Lavorare da freelance, 20 motivi per cui è il futuro (e 5 perché no)

4 Gen 2018 | Esperienze

Lavorare da freelance

Il primo passo è porsi la seguente domanda: perché voglio lavorare da freelance? La motivazione – come spiega la SEO compywriter Elisa Pasqualetto nel suo blog – è un ingrediente importante della ricetta e soprattutto della riuscita. Perché nessun percorso è facile, nemmeno – ovviamente – quello del freelance. Una volta che hai risposto alla domanda perché, inizia a mettere nero su bianco la tua strategia per affermarti nella nicchia di riferimento. Ad esempio, puoi:

  • Approfondire le tue conoscenze in materia. Stabilendo una o due mezze giornate a settimana, sei in grado di imparare qualsiasi cosa (nel tuo settore, ovviamente)
  • Iscriverti a portali-vetrina (come AddLance, ad esempio!)
  • Iniziare a lavorare sulla tua brand reputation, aprendo un blog o pagine social ufficiali e iniziando a curare la tua presenza online.

Perché lavorare da freelance oggi? Perché il lavoro si è trasformato

Fino agli anni Settanta il lavoro per antonomasia era il lavoro dipendente. Si dovevano produrre oggetti, le fabbriche erano dei perfetti meccanismi produttivi in cui ogni azione era cronometrata e soppesata per aumentare il numero di prodotti al giorno. Era fondamentale che gli operai e impiegati entrassero ed uscissero alla stessa ora. Un solo ingranaggio rotto bloccava la produzione. Un solo foglio perso negli uffici poteva compromettere la redditività. Vi era pochissimo spazio per creatività, intraprendenza e flessibilità.

Ora il mondo è cambiato. La tecnologia e in particolare l’informatica lo hanno cambiato. La produzione si è automatizzata o spostata in paesi a basso costo. Internet e la digitalizzazione hanno automatizzato tutte le procedure una volta manuali e soggette ad errori. Non è cambiato solo il modo di produrre o di fornire un servizio.

È cambiato il lavoro e anche le esigenze del mercato

Si parla di smart work e lavoro da casa in quanto non è più necessaria la presenza fisica. Non è più indispensabile timbrare il cartellino.

La differenza per vincere sul mercato non è più relegata alla sola operatività, ma al saper individuare trend e capire le esigenze del cliente. Anche i tempi sono cambiati. Tutto scorre più rapido. Tutto evolve. Rimanere indietro di un anno nella corsa costa caro. Sapersi muovere in questo conteso è fondamentale. Soprattutto nel lavoro.

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Ecco che il lavoro si trasforma e non è più il posto fisso in fabbrica o ad una scrivania, ma diviene flessibile e dinamico con i relativi pro e contro. Il freelance in questo attuale contesto si trova a suo agio e a nostro parere sostituirà il lavoro dipendente (o subordinato come è definito dalla giurisdizione). Vediamo ora in dettaglio i 20 motivi per cui lavorare da freelance rappresenta il futuro e anche i 5 motivi per cui potrebbe non essere la tua strada.

Lavorare da freelance, le 10 motivazioni strategiche

lavorare da freelance

Ecco per te le 10 motivazioni che potrebbero spronarti a lavorare da freelance invece che da dipendente d’azienda. Scoprile e vedi se ti riconosci in qualcuna di esse.

1) Cresci in competenze

Lavorando da dipendente, la tua organizzazione cercherà di farti specializzare nel fare sempre la stessa cosa in quanto così aumenti la produttività oraria e, spesso, a costo costante (in soldoni: produci di più ma con lo stesso stipendio). Di conseguenza, a meno che non si tratti di aziende veramente lungimiranti e illuminate, non crescerai facilmente in competenze.

2) Dì no alla gabbia

Ti sei specializzato in qualcosa che è utile per la tua società, ma magari è una professione che non ha mercato. Puoi essere il più bravo a “pettinare le bambole” o a “smacchiare il giaguaro”, ma a chi altro interessa? Così quando ti tocca cambiare lavoro come fai a rivenderti? Lavorare da dipendente si può tradurre spesso nel finire in una gabbia. Nel momento economico attuale le aziende vacillano e bisogna sempre prendere in considerazione che possano chiudere i battenti. Anzi, è quasi una certezza, in una vita lavorativa che deve coprire 40 anni.

3) Scegli i tuoi progetti

Se lavori da dipendente non puoi scegliere i tuoi progetti. Potresti finire a fare lavori che odi o che compromettono la tua professionalità. Nel caso estremo, a 50 anni ti possono mettere a fare fotocopie se questo è utile all’azienda. Naturalmente, se lavori da freelance, questo non accadrà.

4) Hai la certezza del tuo valore

Il lavoratore dipendente ha uno stipendio certo, ma è anche certo che rimarrà (più o meno) piatto per tutta la sua carriera e che gli aumenti sindacali non copriranno l’inflazione. 1000€ nel 2017 potrebbero valere come 500€ nel 2027. Lo vedi nell’aumento delle bollette e dei prezzi in generale. Il lavoratore dipendente ha la certezza dello stipendio, ma non del suo valore e non può fare niente per aumentarlo.

5) Adesso scioperare non ti serve

In un contesto di crisi economica e alta disoccupazione i sindacati sono indeboliti. Gli scioperi non servono quando i vertici dell’azienda non vedono profitti e forse ci guadagnerebbero a chiudere o vendere tutto.

6) Valorizza la tua professionalità

Si sta passando gradualmente a un mercato dei talenti. Detto così suona bene. Sembra meritocratico e valorizzante. Sei ambito se hai un talento richiesto dalle aziende. L’altra faccia delle medaglia è che se non hai delle competenze richieste finirai al margine del mercato del lavoro. Bravi programmatori negli USA guadagnano tranquillamente 100 mila dollari all’anno. Basta cambiare società due o tre volte. Se invece la tua professionalità non è valorizzata rimani fermo dove sei. Oggi giorno anche da lavoratore dipendente devi essere un freelance. Devi saperti muovere e saltare da una società ad un altra. Un professionista dipendente deve sapersi muovere da professionista indipendente.

7) Sii flessibile e lavorerai

La vita del freelance ha dalla sua la possibilità di plasmarsi in base alle esigenze delle aziende. È un animale flessibile che si adatta perfettamente ai cambiamenti in atto. Come racconta il Corriere della Sera, le professioni oggi più richieste, 5 anni fa non esistevano. Non te le hanno insegnate a scuola. Né quelle future non sono insegnate nella scuola di oggi. Lavorare da freelance significa imparare da soli e capire dove si può creare valore.

8) Cavalca l’onda

Saper cavalcare l’onda è tutto per il freelance che ha solo opportunità davanti a sé. Questo gli permette di fare più carriera di chi sceglie un impiego fisso. Non di rado si vedono CTO (direttori tecnici) di prestigiose start-up o aziende affermate che hanno un passato da freelance. Se dovete assumere un “espertone” chi scegliete? Chi ha fatto sempre la stessa cosa o chi sa fare di tutto? Se la carriera tradizionale aziendale è morta, è invece viva quella per vie indirette esterne.

9) Fai il prezzo

Decidi tu, freelance, il prezzo. In realtà è il mercato a deciderlo, ma tu puoi farti valere se fornisci lavoro di qualità. Se sei un lavoratore dipendente che fornisce risultati, guadagni poco più di un collega mediocre. Se invece sei indipendente il tuo cliente saprà apprezzare il tuo lavoro, mentre per i mediocri non c’è spazio nel mondo freelance.

10) Appropriati dei mercati nascenti

Se l’economia è dinamica, le esigenze aziendali non corrispondono all’offerta scolastica e neppure a quella universitaria, tu freelance hai la possibilità di appropriarti delle fette di mercato nascenti. Facile fare i soldi quando sei in una prateria senza concorrenti. Immagina chi negli anni 80 parlava un ottimo inglese che vantaggio aveva nei confronti di tutti gli altri. Immagina le opportunità economiche di chi per primo si è interessato ad internet o al commercio elettronico. Arrivare primi conta. È praticamente l’unica cosa che conta.

Lavorare da freelance, le 10 motivazioni per cui è appagante

Essere freelance

1) Sei soddisfatto di quello che fai

Strano ma vero, la gente non lavora solo per i soldi. Il lavoro è dove la persona esprime sé stessa per contribuire alle necessità della comunità. Ingloba gran parte della vita e spesso diventa centrale e forma anche la personalità, così come il modo in cui ci si relaziona con gli altri. Fare un lavoro che non ti piace non solo ti rende insoddisfatto, ma di riflesso compromette i rapporti con gli amici e i familiari. Essere soddisfatti di quello che si fa ha effetti positivi su tutti gli ambiti. Essere freelance ha alti e bassi, ma sei tu a guidare te stesso e a scegliere cosa fare della tua vita. Se cerchi un lavoro dipendente ti devi accontentare di quello che il mercato offre e magari finisci per fare cose per cui non hai studiato o che non ti interessano. Magari le fai solo perché pagano bene o pagano la stessa sicura cifra ogni mese.

2) Se non ti piace puoi cambiare

Quindi il freelance è una persona che può scegliere cosa fare? In parte sì e in parte no. Ogni persona ha delle propensioni. Chi per la vendita e chi per la progettazione. C’è chi è creativo e chi è analitico. Chi è dotato nell’interagire con le persone e chi nel risolvere i problemi. Se trovi un lavoro dipendente di venditore e ti rendi conto che non fa per te, cambiare può essere difficile. Un freelance può sperimentare gli ambiti più congeniali e poi si può plasmare in base alle esigenze del momento. Se ti piace il marketing ti puoi riciclare in diversi ambiti: dal marketing più tradizionale di prodotto a quello digitale. Baste evolversi e se il marketing è la tua vita raccoglierai le soddisfazioni meritate. Il detto “fai quello che ti piace e poi i soldi arriveranno” vale solo se sei freelance. Se sei dipendente potresti non avere la possibilità di evolverti e per di più non è detto che otterrai un riconoscimento economico.

3) Vedi i risultati dei tuoi sforzi

L’appagamento deriva anche dal vedere i risultati dei propri sforzi. Spesso in un’azienda vedi solo una piccola fetta del processo produttivo e non capisci se stai lavorando bene, se l’azienda sta girando bene e se i risultati sono stati raggiunti. Essere freelance significa essere in prima fila, devi fornire tu stesso i risultati e riceverai il feedback del cliente sul tuo lavoro. Se stai andando nella direzione giusta te ne accorgi e non sei più in un limbo sonnolento: sei in prima fila, nel bene o nel male. Questo ti fornisce un prezioso strumento per migliorare te stesso e raggiungere l’eccellenza professionale.

4) Hai un intero network dalla tua

Le opportunità lavorative derivano dal proprio network. Il freelance dovendo girare molto, gestire diversi clienti e magari appoggiarsi all’aiuto di altri professionisti, crea di sua natura un forte e vasto network che funziona da volano per ottenere altri lavori e crescere in fama. Le relazioni sono una rete per il periodo di vacche magre e una rampa di lancio nei periodi buoni. Sono una famiglia che ti aiuta se te lo meriti. Se passi tutta la tua vita in un ufficio conosci al massimo qualche decina di colleghi, ma fuori di lì le tue relazioni si esauriscono.

Leggi anche Il ruolo fondamentale del passaparola nel lavoro freelance

5) Esisteva un tempo in cui si entrava in azienda

si faceva qualche anno di gavetta e poi si poteva crescere in responsabilità. Fare la classica carriera che poteva culminare con la dirigenza. Ora la carriera interna è ridotta quasi a zero. Il fatturato delle aziende rimane costante, non si cresce, non ci sono spazi per assunzioni e se entri impiegato rimarrai impiegato fino alla pensione (se arriva). Il freelance la carriera se la inventa e la crescita arriva con le esperienze.

6) Gestisci al meglio il tuo tempo

Il freelance lavora molto, non ha weekend liberi e spesso rimane alzato fino a tardi al proprio PC. Un dipendente quando timbra l’uscita può non pensare più al lavoro e ai relativi problemi, perché i problemi non sono i suoi ma sono del “padrone”. Il grosso pregio del freelance è quello di essere autonomo e flessibile nella gestione della propria giornata. Se un giorno il telefono non squilla e ha finito tutto quello che doveva fare può prendere ed andare al mare. Riesce anche più facilmente a gestire gli impegni della propria famiglia: portare i bambini a scuola o fare la spesa durante la settimana. Non a caso molte mamme decidono di aprire la partita IVA per continuare a lavorare e conciliare gli impegni familiari.

7) Vivi dove vuoi

Se il lavoro può essere fatto da remoto allora perché non abbandonare la città e spostarsi in campagna dove tutto costa meno e la vita è più sana? Perché addirittura non trasferirsi in qualche isola esotica come suggeriscono gli amici Nomadi Digitali? A Milano un appartamento può costare 6000€ al metro quadro mentre, per esempio, nei borghi sugli appennini piacentini, siamo sui 1000€. Niente stress, traffico o criminalità. Anche se si parla di telelavoro nelle imprese questa cultura del lavoro da remoto è praticata prevalentemente dai freelance.

8) Col tempo, puoi scegliere con chi lavorare

Essere un freelance significa avere un brand. Tu sei il brand che vende se stesso. Se riesci a farti un nome, il lavoro sarà molto più facile e verrai ingaggiato facilmente, anzi saranno i clienti a cercarti. Pensiamo ai vari Aranzulla, Montemagno o, per entrare nel campo della moda, alla Ferragni. Hanno agende fitte e possono scartare i clienti meno prestigiosi. Il grosso vantaggio di avere un brand è che non devi ricominciare ogni giorno a conquistarti la credibilità, ma hai un biglietto da visita che pesa. Se sei il signor nessuno lavoratore subordinato di una azienda, nessuno ti cerca e nessuno ti vuole.

9) Non ti giudicano dall’età, ma dall’esperienza

Lavorare in azienda significa sottostare ad un ben preciso ciclo di vita: sei giovane, l’ultimo arrivato devi fare gavetta e il lavoro sporco. Devi costare poco perché sei da formare. Ti sei formato e a questo punto devi rendere di più, ma devi sempre costare poco perché se no ti sostituiscono con uno giovane. Ora hai 50 anni sei super esperto, ma a furia di scatti di anzianità costi di più di un trentenne rampante. Poi l’azienda non investe su di te in formazione poiché sono i giovani a saper imparare meglio. Ora non sei aggiornato e costi. L’azienda ti mette da parte gradualmente per poi proporti un prepensionamento. Vuoi cambiare lavoro ma vedi che tutti gli annunci chiedono età inferiore ai 35 anni.

Ti si aprono porte che altrimenti rimarrebbero chiuse

Il vantaggio di un freelance è che nessuno ti giudica per l’età, ma solo se sai fare il tuo lavoro. L’azienda non ti vede come un peso da dover trascinare fino alla pensione, ma un risorsa utile per al massimo due anni e poi ci si saluta. Ti si aprono delle porte che altrimenti rimarrebbero chiuse. Quanti giovani anche giovanissimi a 20 anni trovano lavoro a partita IVA? Quanti professionisti si mettono in proprio dopo aver accumulato 10 o 20 anni di esperienza per rivendersi alle viarie piccole realtà in crescita? Come abbiamo detto nell’introduzione, il mondo è cambiato così come l’economia del lavoro. Chi vuole e può, si adatta.

10) Puoi cambiare “capo”

Penserai: “Sono un freelance e non ho un capo”. Sbagliato! Non hai un capo, ne hai decine. Sono tutti i tuoi clienti. Saranno esigenti e puntigliosi. Magari non ti diranno grazie e oppure si dimenticheranno di pagare. L’impegno nel gestire i rapporti con i “capi” sarà maggiore, ma hai un vantaggio: li puoi scegliere e con il tempo imparerai a riconoscere i buoni clienti dai cattivi. Lavorare con un cliente collaborativo ed affidabile ti renderà più soddisfatto e produttivo. Altrimenti lo puoi scaricare. Se sei un dipendente subordinato il tuo capo te lo tieni.

Lavorare da freelance non fa per te se…

diventare freelance

1) Hai bisogno dello stipendio fisso

“Bisogna essere imprenditori di sé stessi” questa frase circola nel mondo delle start-up e dei giovani. Parliamoci chiaro: un imprenditore è un imprenditore, un freelance è un freelance. Un imprenditore è dotato di un patrimonio dato da macchine, uffici, collaboratori. Un freelance ha la partita IVA. Un imprenditore investe per diversi anni del capitale, per poi (forse) raccogliere i frutti e sa benissimo che potrebbe rimetterci tutto. Un freelance non si può permettere di non mangiare per 2 o 3 anni, ma di sicuro dovrà prevedere di tirare la cinghia i primi tempi ed accontentarsi delle briciole. Quindi fai bene i conti su quante risorse hai e quali sono i tuoi costi. Se hai un mutuo devi poterlo sostenere. Dalla sua però, il freelance ha un vantaggio: non ha costi fissi di dipendenti o immobili o attrezzature. Generalmente basta un PC e qualche software professionale.

2) Vuoi delle garanzie

Il lavoratore dipendente col tempo ha accumulato diritti come ferie e malattie retribuite. In Italia è anche impossibile licenziare senza giusta causa almeno fino a prima del Job Act. Il freelance non ha niente di tutto questo. Nessuna garanzia a meno di aprire assicurazioni private e costose. Dal 2017 però, in Italia è legge il riconoscimento di indennità da malattia e maternità per i freelance. Non è gratis chiaramente: la copertura arriverà da maggiori aliquote/trattenute per creare delle casse apposite ma di sicuro è più economica che un’assicurazione privata.

3) Preferisci non rischiare

Il lavoro dipendente sta diventando in parte “freelance” data la libertà di licenziamento per i nuovi assunti e l’incertezza economica. Dall’altra parte, il lavoro freelance si sta dotando di maggiori garanzie. Stanno crollando gradualmente le separazioni fra questi due mondi, un tempo lontanissimi. Di sicuro se preferisci il profilo meno rischioso e stare tranquillo, ti conviene rimanere cullato dai contratti collettivi dei lavoratori, ma se sei un nuovo assunto tramite Job Act la logica è un po’ diversa.

4) Ami le abitudini

Non hai voglia di imparare e cambiare continuamente coordinate alla tua vita: allora il mondo freelance non fa per te. Non è solo una questione di pigrizia. Imparare e cambiare anche abitudini comporta un costo in energia mentale e uno stress che bisogna essere portati a gestire.

5) Non sai fiutare l’affare

Essere freelance significa non solo eccellere in quello che si fa ma anche essere un buon venditore, fiutare l’affare e saper gestire la burocrazia. Spesso la contabilità è noiosa e di sicuro passare le giornate dal commercialista non è piacevole. Ma è necessario. La libertà ha un prezzo in burocrazia.

Diventare freelance, se hai un’idea buttati

Adesso che sei arrivato a leggere fino a qui, ti diamo un ultimo grande consiglio. Se hai un’idea per diventare freelance fai uno studio di fattibilità preliminare e poi… buttati. Se cerchi finanziamenti, puoi sempre provare a pubblicare il tuo progetto sulle piattaforme di crowdfunding e vedere se la rete ti supporta. Sul web ce ne sono tantissime, dai un’occhiata e scopri come funziona: dalla pubblicazione dell’idea, alla ricompensa per i sostenitori fino all’uso dei fondi reperiti. Del resto, il crowdfunding altro non è che il finanziamento collettivo di una (bella) idea. Tentar, come si dice, non nuoce.

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