisogno di organizzare, ancor più tu che sei a capo di un business o ne fai parte come collaboratore. Esistono per fortuna alcuni strumenti e applicazioni che ti consentono di ottimizzare questa organizzazione. Sia che si tratti di cose da fare, sia che si tratti di eventi cui partecipare.  Vediamoli nel dettaglio.

  • Sunrise Calendar. È sostanzialmente una agenda elettronica, disponibile sia nella versione desktop che mobile. Praticamente puoi abbandonare la vecchia agenda cartacea, a meno che tu non ne sia un affezionato fan. Oppure le puoi usare entrambe. Propenderai probabilmente per SunriseCalendar, non solo per la sua facilità d’uso, ma anche perché si può facilmente sincronizzare con altre applicazioni che magari già utilizzi
  • Any.do è un altro valido organizer del tuo tempo. È in grado di sincronizzare  smartphone, desktop e web, in modo da ricordarti sempre qual è il tuo prossimo impegno o attività. La sua interfaccia ti consente di annotare: appunti, lista delle cose da fare, calendario e promemoria. Impossibile, dunque, sbagliare un colpo o dimenticarti qualcosa
  • Doodle è un’ottima app per gestire tempo e colleghi. Ovvero? Consente senza troppi scambi di mail o di messaggi WhatsApp, di trovare l’orario e il luogo migliore per un appuntamento. Sia che si tratti di organizzare un evento aziendale, sia che si tratti della pizza tra colleghi o di una riunione tra collaboratori. Doodle permette di pianificare l’evento in modo veloce e visuale, permettendoti di tenere tutto sotto controllo per di più in modo del tutto gratuito.

 

Se hai bisogno di… organizzare le tue password

1PasswordSei arrivato a leggere fino in fondo e magari hai deciso di provare questi strumenti che ti aiutano a gestire tempo, progetti e collaboratori. La tua domanda adesso potrebbe essere: e tutte le password dove le metto? Eh già, perché praticamente tutte le applicazioni che abbiamo menzionato prevedono la creazione di un profilo utente. Ecco che ti può venire in soccorso 1Password. Si tratta di uno strumento a pagamento (circa 3 dollari/mese il piano individuale) sul quale puoi annotare e sincronizzare tutte le tue password in sicurezza. Così devi ricordartene una sola.

Una valida alternativa si chiama Keepass. Si tratta di un gestore di password gratuito e open source, che grazie ad una sola chiave (una sola password, per intenderci) ti dà accesso a tutte le altre. Inserisci le tue password in un archivio che puoi conservare in locale. Se vuoi, tramite una procedura un po’ complessa ma non difficilissima, puoi sincronizzare automaticamente il tuo archivio di password locale con una copia che tieni in Cloud, ad esempio in Google Drive.  In questo modo puoi avere una gestione Cloud delle tue password, e averle sempre aggiornate su pc fisso e dispositivi mobili. Puoi anche creare un file con l’applicazione portabile, ovvero avere un file unico con l’applicazione Keepass e il tuo archivio utilizzabile senza installazione, in modo da tenere le tue password comodamente in chiavetta. Il tuo database Keepass è crittografato attraverso una tua personale chiave di criptatura: gli sviluppatori di Keepass vantano di aver usato i migliori algoritmi di cifratura attualmente noti (gli stessi dell’esercito USA). Così i tuoi dati sono al sicuro.

 

Se hai bisogno di… gestire file in condivisione

Potresti avere (anzi avrai sicuramente) bisogno di una gestione condivisa dei tuoi file da parte dei tuoi collaboratori. Questo sistema è in uso non solo nelle redazioni giornalistiche e nelle collaborazioni in outsourcing, ma anche in quasi tutte le aziende. E’ un modo comodo, pratico ed estremamente veloce di gestire il lavoro e i documenti sui quali si sta lavorando. Esistono degli strumenti che consentono la gestione condivisa di file, primo tra tutti il celeberrimo (ma non unico) Google Drive.

Google Drive - gestione dei file in cloud - gratuitoGoogle Drive è disponibile per PC e come app anche per mobile e ti consente di archiviare tutti i tuoi file in totale sicurezza, grazie anche al backup automatico. Una volta caricati file e cartelle sul tuo spazio personale, puoi invitare altre persone alla condivisione. Senza inviare nulla via mail o spostarti da una stanza all’altra (o da un piano all’altro) con chiavette USB in mano. Comodo, non c’è dubbio. E anche estremamente professionale. In più, i primi 15GB di spazio sono gratuiti, dopo i quali iniziano i piani a pagamento mensile. Si va da 100GB a 1,99 euro al mese, fino a 10TB a 19,99 euro al mese. Attualmente il piano più acquistato è quello da 1TB a 9,99 euro al mese.

Come dicevamo esistono delle alternative a Google Drive. Sono:

  • Dropbox utile anche per spedire e scaricare documenti attraverso la rete
  • Microsoft One Drive per chi usa questo sistema operativo sulle proprie macchine
  • Mega Extension. Ne esistono altri, ovviamente, ma soffermiamoci su queste alternative elencate.

DropboxDropbox - gestione dei file distrubuita è un sistema di condivisione e gestione di file multipiattaforma. Molto facile da usare, ti dà uno spazio di 2GB gratuitamente e 250MB per ogni amico in più che si iscrive. Comodo, perché sincronizza i tuoi file via internet su PC, Mac, Linux e cellulari con qualsiasi sistema operativo. Comprese tutte le modifiche che apporti, in modo da garantirti sempre la versione più aggiornata del tuo file, da qualunque accesso. Per poter accedere, però, bisogna registrarsi.

Microsoft One Drive è un servizio web di archiviazione “on the cloud”. Anche se utenti riferiscono una prima sincronizzazione un po’ lenta e difficoltà di funzionamento su Windows XP, questa applicazione resta valida per archiviare online fino a 7GB e consente di caricare foto, video, MP3, documenti e altro ancora. I piani vanno da gratis (5GB di spazio) a Premium (99 euro/anno) a seconda anche delle funzionalità sbloccate e delle installazioni disponibili. La versione Premium, nel momento in cui scriviamo, ha la possibilità di essere installato su 5 PC o Mac, 5 tablet e 5 smartphone, per un totale di 15 dispositivi.

Mega Extension. Il programma si chiama Mega ed è un servizio di file hosting tipo i precedenti. Mega Extension è l’addon che ti consente di usare il browser Firefox per scaricare i file da Mega.  E’ possibile usarlo per il web, ma anche per Android e IOS.  La particolarità di Mega come cloud storage service è lo spazio: ti consente di archiviare gratuitamente fino a 50GB di file.

 

Project management, i tuoi programmi per l’ufficio

LibreOffice - suite opensource gratuita di software per l'ufficioMicrosoft Office, Libre Office e la suite di Google sono sicuramente tre tra i più importanti programmi per l’ufficio e non possono mancare al tuo business. Di che si tratta? Forse, anzi probabilmente, li conosci già e qualcuno di questi lo starai già utilizzando. Office è una suite di applicazioni desktop targata Microsoft. La prima versione di Office conteneva Microsoft Word, Microsoft Excel e Microsoft PowerPoint, che tutti almeno una volta abbiamo utilizzato. Negli anni le versioni si sono aggiornate. Nel momento in cui scriviamo è disponibile (con diversi piani e diversi prezzi) Microsoft Office 360, con diverse app preinstallate. Oltre agli evergreen Word, Excel e PowerPoint, ci sono Outlook (per scaricare la posta elettronica), OneDrive (per archiviare e condividere file su cloud) e Microsoft Teams (un hub per il lavoro in team), molto utili per chi appunto usa lo strumento per lavorare. Microsoft Office è da sempre a pagamento, con diverse fasce di prezzo a seconda della verione: student, home, personal e professional o per aziende.

Una alternativa a Microsoft Office può essere la Suite di Google. In un unico pacchetto (a pagamento, ma con prova gratuita) hai a disposizione tutto quello che serve per

  • creare (documenti, presentazioni, fogli di calcolo, ecc)
  • comunicare (posta elettronica, riunioni a distanza, calendario e agenda e social network aziendale)
  • gestire in modo rapido e sicuro utenti, dispositivi e dati

Oppure tra i programmi gratuiti per l’ufficio menzioniamo Open Office e Libre Office.

Libre Office è una suite per l’ufficio gratuita e open source. Ha molte funzionalità oltre a quelle classiche e anche modelli e estensioni che rendono l’applicazione base ancora più performante. E soprattutto è una valida alternativa a Microsoft Office o a GSuite del tutto gratuita. Così come è gratuito Open Office, adesso scaricabile con il nome Apache Open Office. Legge e scrive file nei formati utilizzati dai prodotti più diffusi sul mercato e, a garanzia della futura accessibilità dei dati, nel formato OpenDocument, standard ISO. E, particolarità non da poco, consente l’esportazione in formato PDF, senza doversi servire di programmi di conversione online.

Guida ai finanziamenti europei PMI 2018

Finanziamenti europei PMI 2018

Sovvenzioni, appalti, finanziamenti o capitali di rischio. Ecco i finanziamenti europei PMI 2018. Ci sono diverse opportunità di ricevere sostegno attraverso i fondi stanziati dall’Unione Europea, se sei a capo di una impresa o di una start up.

 

Ottenere un prestito o un capitale di rischio attraverso i fondi UE

Ogni anno l’Unione Europea, raccogliendo fondi dai vari Paesi membri, smista finanziamenti che raggiungono circa 200 mila imprese. Micro credito e micro prestiti, finanziamenti alle imprese innovative, finanziamenti alle imprese sociali. E ancora:  sostegno alle start up innovative a orientamento sociale, digital commerce, digital media, investimento nel settore dei  software aziendali, nella sicurezza digitale e nella business intelligence.

Questi finanziamenti europei sono erogati direttamente dagli istituti di credito e dalle banche locali (in questo caso italiane) e sono rivolti alle imprese di qualunque dimensioni, anche individuali, in qualunque settore operino.

Forse ti sarà utile sapere che i fondi europei si dividono in diretti e indiretti.

Vediamoli velocemente.

 

Fondi Europei indiretti

I fondi europei indiretti vengono erogati dalla UE ai singoli stati membri che li gestiscono e durano un settennio. Per il settennio 2014-2020 all’Italia sono stati assegnati circa 32 miliardi di euro, da destinare a vari progetti:

  • Fondi strutturali
  • Fondo di sviluppo europeo
  • Fondo di coesione
  • Fondo europeo agricolo di sviluppo rurale
  • Fondo europeo affari marittimi e pesca

Questi fondi vengono direttamente gestiti dagli stati membri (Italia, nel nostro caso), ma a meno che la tua impresa o start up non rientri negli ambiti sopra citati, non saranno i fondi indiretti che dovrai cercare. Ti conviene, invece, concentrarti sui fondi europei diretti. Di che si tratta? I fondi diretti sono erogati tramite bandi aperti a tutti i cittadini, vengono gestiti direttamente dall’Unione Europea e sono finalizzati a premiare e incentivare le eccellenze, indipendentemente dalla nazionalità.

 

I Fondi Europei diretti

I fondi diretti appartengono ai seguenti ambiti:

  • Europa Creativa (media, cultura)
  • Erasmus + (formazione, studio)
  • Orizzonte 2020 (ricerca)
  • Cosme (accesso al credito)

I bandi e i finanziamenti disponibili (con relative caratteristiche) si trovano direttamente sul sito della Commissione Europea.

Dove trovare i finanziamenti europei per start up e PMI
Dove trovare i finanziamenti europei per start up e PMI

 

La mascherina che vedi ti permette di fare una ricerca nel database dei finanziamenti UE, inserendo i parametri che ti interessano. Il sistema ti restituirà i risultati e anche gli istituti di credito che se ne occupano e ai quali potrai rivolgerti per avere ulteriori dettagli.  Ricordati che in base all’articolo 431 del regolamento dell’UE sui requisiti patrimoniali, hai diritto ad un riscontro. Di che si tratta? Hai diritto, in poche parole, ad avere un riscontro da parte dell’istituto di credito interessato a concedere o meno un prestito alla tua impresa.

 

Come ottenere finanziamenti diretti per il tuo progetto

La Commissione Europea aiuta finanziariamente progetti e organizzazioni che contribuiscono all’attuazione dei programmi e delle politiche dell’UE. Questo tipo di finanziamenti viene erogato tramite “invito a presentare proposte e progetti”. Ogni invito è unico e la procedura di presentazione è guidata. Il tuo business plan concorrerà insieme ad altri dello stesso ambito, provenienti da tutta Europa, alla concessione dei finanziamenti. Dove trovare nel dettaglio queste informazioni? Clicca su Come funzionano i finanziamenti dell’UE

 

Come funzionano i finanziamenti UE
Come funzionano i finanziamenti UE

La schermata che ti apparirà, rigorosamente in italiano, è quella che vedi in immagine. Qui potrai sbizzarrirti – in base al settore del tuo progetto o della tua impresa – a trovare le sovvenzioni che possono fare al caso tuo. Poi, non ti resta che seguire scrupolosamente le istruzioni che ti vengono date.

Come posso reperire altre informazioni sui bandi di finanziamento

È vero, è il problema che riscontra la maggior parte delle persone. Destreggiarsi tra fondi diretti (erogati direttamente dalla Commissione Europea) e fondi indiretti (erogati dai singoli Paesi membri, in Italia quasi tutti in capo alle Regioni) non è facile. La prima scrematura da fare è dunque questa: il sostegno che cerco ricade tra i fondi diretti o tra quelli indiretti, erogati dalla UE?

Nel primo caso, la mossa ideale è consultare periodicamente il sito della Unione Europea, per verificare quali bandi di finanziamento diretto siano stati pubblicati. Nel secondo caso, quello dei finanziamenti indiretti, consultare il sito web della propria Regione o la Camera di Commercio competente, alla ricerca di opportunità.

Per ogni domanda o dubbio è anche possibile contattare l’Unione Europea attraverso la sua rete di centri di informazione Enterprise Europe Network. Sono disponibili diversi centri da Aosta a Catania.

Prova subito a cercare, forse c’è un finanziamento che fa proprio al caso tuo!

Le Agevolazioni Fiscali per le Start Up Innovative

agevolazioni startupNegli ultimi anni si sente parlare sempre più insistentemente di start up innovative, come occasione di rilancio economico e occupazionale. La normativa delle start up innovative assieme al lancio del progetto “Industria 4.0” costituiscono, sicuramente una buona base di partenza da parte dello Stato Italiano per dare stimolo ai giovani che decidono di investire denaro e competenze specifiche in un’attività imprenditoriale.

COSA SIGNIFICA START UP INNOVATIVA?

Una start up innovativa per definirsi tale deve possedere dei requisiti formali e sostanziali introdotti dal decreto legge n. 179/2012, nello specifico:

  • Deve essere costituita da non più di sessanta mesi;
  • La fissazione della sede principale deve essere in Italia o in uno dei stati membri della UE o in Stati aderenti all’accordo sullo Spazio Economico Europeo, purché abbia una sede produttiva o una filiale in Italia;
  • L’oggetto sociale, esclusivo o prevalente, deve essere lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  • La società non deve distribuire utili;
  • La costituzione della società non deve derivare da fusione, scissione o cessione di ramo d’azienda;
  • Il totale del valore della produzione annua non deve superare i 5 milioni di euro a partire dal secondo anno di attività;
  • Le quote o le azioni sociali non devono essere quotate sul mercato regolamentato.

Inoltre la start up innovativa deve possedere almeno uno dei seguenti ulteriori requisiti:

  • Le spese di ricerca e sviluppo devono essere in misura uguale o superiore al 15% del maggior valore tra costo e valore totale della produzione;
  • L’impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in misura uguale o superiore al terzo della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca presso università Italiana o estera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero, ovvero, in percentuale uguale o superiore ai due terzi della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di laurea magistrale; a questo proposito il ministero dello sviluppo economico, ha stabilito che solo gli amministratori soci retribuiti possono computarsi nelle percentuali di forza lavoro rilevante ai fini della sussistenza del requisito appena citato;
  • Essere la start up titolare, licenziataria o depositaria di almeno un brevetto per industria, biotecnologie, semiconduttori.

Dopo aver definito cosa si intende per start up innovativa, analizziamo gli incentivi fiscali dedicati a chi investe in tali imprese, incentivi riconducibili a due categorie:

  • Agevolazioni fiscali concesse a chi investe capitali nelle start up innovative;
  • Agevolazioni fiscali concesse a chi investe lavoro nelle start up innovative.

AGEVOLAZIONI FISCALI CONCESSE A CHI INVESTE CAPITALI IN START UP INNOVATIVE

I soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle persone fisiche o altri intermediari c.d qualificati (che sarebbero gli organismi di investimento collettivo del risparmio e altre società di capitali che investono prevalentemente in start-up innovative) che effettuano un investimento tramite conferimento in denaro in start up innovative beneficiano di una detrazione ai fini IRPEF o deduzione ai fini IRES in base alla natura del soggetto giuridico che effettua il conferimento (persona fisica o società di capitali).

L’agevolazione spetta a condizione che gli investitori ricevano e conservano la seguente documentazione:

  • Una certificazione della start up che attesti il rispetto del limite di Euro 15.000.000 di conferimento complessivo per singola start up;
  • Copia del piano di investimento della start up innovativa, contenente informazioni dettagliate sull’attività da svolgere mediante l’investimento, nonché sull’andamento previsto o attuale delle vendite e dei profitti;
  • Nel caso di investimenti in start up a vocazione sociale e per le start up che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico, una certificazione rilasciata dalla start up innovativa che attesti l’oggetto della propria attività.

La detrazione concessa alle persone fisiche trova fondamento nel comma 1 dell’articolo 29 del D.L. n. 179/2012 il quale stabilisce che “per gli anni 2013, 2014, 2015 e 2016 all’imposta sul reddito delle persone fisiche si detrae un importo pari al 19 per cento della somma investita dal contribuente nel capitale sociale di una o più start up innovative direttamente ovvero per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio che investano prevalentemente in start up innovative…”; il comma 3 dello stesso decreto prevede che “L’investimento massimo detraibile ai sensi del comma 1, non può eccedere, in ciascun periodo d’imposta, l’importo di euro 500.000 e deve essere mantenuto per almeno tre anni…”.

Per quanto riguarda la deduzione concessa ai soggetti IRES (ovvero alle società di capitali) il comma 4 dell’articolo 29 del D.L. 179/2012 stabilisce che per i periodi d’imposta 2013, 2014, 2015 e 2016 non concorre alla formazione del reddito dei soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società, diversi da imprese start-up innovative il 20% della somma investita nel capitale sociale di una o più start-up innovative direttamente ovvero per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società che investano prevalentemente in start up innovative”…

Giova ricordare che con l’introduzione della Legge 11 dicembre 2016, n.232 (Legge di Stabilità 2017) a partire dall’anno 2017 la disciplina di agevolazione fiscale ai fini IRPEF e IRES ha assunto carattere definitivo ciò significa che tale agevolazione è applicabile anche per gli anni successivi al 2016.

AGEVOLAZIONI FISCALI CONCESSE A CHI LAVORA NELLE START UP INNOVATIVE

Altrettanto interessanti sono le agevolazioni concesse per chi decide di mettere a disposizione le sue competenze professionali al servizio di una start-up innovativa; il D.L. 179/2012 ha introdotto tre tipi diversi di vantaggi fiscali per chi decide di lavorare per conto di un start up innovativa:

  • Piano di incentivazione per il personale;
  • Il work for equity;
  • Il credito per le spese di ricerca e sviluppo;

L’articolo 27 del D.L. 179/2012 prevede come piano di incentivazione del personale che il reddito di lavoro derivante dall’assegnazione da parte delle start-up innovative e degli incubatori certificati ai propri amministratori, dipendenti o collaboratori continuativi, di strumenti finanziari o di ogni altro diritto o incentivo che prevede l’assegnazione di strumenti finanziari, non concorre alla formazione del reddito imponibile dei suddetti soggetti, sia ai fini fiscali, sia ai fini contributivi; tale strumento permette di detassare un reddito da lavoro dipendente che diversamente sarebbe assoggettato alle ordinarie regole di determinazione del reddito; è bene però ricordare che la retribuzione non può essere costituita solamente da reddito detassato, in quanto l’art. 28 comma 7 del D.L. 179/2012 stabilisce la retribuzione dei lavoratori assunti dalle start up innovative deve essere comunque essere costituita da una parte fissa che non può essere inferiore al minimo tabellare previsto, per il rispettivo livello di inquadramento, dal contratto collettivo applicabile.

Lo strumento del work for equity è pensato per quei soggetti che decidono di apportare lavoro autonomo in una start-up innovativa; l’art 27 del D.L. 179/2012 al comma 4 prevede che le azioni, le quote, e gli strumenti finanziari partecipativi emessi a fronte di un apporto di opere e servizi in favore delle start-up innovative o di incubatori certificati non concorrono alla formazione del reddito complessivo del soggetto che ha effettuato l’apporto; si immagini che una start up innovativa abbia necessità di una consulenza altamente specialistica da parte di uno studio legale specializzato in diritto della proprietà industriale per la registrazione di un brevetto: con l’utilizzo dello strumento del work for equity, in capo allo studio legale non vi sarà alcuna tassazione per la consulenza prestata, mentre la start up innovativa potrà dedurre fiscalmente il costo sostenuto per il servizio professionale richiesto.

Il terzo incentivo fiscale messo in atto dal legislatore per favorire le start-up innovative in ambito lavorativo è il credito d’imposta per l’assunzione di personale altamente qualificato previsto dall’art. 24 del D.L. n. 83/2012. Trattasi di un contributo sotto di credito d’imposta in favore delle imprese che assumono a tempo indeterminato personale in possesso di dottorato di ricerca universitario o di laurea magistrale a carattere tecnico o scientifico impiegato in attività di ricerca e sviluppo.

Tale credito di imposta è rimasto in vigore specificatamente per le start-up innovative fino al 2016; a seguito dell’entrata in vigore della legge di stabilità per il 2015, il regime agevolato sopra citato è stato abrogato e fatto rientrare nell’alveo del credito di ricerca e sviluppo dedicato alla generalità delle imprese.

Guest post scritto da Dr. Francesco Micucci

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