La Riforma del Copyright UE: Cosa cambia per Freelance e Content Editor

riforma del copyright ueL’UE ha approvato la riforma del copyright, il 26 marzo 2019, che avrà un impatto su tutta l’economia digitale. Infatti, dopo il via libera del Parlamento Europeo, gli editori e gli autori di contenuti digitali potranno negoziare con “i giganti del web” come Google & Co, i compensi derivanti dall’uso di contenuti coperti dal diritto d’autore. La battaglia in Parlamento è stato un vero e proprio scontro tra titani: da una parte gli internauti spalleggiati da grosse realtà, che pretendono la libertà assoluta e la gratuità di fruizione dei contenuti web. E dall’altra l’esercito di autori, giornalisti e artisti, spalleggiati dai propri editori che pretendono un giusto compenso derivante dalla diffusione sul web delle loro opere dell’ingegno. Vediamo i dettagli.

La riforma del copyright UE: sì al pagamento dei diritti d’autore sui contenuti digitali

Il Parlamento Europeo ha approvato questa riforma sul copyright con 348 sì, 274 no e 36 astenuti. “E’ un momento cruciale per la cultura europea, per l’economia digitale, per la difesa dei nostri valori Ue”, ha detto la Commissaria al digitale Mariya Gabriel a Strasburgo, in una nota riportata da Rai News lo stesso 26 marzo scorso. La svolta, in questo caso, è epocale, poiché consente finalmente di adeguare le leggi sul copyright e sul diritto d’autore al XXI secolo. Il motivo del contendere, era, ovviamente, la possibilità sfruttata finora dai grandi colossi del web, di pubblicare contenuti senza pagare un equo compenso agli editor digitali. Ma non solo: lo scontro nell’aula del Parlamento di Strasburgo ha riguardato anche i cittadini e la difesa della loro libertà di espressione attraverso la rete. Quello che è auspicabile adesso che la riforma del copyright UE è una realtà, è l’applicazione uniforme della direttiva in tutti gli stati membri, senza le disparità che hanno caratterizzato il territorio europeo fino ad oggi.

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La riforma del copyright UE: in sostanza, cosa cambia per gli internatuti, i web editor e gli autori?

Il succo della direttiva – tanto dibattuta nel mese di febbraio scorso – è la garanzia che diritti ed obblighi del diritto di autore, validi per la carta stampata, si applichino anche all’online. In altre parole, la riforma del copyright UE dovrebbero fare in modo che Google News, Facebook, Youtube e gli altri giganti del web diffusori di contenuti digitali altrui, dividano i propri ricavi con artisti e giornalisti, titolari della paternità dell’opera.

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Insomma, i compensi degli editor digitali, dei giornalisti, degli artisti e dei musicisti e anche degli editori di notizie dovranno essere incrementati con la remunerazione derivata dall’utilizzo e dalla diffusione delle loro opere dell’ingegno sulle piattaforme web (quelle sopracitate e tutte le altre).

Per gli utenti finali del web non cambierà di fatto nulla: “Non ci sarà impatto sugli utenti. Potranno caricare quello che vogliono. La responsabilità sarà delle piattaforme che dovranno verificare se il materiale è legale”, ha detto all’AGI Axel Voss. Voss è un eurodeputato tedesco ed è l’autore della controversa e dibattuta proposta (ora approvata) di direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale. La riforma del copyright UE è una delle direttive promosse dall’esecutivo guidato da Junker. L’accordo garantisce “diritti per gli utenti, una remunerazione giusta per gli autori, e chiarezza di regole per le piattaforme”, ha assicurato il vicepresidente della Commissione, Andrus Ansip, così come ha riportato una nota dell’AGI, l’Agenzia Giornalistica Italia.

 

La riforma del copyright UE: gli articoli 11 e 13 e l’esclusione di Wikipedia

Un diritto d’autore moderno e aggiornato alle nuove realtà digitali. E’ questo ciò con cui dobbiamo confrontarci da adesso in poi. E come professionisti freelance, autori, giornalisti, copywriter, ghostwriter e traduttori ci riguarda molto da vicino.

Articolo 11: negoziare compensi è una facoltà e non un obbligo

Negoziare compensi è una facoltà non un obbligo. Significa che gli editori della carta stampata possono (ma non sono obbligati a farlo) negoziare accordi che con le piattaforme web per il pagamento dei diritti connessi. Gli snippet (ritagli di informazioni o di codice) e le descrizioni non sono invece coperte da copyright e possono essere liberamente e gratuitamente condivise sul web.

Articolo 13: nessuna responsabilità dell’utente finale

Non saranno gli utenti finali ad essere soggetti a sanzione per aver condiviso su piattaforme e social materiale coperto da diritto d’autore. La responsabilità sarà esclusivamente di questi “gestori” (Facebook, Youtube, ecc) che sono chiamati a vigilare sui contenuti coperti da copyright diffusi dai propri iscritti. Esentate piccole piattaforme, mentre per le piattaforme medie le sanzioni saranno in misura ridotta.

Chi resta fuori: il caso Wikipedia e Co

Meme, citazioni, piattaforme di condivisione di software e codici open source e Wikipedia sono esclusi dall’applicazione della nuova normativa UE sul diritto d’autore. Significa che tutti i contenuti resi disponibili in rete su enciclopedie online con scopi non commerciali, così come da cloud e da piattaforme come GitHub, non saranno soggetti alla normativa né sanzionati.

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