Black Hat SEO, non seguire queste 7 Regole (o il tuo Sito verrà penalizzato)

black hat seoPare che oggi internet (blog, siti, testi) dipenda inesorabilmente dalla SEO: successo, visibilità, click, efficacia. La SEO, Search Engine Optimization, è un insieme di regole, fondamentali per consentire ai motori di ricerca di fare uscire tra i primi risultati proprio ciò che l’utente sta cercando. E, praticamente, rappresenta la linea guida che uno scrittore di contenuti (Copywriter, Ghostwriter, Content Writer) deve rispettare per poter rendere il testo ideale per essere pubblicato online. In questo modo i motori di ricerca scansionano e analizzano le pagine, le indicizzano e le pongono nelle prime posizioni delle SERP (Search Engine Result Page). Ma esiste un modo per ingannare tale analisi e modificare la graduatoria? La risposta è sì e si chiama Black Hat SEO. Che rischi si corrono ad usarlo?

 

Black Hat SEO, conviene rompere le regole? (Oggi no)

Corsi, seminari, oratori, parlano della SEO come fosse l’unica via possibile per poter piazzare un sito nelle prime posizioni dei risultati di ricerca, per essere individuato dagli spider di Google. In realtà è così, ma non al 100%. Scrivere in ottica SEO è importantissimo, obbligatorio verrebbe da dire, ma bisogna tener presente che questa tecnica di scrittura prevede un’infinità di regole che non sempre possono essere applicate pedissequamente. Farlo, potrebbe significare ottenere l’effetto contrario. A volte, rompere le regole, è la via del buonsenso che permette di raggiungere una maggior efficacia. Dopotutto anche nella fotografia vige la regola dei terzi come fosse imprescindibile, ma spesso, non rispettandola, si ottengono scatti incredibilmente sorprendenti. In un certo modo la Black Hat SEO porta ad applicare una tecnica di scrittura leggermente diversa dalla normale SEO, ma non è priva di rischi. Quello più grande? La penalizzazione del sito da posizionare.

Leggi anche Posizionamento SEO, quando e perché farlo

Perché si parla tanto di Black Hat SEO

La Black Hat SEO è un insieme di tecniche create appositamente con lo scopo di ingannare i motori di ricerca per favorire il posizionamento di un sito internet o di una pagina web. Per creare traffico, visualizzazioni e comparire nelle prime posizioni dei risultati dei Search Engine, ci sono due vie:

  • redigere testi di alta qualità e applicando la SEO correttamente
  • agire con l’inganno applicando la SEO in modo parziale o addirittura radicale, trasgredendo alcune regole

Se fino a qualche tempo fa l’applicazione di tale strategia detta appunto Black Hat dava buon successo nel posizionamento nella pagine SERP, oggi la pratica diviene spesso inefficace e rischiosa a causa dell’evoluzione che i motori di ricerca hanno avuto in termini di algoritmi. Il Black Hat passa così per essere “illecito” e quindi penalizzato dai Search Engine. Chi opera secondo Black Hat SEO deve conoscere il metodo di ragionamento dell’algoritmo della ricerca e formulare un contenuto appositamente pensato con l’obiettivo di soddisfare i requisiti dell’algoritmo stesso.

7 Tecniche Black Hat che dovresti (comunque) conoscere, per evitare di commettere errori

Conoscere la Black Hat SEO e il modo con cui applicarla, aiuta più che altro ad evitare di commettere gli errori che tale strategia genera. Se alcune regole SEO devono essere rispettate perché si identificano come  base su cui costruire il contenuto web, altre possono essere riviste e “aggiornate” a seconda della tipologia di scritto e di argomento trattato.

1) Spinning di testi

Una delle regole SEO prevede l’aggiornamento dei contenuti. Google monitora costantemente il web alla ricerca di contenuti nuovi. Un “escamotage” è quello di ingannare gli spider modificando solo alcune parole di un testo già esistente nella stessa pagina web. In questo modo la regola SEO viene parzialmente elusa. Gli spider Google stanno però diventando molto intelligenti e riescono a riconoscere attraverso nuovi algoritmi se il contenuto in questione deriva da una modifica del precedente, misurando la percentuale di nuovo testo rispetto alla versione già esistente. Un rinnovamento dei contenuti è possibile farlo anche attingendo da pagine non più indicizzate o da contenuti “scaduti”. Questa tecnica è definita Desert scraping.

2) Click Throught Rate

E’ una procedura che consente di scalare rapidamente posizioni nelle pagine SERP dei motori di ricerca attraverso dei click fittizi. Basta un titolo accattivante per generare la curiosità e invitare l’utente al click. In questo caso la parola chiave del testo guadagna posizioni. Il contenuto, poi, non sarà all’altezza del titolo e probabilmente nulla aggiunge a ciò che già si conosce. Un esempio sono i classici titoli su alcuni portali di gossip o di notizie.

3) Link Spam

E’ possibile acquistare pacchetti di link, senza però conoscere la reale provenienza. Ciò significa che sicuramente molti utenti migreranno verso il sito linkato, ma troppi collegamenti insospettiscono Google. Lo stesso vale se vengono commentati molti post sui social lasciando link “no follow“, che Google quasi nemmeno considera. Giusto utilizzare la tecnica del link building per sviluppare maggiore interazione tra pagine e testi, ma non bisogna abusarne. Pur rispettando la regola SEO, con la Black Hat si tende a rimandare a pagine inesistenti o a link corrotti, risultati che verrebbero considerati negativamente dai motori di ricerca. Piuttosto che “linkare” ad un sito concorrente oppure poco affidabile, o che ha valutazioni nettamente migliori di quello in oggetto, è meglio soprassedere.

4) Link nascosti

Una tecnica “sottile” è quella di celare il link all’interno del testo mascherandolo nella pagina, magari utilizzando lo stesso colore dello sfondo in modo che venga individuato solo al passaggio del mouse.

5) Cloaking

Una pagina viene appositamente creata per rispettare i parametri dei motori di ricerca per favorire il posizionamento SERP, ma la pagina “reale” presenta contenuti differenti. L’individuazione dello script diverso, consente a Google di intercettare “l’inganno”. Infatti è proprio lo script che mostra allo spider una pagina differente da quella reale.

6) Doorway Page

Molto simile alla tecnica precedente. Lo scopo è quello di fare in modo che il click di un utente su una pagina appositamente creata per ingannare i motori di ricerca, generi automaticamente un reindirizzamento ad un’altra pagina (quella “vera” che si vuole far leggere all’utente). Queste pagine contengono degli script appositi e sono create non per le letture degli utenti, ma esclusivamente per i motori di ricerca. Chi abusa del concetto, può generare una Content Rich Doorways, ossia una pagina con un minimo di struttura che inganna i motori di ricerca senza generare il reidirizzamento.

7) Keyword Stuffing

Abusare delle keyword non è mai positivo. Nonostante Google apprezzi la presenza di più parole chiave, utilizzarne molte permette di ricevere un punteggio diverso che può favorire l’indicizzazione. Oggi, però, gli spider individuano se vi è esagerazione e tendono a scartare contenuti troppo farciti di keyword ripetute.

 

Ciò che oggi può essere efficace in termini di posizionamento, domani potrebbe non esserlo più (o essere addirittura illecito)

Ovviamente esistono anche altre tecniche di Black Hat SEO. Alcune sono positive in quanto derivano da un’applicazione radicale e alla lettera (quasi estremizzata) della vera regola SEO. La maggior parte, però, sono molto rischiose in termini applicativi.

Leggi anche Aumentare il tasso di conversione con la SEO

Oggi i motori di ricerca hanno cambiato il loro modi di “leggere” e interpretare le pagine web, limitando molto l’efficacia di queste tecniche borderline. Gli algoritmi sono sempre molto aggiornati e hanno la capacità di individuare gran parte dei testi che contengono una strategia poco naturale, come di raggiro, penalizzando il sito e restituendo un effetto boomerang. Quello che oggi una strategia di Black Hat SEO può generare di positivo, domani potrebbe rivelarsi totalmente negativa perchè i motori di ricerca aggiornano i loro spider e cambiano i criteri, senza che nessuno ne sia a conoscenza. Il sito sprofonderà presto nei bassi fondi della graduatoria.

Guest post a cura di Massimo Airoldi

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