Sicurezza informatica, quali Strumenti per tutelare i nostri Dispositivi e i Dati dei Clienti

Sicurezza informatica smartphoneNon ci rendiamo conto di quante informazioni ci arrivano e soprattutto distribuiamo in rete quotidianamente in modo inconscio. Sarebbe interessante fare un’indagine sulla percentuale di utenti che hanno chiaro il regolamento europeo sulla privacy, detto GDPR, oppure che leggono gli avvisi e le richieste di accettare i vari cookie proposti dai siti visitati quotidianamente. Dal punto di vista della sicurezza informatica, quanto ci tutelano veramente queste leggi e quanto sono adeguate al loro scopo?

In particolare, ci sono aspetti legati alla responsabilità verso il prossimo che riguardano il modo in cui usiamo i nostri congegni connessi in rete e che ignoriamo molto spesso. Immagina, ad esempio, di avere un problema di sicurezza informatica nella tua rete domestica e di avere un computer infetto: alla cena di domani sera, tutti i tuoi ospiti saranno potenzialmente a rischio.

Sicurezza informatica: i 3 segnali che possono metterti in allarme

Quali sono i segnali che possono metterti in allarme? Sono almeno 3, da conoscere e tenere sotto controllo.

  • La comparsa di applicazioni che non ricordiamo di aver installato. A farlo, potrebbe essere stato un malware, cioè un software dannoso
  • Un consumo anomalo dei dati di rete è un segnale da non sottovalutare. Quasi tutti i sistemi operativi installati sui terminali mobili, mettono a disposizione i dettagli del consumo di rete da parte delle varie applicazioni. Si tratta di informazioni che dovresti sempre tenere sotto controllo
  • Un uso anomale del credito residuo, della batteria o frequenti crash e blocchi improvvisi del terminale sono segnali che posso indicare l’esistenza di un problema.

Sicurezza informatica: i 5 (principali) software con cui il tuo smartphone può essere attaccato

Le tipologie di software che possono attaccare il tuo smartphone sono più o meno le stesse che attaccano un PC connesso in rete:

  • Adware: sono programmi gratuiti che a fronte del servizio offerto mostrano della pubblicità. Possono rallentare notevolmente le prestazioni della macchina o modificare le pagine HTML direttamente nelle finestre del browser per includere link e messaggi pubblicitari propri. La conseguenza? All’utente viene presentata una pagina diversa da quella voluta dall’autore. Per questo molti antivirus classificano questa tipologia di software come malevolo

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  • Malware: non è necessariamente creato per arrecare danni evidenti, ma è un software che può prendere possesso (di nascosto) di informazioni di vario tipo, da commerciali a private. E’ in grado di non essere rilevato dall’utente, anche per lunghi periodi di tempo. In genere con il termine malware si intendono tutti i software potenzialmente dannosi.
  • Ransomware: è un tipo di malware che limita l’accesso al dispositivo criptandone il contenuto e richiedendo un riscatto al proprietario (ransom, in inglese).
  • Scareware: sono programmi che vengono diffusi principalmente attraverso la rete grazie alla realizzazione di vere e proprie campagne di marketing. In molti casi si tratta di programmi contraffatti per la manutenzione del computer (pulizia registro e altro) o antivirus che tra l’altro richiedono l’avvio con privilegi di amministratore per installare nuovi malware e programmi di ogni genere.
  • Rogueware o FraudTool: sono programmi che fingono di essere programmi noti o comunque non malevoli, al fine di rubare dati confidenziali o allo scopo di ricevere danaro.

 

Sicurezza informatica, ecco 3 modi per difendere i tuoi dati e quelli dei tuoi clienti

Quando lavori via mobile, usando cioè dispositivi mobili come smartphone o tablet, le attenzioni da mettere in atto sono le stesse che utilizzi (o dovresti utilizzare) quando lavori via computer. Gli aggiornamenti di sicurezza proposti dal sistema operativo sono fondamentali. In rete, ogni terminale è continuamente oggetto di analisi da parte di software che mirano a scoprire le vulnerabilità, analizzando le versioni delle varie applicazioni in esecuzione e del sistema operativo, pronte a sfruttare falle di sicurezza rilevate.

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Ecco tre mosse da prendere come buona abitudine per alzare il livello di sicurezza informatica sui tuoi dispositivi mobili.

  • Scarica solo applicazioni provenienti da store ufficiali, considerando che questo aspetto non dà una garanzia completa. Limita quindi i download allo stretto indispensabile
  • Fai sempre molta attenzione alle mail ricevute, in particolare se contengono allegati. Controlla sempre l’esistenza di un certificato nei domini collegati alle mail ricevute e verifica che siano nomi di dominio congruenti.
  • Attiva solo i servizi che servono: il bluetooth ad esempio o la geolocalizzazione sono funzionalità che andrebbero attivate solo all’occorrenza.

Lavori da casa con il wi-fi? Anche qui, attenzione alla sicurezza informatica: ogni antenna è potenzialmente attaccabile

Anche la casa è un luogo in cui spesso non si pensa alla sicurezza informatica dei dati. Tuttavia, considera una cosa: ogni antenna wi-fi è potenzialmente attaccabile, anche da distanze molto elevate. La prima cosa da fare è dedicare cura alle impostazioni iniziali. Devono essere settate con scrupolo su ogni dispositivo che acquisti. Anche la scelta delle password va ponderata: non deve mai essere quella predefinita.

Attenzione anche ai dispositivi intelligenti che si stanno diffondendo da alcuni anni. Si tratta di elementi di domotica o di congegni attivabili attraverso un comando vocale. Sono, ovviamente, perennemente connessi in rete e, come tali, questi oggetti offrono porte di ingresso continuamente ascoltate dalla rete per cui è importante averne sempre coscienza e pieno controllo.

Una cosa importante da controllare e valutare nella scelta di questi dispositivi, sono gli aggiornamenti del software e/o del firmware, preferendo quelli con aggiornamenti recenti e costanti, a garanzia dell’attenzione della casa produttrice alla sicurezza del dispositivo.

E a proposito di cookie ed avvisi sulle home page, sarebbe interessante fare una stima a livello mondiale di quanti joule vengono consumati annualmente per produrre questi avvisi multicolori che dovrebbero rassicurarci sul destino dei nostri dati. La stima dovrebbe considerare diversi aspetti:

  • La forza lavoro impiegata dal programmatore per realizzarli
  • La (conseguente) spesa per l’azienda
  • La maggiore durata della sessione online e via discorrendo.

Si tratterebbe forse di un calcolo un po’ da psicopatici, ma magari qualcuno che è arrivato alla fine di questo articolo potrebbe prendere spunto.

 

Articolo a cura di Alessandro Testa

 

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