Partita IVA costi e spese: tre strategie per tenerli a bada

partita iva costi

Oggi torniamo a parlare di Partita IVA costi e spese, in particolare quelli che ciascun freelance deve affrontare, via via, nel corso della propria carriera. Per chi ha scelto di lavorare in proprio e, quindi, di aprire Partita IVA, i costi rappresentano, inevitabilmente, una delle maggiori fonti di preoccupazione.

Sappiamo bene, infatti, quanto sia difficile far “quadrare i conti”, cercando di bilanciare entrate ed uscite e di tagliare tutto ciò che appare “superfluo”.

Inoltre, pur agendo con prudenza, a volte l’imprevisto è dietro l’angolo: un macchinario che smette di funzionare da un momento all’altro, una bolletta particolarmente salata, un cliente che non paga entro i tempi concordati.

Dunque, è giunto il momento di scoprire insieme alcune “strategie” che ti aiuteranno ad alleggerire il carico della Partita IVA, anche a livello di costi, e soprattutto a gestire i vari aspetti legati alla tua fiscalità con mente fresca.

1) Assoggettarsi al regime forfettario

Il regime forfettario è un regime fiscale fortemente vantaggioso, che riduce sia la quantità di adempimenti relativi alla Partita IVA, sia i suoi costi. I forfettari, infatti, sono tenuti a versare un’unica imposta, che corrisponde al 15% (o, in particolari casi e solo per il primo quinquennio, al 5%) del reddito imponibile e sostituisce sia l’Irpef che altri tributi.

Leggi anche Quali sono i vantaggi del regime forfettario?

Un’altra caratteristica interessante del regime forfettario riguarda il metodo con cui si determina il reddito imponibile. Invece di sottrarre le singole voci in uscita, come accade nei regimi ordinario e ordinario semplificato, qui si utilizza un semplice calcolo su base fissa, che prevede due passaggi:

  • moltiplicare il fatturato lordo incassato per il coefficiente di redditività (il cui valore percentuale si desume dal Codice ATECO);
  • dal risultato ottenuto, detto reddito lordo, sottrarre i contributi previdenziali versati nello stesso periodo cui si fa riferimento.

Mediante tale sistema è possibile conteggiare, facilmente ed in qualsiasi momento, sia l’ammontare delle spese deducibili, sia l’importo dovuto all’Agenzia delle Entrate per l’imposta sostitutiva. Quest’ultima, infatti, si ottiene moltiplicando l’imponibile per l’aliquota applicata (15% o 5%).

2) Scegliere accuratamente il Codice ATECO

Come accennato nel paragrafo appena concluso, il Codice ATECO è un elemento importante, specie per i contribuenti che adottano il regime forfettario. Da esso, infatti, si ricava il coefficiente di redditività, utilizzato nel calcolo del reddito imponibile e, poi, delle tasse e dei contributi.

Ma cos’è, di fatto, il Codice ATECO? E come si sceglie?

Il Codice ATECO serve a classificare l’attività svolta con la Partita IVA, ponendola all’interno di un preciso settore: dalle attività degli studi legali, ad esempio, ai servizi di estetica. O, ancora, dal commercio di prodotti per via telematica (e-commerce) alla consulenza alle aziende e via di seguito.

Va da sé che esistono centinaia di codici, tra i quali, in sede di apertura della P. IVA, occorre indicare quello più adatto. Tuttavia, in assenza di un codice apposito (come spesso avviene per le attività non convenzionali, nate di recente e, quindi, poco diffuse sul territorio), è possibile ricorrere ad un ATECO generico: servizi alla persona, altre attività professionali, ecc..

Da ciò che abbiamo detto, puoi intuire come mai la selezione del Codice ATECO, anche nei casi più semplici, andrebbe ponderata con cura, meglio se con il supporto di un esperto. Difatti, associando un codice errato alla Partita IVA, i costi deducibili nel regime forfettario potrebbero non essere sufficienti per coprire quelli reali, mentre di contro l’imponibile, e quindi le tasse e i contributi, risulterebbero, in proporzione, più alti del dovuto.

Leggi anche Partita Iva e lavoro dipendente: come regolarsi?

3) Passare ad un consulente telematico

Infine, non dimentichiamo che, in aggiunta alle spese prettamente fiscali e previdenziali, la Partita IVA richiede anche dei costi “extra”: ci riferiamo, ad esempio, all’onorario del consulente che si occupa di sbrigare i vari adempimenti e che, a seconda dei casi, può richiedere anche più di 1.000 €.

Dunque, in un’ottica di riduzione delle spese, è molto utile valutare un’alternativa valida ed economica allo studio commercialista di zona.

Una soluzione interessante, a questo proposito, arriva dal web, per poi diffondersi rapidamente tra i freelance italiani. Stiamo parlando di servizi come Fiscozen, spesso definiti “consulenti telematici”, in quanto capaci di offrire tutte le prestazioni di uno studio fisico, ma in versione digitale e ad un prezzo decisamente più abbordabile. Basti pensare che, se si adotta il regime forfettario, per la gestione completa della Partita IVA i costi sono poche centinaia di Euro l’anno. Inoltre, nel caso di Fiscozen, gli aspiranti liberi professionisti possono procedere all’apertura gratuitamente e in 24 ore e richiedere una prima consulenza gratuita, senza impegno da parte tua a questo link.

Contenuto a cura della redazione di Fiscozen

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