Ghostwriter cercasi: perché alla tua Attività potrebbe servire un Artigiano della Parola

12 Feb 2019 | Articoli su Scrittura

ghostwriter lavoro‘Che lavoro fai?’ A questa fatidica domanda, d’obbligo tanto a una cena aziendale quanto a un appuntamento al buio, ho la fortuna di potere scegliere tra due risposte, a seconda di quanto desideri fare conversazione. Sono uno scrittore, e in pochi minuti mi ritrovo circondato da un capannello di perfetti sconosciuti, curiosi di vedere e toccare dal vivo questa bestia mitologica. Sono un ghostwriter, e il disappunto sul volto dell’interlocutore è tangibile. ‘Ah, allora scrivi le cose d’altri’, seguito da un sorrisetto di circostanza e una veloce ritirata strategica.

La verità è che pochi sanno veramente cosa significhi essere un ghostwriter (non è solo uno scrittore)

La verità è che pochi sanno veramente cosa significhi essere un ghostwriter. Come l’apparizione da cui prende il nome, egli rimane fondamentalmente ambiguo e intangibile: un po’ per necessità professionale – se siamo fortunati, il nostro nome comparirà in punto otto a fine colophon; un po’ perché la nomea di meri ‘scribacchini’ associata alla professione non invita molto a vantarsene. Come però spesso accade per gli impieghi poco conosciuti, il lato positivo è che questa relativa oscurità lascia ancora molto terreno vergine da sfruttare, sia per coloro che decidano di prestare la propria mano al ghostwriting; sia per i committenti che, alla ricerca di nuovi modi di ingaggiare un’audience sempre più blasé, vogliano scoprire che tipo di professionalità offra un creativo della parola ‘al soldo’.

Quando ho messo da parte il mio invendibile romanzo dark fantasy per prestare la mia mano di ghostwriter a un certo animale antropomorfo – no, da contratto non posso dirvi quale – ammetto che ho avuto un po’ di difficoltà a entrare nella giusta forma mentis; fino a quando non ho guardato qualche episodio di Ristrutturo e ci guadagno. La metafora potrà sembrare peregrina, ma posso garantire per esperienza che la differenza tra il ristrutturare casa propria, e il ristrutturare per rivendere sul mercato immobiliare, rispecchia bene la differenza tra il ruolo di scrittore e ghostwriter, così come le professionalità e il target di ciascuna posizione.

 

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Pensiamoci un attimo. Molti di noi avranno vissuto l’esperienza di ristrutturare la propria casa: ci si prende il proprio tempo, decidendo un nebuloso budget che sappiamo già sforeremo; tutto viene scelto su misura per noi stessi, le nostre esigenze e i nostri gusti, con accostamenti che farebbero rabbrividire un interior designer ma che, in fondo, sono giustificati dal fatto che saremo noi ad averli di fronte agli occhi, giorno dopo giorno. E, se anche si tiene in considerazione il mercato, ristrutturare lo si fa in maniera astratta, come un’eventualità lontana dal piacere immanente di creare il proprio ‘nido’. Ecco, questo è lo scrittore: l’artista che scrive prima di tutto per sé stesso e poi per il mercato. Venderà? Forse, almeno così si spera, ma l’endgame rimane sempre quell’agognato momento in cui vedremo, sulla prima pagina di quel manoscritto su cui abbiamo speso – spesso a intermittenza, secondo impegni – gli anni migliori della nostra vita, il nostro nome in lettere maiuscole. Il risultato sarà, più che un prodotto, un riflesso di ciò che noi siamo e di come ci vogliamo presentare al mondo.

Il ghostwriter? Ha ben altri problemi. Come, ad esempio, tempistiche stringate, con penali (o peggio, cattiva reputazione) in caso di sforamento; budget rigidissimi, sia finanziariamente sia come word count; e, sopratutto, la gabbia di un canovaccio dato a priori, dentro cui ci si deve muovere con una delicatezza da Ethan Hunt.

 

Vuoi sapere cosa fa in concreto un ghostwriter? Ristruttura idee (altrui)

Essere un ghostwriter è, essenzialmente, ristrutturare per guadagnare: solo che, invece che una casa, si ristruttura un’idea. C’è un budget (le parole, la disponibilità di chi dovremo intervistare, etc.), c’è una data di consegna, e sopratutto c’è uno stile preciso da seguire, che ammette deviazioni minime. Una volta che il libro sarà stampato, chi lo leggerà non dovrà vedervi il gusto di chi l’ha scritto, ma di colui il cui nome apparirà in copertina. Esattamente come una casa ristrutturata per guadagno dovrà riflettere non il gusto di chi l’ha rimessa in sesto, ma di chi infine la acquisterà e farà propria.

Il ghostwriter di successo ha capito che in fondo la scrittura non è arte, ma artigianato; il committente deve potere contare su testi consegnati entro i tempi stabiliti, secondo i parametri concordati. Nessun volo pindarico, blocco dello scrittore, o sorpresa dell’ultimo minuto – quelle le lasciamo volentieri ai ‘creativi’.

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Quindi, questi professionisti “artigiani della parola” toccano tutte le difficoltà affrontate dallo scrittore, senza la libertà artistica e ciò che ne consegue? Il ghostwriter di vocazione trova le proprie soddisfazioni altrove. Innanzitutto, in un mercato che, al contrario di quello per la scrittura a proprio nome, non sembra conoscere recessione, grazie all’esplosione della moda del memoir e della manualistica di consumo. Il ghostwriting potrebbe essere per voi, anche nel caso la vostra felicità stesse in un borsellino tintinnante: rinunciare al proprio nome sulla copertina può portare introiti decine di volte superiori a ciò che potrebbe fruttare la vostra autobiografia tragicomica o quel saggio sulla storia del vostro borgo natale a cui lavorate da anni. Infine, ma non ultima, la soddisfazione di entrare in una sorta di ‘club segreto’, dove i ghostwriters possono sghignazzare dei propri remunerativi contratti a catena, alla faccia di quegli scrittori squattrinati là fuori.

 

Ogni ghostwriter è anche scrittore ma non sempre è vero il contrario

Ogni ghostwriter è anche scrittore; ma non tutti gli scrittori possono improvvisarsi ghostwriters da un giorno all’altro. Diventare la ‘voce’ di un’altra persona, il capocantiere per il progetto di altri, richiede non solo specifiche conoscenze tecniche e professionali, ma anche un cambio radicale di punto di vista. Richiede, sopratutto, l’umiltà di mettersi al servizio altrui a discapito del proprio ego; magari scoprendo, alla fine del viaggio, che non sempre serve avere il proprio nome sulla copertina.

 

Guest post a cura di Cristiano Agostino Montanari

 

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Commenti

1 commento

  1. Stefano Bisi

    E importante anche dire che il ghost writer si occupa di tre tipologie di lavoro. Letteraria, cioè crea romanzi, racconti poesie etc. Una tipologia pragmatica, ossia elabora comunicati stampa, recensioni ed articoli su qualsiasi tema. Last but not least, si occupa di temi commerciali come AD esempio, contenuti di siti web, descrizione di prodotti, monografie etc. Un bravo ghost writer deve avere queste caratteristiche: un abile ricercatore, un bravo pianificatore, avere ottime capacità di adattamento, essere un ottimo comunicatore ed infine possedere un carattere empatico, capace d immedesimarsi nelle emozioni e nei pensieri del committente.

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