Il Futuro delle Startup innovative è nel Design Plastic free

startup design platic freeIl trend del momento si chiama plastic free: l’umanità è chiamata a salvare il Pianeta, eliminando le materie inquinanti come la plastica. Non avere dubbi,  per essere competitiva sul mercato, la startup moderna deve rispondere a questo appello. Esplora il mondo del design plastic free, per capire a che punto sono le startup italiane ed europee.

Quanto è grave l’inquinamento da plastica e perché devi scegliere la filosofia plastic free

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Legambiente ha lanciato di recente il grido d’allarme sulle conseguenze del consumo eccessivo di plastica: da un’indagine del 2016 si è scoperto, infatti, che i Paesi dell’Unione Europea consumano circa sessanta milioni di tonnellate di plastica in un anno; di conseguenza, i rifiuti di plastica raggiungono la spaventosa cifra di 27 milioni di tonnellate. Ma che fine fa questa roba? Il 31.1% della plastica viene riciclata, il 27.3% semplicemente gettata in una discarica, il 46.6% trattata negli inceneritori, producendo più di 400 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Il problema della plastica eccessiva “emerge” soprattutto dal mare: infatti, circa l’80% dei rifiuti ammassati sulle spiagge europee consiste in oggetti di plastica e tra questi, il 50% sono:

  • sacchetti della spesa
  • contenitori per alimenti
  • imballaggi vari
  • piatti, bicchieri, posate e cannucce.

Il monouso, che  sembra tanto utile quando ci risparmia il lavaggio delle stoviglie, si rivolta contro di noi: urge correre ai ripari con delle buone idee per smaltire e riciclare la plastica inquinante. L’Italia è parecchio coinvolta, dato che è il secondo produttore di plastica in Europa: ogni anno gli italiani consumano tra i 6 e i 7 milioni di tonnellate di plastica, soprattutto  negli imballaggi. E’ evidente che si può solo incrementare il tasso di riciclo, riducendo l’uso della plastica; tutte le speranze sono riposte nelle leggi che limitano il monouso e  nelle startup che promuovono e producono design da materiali riciclati, packaging, arredi e soluzioni di lifestyle rivoluzionarie.

Liberarsi della plastica in Italia: da Londra a Milano fino a Polignano, le aziende sono plastic free

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Nella lotta alla plastica, l’Inghilterra fa davvero sul serio: è qui che è nata la comunità Plastic Free Totnes, per ridurre l’uso di plastica a Londra. Il movimento, fondato dal gruppo Transition Town Totnes Waste Into Resources, in collaborazione con Totnes Rubbish Walks e Totnes Against Trash, ha aderito alla campagna “Plastic Free Communities” guidata da Surfers Against Sewage, che stabilisce 5 obiettivi ecologici per Londra, tra cui la sostituzione della plastica monouso con alternative sostenibili.

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L’azione non è andata a vuoto: Earth Food Love è stato il primo negozio a rifiuti zero del Regno Unito, avviato dall’ex calciatore del Manchester United, Richard Eckersley e sua moglie Nicole, per combattere l’eccesso di imballaggi di plastica. Si tratta di una idea che sta sbarcando anche in Italia in alcuni supermercati: i consumatori possono portare i loro contenitori per alimenti riutilizzabili e acquistare di tutto, dalla farina al burro alla frutta,  detersivo liquido, spazzolini da denti in legno, cannucce di metallo e posate di bambù. Anche Milano ha cominciato a sperimentare il progetto “Milano Plastic Free“: partito dai quartieri Isola e Niguarda per propagarsi in tutta la città, coinvolge privati cittadini, baristi, ristoratori e commercianti. Tutti si sono impegnati a sostituire ai “monouso” non riciclabili quelli fatti con materiali alternativi, facilmente riutilizzabili.

Il piano è semplice: innescare un circuito che riduca la plastica nell’ambiente, permetta il riciclo di oggetti monouso e l’utilizzo del materiale ricavato in altri settori della produzione. E dato che Milano è la città del design, è ovvio che i rifiuti riciclati si trasformano nelle invenzioni di design plastic-free più originali. Infine, a Polignano, in provincia di Bari, è nato il retail sostenibile che combatte l’inquinamento da plastica sulla spiaggia o nel mare. Pescaria è infatti un format restaurant che offre il fast food e il take away senza imballaggi e stoviglie di plastica, fatti solo con materiali compostabili, insieme agli avanzi. La sfida è stata grande, visto che, sia la logistica, sia gli investimenti, sono diversi rispetto al retail tradizionale. Eppure Pescaria ce l’ha fatta: non solo i costi non si sono abbattuti sui consumatori, ma nei primi mesi del 2019 ha impiegato circa trecentomila piatti di plastica in meno. La startup ha ottenuto anche la certificazione “Friend of the sea” e l’adesione al programma Sustainable Restaurant Program, per il consumo ittico a basso impatto ambientale. Due fiori all’occhiello che contribuiscono a dare smalto al brand oltre che a salvare l’ambiente.

Le startup più riuscite del design plastic free

startup design platic free Zero Waste Future

Come hanno detto Panos Sakkas e Foteini Setaki, fondatori di The New Raw:

la plastica è progettata per durare per sempre ma spesso la usiamo una volta sola e la gettiamo via. Questo è il suo difetto di progettazione.

Il compito del design plastic free è quello di rimediare a questo difetto, e le prospettive di riuscire sono in crescita anche in Italia. Il 10 aprile 2019, in occasione del Fuorisalone della Milano design week, i gestori de La Santeria, storica factory milanese, hanno presentato la loro esperienza “ecologica” aziendale ad altri operatori del settore, raccontando il primo evento musicale realizzato interamente in modalità plastic free.

Sempre nel Fuorisalone, il contest internazionale Ro Plastic Prize nella Galleria Ro Garage, ha ospitato Luca Gnizio, designer inventore di un packaging che ricicla il polietilene a bassa densità, ottenuto lavorando un foglio di pluriball 12 volte più spesso di uno normale, ma molto più leggero. Il foglio è modulabile in base alle necessità di imballaggio, grazie ad un sistema di taglio a fustella. Con questa idea si fa a meno del polistirolo interno, dello scotch di chiusura e della scatola stessa, usando un packaging leggero, resistente, idrorepellente, antiurto, che si può riutilizzare e riparare, con impatto ambientale azzerato.

Infine, il progetto più esteso, in termini geografici, parte dalla Grecia: Print Your City, ideato dal laboratorio The New Raw di Salonicco, fa parte del programma “Zero Waste Future” di Coca-Cola. In sostanza, si tratta di un braccio robotico collegato ad un impianto di riciclaggio, dove gli abitanti di una qualsiasi città del mondo portano i loro rifiuti di plastica. Oltre a questo, hanno la possibilità di progettare arredi urbani con il materiale riciclato, partecipando attivamente anche alla produzione, che avviene a mezzo di una stampante in 3D. Per progettare, il team di cittadini-designer si collega dal Pc di casa alla piattaforma web Print Your City on-site, generando proposte di arredo urbano da collocare nelle strade e nelle piazze. Una volta progettati, sul sito Web Print Your City arrivano le informazioni sulla quantità di plastica da riciclare necessaria per generare abbastanza materia e avviare la stampa 3D, realizzando materialmente il prodotto. The New Raw ha l’obiettivo di riciclare quattro tonnellate di rifiuti di plastica, per cui ogni proposta di design è benvenuta.

Parti con la tua startup di design plastic free

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