Dottore Commercialista: è importante averlo?

Martina Rossi dottore commercialista
Martina Rossi, dottore commercialista

Il commercialista spesso è visto solo come un costo fastidioso. Un appuntamento a cadenza regolare che va adempiuto senza battere ciglio e “ingoiando il rospo”. Invece, no! Lo studio del commercialista è un porto sicuro dove andare a bussare per pianificare bene le proprie attività, essere in regola con gli adempimenti ma senza sopportare un inesatto carico fiscale. Ecco i preziosi consigli, rilasciati in esclusiva ad AddLance Blog da Martina Rossi, dottore commercialista.

Apriamo con una domanda molto cara a tutti, soprattutto ai freelance. In base a quali criteri si stabilisce il regime nel quale aprire partita IVA? È solo una questione di “tetto” di fatturato o c’è dell’altro? Come funziona la partita IVA?

C’è sicuramente molto altro: l’apertura di una partita IVA richiede un’analisi sia di quelle che sono le previsioni di fatturato, sia della struttura di costo dell’attività professionale che si intende svolgere. In questo senso: il regime forfettario, oggi molto diffuso, può risultare estremamente conveniente per, ad esempio, professionisti creativi ed intellettuali, mentre per operatori quali commercianti e rivenditori risulta spesso inadeguato, non consentendo la deduzione dei costi di acquisto dei beni rivenduti ma solo una deduzione forfettaria – quasi sempre inferiore ai costi effettivamente sostenuti dai commercianti.

Le valutazioni da svolgere per l’apertura partita IVA, tuttavia, abbracciano anche la sfera personale del professionista: dal reddito derivante dall’applicazione del regime forfettario non è possibile detrarre ad esempio spese per la ristrutturazione di immobili, prestazioni sanitarie, istruzione dei figli a carico, ecc.

Perché la (preziosa) collaborazione di un dottore commercialista è importante per un’azienda e per un freelance? Ci dica perché non si dovrebbe mai risparmiare su questa spesa o tentare il fai-da-te

Già avendo a mente quanto appena riferito, possiamo affermare che l’efficienza sotto i profili fiscali passa, ancor prima di iniziare un’attività, per una consulenza personalizzata e adeguatamente approfondita. Il fai-da-te invece espone il cliente, da un lato, al rischio di un carico fiscale non necessario e, dall’altro, a sanzioni che sarebbero state facilmente evitate.

Non esagero se dico che il costo del commercialista, generalmente, è di gran lunga inferiore a quello delle sanzioni cui è possibile incorrere o del maggior carico fiscale sopportato: si tratta, a ben vedere, di un piccolo investimento che si ripaga spesso in brevissimo tempo.

Chiaramente, il consulente fiscale può anche rivestire un ruolo fondamentale nella fase di pianificazione, ad esempio per la definizione del business plan, come anche, nel caso di società mature, nella fase di una fisiologica e necessaria riorganizzazione dell’impresa, utile a razionalizzarla per consentirne il passaggio generazionale oppure l’apertura a degli investitori.

Leggi anche Dottore Commercialista, cosa fa e quando ti serve

Lei, nel suo profilo su AddLance ha scritto di occuparsi oltre che di gestione e tenuta della contabilità per aziende e professionisti, anche di consulenza per start-up. Immagini di essere un suo cliente che vuole aprire una start-up: quali informazioni fondamentali vorrebbe ricevere all’inizio per fare una scelta ponderata?

La prima domanda sarebbe la stessa che mi pongono i clienti: mi conviene veramente costituire una società? O, in altri termini, non sarà che i miei sudati ricavi saranno spesi quasi interamente in imposte, notaio e… commercialista?

Quasi sempre, poi, l’investimento in una start-up non si fa da soli. Ed ecco un altro tema fondamentale: come finanzio l’impresa e come posso disciplinare i rapporti con i miei soci? Infine mi chiederei: in qualità di socio e/o amministratore, a quali rischi mi esporrei?

Ovviamente, le risposte a queste domande (ed alle molte altre da parsi prima di costituire una società) sono estremamente variabili, ma è proprio questo uno dei profili più interessanti del mio lavoro: purtroppo – o per fortuna – non c’è la risposta preconfezionata che va bene per tutti i casi.

Leggi anche Come avviare una start-up: statuto, clausole e tutele

Sentiamo spesso parlare di consulenza tributaria. Cosa significa esattamente e a chi può essere utile tra i nostri lettori?

La consulenza tributaria ha ad oggetto la situazione di una persona, fisica o giuridica, innanzi all’Amministrazione Finanziaria quindi, astrattamente, interessa chiunque voglia analizzare e ottimizzare i propri risultati economici e finanziari.

Più nel dettaglio, una consulenza tributaria completa inizia con l’esame della posizione fiscale del cliente e delle relative fonti di reddito. Da questa base, le possibili attività sono molteplici: a seconda del caso, ci si può limitare a dei meri adempimenti fiscali, si può proporre l’adozione del regime fiscale o della forma giuridica più efficiente in relazione all’attività svolta fino a definire, insieme al cliente, le modalità di sviluppo più adatte ed efficienti di un progetto. Per questi motivi, ritengo che la consulenza tributaria, seppur spesso vista come un costo, a ben vedere spesso si rivela un investimento!

Intervista a cura di Valentina Tortelli

 

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