Sviluppo App? L’intervista: “Sappi Gestire il Post Vendita, sta Qui la Differenza tra un Professionista e un Dilettante”

1 Mar 2018 | Esperienze

sviluppo app Eugenio Chessa

Eugenio Chessa, sviluppatore app

Sviluppare app per il mobile è oggi una tra le maggiori attività richieste dal mercato agli sviluppatori. Ma per lo sviluppo app di successo non basta fare analisi di mercato e chiedersi se questa risolve un problema al cliente e in che modo. Bisogna anche affidarsi a professionisti seri che sappiano maneggiare e gestire bene la programmazione. Abbiamo chiesto ad Eugenio Chessa, un nostro addlancer che sviluppa applicazioni ormai da diversi anni. E che ha messo sul tavolo la sua esperienza. Un prezioso contributo, soprattutto per le nuove leve e i giovani sviluppatori freelance.

 

Eugenio, tu ti occupi di sviluppo di siti web e di app per mobile. Puoi dirci perché oggi si dovrebbe avere una app e quando hai iniziato a capire che progettarle sarebbe diventata la tua attività?

Ho iniziato nel 2009, quando ho comprato il primo iPhone. Per iOS è stato amore da subito. Sul perché oggi un qualunque attività lavorativa dovrebbe avere una app è presto detto:  se vuoi essere trovato devi brandizzare la tua azienda. L’app è il futuro rispetto al web per le aziende. Anche se il web c’è e ci sarà, perché è la base su cui poggiano le applicazioni, come il cloud. E poi oggi le app sono fondamentali e “tolgono dai pasticci” in tanti aspetti della vita quotidiana. Pensiamo solo alla facilità con cui si può chiamare un taxi, anche all’estero, con una semplice applicazione mobile.

Qual è la tua tecnica preferita per fare app?

Oggi le applicazioni o si sviluppano in codice nativo (iOS, ad esempio) o via CrossPlatform che è un ambiente di sviluppo multi piattaforma. Qui, una volta creata la app, la si può esportare su vari dispositivi. Diciamo che nella mia esperienza il cliente predilige sempre la programmazione multi piattaforma, perché la app così creata “gira” su tutti i dispositivi mobili, indipendentemente dal sistema operativo. Io invece preferisco sviluppare in codice nativo, perché su CrossPlatform non hai il 100% di operatività.  Sviluppo prevalentemente in Objective C (o ObjC, ndr) anche se Swift, come linguaggio di sviluppo si sta espandendo molto, perché consente l’ottimizzazione di codice. In altre parole, puoi sviluppare le stesse cose con meno righe di codice, questo garantisce anche una migliore performance sul device. Certo, per chi ha programmato con un tipo di linguaggio per anni, non è facile studiare nuovo codice. Ma un buono sviluppatore deve saper seguire anche le tendenze e oggi si registra una sempre maggiore convergenza verso Swift.

Si dice che l’esperienza sia la somma di tutte le fregature prese nella vita. Quali informazioni avresti desiderato ricevere quando eri agli inizi?

Ho studiato ingegneria informatica all’Università. Ma molte cose di sviluppo le ho apprese per conto mio. Quello che è stato fondamentale nel mio percorso professionale è stata la community di colleghi. Insieme, in modo attivo e cooperativo, ci siamo scambiati informazioni, esperienza, studi. E siamo cresciuti in modo fruttuoso. All’epoca si faceva così: libri, forum, leggere, leggere, leggere e provare. Oggi molti giovanissimi vanno su internet a cercare soluzioni, a risolvere problemi. Ci sono intere righe di codice che possono essere copiate e incollate. Ma se non lo sai maneggiare, quel codice, poi vengono fuori delle app oscene! Esiste un sito che, come dicevo, va saputo usare con cognizione di causa. Si chiama Stack Overflow. Qui si possono trovare le soluzioni ai principali problemi di sviluppo.

Creare siti (e app, ovviamente) usando tecnologie e servizi tra i più aggiornati è uno dei punti di forza del vostro lavoro. Perché un cliente deve cercare (e pretendere) un freelance developer che sia al passo con i tempi? Puoi dirci di più in proposito?

Il problema a mio avviso non è saper fare e saper vendere una app. Il problema è gestire il post vendita. Sta proprio qui la differenza tra un professionista e un dilettante. Oggi è relativamente facile, scopiazzando sul web, sviluppare una app. Ma se poi non commenti il codice e non sai maneggiarlo bene e il cliente ha un problema, non riesci a gestirlo. E non permetti neanche a colleghi più esperti di gestirlo al posto tuo. Il danno maggiore che riceviamo è da chi sviluppa in modo dilettantistico a basso o bassissimo costo. Non si può vendere una app pronta e finita a 500 euro. Perché spesso manca di tutto il post-vendita, dell’assistenza, della risoluzione di eventuali problemi, dell’implementazione di funzionalità. Tutte cose connesse con la professionalità, che hanno un costo e che vanno sapute gestire. Che vanno sotto il nome di qualità e di servizi. A tutela del committente e del cliente finale.

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