Strumenti SEO per il tuo sito? “Scrivere un ottimo contenuto, vince su tutto”

Stefano Gallon strumenti SEO

Stefano Gallon, SEO manager, profilo linkedin

 

“Scrivere un ottimo contenuto vince su tutto”, parola di Stefano Gallon, SEO manager e consulente che si occupa di gestire la Search Engine Optimization per i propri clienti e, quando il tempo lo permette, anche di scrivere sul suo blog personale “per condividere informazioni  e aiutare le persone alle prese con questo importante argomento”. AddLance lo ha intervistato in esclusiva sul tema degli strumenti SEO.

Stefano, entriamo subito nel vivo. Cosa succede quando un cliente viene da lei e le dice “Sono stato penalizzato da Google, mi dia una mano”? La sua strategia in 3 step

Step 1 –  Spiegare al cliente cosa è successo

Anzitutto cerco di spiegargli che non è stato penalizzato nel senso tecnico del termine, ma che ha perso traffico a seguito di un aggiornamento dell’algoritmo di Google. I tre maggiori aggiornamenti, chiamati core updates sono stati lanciati da Google rispettivamente nell’agosto 2018 e a marzo e giugno 2019. Siccome si è trattato, per la prima volta, di aggiornamenti globali (e non di singole componenti dell’algoritmo), molti siti sono saltati o hanno avuto problemi di indicizzazione, perdendo spesso molte posizioni.

In particolare, dopo l’aggiornamento del 01 agosto 2018, molti hanno gridato allarmati “Google è impazzito!”, perché molti siti non si trovavano più in SERP dove erano fino alla sera prima. In realtà, nell’ultimo anno, la SERP (Search Engine Results Page) è molto cambiata e non certo in peggio. Se prima si trovavano 10 risultati simili per parola chiave digitata, adesso alla stessa keyword corrispondo 10 risultati spalmati su 3-4 categorie. Ad esempio: i primi risultati nella categoria notizie, nella categoria forum, nella categoria prodotto e in quella aggregatore. E questo lo ha deciso Google, in nome di quella User Experience che consente alla nuova SERP di piacere un po’ a tutti e di abbracciare una keyword sotto varie sfaccettature.

Step 2 – Agire sui contenuti

Pongo delle domande al cliente, proprietario del sito web in questione. Domande del tipo:

  • Fornisci contenuti di qualità?
  • Adotti un sistema di verifica di eventuali fake news che vengono pubblicate sul tuo sito?

Insomma, la seconda cosa è agire sui contenuti dopo, ovviamente, essersi fatti un esame di coscienza. Contenuti copiati, contenuti non aggiornati, informazioni non rispondenti al vero… sono parametri che possono seriamente influenzare il posizionamento e il traffico di un sito web. L’algoritmo di Google è pensato per migliorare la User Experience (UE) ed è in quest’ottica che premia o penalizza i siti che vengono analizzati da questa formula matematica. Tra tutti gli strumenti SEO, il principe non è che il contenuto.

Step 3 – Implementare il lato tecnico

Headers, canonical, https… tutte queste regole base sono inserite correttamente? Perché anche il lato tecnico vuole la sua parte, dato che l’algoritmo di Google intorno al quale aleggia da sempre un segreto di portata planetaria è un algoritmo matematico che misura i siti internet (e dunque i loro contenuti) con la sensibilità di una intelligenza artificiale.

Alla fine, dunque, la mia riposta al cliente che chiede aiuto per aver perso traffico a seguito del cambio dell’algoritmo, non può che essere: scrivere un contenuto ottimo, vince su tutto. Anche per placare rumors o informazioni più o meno veritiere, ma comunque sempre parziali, che circolano sulla rete. Una delle ultime è stata: “Gli headers (le intestazioni H1, H2, H3 per intenderci) non dovrebbero essere considerati un fattore di ranking”. Il che potrebbe essere, appunto parzialmente, vero. Ma sul campo sono stato spesso smentito: chi ottimizza gli headers, ottiene benefici in termini SEO, oltre (e il fatto è connesso) ad agevolare la lettura su schermo il ché a sua volta influisce positivamente sulla User Experience.

Parliamo di tool per analizzare e guidare la Search Engine Optimization. Quali usa abitualmente?

Uso diversi strumenti. Contrariamente a quanto si possa immaginare, i migliori sono gratis o quali e fanno parte della suite di Google. Google Search Console, Analytics, Adwords (in Adwords, in particolare lo strumento di pianificazione delle parole chiave). Poi ancora Google Trends, miniera d’oro per capire quali argomenti “tirano” in questo momento e quali parole chiave se ne possono estrapolare per trattare i temi sul proprio sito.

Tra i tool a pagamento per l’ottimizzazione SEO, uso Answer the Public che è davvero spettacolare e SemRush, forse il più completo. Usare SemRush o un suo omologo diventa imperativo quando si gestisce un sito che cresce, un sito con molte pagine. Per ultimo, ma non in ordine di importanza, voglio citare Screaming Frog.

Leggi anche Heatmaps, mappe di calore per migliorare la User Experience

 

L’algoritmo di Google, un segreto planetario. Studiare a questo punto diventa prioritario quasi quanto applicare sul campo quanto si è appreso. E’ così?

Google è sempre un po’ subdolo nel rilasciare informazioni sul proprio algoritmo. Secondo me alla domanda Come affrontare l’algoritmo di Google rispondono due scuole di pensiero. La prima è quella di chi cerca di fregare il sistema (e il sistema, prima o poi, lo becca). La seconda, è quella composta da tutti quei professionisti che cercano di interpretare il sistema, usando delle tecniche e degli strumenti SEO che portano realmente benefici al sito. Ecco, io credo che l’algoritmo di Google e tutte le informazioni (sottolineo, parziali) che circolano in rete su di esso, vadano semplicemente e costantemente interpretate. E per fare questo occorre studiare, aggiornarsi e poi praticare sul campo.

Lei paragona gli aggiornamenti dell’algoritmo di Google  a un terremoto. Cosa significa esattamente?

Dopo un core update, dopo un aggiornamento del genere, lo scenario è lo stesso che si presenta dopo una forte scossa di terremoto. Alcune pagine scompaiono tra i primi risultati della SERP, altre sono dove non erano prima. Poi si verificano una serie di scosse di assestamento. Questo è normale. Il mio consiglio, all’arrivo di un aggiornamento, è quello di non muoversi subito, di non fare di corsa, ma di aspettare qualche settimana che le scosse alla SERP si assestino. Per poi, naturalmente, prendere atto delle modifiche e agire di conseguenza, ricordando la regola aurea che il buon contenuto vince su tutto. E’ davvero il migliore tra gli strumenti SEO a nostra disposizione.

Leggi anche Ottimizzare i contenuti: 4 tecniche SEO oggi inefficaci

A proposito di aggiornamento. E’ notizia di questi giorni, da fonte verificata, che sono state apportate delle modifiche all’algoritmo per regolamentare alcuni tipi di link. E’ così?

E’ così. Il rel “no follow” messo ad alcuni link non sarà più un imperativo a non seguire la pagina, ma un suggerimento. In realtà, nulla di ciò che noi utenti chiediamo a Google è imperativo, non lo è mai stato neanche il link “no follow” del quale tutti hanno fatto man bassa. Google può decidere in merito come crede. Ottimo, direi, anche l’introduzione del rel “sponsored” che regolamenterà, da questo momento in poi, la sponsorizzazione. Sempre in nome di quella trasparenza e correttezza in ambito UX che Google vuole difendere. Anche WordPress si sta attrezzando per ospitare sulla sua piattaforma le nuove modifiche, quindi suppongo che da qui a un mesetto, chi vorrà potrà aggiornare i propri link e dare una revisione generale ai propri contenuti per essere sempre in linea con la Search Engine Optimization.

 

Intervista a cura di Valentina Tortelli

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Commenti

1 commento

  1. Murasaki

    Conosco l’operato di Stefano e per quanto mi duole ammetterlo la SEO è un’aspetto perfino più importante del Web Design in sé.
    Io odio la Seo perché nello sviluppo può rivelarsi poco avvincente nel processo creativo ma i risultati sono veramente incredibili. In pratica tutto ciò che è seminato oggi nella seo è tolto n termini di costi domani nella pubblicità.
    Credo che tutti gli sviluppatori debbano avere un approccio migliore con la Seo e grazie ad articoli come questo nonché a figure come Stefano, che è possibile per noi comuni sviluppatori sfaccendati rendercene conto, insieme a manager e imprenditori 🙂

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