Logo Barilla, dall’Evergreen al Repackaging del Re della Pasta

26 Nov 2019 | Articoli su Logo Design

logo barillaFare repackaging e restyle del Logo è utile, lo dimostra la storia del Logo Barilla, re della pasta nel mondo. Nato quasi un secolo e mezzo fa, è considerato un evergreen e rappresenta sul mercato uno dei migliori brand del Made in Italy. Leggi di seguito la sua storia e il segreto del suo significato!

Logo Barilla, dall’evergreen al repackaging in 142 anni di storia

logo barilla storia

Più che evergreen il Logo Barilla è un highlander, sopravvissuto per ben 142 anni a tutti i cambiamenti del mercato, agli attacchi della concorrenza e alle forme di comunicazione grafica. La storia dell’azienda comincia nel 1877 a Parma: il signor Barilla dal suo negozio in centro sforna un’ottima pasta all’uovo, alimento principe delle famiglie italiane che si riuniscono a tavola. La produzione aumenta, e nel 1910 fa una sterzata rischiosa: diventa industriale, scelta poco popolare in quegli anni. Dopo questa rivoluzione, Barilla ha bisogno di procurarsi un marchio; nasce così il primo Logo Barilla completamente basato sul disegno a mano libera, che ha come focus un uovo dal tuorlo gigante.

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Negli anni Venti l’Italia e l’Europa cambiano e anche il Logo Barilla si evolve, abbandonando i romantici disegni acquarellati. Si pensa che basti solo il nome a posizionare l’azienda ai vertici del mercato: il primo restyling del Logo Barilla segue quindi il gusto artistico nazionale di quegli anni, usando il nero e la sobrietà dei modernisti. Segue un altro restyling nel 1936: data la situazione sociale, i designer intuiscono di dover addolcire la grafica, usare i colori ed esprimere ottimismo. Il Logo Barilla diventa così molto più arrotondato e spontaneo, come una vera firma. Negli anni Cinquanta la produzione vive un’altra rivoluzione, stavolta nel packaging: si passa, infatti, al confezionamento della pasta, che fino a quel momento era sfusa. Occorre subito un nuovo Logo Barilla da stampare sulle confezioni. Viene fuori un mix delle prime due versioni: l’immagine dell’uovo, un ovale stilizzato e colorato, e la scritta col nome del brand.

Questa composizione resterà in tutti i loghi Barilla successivi. Negli anni Settanta il consumo di pasta subisce, però, una battuta d’arresto: l’azienda gode di un’ottima brand reputation ma è costretta a svecchiarsi inventando nuovi prodotti alimentari, come i sughi pronti e i prodotti da forno del “Mulino Bianco”. Il Logo resiste, adottando solo una scritta più semplice e moderna. Dal 1985 in poi, il packaging comincia a farla da padrone in azienda: il Logo viene posizionato in una lingua bianca per attirare l’attenzione del consumatore, usata poi come “schermata” in cui leggere le info sul prodotto. L’immagine invece, subisce lievi ritocchi nel 1996 e nel 2000.

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Nel 2013 però, la Barilla fa uno scivolone con la campagna pubblicitaria, perdendo il target giovanile. Per questo motivo, nel 2019 fa un repackaging a edizione limitata, annullando il classico blu e adottando una grafica rosa shocking. Si rivolge poi ad un’azienda di street fashion, la “God Can’t Destroy Streetwear” o GCDS: con lei lancia sulle passerelle mondiali una capsule collection di felpe e accessori dello stesso colore, decorati col Logo Barilla stampato a lettere grandi. Nascono così i gadget aziendali più cool e non c’è dubbio che l’operazione dia i suoi frutti: oggi Barilla vanta 2,7 milioni di fan su Facebook e 46.000 follower su Instagram. Un vero leader dei social.

 

Logo Barilla: significato

logo barilla restyle

Il Logo Barilla è un evergreen che ha conservato il suo significato nell’arco un secolo e mezzo, partendo, nel 1877, da una mission aziendale basata su tre punti di forza:

  •  il prodotto “pasta all’uovo” come alimento ideale che mescola carboidrati e proteine arricchiti dal condimento di pomodoro e olio
  •  la fiducia ispirata dalla fabbricazione artigianale
  •  il sentirsi a casa mangiando con gli altri un prodotto italiano

Emilio Trombara, autore del primo Logo Barilla del 1910, ha l’idea di ispirarsi ai disegni di copertina della “Domenica del Corriere” comprensibili anche da chi non sa leggere. I disegni del Logo, elaborati a mano e stampati con la serigrafia, mostrano la scena di un ragazzo che impasta, incorniciato da mucchi di farina, usando un uovo gigantesco dai colori sgargianti, per focalizzare l’attenzione sull’ingrediente principale. Ai primi del Novecento, però, il metodo artigianale viene abbandonato; l’azienda e il brand Barilla rappresentano con onore il Made in Italy, ma con un prodotto industriale.

La veste grafica del Logo deve comunicare il cambiamento alla massa dei consumatori: sparisce così ogni riferimento ruspante all’uovo e muore la scenetta fiabesca illustrata a mano libera. Resta soltanto la scritta Barilla, nera, spessa e compatta, a caratteri allineati, che comunicano rigore e progresso, secondo l’ideologia futurista delle macchine. Dopo qualche anno la scritta comincia a contenere svolazzi e a esibire due colori allegri, il blu e il rosso, che accompagneranno il brand per molto tempo. Nel 1952 il designer Ernesto Carboni compie un’operazione di restyling definitiva, grazie alle ricerche di marketing, ispirata alla corrente del post cubismo francese. Carboni recupera la figura dell’uovo, ma stavolta l’associa all’immagine della vita, della Madre e della famiglia.

Nel 1985, il nuovo Logo Barilla stampato sul packaging di colore blu, mette la sagoma ovale col tuorlo arancione dentro ad un rettangolo bianco. L’idea è di Vittorio Mancini, per richiamare un piatto di pasta condita col sugo, posato sulla tovaglia. Insomma, la pasta Barilla è ancora quella che rassicura e fa sentire a casa, come recita il tormentone pubblicitario degli anni Novanta, che si ritorce contro il brand: nel 2013 il marchio Barilla è noto in tutto il mondo come simbolo di affidabilità, ma rappresenta un prodotto per matusalemmi. I più giovani la ignorano al supermercato, perché la scatola risulta troppo seriosa; si cerca così di stuzzicarli con un repackaging, dato che rappresentano un fascia di consumatori molto importante. Ed ecco spuntare la grafica rosa shocking applicata anche allo street fashion, che significa libertà, dedicata ai giovani che mangiano la pasta a casa, con i loro amici di tutto il mondo, postando le foto sui social.

Ultime news Barilla, dal repackaging al possibile restyle, come si gestiscono i cambi aziendali

logo barilla repackaging

La storia di Barilla, brand considerato il re della pasta, è il simbolo di come si gestiscono i cambi aziendali rielaborando il design della comunicazione con il restyling del Logo e il repackaging. Anche la brand reputation deve allinearsi al trend: le ultime news Barilla parlano di cambiamenti previsti nel 2020, conseguenti a variazioni di accordi commerciali internazionali. Pare infatti che l’azienda stia per affidarsi totalmente alla filiera produttiva italiana, in netta ripresa, abbandonando l’acquisto di grano canadese. Un percorso sostenibile iniziato in realtà nel 2017, quando Barilla ha coinvolto 50 fornitori e più di 5 mila imprese agricole del Paese, stipulando contratti di coltivazione per il 57% dei volumi acquistati, aumentandoli poi nel 2018.

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Ma non basta: fra i retailer ben informati si mormora di un ennesimo repackaging, collegato alle nuove politiche di produzione, che sceglierebbe confezioni di colore celeste. Insomma, un’altra lezione per i competitor del brand più ricercato nel web.

Conclusioni

Ricapitolando, il Logo Barilla ci parla dei successi e degli insuccessi del brand sul mercato, attraverso la storia dei suoi restyling e repackaging, che lo fanno restare sempre sulla cresta dell’onda; prendi nota di tutto e lanciati anche tu in una rivoluzione del tuo brand!

 

 

 

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